Ricerca storico-archivistica realizzata per la Dottor SpA
PREMESSA
Conosciuto a tutt’oggi come palazzo Bidasio-Zoppas, il complesso che sorge in via XX Settembre a Conegliano, dopo una lunga e articolata ricerca archivistica, potrebbe vedere modificato il suo appellativo in palazzo Graziani-Zoppas, visto il lungo perdurare della proprietà della famiglia cenedese Graziani.
Partendo dalle fonti più recenti, come i catasti napoleonico e austriaco, è stato infatti possibile delineare, grazie soprattutto alla lettura di innumerevoli documenti notarili e “fiscali”[1], un excursus storico delle proprietà e delle più importanti trasformazioni che il complesso ha subito nei secoli.
La ricerca si è rivelata molto difficoltosa in più occasioni, soprattutto nella ricostruzione delle vicende storiche più antiche, e questo sia per la mancanza di documenti, a volte dispersi ma molto spesso mai rogati[2], sia per il fatto che i proprietari degli edifici in oggetto erano cittadini e residenti a Ceneda; questo ha comportato un aggravio di lavoro in quanto si è dovuto visionare sia gli incartamenti dei notai cenedesi che quelli coneglianesi.
INTRODUZIONE STORICO-URBANISTICA
La storia documentaria di Conegliano ha inizio solo nel 1016, quando la cittadina viene citata per la prima volta “tra i loci in cui il Vescovo di Belluno, Ludovico, possiede terre e diritti già acquisiti dal suo battagliero predecessore"[3]. Ma le origini di Conegliano hanno radici molto più antiche.
Costruito su un colle, il primo insediamento di Conegliano ha visto via via accrescere la sua importanza e la sua estensione, pur non acquisendo mai il titolo di civitas.
L’esigenza di dare sicurezza a un numero sempre maggiore di persone comportò, come accadde a molti altri insediamenti fortificati medievali, che la cerchia muraria venisse in più riprese ampliata, conglobando all’interno del suo perimetro quelle zone limitrofe antropizzate che fino a oltre la metà del secolo XIV si trovavano extra moenia. Tra queste zone c’era anche il borgo con la Contrada Grande, posto alle pendici del colle, che già dal 1338 godeva della presenza del Palazzo Comunale[4].
La sicurezza acquisita grazie alla nuova cinta muraria fece sì che gli interessi economici e sociali di Conegliano si spostassero pian piano verso la parte bassa della città; nel 1354 anche i confratelli della Scuola dei Battuti trasferirono la loro sede dalla chiesa di Santa Maria in Monte in quella appena ultimata di Santa Maria Assunta[5] nella Contrada Grande.
Il vero periodo di prosperità di Conegliano però ebbe inizio solo a partire dal 1412, quando gli attacchi degli Ungari, che tanta distruzione portarono nel territorio trevigiano, vennero definitivamente respinti[6].
Infatti è solo verso la metà del XV secolo che si registra quella fioritura “dell’edilizia e delle arti”[7] che portò allo sviluppo di un tessuto urbano ricco di soluzioni architettoniche e decorazioni artistiche, che ancor’oggi si ammirano nel borgo di Conegliano.
Alle primitive case di legno o in muratura con il tetto di paglia si affiancarono eleganti palazzi costruiti seguendo schemi compositivi già collaudati, che nella maggior parte dei casi si adattavano a quello che viene definito “lotto gotico”, ossia uno stretto affaccio sulla via pubblica con lungo sviluppo all’interno del lotto stesso. Una soluzione che trovava molto spesso la sua ragion d’essere nelle esigenze professionali di chi promuoveva la costruzione dei palazzi stessi, dove al pian terreno veniva ricavata la bottega in cui svolgere il proprio lavoro[8].
Dal punto di vista urbanistico, è interessante evidenziare come erano distribuiti gli edifici nella Contrada Grande almeno fino all’inizio del XVI secolo. Dai libri d’estimo[9] consultati risulta infatti evidente che, mentre nella Ruga superiore l’insediamento era pressoché di “saturazione” degli spazi liberi, nella Ruga inferiore le aree vacue supevarano di gran lunga quelle occupate da edifici[10].
Altro elemento da porre in evidenza per quanto riguarda i lotti della Ruga inferiore è che, così come già ricostruito dal Vital nel 1905, questi avevano un doppio affaccio su via pubblica, ossia oltre a quello su Via XX Settembre, anche quello sulla via che lambiva le mura cittadine. (fig. 1)
fig.1: Fortezza di Conegliano ricostruita da Vidal nel 1904. Con il n. 35 è indicata "Via di circonvallazione interna del borgo"
Testimonianza di questo doppio affaccio su via pubblica ci viene fornita anche dai documenti riguardanti palazzo Graziani nei quali, nel rilevamento d’estimo fatto nel 1522, è riportato che “Bartolomeo de Gratiani e consorti hanno el fondo de una casa murata in conegian in la contrada della porta del ruyo confina via comun due bande, da hieronimo Solego”[11].
STORIA ED EVOLUZIONE DI PALAZZO GRAZIANI DAL 1522 AL 1753.
Quasi a ricalcare la storia della città in cui sorge, che come accennato manca di notizie certe sulla sua fondazione, anche il palazzo Graziani vanta una storia più antica e gloriosa di quanto i documenti ne diano notizia.
La sua costruzione è sicuramente antecedente alla data della prima fonte documentaria finora rinvenuta (1522[12]), e questo è ben testimoniato sia dal ricco apparato decorativo, che copre l’intera superficie della facciata su via XX Settembre, che da un immediata lettura stratigrafica della facciata stessa[13].
Se si analizza con attenzione quanto riportato nel rilevamento d’estimo del 1522, si può notare che, a differenza delle altre proprietà dichiarate sia nella Ruga “di sopra” che in quella “di sotto”[14], quella dei Graziani è l’unica a non riportare il suo valore esatto, o presunto[15].
Una spiegazione per tale mancata assegnazione di valore potrebbe essere che in quel periodo i Graziani stessero facendo dei lavori nel palazzo, non a caso si parla del “fondo de una casa murata”, e quindi nessun valore poteva essere assegnato ad un edificio che in quel momento non si trovava nelle condizioni di essere abitato o affittato.
La possibilità che lavori di restauro fossero in corso su palazzo Graziani durante il secondo decennio del Cinquecento[16] troverebbe conferma anche nella datazione assegnata dal professor Fossaluzza al secondo strato di affreschi della facciata.
L’assenza della polizza dei Graziani nella successiva denuncia d’estimo del 1533[17] fa presupporre, comunque, che il palazzo non fosse usato dai Graziani come loro residenza abituale ma che ne usufruissero solo per brevi periodi, quando cioè era richiesta la loro presenza a Conegliano nella trattativa di qualche affare. È anche da escludere che in quel periodo il palazzo fosse dato in affitto, in quanto il possibile conduttore avrebbe dovuto dichiararlo al fisco.
Tra le denunce d’estimo del 1533 troviamo invece i primi riferimenti di quella serie di edifici adiacenti alla domus Gratiani, che da metà Cinquecento saranno oggetto di acquisto da parte della famiglia cenedese e che a metà del Settecento saranno abbattuti per far posto a parte del palazzo dalla Balla. Si tratta di due unità abitative, una casa e mezza, in cui abitano Geronimo Caparanza con la sua famiglia e Antonio Gobbo[18]. Nei documenti successivi alla denuncia d’estimo del 1533, troveremo spesso questi due cognomi collegati alle vicende “immobiliari” dei Graziani.
Un dato curioso rilevato soprattutto dal Libro d’Estimo del 1545 è il carattere ancora preminentemente “popolare” della Ruga de soto dalla parte della Porta del Ruio: oltre alla bottega da fabbro degli heredi di Francesco Gobbo, posta sotto la casa che confinava a sera con Alessandro Graziani[19], si trovavano una bottega di falegname, una di sellaio e, subito dopo quella dei Gobbo, ve n’era una ad uso di marcantin[20].
Nonostante questo, Alessandro Graziani diede avvio negli anni sessanta del Cinquecento a una campagna acquisti che riguardò le case attigue, nel tentativo quasi sicuramente[21] di emulare il suo vicino e parente Marco da Collo che negli stessi anni dichiarava di avere “una casa sopra la piazza per mia habitation per me tutta rifabbricata con grandissima spesa et con addition di corpo et ragioni acquistate dalli vicini (…)”[22].
Il primo acquisto, che Alessandro Graziani fece nel 1564, fu da Giovanni Gobbo, figlio di Francesco serradurario, che gli vendette la porzione di casa de muro (…) soleratam et cuppis cohopertam, avuta in eredità dal padre e già appartenuta a quell’Antonio Gobbo rilevato negli estimi del 1533[23]. La seconda porzione della stessa casa, che forse Alessandro pensava di ottenere con maggior facilità, andò invece in eredità a Domenica, vedova di Domenico Gobbo fratello di Giovanni, che in gioventù fu nutrice[24] del figlio di Alessandro, Valerio[25]. La donna però, sicuramente molto scaltra negli affari, preferì mantenere non solo la proprietà sulla sua parte di eredità, ma anzi pretese che la casa fosse divisa in modo tale da poterne usufruire. Così, nel 1565 il Graziani si rivolse a un certo Francesco di Bergamo architectore[26] – curatore nel 1567 del restauro di una casa degli eredi di Marco da Colle[27] posta in piazza Cima e attigua alla chiesetta di Santa Maria Assunta – affinché studiasse una soluzione che permettesse a lui di usufruire della nuova proprietà e a donna Menega di continuare a godere della sua parte di immobile[28] (fig. 2).
L’architetto bergamasco propose che ad Alessandro andasse l’andito d’ingresso con la fucina in esso esistente, le scale che ascendevano ai piani superiori e una parte della soffitta che occupava lo spazio di detto andito[29]; a donna Menega invece la camera posta al primo piano sopra l’andito d’ingresso con affaccio sulla via pubblica, ristretta però verso meridione di quel tanto che avrebbe permesso di costruire una scala a suo particolare uso per accedere alla restante parte di soffitta[30]. Nel documento viene inoltre ribadito il diritto a Domenica di poter usufruire dell’ingresso anche per un’altra casa di sua proprietà, avuta per diritto dotale, posta verso le mura[31].
fig. 2 ASTV, Notarile I, b. 814. In questa parte di documento viene evidenziata la presenza di Francesco di Bergamo, architetto.
Che Alessandro Graziani fosse uomo di grande carattere e ambizione, lo si deduce leggendo il suo testamento olografo, redatto nel 1571 e reso effettivo l’11 marzo del 1579 con la divisione della fraterna.
La preoccupazione che il suo ingente patrimonio fosse causa di litigi tra i suoi figli e che venisse disperso dopo la sua morte, lo convinse a vincolarlo perpetuamente ai suoi discendenti. A ognuno dei suoi tre figli, Giovanni notaio, Emilio canonico della Cattedrale di Ceneda e Protonotaio Apostolico Pontificio, e Valerio pure notaio, toccò quindi una parte di eredità sottoposta a fidejcommisso[32], pena il pagamento di 200 ducati a chi avesse contravvenuto a tale decisione[33].
La casa di Conegliano, con tutte le sue ragioni e con il vincolo sopracitato, venne assegnata a Valerio, il quale già nel 1577 aveva provveduto ad acquistare la casa assegnata a donna Menega per diritto dotale, per ben di 60 ducati d’oro pur essendo l’edificio in cattive condizioni, senza luce e quasi inabitabile[34].
Il dato interessante che emerge dal documento è che a quella data il Graziani era riuscito a ottenere anche la porzione di casa che nel 1565 era stata divisa con la stessa Domenica[35].
L’impressione che si può trarre dalla lettura dei documenti redatti in quegli anni, in cui si procedette nonostante le difficoltà ad acquisire le proprietà adiacenti a palazzo Graziani, è che Valerio avesse fatto suo il progetto di Alessandro di adeguare la propria casa[36] allo stile che andava tanto di moda a Conegliano nel sec. XVI, quando le facciate dei palazzi si arricchirono di particolari architettonici e gli edifici accrebbero la loro ampiezza volumetrica[37].
E se si vuole trovare una motivazione valida che giustifichi il trasferimento di residenza di Valerio Graziani a Conegliano in un palazzo adeguato al suo rango, la si potrebbe rintracciare nel fatto che il 18 ottobre 1580 egli sposa Candida da Collo, figlia di quel Bartolomeo che Alessandro Graziani aveva designato come suo esecutore testamentario nonchè esponente di una delle famiglie più in vista della città.[38]
Le cose però non andarono propriamente per il verso giusto se ritroviamo Valerio a Conegliano solo nel 1595 quando, il 2 gennaio, presentò la sua polizza autografa d’estimo in cui dichiarò:
“Estimo di me Valerio Gratiano cittadino di Ceneda figliolo del q. Sig.r Alessandro al presente habitante nella terra di Conegliano de miei beni posti in Conegliano et territorio.
Una casa da muro habitata da me con doi solari con corte pozo et tutte sue ragioni et il suo horto fuori dele mure qual riconosciuto dalli Signori delle Ragion Vecchie[39] posta in Conegliano nella ruga di sotto verso la porta del Ruio confina a matina parte l’altra mia casa comprata da dona menega Gobba parte l’altra comperata dalla Contarina a mezo dì il refosso mediante il mio horto a sera il signor Francesco dal Borgo a monte strada pubblica di essa terra al presente habitata da me Valerio Gratiano si può affittar lire centoquarantotto soldi sedese.
Item un statio di casa confinante con la soprascritta acquistata parte da dona Contarina sorella di Jacomo Gobbo et parte da dona Menega moglie de m. Stefano Calderaro condutta ad affitto da Nicolò Caparanza e confinante con la sua casa per la qual mi paga d’affitto L. 17
Item dui vacuj delle casaze confina li fratelli Solegi con li heredi del Cataruza et Caparanza tutti doi corpi discoperti dalli quali non cavo utile alcuno”[40]. (fig. 3)
fig. 3: Mappa Catasto Austriaco. Sono evidenziati in azzurro l'originaria proprietà Graziani; in verde quanto acquistato dai Gobbo; in giallo l'ex proprietà Caparanza
Si hanno testimonianze del permanere di Valerio e della sua numerosa famiglia a Conegliano almeno fino ai primi anni del Seicento; della casa in cui abitava invece si fa cenno solo in occasione della stipula di qualche contratto in quanto confinante delle proprietà date in affitto. Dopo aver affidato a Zuan Maria de Resera, zoccolaio, parte del terreno vacuo già proprietà Caparanza[41], Valerio affitta anche la casa che fu di Menega ed eredi di Francesco Gobbo, a Nicolò Caparanza imponendogli però l’obbligo di chiudere le finestre prospicienti la corte di casa Graziani[42].
Se questa imposizione può far presupporre che la famiglia cenedese fosse ancora intenzionata a soggiornare a Conegliano, quanto riportato nel Libro d’estimo del 1604 non lascia dubbi sulla scelta di Valerio di trasferirsi definitivamente nella sua città natale. Innanzitutto, egli è censito non sul libro dei “cittadini” ma su quello dei “forestieri”, e inoltre, tra le sue proprietà, troviamo scritto:
Considerata l’elevato affitto pagato da Monsignor Sarcinello non si può certo sbagliare nel pensare che la casa in questione è quella che fino a poco tempo prima era stata abitata da Valerio. È probabile inoltre che lo stesso prelato abbia tenuto la casa in affitto per molti anni visto che nei numerosi documenti del Seicento consultati, non si fa menzione ad altri contratti d’affitto.
Nel 1616, così come aveva fatto suo padre ma in maniera più succinta e meno dettagliata, Valerio dispone le sue ultime volontà testamentarie. Alle figlie costituisce una dote in beni mobili e immobili, elencando puntualmente per ognuna la parte ad essa spettante, mentre ai figli maschi, affinché non potessero sorgere dei litigi, ordina che tutti i suoi beni liberi “si in Conegliano et suo territorio com’anco nella città di Ceneda et suo territorio et in ogni altro loco sijno obligati alle dotte di essi miei figliolli”[44].
Valerio, a differenza del padre, non deve essere stato troppo oppresso dal bisogno di dividere in modo equo il suo patrimonio, in quanto sapeva benissimo che solo a uno dei suoi figli sarebbe toccato il patrimonio quello che suo padre gli aveva vincolato da fedecommesso. Dei cinque figli maschi che gli erano rimasti, infatti, solo due non avevano intrapreso la carriera ecclesiastica e Natalino, da quanto risulta dai documenti, non si sposò mai. Solo Bartolomeo quindi poteva ereditare l’intero patrimonio di Valerio Graziani[45].
I benefici provenienti dalle proprietà di Conegliano furono comunque utilizzati da Alessandro, e alla sua morte essi passarono direttamente a Valerio, figlio di Bartolomeo.
Nel 1753, al momento della permuta sottoscritta dai Graziani e da Antonio Bernardo dalla Balla, di cui si parlerà ampliamente in seguito, la domus Graziani era affittata al Nobil Homo veneziano Girolamo Bragadin Barbaro.
STORIA ED EVOLUZIONE DI PALAZZO GRAZIANI-DALLA BALLA DAL 1753 AL 1820.
Il successivo capitolo di Palazzo Graziani si apre, come sopra riportato, nel 1753 quando Antonio Bernardo dalla Balla chiede a Paola Maria Petruzzi vedova Graziani, tutrice dei giovanissimi nipoti proprietari del palazzo di Conegliano[46], di poter permutare la casa in cui abitava con la famiglia con quella dei Graziani[47].
Antonio Bernardo dalla Balla, da poco vedovo e già padre di cinque figli[48], stava per sposare in terze nozze Giovanna Grassi e la casa dove abitava, sempre in Contrada Grande ma nella ruga superiore, era sicuramente troppo piccola per accogliere una prole destinata ad aumentare[49]. La proprietà dei Graziani deve essergli sembrata perfetta per risolvere i suoi problemi di spazio. Essa infatti, oltre a comprendere la casa con l’affaccio sulla via principale, era composta di “una corte di tavole ottanta[50]” ossia più di 330 mq. di terreno disposti su un lotto gotico posto alla destra del palazzo stesso[51], più un ulteriore appezzamento di “disnove tavole”, sempre con affaccio sulla Contrada ma poco discosto dalla corte, che tornò utile a dalla Balla quando acquistò la fascia di terreno che lo divideva dal resto della proprietà[52]. (fig. 4)
“(…) In Conegliano nella contrada granda verso la porta del Ruio nella ruga di sotto, una casa confinante con ms. Fabris, et ms. Francesco e fratelli dal Borgo condotta per il r.do ms. pre Jacomo Sarcinello per ducati 40 s. 6” [43].
fig. 4: Mappa Catasto Austriaco. Sono evidenziati in azzurro gli edifici e in verde le aree libere acquistati dal dalla Balla nel 1753.
Da quanto riportato nel contratto di permuta, e negli atti a esso collegati, emerge evidente che i Graziani non curarono a dovere quella proprietà che Alessandro volle per Valerio, forse nella speranza che realizzasse il suo progetto di costruire un palazzo al pari dei suoi parenti coneglianesi.
Quella casa che ad inizio Seicento era affittata a 40 ducati l’anno a monsignor Sarcinelli, nel 1753 ne valeva solo 12 più altri quattro che Girolamo Bragadin Barbaro, locatario dei Graziani, doveva investire sull’immobile per “acconcij e ripari”[53]. E nonostante il continuo investimento di denari per la manutenzione ordinaria, si dice che la casa era talmente deteriorata che “richiederebbe un pronto e non mediocre ristauro[54]”
Nell’atto di permuta, oltre ad essere più volte ribadito il mediocre stato di conservazione in cui versava il palazzo Graziani, viene riportata la descrizione della distribuzione interna dei locali.
Innanzitutto si fa preciso riferimento all’esistenza di due edifici, uno con affaccio sulla Contrada e uno costruito sopra le mura cittadine, e collegati tra loro mediante corridor posto al primo piano. Per quanto riguarda la volumetria dei due edifici, il primo, così come si può vedere anche ai giorni nostri, era formato da due piani più una soffitta che aveva un solo affaccio verso il cortile interno; l’edificio sulle mura invece aveva un solo piano più la soffitta.
La distribuzione interna, invece, del corpo che dava sulla contrada, riflettendo la composizione della facciata, presentava una bipartizione orizzontale: alla trifora posta a sinistra corrispondeva, infatti, la sala, mentre alle due finestre distanziate, le camere, una con affaccio sulla pubblica via e una sul cortile.
Il primo e il secondo piano erano pressoché identici ed erano collegati mediante scale di tavole. Al piano terra, in corrispondenza della sala soprastante, c’era l’andito d’ingresso che presentava una doppia altezza; sull’altro lato dell’edificio si trovavano invece la caneva e una bottega, oltre alle scale in pietra che immettevano su un piano ammezzato diviso in due stanze[55]. (fig. 5)
fig. 5: Schema compositivo del primo e secondo piano di palazzo Graziani al momento della permuta.
Il secondo edificio, quello costruito sopra le mura, a differenza di quello che dava sulla Contrada, aveva una funzione più di servizio. Nel sottoportico a pian terreno infatti si trovava la stalla con il fienile e al primo piano la cucina con due camere a uso della servitù.
Liberato il palazzo dal fidecommesso posto da Alessandro Graziani, e ratificato il contratto di permuta, Antonio Bernardo dalla Balla si vide costretto a pagare ai Graziani l’affitto della sua vecchia casa nella ruga superiore almeno fino al 1756, fintanto cioè che la sua nuova casa non fosse stata resa abitabile[56].
Antonio Bernardo non vide mai ultimato il progetto di dare una casa nuova, più ampia e confortevole, alla sua famiglia. Già in un atto del 1766[57] si parla dell’eredità dalla Balla, e appena due anni dopo iniziarono le dispute tra i suoi figli per la divisione della fraterna.
Fu Nicoletto, figlio che Antonio Bernardo aveva avuto dalla sua terza moglie, a sollecitare per primo una risoluzione per dividere il patrimonio lasciato dal padre e nel 1768 venne redatto il primo inventario dei beni dell’asse paterno[58].
Il documento è molto interessante perché, oltre ad elencare i beni che si trovano nelle varie stanze di quella che viene definita la “casa vecchia”, fornisce una precisa indicazione sullo stato d’avanzamento dei lavori della “casa nova”. Nella parte finale dell’inventario infatti si trova scritto:
“Due case unite in Contrada Grande una comprende la Casa Vecchia l'altra la Casa Nova sopra cinque volti in tutte, nelle quali abita la famiglia con tutte adiacenze, corticelle due, uso della mura, fabbriche principiate nella Casa Nova nella mura et erette fino al primo solaro li muri scoperti con tutte le sue adiacenze, pozzo ed altro, confina a mattina N.H. Gradenigo, mezzodì mura Pubblica, sera eredi Giacomazzi, monte strada della Contrada”
Dalla descrizione fatta dei mobili e delle suppellettili presenti nelle case, è stato possibile ricostruirne la composizione planimetrica. La Casa vecchia non presentava modifiche rispetto al suo assetto originario mentre la casa nova riproponeva uno schema compositivo tipico del palazzo e della villa veneta, con salone passante al centro e quattro camere disposte lungo i suoi lati (fig. 6)
fig. 6: Schema compositivo di palazzo dalla Balla
Una nuova disputa tra i fratelli dalla Balla si aprì nel 1779. Inizialmente la vertenza vedeva contrapposto Nicoletto ai fratellastri Pietro Antonio e a Domenico[59], nati dal matrimonio con Chiara Lovisa. Nicoletto asseriva infatti che non gli fosse stata liquidata una parte di eredità, cosa che risulterà poi non fondata visto che egli alla fine fu estromesso dalla divisione per aver ricevuto negli anni tanto denaro da raggiungere la sua quota di eredità.
Nel 1780 gli altri due fratelli si divisero infine l’intero patrimonio immobiliare dopo aver affrontato un’aspra disputa.
Delle due case che i dalla Balla possedevano a Conegliano, a Domenico toccò la casa più piccola, nonostante dovesse prendersi cura anche delle sorelle nubili, denominata del forno ubicata in piazza; a Pietro Antonio spettò la casa domenicale.
A Domenico venne imposto un perentorio ordine di liberare non solo la bottega e i luoghi annessi alla fabbricazione del tabacco, posti al piano terra della casa domenicale[60] entro il termine di due mesi dalla data della pubblicazione della divisione della fraterna[61], ma anche la soprastante casa dove abitava con le sorelle, entro il termine di otto giorni.
Di fatto, la casa domenicale, ossia palazzo dalla Balla, nel 1780 venne spogliato della metà di quegli arredi e suppellettili che Antonio Bernardo aveva portato nella sua nuova dimora o acquistato nei pochi anni che vi abitò[62]. L’elenco dei mobili, delle tende e dei quadri presenti nel palazzo nel 1779, descritti con grande cura tenendo conto della loro diposizione all’interno delle stanze, fornisce una bella e ricca immagine degli interni del palazzo in quel periodo[63].
Successive notizie sul palazzo Graziani-dalla Balla le ritroviamo nel 1796, quando Pietro Antonio, pensando di essere “in età avanzata con delli figlioli assai giovanetti e bisognosi d’educazione, e con la consorte in età fresca e al di lei onesto mantenimento”, fa testamento[64].
Pietro Antonio dalla Balla nominò la moglie Giovanna Graziani[65] sua esecutrice testamentaria assieme al figlio maggiore Antonio e dispose che tutti i suoi averi andassero ai figli maschi ponendo su tutti i beni immobili uno strettissimo fidecommesso.
fig. 7: Mappa Catasto Napoleonico 1811. In blu, la proprietà Buffonelli con il numero di particella n. 298
Pietro Antonio però riuscì ad essere censito nel libro d’estimo del 1802, dove venne riportato che egli, nella parrocchia di San Leonardo aveva una “casa con sue adiacenze dallo stesso abitata considerata per annuo affitto L. 660”[66]. Il valore assegnato alla casa di Pietro Antonio non è certo trascurabile se si considera che la casa affianco a palazzo dalla Balla, di proprietà di Francesco Buffonelli affittata alla Città di Conegliano per uso di scuole pubbliche e censita nel Catasto Napoleonico con il n. 298 (fig. 7), era locata per effettive 496 lire.
Alla morte di Pietro Antonio (la sua cedola testamentaria venne pubblicata il 27 gennaio 1803[67]), il palazzo Graziani-dalla Balla subì le prime trasformazioni, soprattutto a causa dell’incapacità degli eredi di dividersi il patrimonio senza arrivare alla frammentazione del palazzo di città[68]
La fraterna documenta nel 1806[69], attesta infatti la presenza di un patrimonio immobiliare consistente che avrebbe forse permesso scelte diverse.
Tutti i figli di Pietro Antonio probabilmente volevano vivere in città, e quale modo migliore poteva esserci se non dividersi il grande palazzo che il loro padre gli aveva lasciato? Così, come documentato nel rilevamento catastale del 1812[70], a ognuno dei quattro fratelli dalla Balla toccò una parte di palazzo: a Giovanni Battista il corpo anteriore della casa vecchia; ad Antonio e congiuntamente ad Angelo, il corpo anteriore della casa nuova; a Giuseppe l’intero corpo posteriore[71]. (fig. 8)
fig. 8: Mappa Catasto Napoleonico, 1811. Suddivisione del palazzo Graziani-dalla Balla dopo la divisione della fraterna. Il mappale 303 apparteneva a Gio. Batta dalla Balla; il 301 a Giuseppe e il numero successivo ai fratelli Antonio e Angelo. Il mappale 275 era di proprietà di Francesco Buffonelli e il mappale a ridosso delle mura era di proprietà di Giacomo Berti.
Sappiamo, dall’atto di compravendita tra i dalla Balla e Defendente Bidasio Imberti, che i fratelli dalla Balla, eccezion fatta per Giovanni Battista, che arruolato nella Guardia d’Onore già nel 1811[72] venne dichiarato morto nel 1824[73], continuarono a vivere nel palazzo di famiglia, usufruendo ognuno della sua parte di edificio dopo aver creato delle unità abitative separate l’una dall’altra.
STORIA ED EVOLUZIONE DI PALAZZO GRAZIANI-BIDASIO DAL 1820
L’ultimo capitolo della storia “antica” di palazzo Graziani-dalla Balla, si apre nel 1820 con il contratto di compravendita tra i fratelli dalla Balla e Defendente Bidasio Imberti, cittadino di Bergamo ma residente a San Salvatore in quanto procuratore dei Conti Collalto.
Morto Pietro Antonio dalla Balla, vera anima affaristica della famiglia, i figli non riuscirono a far fruttare a dovere i propri capitali tanto che, appena dieci anni dopo dall’entrata in possesso dell’eredità, le loro cospicue risorse economiche risultavano già fortemente intaccate[74].
Defendente Bidasio Imberti conosceva sicuramente la famiglia dalla Balla attraverso Bernardo, figlio diseredato per essersi sposato senza il consenso della famiglia, e con il quale divideva la passione politica[75].
La posizione centrale del palazzo e la disponibilità dei dalla Balla di addivenire a un accordo economico, devono essere stati ottimi incentivi per convincere Defendente Bidasio ad acquistare la proprietà in Contrada Grande, pur essendo essa frammentata. Ricordiamo infatti che fino alla dichiarazione di morte di Gio Batta, avvenuta nel 1824, la sua porzione di casa non fu stata resa disponibile e che nel 1814, Angelo e Antonio divisero la loro parte, fino al quel momento goduta in comune accordo, e nell’anno successivo Antonio cedette la sua porzione alla zia materna Teresa Graziani-Plateo[76].
Il 17 settembre 1820, Defendente Bidasio Imberti, Angelo e Giuseppe dalla Balla e Teresa Plateo, si ritrovarono dal notaio de Salico Giovanni Battista e dopo la lettura dell’intero documento in cui si descrivevano minuziosamente le unità abitative, comprese le rifiniture, firmarono l’atto che di fatto trasferiva la proprietà già dei Graziani e poi dei dalla Balla, al Bidasio[77].
Lo stato di conservazione dell’immobile acquistato da Defendente deve essere stato sicuramente ottimo, se già il 17 gennaio 1821, egli risulta abitante in Conegliano nella Contrada Grande al civico 255[78].
Nel 1824 la porzione di casa vecchia di Gio Batta, passò ad Angelo dalla Balla il quale, essendo debitore di Antonio Ancilotto di Santa Lucia di Piave di venete lire 5.000[79], gli vendette o meglio gli permutò la casa ricevuta in eredità dal fratello in cambio della cancellazione del suo debito[80]. Solo la bottega al pian terreno permarrà alla famiglia dalla Balla, in quanto andò in eredità alla sorella di Giovanni Battista, Teresa Tarca[81].
L’interesse di Ancilotto per la casa del dalla Balla deve essere stato puramente economico, visto che già un anno dopo, il primo ottobre 1825, cedette, a venete lire 7.678, il corpo anteriore della casa vecchia a Giovanni Battista Bidasio Imberti, nipote di Defendente[82].
Il legame tra nipote e zio deve essere stato molto stretto: ricordiamo che entrambi erano alle dipendenze dei conti di Collalto come loro procuratori, e nel corso dei due decenni successivi all’acquisto della porzione di casa che fu di Giovanni Battista dalla Balla, insieme eseguirono tali lavori da vedere modificata la planimetria del palazzo.
Se si confronta infatti la mappa del Catasto Napoleonico con quella del Catasto Austriaco, emerge evidente uno sviluppo del palazzo verso oriente.
É documentato che nel 1841 Giovanni Battista Bidasio, probabilmente ormai unico proprietario dell’intero complesso, acquistò dai Buffonelli il palazzo identificato con il numero di particella 298, e che successivamente accorpò parte della sua struttura e dell’area scoperta alla proprietà che fu dei dalla Balla[83]. (fig. 9)
fig. 9 Mappe dei Catasti Napoleonico e Austriaco con evidenziate le variazioni planimetriche di palazzo Graziani-Bidasio.
Ultima fonte iconografica ottocentesca che documenta la consistenza planimetrica di palazzo Graziani Bidasio, è un disegno allegato al fascicolo 620 della Commissione Censuario del 1892, intestato alla ditta Bidasio Imberti Defendente del fu Giovanni Battista, fascicolo aperto per stabilire i confini della proprietà in modo da determinarne l’imposta fondiaria[84]. (fig. 10)
fig. 10 Rilevamento della Commissione censuaria 7 marzo 1892
Nella prima metà del Novecento palazzo Graziani venne poi venduto alla famiglia Zoppas che nel 1955 diede avvio a nuovi lavori di ristrutturazione che trasformarono in modo radicale l’antico schema compositivo planimetrico del complesso.
Bibliografia:
Vincenzo Botteon, Antonio Barbieri, Congregazione di Carità ed Istituti pii riuniti in Conegliano. Studio storico amministrativo, Conegliano 1904
Giuseppe Fiocco, Luigi Menegazzi, Il duomo di Conegliano, Conegliano 1965
Liana Martone, Conegliano, radiografia di una città. Storia e sviluppo urbanistico, Treviso 1975
Luciano Caniato, Giovanna Baldissin Molli, Conegliano. Storia e itinerari, Treviso 1987
Michele Potocnik, Conegliano città murata, Conegliano 1993
Giampaolo Cagnin, Per una storia di Conegliano nel XVI secolo, in Madonna della Neve tra le mura di Conegliano, Dosson 1993
[1] Si tratta per lo più di documenti appartenenti alla serie Notarile I dell’Archivio di Stato di Treviso (ASTV) e gli estimi e le dichiarazioni d’estimo conservati presso l’Archivio Municipale di Conegliano (AMMC).
[2] Nonostante l’importanza che la famiglia Graziani ha goduto nei secoli, gli atti notarili che li riguardano sono veramente rarefatti. A differenza di altre famiglie, che in genere affidavano la stesura dei propri atti a un unico notaio, i Graziani preferivano rivolgersi, quelle poche volte che ne avevano bisogno, a notai sempre diversi. La mancanza di documenti sulla famiglia Graziani potrebbe però essere anche attribuita al fatto che, essendo questa una famiglia di notai, stendeva in proprio gli atti di cui abbisognava. Purtroppo, presso l’Archivio di Stato di Treviso, dove sono raccolti la maggior parte degli atti dei notai della provincia di Treviso, non c’è traccia dell’attività notarile dei Graziani, fatti salvi un Antonio Graziani e Graziano Graziani, che rogarono a Ceneda sul finire del XV secolo.
[3] Potocnik 1993, p. 16
[4] Il Palazzo Comunale sorgeva all’incirca dove sorge l’attuale palazzo Municipale (Martone 1975, p. 29).
[5] Botteon-Barbieri 1904, p. 9
[6] Fiocco-Menegazzi 1946, p. 65
[7] Martone 1975, p. 56
[8] Secondo quanto riporta la Martone, Conegliano nella prima metà del XV secolo brulicava “di operai riuniti in fraglie, in prevalenza cardatori di lana (cimatores)” (1975, p. 56)
[9] AMMC, Libri d’estimo, bb. 453-468, bb. 546-547, b. 412
[10] Ruga = “Gallicismo (rue). Il significato risulta spesso duplice richiamando non solo la strada, ma anche alternativamente gli edifici laterali, particolarmente quando costituiti in forma seriale: ruga domorum, ruga stationum” (Dorigo 2003, p. 1009).
Nel nostro caso, si intende per Ruga superiore, tutte quelle casa poste nella parte superiore di via XX Settembre, comprendenti ad esempio: la Scuola dei Battuti, Palazzo da Collo e Palazzo Montalban Vecchio; si intende Ruga inferiore, tutte quelle case poste nella parte inferiore della stessa via comprendenti tra gli altri: Palazzo Montalban Nuovo, Palazzo Sarcinelli, Casa dei Cavalieri e palazzo Graziani-Zoppas.
[11] AMMC, b. 454, fascicolo 24, Libro d’estimo della terra e villa di Conegliano anno 1522, c. 73 tg.
[12] La prima notizia riguardante Palazzo Graziani-Zoppas è stata tratta dai libri d’estimo della “terra” di Conegliano del 1522. Nessun riferimento alla famiglia Graziani viene fatto nei rilevamenti precedenti, se non per dare notizia dei terreni che possedevano nel territorio coneglianese, concentrati soprattutto a Collalbrigo.
[13] Dal testamento olografo di Alessandro Graziani, apprendiamo che fu Andrea Graziani, suo avo, a costruire il palazzo. Nel documento però non viene riportata la data di quando ciò avvenne. (ASTV, Notarile I, b. 672).
[14] In più documenti vengono utilizzati i termini “ruga di sotto” e “ruga di sopra” per indicare la Ruga inferiore e la Ruga superiore.
[15] Essendo l’estimo uno strumento fiscale, aveva un complesso meccanismo di rilevamento e assegnazione di valore dei beni posseduti dai cittadini o contadini presenti nel territorio in un dato periodo. Dopo aver raccolto le polizze autografe di ogni “fuoco”, in cui ogni contribuente era tenuto a denunciare la propria capacità contributiva, gli extimatores assegnavano in base a vari parametri, una cifra d’estimo che ciascun contribuente doveva pagare. Nell’assegnazione d’estimo erano previsti comunque dei casi si esenzione d’imposta o di immunità.
[16] Ricordiamo che per il complesso meccanismo di assegnazione del valore d’estimo sopra citato, la “fotografia” l’ente fiscale faceva al momento della presentazione delle polizze d’estimo, molto spesso non corrispondeva a quella che si sarebbe fatto nel momento della compilazione degli estimi. Ciò significa che Graziani sicuramente presentaronola loro dichiarazione molto prima del 1522, anno della compilazione dell’estimo.
[17] AMMC, b. 459, Denunce autografe dell’estimo.
[18] “Dago in nota mi Hieronimo Caparanza al mio estimo in sta forma (...) una meza caxa in la qual abito con la mia fameia posta in la contrada de la porta da ruio in la ruga de soto”; “12 zugio 1533. Estimo de mi antonio Gobo sora duna in Conegian con (…) caxa la qual abito apresso la porta del ruio in la ruga de soto” (AMMC, b. 459)
[19] “m. Domenego del gobbo seradurer scuode del livello da li heredi q. m. francesco gobbo per la mitta de una casa, da una ms. Alessandro Gratiani da laltra ms. Hieronimo Caparanza denari lire tredese soldi 11 e mezo 13s. 11:6” (AMMC, b. 454, fasc. 27, c. 267 tg.)
[20] Anche la Ruga inferiore verso la porta del Monticano aveva molte botteghe ma a differenza di quella verso posta del Ruio, era molto più edificata e quindi il numero di botteghe era percentualmente inferiore.
[21] Dal suo testamento redatto nel 1571 troviamo infatti scritto in riferimento della casa degli eredi Gobbo: “acciò volendo fabbricare possino accomodare detta casa”, il che sta a significare che Alessandro auspicava che il figlio potesse ingrandire la casa costruita dal suo avo Andrea (ASTV, Notarile I, b. 672)
[22] AMMC, b. 461
[23] ASTV, Notarile I, b. 814, c. 148
[24] ASTV, Notarile I, b. 1403, c 8 tg.
[25] La casetta confina a mattina con Francesco Caparanza fornaio, per mezzo di un tramezzo di tavole, a mezzodì casa di donna Domenica Gobbo, a sera Alessandro Graziani e a monte via pubblica (ASTV, Notarile I, b. 1403, c. 8 tg).
[26] Il termine architectore, in gran parte dei documenti del XVI secolo, ma anche buona parte di quello successivo, è assai difficile da incontrare. Molto spesso, anche per lavori di una certa importanza, si preferiva affidarne la cura a mastri muratori, che in molti casi avevano competenze pari o superiori a quelle di un architetto.
[27] Cagnin 1993, p. 74
[28] ASTV, Notarile I, b. 814
[29] “(…) in prima parte posuerunt totum additum cum fucina in eo esistente et soffitta per quantum capit additus predictus (…)” (ASTV, Notarile I, b. 814)
[30] “(…) In seconda vero parte posuerunt cameram in solario supra ipsum additum respicientem super strata publica (…)(ASTV, Notarile I, b. 814)
[31] “(…) cum servitite eundi et reddeundi per ipsum additum tam ad ipsam secundam partem, quam ad aliam partem dicte domus versus moenia terre (…)”(ASTV, Notarile I, b. 814)
[32] Fidecommesso o fedecommesso: disposizione testamentaria per la quale chi è istituito erede ha l’obbligo di conservare l’eredità e di trasmetterla, a un momento stabilito, in tutto o in parte, ad altra persona. Nel caso di Alessandro, vincola solo una parte del patrimonio di ognuno dei suoi figli, ma lo fa in perpetuo.
[33] ASTV, Notarile I, b. 672. In grassetto è evidenziata la parte riguardante la casa di Conegliano.
[34] Il documento è datato 1579, e in esso si legge che l’avvocato di Valerio Graziani dà avvio alla procedura di conferma del possesso della proprietà acquisita due anni prima da Domenica Gobbo. (ASTV, Notarile I, b. 814).
[35] Tra i confini della casa venduta nel 1577, troviamo: a mattina Francesco Caparanza fornaio; a mezzogiorno e a sera la casa dei fratelli acquirenti, ora pervenuta a Valerio; a monte parte con il detto Valerio e parte con la casa ovvero camera del defunto Giovanni Gobbo (nel documento Gibbo).
[36] All’inizio degli anni ottanta del Cinquecento infatti, Valerio possedeva oramai l’intero lotto adiacente alla sua casa (la primitiva proprietà di Antonio Gobbo) e stava per acquistare anche quello successivo appartenente a Geronimo Caparanza.
[37]In quel periodo le facciate dei palazzi si arricchirono di particolari architettonici e accrebbero la loro ampiezza volumetrica (Martone 1975, p. 82).
[38] Candida da Collo porta in dote 1100 ducati d’oro, una cifra non di poco conto per quei tempi (ASTV, Notarile I, b. 1170)
[39] L’utilizzo di terreni posto in tutto o in parte sulle mura cittadine doveva essere autorizzato dalla magistratura delle Rason Vecchie. Allo stesso organo di governo vennero inoltrate dall’inizio del Seicento tutte le richieste di poter ampliare gli edifici sopra di esse.
[40] AMMC, b. 462, Denunce autografe d’estimo, 1595, Ruga di sotto.
[41] Il documento è datato 17 marzo 1600 (ASTV, Notarile I, b. 1403, c. 6 tg.)
[42] ASTV, Notarile I, b. 1403, c. 8 tg.
[43] AMMC, b. 546, fascicolo 32 “Forestieri cittadini 1604”, c. 7 tg.
[44] Volendo trovare un ulteriore elemento che confuterebbe l’attaccamento di Valerio per Conegliano, basti notare che nel suo testamento, rogato a Ceneda, egli fa riferimento prima ai suoi beni in Conegliano e nel suo territorio, e poi a quelli di Ceneda (ASTV, Notarile I, b. 1180, prot. 1616, c. 75)
[45] Valerio ebbe in tutto sette figli maschi: Alessandro, Antonio, Natalino, Bartolomeo, Graziano, Venanzio e Angelo.
[46] Rimasti orfani del padre, Alessandro Graziani morto improvvisamente nel 1750, i piccoli Graziana di sette anni ed Emilio di cinque, furono posti sotto la tutela della loro nonna paterna la quale si avvalse della collaborazione del figlio Bartolomeo, abate, per concludere la trattativa con i dalla Balla (ASTV, Notarile I, b. 3449, c. 82)
[47] ASTV, Notarile I, b. 3449, cc. 75-86
[48] Antonio Bernardo dalla Balla sposò nel 1721 la veneziana Chiara Lovisa che gli portò in dote 3000 ducati. Da essa ebbe quattro figli, Domenico, Elena, Pietro Antonio e Bernardo (ASTV, Notarile I, b.3449, vol. II, c. 6). In seconde nozze sposò Luisella Zanchi dalla quale ebbe Anzoletta e in terze nozze la Nobil Donna veneziana Giovanna Grassi che gli diede quattro figli: Nicoletto, Chiara Alba, Anna e Giovanna (ASTV, Notarile I, b. 3457, c. 134)
[49] Dalle stime fatte delle case dalla Balla e Graziani emerge evidente che pur essendo la prima in buone condizioni, ha un valore decisamente inferiore rispetto alla seconda, il che può solo significare che casa dalla Balla fosse molto più piccola (ASTV, Notarile I, b. 3449, cc. 75-86).
[50] Una tavola equivale all’incirca a 4,164 mq.
[51] La corte corrispondeva esattamente al lotto in cui sorgevano le case dell’eredità Gobbo, compresa quella avuta per diritto dotale da donna Menega.
[52] ASTV, Notarile I, b. 3450, c. 161.
[53] ASTV, Notarile I, busta 3449, 76
[54] ASTV, Notarile I, busta 3449, 85
[55] Sui documenti si parla di due mezzanini posti sopra la caneva e sopra la bottega ma in realtà il piano ammezzato era unico, ma diviso in due sta
[56] ASTV, Notarile I, b. 3471
[57] ASTV, Notarile I, b. 3457, c. 60
[58] ASTV, Notarile I, b. 3457, c. 126 tg.
[59] ASTV, Notarile I, b. 3847
[60] Dal documento si evince che Domenico si occupasse proprio della lavorazione e vendita del tabacco e dei suoi derivati.
[61] Il documento porta la data del primo settembre 1780 (ASTV, Notarile I, b. 5284)
[62] L’inventario riporta dettagliatamente l’elenco non solo dei mobili e delle tende presenti nel palazzo nel 1779, ma anche quello dei quadri.
[63] ASTV, Notarile I, b. 5284
[64] ASTV, Notarile I, b. 4839
[65] Giovanna apparteneva al ramo dei Graziani di Conegliano, nulla a che vedere con i Graziani già proprietari del palazzo.
[66] AMMC, B. 28, fascicolo 2, Estimo 180
[67] ASTV, Notarile I, b. 4842
[68] Dalla fraterna dalla Balla, composta da Antonio, Angelo, Giuseppe e Giovanni Battista (Gio Batta) venne escluso Bernardo in quanto contrasse matrimonio senza l’approvazione della sua famiglia (ASTV, Notarile I, b. 5361, atto 798
[69] ASTV, Sommarione napoleonico, Conegliano 21/1, B/2, c. 179
[70] La fraterna risulta divisa in data 2 gennaio 1810 (ASTV, Notarile I, b. 1287)
[71] ASTV, Sommarione napoleonico, Conegliano 21/1, B/2
[72] In un documento del 1811, si legge che Giovanna Graziani dalla Balla ipotecò una sua possessione a San Fior per contribuire al sostentamento del figlio Giovanni Battista arruolato nella Guardia d’Onore (ASTV, Notarile I, b. 5373, atto n. 232)
[73] ASTV, Notarile I, b. 5372, atto n. 1839
[74] Lo stato patrimoniale dei dalla Balla è ben documentato nella sezione Notarile I conservata presso l’Archivio di Stato di Treviso, con atto rogati soprattutto dai notai de Salico e Angeli.
[75] Bernardo dalla Balla era primo deputato di Vazzola, mentre il Bidasio lo era di Refrontolo. Diversi atti amministrativi del secondo decennio dell’Ottocento sono firmati congiuntamente sia da Bernardo che da Defendente, oltre che dagli altri deputati delle “ville” di Conegliano.
[76] ASTV, Notarile I, b. 5370, atto 1287
[77] Si rimanda al documento allegato H, con evidenziate in grassetto le parti riguardanti la descrizione delle case cedute al Bidasio.
[78] ASTV, Notarile I, b. 5370, atto n. 1294
[79] Lire venete 5000 equivalevano a lire italiane 2.500 e a quelle austriache L. 2.873,56.
[80] ASTV, Notarile I, b. 5372, atto n. 1386
[81] ASTV, Sommarione Napoleonico, Conegliano 21/1, B/3, c. 277
[82] ASTV, Notarile I, b. 5372, atto n. 1434
[83] ASTV, Notarile I, b. 5150
[84] AMMC, b. 333, fascicolo 620
Attività recente del sito|Segnala abuso|Stampa pagina|Rimuovi accesso|Powered by Google Sites