Chi ti sa veramente ascoltare?
"I libri non ci mettono fretta. Possiamo leggere una frase mille volte o saltare un capitolo, senza nessuna restrizione"
Giulia Marzano_______
Classe seconda
Ci sono molte risposte a questa domanda, che variano per ognuno di noi.
Un lettore potrebbe dire sua mamma, un altro il suo migliore amico, ma io ho una risposta meno scontata che molti di voi appassionati sognatori approverebbero.
I libri.
Spesso è difficile confidarsi con una persona per paura di giudizio o semplicemente per insicurezza. Invece con un libro è tutto più spontaneo.
Il libro non giudica, ma approva e ascolta.
Leggendo un pensiero di un personaggio, ci ritroviamo a sentire le stesse parole nel nostro cuore, anche se si trova in un altro paese o parla un’altra lingua.
E, soprattutto, i libri non ci mettono fretta. Possiamo leggere una frase mille volte o saltare un capitolo, senza nessuna restrizione.
Insomma, siamo pienamente liberi di immaginare e pensare quello che ci pare senza essere giudicati.
Entri in una dimensione tra te e te stesso dove sei tu il vero protagonista. È come leggere una storia sul tuo “IO” senza conoscerne il finale, voltare pagina dopo pagina pensando che parli di qualcun’altro, finché non leggi una frase e ti riconosci in essa.
Scoprire di amare alcuni posti senza esserci mai stata, scovare una parte di te che non avevi avuto possibilità di conoscere, in attesa di essere letta.
Ad un certo punto, ti accorgi che, quando descrivi una parte del libro che ti è particolarmente piaciuta, stai descrivendo te. Racconta un sogno che assomiglia al tuo, oppure una nuova sensibilità appena scoperta.
È lì che un libro smette di essere solo letto ed incomincia ad ascoltare.
Alessandro Salomone______
Classe seconda
Sofia Rella______
Classe seconda
La ninnananna di Auschwitz
Asia Giacopino______
Classe terza
Il romanzo “La ninnananna di Auschwitz” è stato scritto da Mario Escobar ed è ispirato ad una storia vera ambientata durante la seconda guerra mondiale.
È la storia di una famiglia composta da sette persone: madre, padre e cinque figli.
Era una giornata come le altre per loro e la mamma stava accompagnando i figli a scuola. Lungo la strada i protagonisti vengono fermati
da un poliziotto che decide di controllare la loro abitazione. Helene era una ragazza tedesca, invece suo marito Johann era rom e per questo anche i loro figli lo erano. I nazisti consideravano inferiori e perseguitavano anche i rom, oltre agli ebrei, agli omosessuali, agli oppositori politici e alle persone disabili.
Quindi, quando la guardia arresta Johann per portarlo nei campi di lavoro forzato e con lui deporta anche i bambini. Helene decide di non lasciare i bambini da soli e sceglie di andare nei campi di concentramento pur essendo tedesca. I componenti della famiglia vengono mandati in due campi diversi: da una parte Helene con i suoi figli e dall’altra il padre da solo. Nel periodo della prigionia Helene e Johann riescono a vedersi solo due volte.
Helene sin dai primi giorni trascorsi nel campo non sopporta di vedere tanta sofferenza, perciò si accorda con delle donne prigioniere e insieme provano a cambiare la sorte sia delle rispettive famiglie sia di tutto il campo. Riescono a creare un asilo dove fanno credere ai bambini che la guerra non è così male. Helene riesce addirittura ad avere più cibo, delle medicine e altri piccoli privilegi.
Anche se non ha un lieto fine (come si può facilmente intuire), questa è una storia di resistenza al male, che ci fa conoscere uno dei tanti gesti di impegno della gente comune che ha condiviso la sorte dei perseguitati e ha provato ad alleviarne le sofferenze.
I miei personaggi preferiti sono i genitori. Helene, la mamma, mi ha colpito perché, nonostante sapesse a cosa andasse incontro, ha deciso di non lasciare mai la sua famiglia, come farebbe ogni madre a parer mio. Invece, Johann, il padre, mi è piaciuto perché ha continuato sempre a darsi da fare nel campo per uscirne al più presto e soprattutto ha continuato a sperare di poter vedere la sua famiglia anche se erano divisi.
Consiglio molto la lettura di questo libro perché la scrittura è semplice e chiara, e la storia è interessante.
“Harry Potter e il calice di fuoco”: un classico di J. K. Rowling
Simona Nitti______
Classe terza
Il romanzo “Harry Potter e il calice di fuoco” è stato scritto dalla scrittrice J. K. Rowling, autrice di tutti i libri di questa saga.
Questa volta Harry Potter, il protagonista, deve affrontare un torneo molto prestigioso e pericoloso organizzato dalla scuola di magia e stregoneria più conosciuta nel mondo dei maghi: Hogwarts.
Il torneo “tre maghi” prevede la partecipazione di altre scuole rappresentate da un campione. Ma per Hogwarts c’è un’eccezione, ci saranno due campioni: Cedric Diggory ed Harry Potter, anche se quest’ultimo non era stato previsto.
Quindi Harry capisce di avere qualcuno contro e sa che il torneo “tre maghi” è molto pericoloso, ma allo stesso tempo deve pensare a come superare le tre sfide.
In questo libro ci sono diversi colpi di scena molto forti. Rispetto al film, il libro è molto più dettagliato e questi colpi di scena sono spiegati molto meglio.
Per esempio, una cosa che manca nel film è che Hermione Granger, la migliore amica di Harry, crea un’associazione per gli elfi domestici, perché secondo lei meritano una paga. Per crearla si fa aiutare da Harry e Ron, il migliore amico di Harry, anche se loro non sono molto favorevoli.
Ci sono molti personaggi che mi piacciono, ma
tra tutti quello che preferisco è Sirius Black, il padrino di Harry, che, anche se distante, cerca di aiutare Harry con le prove in tutti i modi.
È un libro scorrevole nonostante le 600 pagine! Il linguaggio non è semplicissimo, inoltre, più il protagonista va avanti con la scuola, più diventa complessa la trama. Però, sia nella saga dei film, che nella saga dei libri, anche se più complessa, ti senti parte della storia.
L’ Ickabog
Iris Passaquindici______
Classe terza
Il romanzo “L’Ickabog” di J. K. Rowling è di genere fantasy, con un mistero da risolvere.
La storia narra del regno di Cornucopia, che secondo la leggenda è abitato a nord dall’Ickabog, un mostro, ed è governato da re Teo affiancato dai furbi e malvagi Flappone e Scaracchino. Un giorno si presenta a palazzo un uomo che, a prova dell’esistenza dell’Ickabog, riporta un episodio a lui accaduto e del quale ritiene colpevole il mostro. Da qui iniziano intrighi e misteri che sconvolgono la tranquillità del palazzo. Robi e Margherita, figli di due membri del personale del palazzo e amici sin dall’infanzia, cercano di venire a capo del mistero. Dopo varie disavventure, i due riescono a portare alla luce la verità e a Cornucopia tornano benessere e felicità.
Di questo raccolto mi ha colpito come sia facile farsi ingannare e come la gente caschi senza volerlo negli inganni dei più furbi. Ho ammirato, inoltre, il personaggio di Margherita perché sa ribellarsi, dimostra il suo coraggio e riesce a vivere senza dipendere da nessuno. Mentre andavo avanti nella lettura ho provato anche sgomento per la capacità che alcuni hanno di saper camuffare la verità, rovinando la vita di tante persone solo per scopo personale.
Mi sentirei di consigliare questo libro per la storia intrigante e per il messaggio di amicizia e l’importanza di arrivare sempre alla verità. L’unica pecca è che non è stato molto scorrevole a causa delle troppe descrizioni che sicuramente sono state fatte bene, ma dopo un po’ risultano pesanti. Nel complesso io do tre stelle su cinque.