Immagini della crisi climatica
Vittoria Liuni_______
Classe terza
Il palazzo della Città Metropolitana di Bari ha ospitato la mostra internazionale di fotogiornalismo World Press Photo. Con alcuni dei miei compagni di classe ho avuto la possibilità di visitare questa esposizione che includeva immagini che avevano come oggetto le tematiche più critiche del mondo attuale: le migrazioni, le guerre, i diritti civili, la crisi climatica…
"Vedere le conseguenze del cambiamento climatico attraverso delle immagini così intense mi ha fatto comprendere che questo problema non è lontano, ma è reale e coinvolge intere comunità"
Tra le foto comprese nei reportage dedicati alla crisi climatica, una in particolare ha attirato la mia attenzione, cioè lo scatto “Droughts in the Amazon” (Siccità in Amazzonia) del fotografo sud-americano Musuk Nolte. Lo scatto dimostra come il cambiamento climatico influenzi le abitudini quotidiane delle persone. In questa foto c’è un uomo che, per portare del cibo a sua madre in un villaggio vicino, non può più attraversare il fiume con la barca, ma deve attraversarlo a piedi percorrendo due chilometri lungo il letto del fiume in secca.
Vedere le conseguenze del cambiamento climatico attraverso delle immagini così intense mi ha fatto comprendere che questo problema non è lontano, ma è reale e coinvolge intere comunità.
Noi, facendo piccole azioni quotidiane, possiamo ridurre le conseguenze del cambiamento climatico che spesso sono disastrose.
SALVIAMO IL PIANETA
Alessio Balenzano_______
Classe prima
A Belém, in Brasile, si è tenuta la COP30. Si tratta della Conferenza delle Parti, l’incontro a cui partecipano quasi duecento Paesi del mondo e che si svolge ogni anno dal 1995. Ogni edizione si tiene in un luogo diverso e riunisce governi, esperti e organizzazioni per discutere strategie comuni per contrastare il cambiamento climatico.
Questa trentesima edizione ha una particolarità importante: si svolge in Brasile, nel cuore dell’Amazzonia, la più estesa foresta tropicale del pianeta, spesso definita “il grande polmone verde della Terra” per il suo ruolo importante nell’assorbimento dell’anidride carbonica.
Gli Stati Uniti, nonostante siano tra i maggiori responsabili delle emissioni globali, non prendono parte alla conferenza: l’attuale presidente Donald Trump continua infatti a sostenere che il cambiamento climatico sia una fake news nonostante ci siano molti documenti scientifici a dimostrarlo.
Questa foresta purtroppo è molto sfruttata
dall’uomo per l’estrazione del petrolio e l’utilizzo di campi da coltivare.
Anche per questo evento, per permettere a tutti i rappresentati partecipanti di raggiungere Belèm, è stato distrutto un grande pezzo di questa foresta equivalente a 60 campi da calcio.
Nei primi giorni dell’evento, diverse comunità indigene hanno raggiunto Belém in barca per far sentire la loro voce. Hanno chiesto che si smetta di distruggere il territorio in cui vivono e che venga realmente tutelato. Il presidente brasiliano ha assicurato che questa COP dovrà rappresentare un passo avanti decisivo nella lotta al riscaldamento globale.
Nel 2015 i paesi si erano impegnati tutti a inquinare di meno per non far alzare la temperatura della terra di più di un grado e
mezzo rispetto al 1850.
Ma gli esperti hanno capito che è impossibile mantenere questo impegno.
Se però ridurremo l’inquinamento del 12% entro il 2035 la temperatura della Terra si alzerà per poi riabbassarsi a una quota in cui la vita è possibile.