Lavoro minorile
Cristian De Marzo e Riccardo Ianni _______
Classe seconda e terza
Per lavoro minorile si intende un’attività lavorativa, che svolgono tutte le persone non ancora maggiorenni. Quest’attività è illegale, tuttavia si tratta di una realtà che va avanti da tantissimo tempo.
Questo fenomeno, in passato, si individuava principalmente nelle campagne, dove i bambini venivano mandati a lavorare nelle fabbriche e nei campi agricoli. Molti di loro non potevano partecipare agli studi e si fermavano alla quinta elementare.
Fortunatamente nel 1989 è stata messa in atto la Convenzione dei Diritti dell’Infanzia, secondo la quale sono da ritenersi bambini coloro che hanno un’età minore di 18 anni (Art.1) e per questo i loro interessi devono essere tenuti alla massima considerazione (Art.3).
Anche al giorno d’oggi, tuttavia, nonostante le legislazione sul lavoro, fenomeni di questo tipo sono frequenti, soprattutto in zone di miseria.
Ecco una testimonianza: FABIO, 13 ANNI, PROVINCIA DI BRESCIA
Frequenta la terza media; aiuta sempre suo padre nella sua piccola azienda di scarpe.
Lavora lì da quando aveva dieci anni, dopo la scuola mangia e poi
Spiragli di pace
Marco Basile______
Classe terza
Nel mondo sono in corso più di 50 guerre, ma soltanto due sono raccontate dalla cronaca, sia perché sono più vicine all’Europa sia per ragioni geopolitiche. Parliamo del conflitto russo- ucraino e del conflitto israelo-palestinese.
A noi ragazzi la guerra sembra qualcosa di lontano, pensiamo che riguardi la Storia, ma purtroppo non è così. Com’è possibile che oggi si faccia ancora la guerra? La Storia non ha insegnato niente? Purtroppo ci sono sempre interessi economici dietro le guerre; ce lo ricorda anche un proverbio francese: “L’argent fait la guerre” “I soldi fanno la guerra”. È questa la triste realtà.
Nelle ultime settimane la guerra tra Israele e Palestina, nella Striscia di Gaza, sembra essere a un punto di svolta. In questa regione i conflitti tra israeliani e arabi sono sempre stati frequenti, fin da quando è nato lo stato di Israele nel 1948. Israele, poi, ha tolto sempre più terra ai palestinesi per la propria sicurezza e ne ha limitato la loro libertà e indipendenza.
Il 7 ottobre 2023 c’è stato l’evento che ha scatenato la guerra attuale. Hamas, organizzazione terroristica palestinese, ha compiuto un grande attentato che ha provocato l’uccisone di 1194 persone e il rapimento di 250 civili. Netanyahu, primo ministro di Israele, non ha esitato ad attaccare la Striscia di Gaza dichiarando di voler distruggere Hamas. È difficile credere che i servizi segreti israeliani (tra i migliori al mondo) non siano riusciti a scoprire il piano di Hamas.
Probabilmente serviva un pretesto per iniziare il conflitto con l’obbiettivo di controllare totalmente la Striscia di Gaza. Dopo due anni di guerra l’esercito israeliano ha raso al suolo tutta la Striscia di Gaza e ha preso il pieno controllo della regione e del mare. A quale prezzo?
Migliaia di civili palestinesi sono stati uccisi e chi è sopravvissuto muore di fame. Gli aiuti umanitari sono necessari per la sopravvivenza della popolazione della Striscia, ma non è facile farli arrivare perché Israele controlla i varchi e impedisce l’ingresso dei camion carichi di alimenti. Recentemente un’organizzazione umanitaria costituita da
va in azienda. Qualche volta riesce ad andarsene via un po’ prima e a raggiungere i suoi amici in sala giochi.
A Fabio non piace studiare, lui preferisce lavorare e uscire con gli amici.
Il lavoro minorile è una delle più grandi ingiustizie al mondo. Ogni bambino dovrebbe avere il diritto di andare a scuola, giocare e vivere serenamente la propria infanzia.
"Il lavoro minorile è una delle più grandi ingiustizie al mondo. Ogni bambino dovrebbe avere il diritto di andare a scuola, giocare e vivere serenamente la propria infanzia"
Ci fa tristezza pensare che, mentre noi studiamo oppure ci lamentiamo per i compiti, in altre parti del mondo ci sono bambini costretti a lavorare. Il lavoro minorile può togliere il sorriso a milioni di ragazzi e ragazze, noi crediamo che questo modo di sfruttare bambini non sia corretto.
E ricorda che ogni gesto che facciamo potrebbe significare molto per loro!
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disegno di Arianna Angiuli_______
classe terza
Come me
Mi chiamo Emma, ho 13 anni e da quando sono nata non ho mai vissuto una guerra nel mio
Paese.
Mi chiamo Emma, ho 13 anni e non ho mai avuto paura di tornare a casa e di non trovare i miei genitori.
Mi chiamo Emma, ho 13 anni e non nel mio Paese, ma in Paesi vicini al mio muoiono milioni di
bambini come me per colpa della guerra e dei bombardamenti. Ragazzi e bambini che, come
me, hanno una famiglia e degli amici. Muoiono tutti i giorni. Persone come me che sono
costrette ad andarsene da casa loro per non essere uccise. Persone che non riescono a
mangiare tutti i giorni, che si spengono lentamente.
Emma Mori______
Classe terza
disegno di Leonardo Mattia ____
classe prima
volontari ha organizzato una spedizione per portare via mare tonnellate di cibo e medicine nella Striscia. La spedizione, chiamata Flottilia, composta da più di quaranta imbarcazioni, è stata bloccata vicino alla costa di Gaza da navi militari israeliane e i volontari sono stati tutti arrestati. Anche se non hanno raggiunto l’obiettivo, i volontari hanno tenuto alta l’attenzione dei media su ciò che sta succedendo in Medio Oriente.
Però c’è ancora una speranza. In questi giorni sono in corso trattative tra Hamas e Israele.
Alcuni Stati arabi e gli USA stanno cercando di mediare. Finora si è raggiunto un accordo per una tregua e per la restituzione degli ostaggi israeliani e palestinesi. Speriamo che raggiungano un vero e proprio accordo di pace.
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Catastrofe umanitaria a Gaza
Manuel Castellani_______
Classe terza
Da diversi anni nella Striscia di Gaza si sta consumando un’enorme catastrofe umanitaria a causa del conflitto tra Israele e Hamas. Migliaia di persone, soprattutto bambini, stanno morendo di fame e ci sono sistematiche violazioni del diritto internazionale. Qualcuno afferma che Israele sta compiendo un genocidio.
Certamente, la popolazione palestinese vive nella paura, molti bambini muoiono di stenti, non ci sono beni di prima necessità, manca cibo e acqua potabile, mancano carburante ed elettricità, non ci sono più ospedali o scuole. Questa situazione ci sconvolge perché abbiamo lottato tanto per far sì che non succedessero più cose come lo sterminio di un popolo, ma i fatti dimostrano che la Storia può ripetersi.
Ultimamente era partita anche una spedizione umanitaria internazionale con decine di barche per rompere il blocco navale che Israele aveva imposto alla Striscia di Gaza, ma la Flottilia non è riuscita a rompere il blocco navale. Tuttavia, questa azione pacifica ha aperto uno spiraglio di speranza. Forse, è proprio la gente comune che può dare un contributo alla pace.
Ci auguriamo che si arrivi presto un vero accordo di pace.
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Il grido dei bambini
Caro diario,
a scuola abbiamo parlato della guerra in corso in Medio Oriente. Prima di questa lezione non avevo ben capito la situazione. Ora ho le idee più chiare. Mi sono resa conto che mentre io sono a scuola o magari a casa al sicuro, da un’altra parte del mondo ci sono ragazzi della mia età e anche più piccoli che ogni giorno vivono con la paura addosso, tra le macerie della loro città e della loro vita. La cosa che più mi ha colpita è stato capire come la guerra non sia solo fatta di scontri tra eserciti, ma tocca tutti e tutto: le città distrutte, persone e animali in fuga, molti feriti e morti, anche bambini innocenti.
Mi è rimasto impressa la storia di Hind Rajab, una bambina di sei anni che era rimasta bloccata in un auto mentre stava lasciando la sua città con alcuni familiari. L’auto su cui si trovava è stata crivellata di colpi dai militari israeliani. Sono morti tutti i parenti, ma lei no, è rimasta viva.
Con un telefonino riesce a mettersi in contatto con la mamma che chiede di aiutare la sua bambina. Nessuno va a salvarla e le sue ultime parole prima di morire sono state: “Ho paura, venite a prendermi, vi prego”.
Spero che il grido d’aiuto di tutti i bambini venga ascoltato da chi ha il potere di fermare la guerra.
Gaia Pavia______
Classe terza
Gli stereotipi
Leda Speziga _____
Classe seconda
Lo stereotipo è un pregiudizio che si ha prima di conoscere veramente una persona. Questo si può verificare anche nel mondo dello sport, ad esempio, io sono una ragazza che pratica calcio qui a Bari e di stereotipi ne ho visti, quando spesso si gioca contro i ragazzi, in caso di sconfitta ci sentiamo dire
che abbiamo perso perché siamo ragazze, ma io non mi scoraggio.
Un altro stereotipo avviene anche nei confronti delle persone di colore che giocano meglio a basket, ma questa è solo la punta dell’iceberg, al giorno d’oggi ognuno di noi combatte contro gli stereotipi, che hanno avuto un grande impatto su come vediamo le persone, gli oggetti e anche gli sport.
Uno stereotipo non è una semplice parola, è una parola che cambia il modo in cui vediamo gli altri e come gli altri vedono cose diverse. Gli stereotipi ci sono sempre stati e ci saranno per molti altri anni, per esempio uno stereotipo che potrebbe esserci per sempre è che la donna deve cucinare e l’uomo deve lavorare e non aiutare in casa. Lo stereotipo è molto più di una parola, può essere la parola che cambia il modo in cui vediamo il mondo.
Guerra
Scende la notte su un campo devastato dalle fiamme
Le bandiere strillano confini inesistenti
Le città ammutoliscono sotto il peso del cielo
Le strade si spengono, le case tremano
Tra le città distrutte
un bambino guarda il cielo
Non sono stelle quelle luci
ma bombe.
Normalizzare la pace
Ogni giorno migliaia di persone si spengono
eppure sembra che non importi a nessuno.
Ci sono delle persone che soffrono, che hanno fame, che sono ammalate
eppure sembra che si risolva tutto spostando l'attenzione su un’altra guerra.
Ormai è stato tutto normalizzato.
Se vengono rapiti dei bambini è normale,
se cade una bomba è normale,
se muore una persona è solo un numero in più.
Se questo è normale, allora perché non normalizziamo la pace?
Simone Novembrino______
Classe terza
Lettera aperta
A te, che come me, hai dodici anni, ma un destino diverso.
Sono Iris, ho dodici anni e vivo in Italia. A scuola abbiamo parlato della guerra in Medio Oriente, e da allora continuo a pensare a te. Anche se non ti conosco, sento il bisogno di scriverti. Mi dispiace pensare che, alla nostra età, mentre io mi preoccupo di una verifica, di come mi stanno i vestiti o di cosa pensano i miei amici, tu debba pensare a sopravvivere, a nasconderti, a seppellire le persone care. Una cosa che proprio non riesco a sopportare è come le persone siano capaci di guardare qualcuno negli occhi, soprattutto un bambino, un anziano, di vedere la loro innocenza e paura e poi sparare. Io non ce la farei mai a bloccare, arrestare e uccidere dei volontari che non vogliono far altro che aiutare gente vittima dell’egoismo altrui. Immagino il terrore che stai provando e mi sento veramente impotente. Una cosa che posso dirti, però, è che ti ammiro, perché io non riesco nemmeno a immaginare le cose brutte che stai vivendo, invece tu sei riuscita a vedere la tua vita e il tuo paese cambiare in pochi giorni e ad affrontare le terribili novità che la guerra porta con sé. Ti vorrei tanto dire che finirà presto questa guerra, ma sarebbe una bugia, e vorrei aiutare te e tutti quei ragazzi che come te sono costretti a crescere troppo in fretta. Spero che un giorno, finito tutto questo, ci sia la possibilità di incontrarci e che le giornate che stai passando possano diventare un monito per il futuro e per non ricadere negli errori del passato.
Iris Passaquindici______
Classe terza