La notte del 6 febbraio, un terribile terremoto ha devastato la regione di confine fra Turchia e Siria. Ancora oggi dalle macerie viene salvato ancora qualche ultimo sopravvissuto, mentre la conta delle vittime è salita a 40.943, di cui 31.643 in Turchia e circa 9.300 in Siria (4.500 nelle zone in mano ai ribelli).
Sui social turchi, cresce la protesta antigovernativa: per i ritardi nei soccorsi, che hanno impedito di salvare vite umane, e per aver lasciato che costruttori senza scrupoli edificassero condomini che si sono sbriciolati come polvere, accanto ad altri rimasti in piedi.
In Siria la situazione è disperata, per una popolazione che di fatto era già sfollata a causa della guerra e che gli aiuti non riescono a raggiungere a causa della frammentazione nel controllo del territorio da parte di governativi, ribelli e fondamentalisti.
Quello che è accaduto ci dimostra che le regole antisismiche nella costruzione di edifici sono importantissime altrimenti si rischia che interi paesi e città possano scomparire per sempre e migliaia di cittadini morire come è successo nella regione tra Turchia e Siria.