La nostra voce
Installazioni artistiche
Installazioni artistiche
Installazione a cura della prof.ssa Sara Romeri
con la collaborazione degli studenti delle classi 2° A SSAS, 4° A SSAS e 4° C MAT - a.s. 2024-25
Per realizzare l’installazione della giornata internazionale per eliminare la violenza sulle donne abbiamo preso ispirazione dall’opera di Marcel Duchamp realizzata per l’esposizione internazionale surrealista del novembre 1942 a New York.
L’allestimento, il nostro come quello di allora, è costituito da una rete di fili intrecciati lungo tutto lo spazio percorribile, in modo da avere una percezione diversa, allora delle opere presenti all’esposizione, e qui ed ora dello spazio circostante.
L’opera, intitolata “sedici miglia di spago” prevedeva l’allestimento di corde intrecciate che occupavano tutto lo spazio della mostra, proponendo punti di vista diversi, perché osservare attraverso un reticolato non è la stessa cosa che vedere a campo libero.
Nel nostro caso, abbiamo ragionato sul concetto del controllo coercitivo che esercita, nei casi di violenza, l’uomo sulla donna, lo spazio appare frammentato ed è limitata la possibilità di azione.
La donna vittima di violenza si muove in uno spazio “controllato” e in un certo senso “circoscritto”, attenta ai movimenti e alle relazioni...
Mentre realizzavamo l'opera, che veniva allestita un filo alla volta, una di noi, entrata in mezzo ai fili, per caso ha detto: ...“E adesso come faccio ad uscire?”... una frase che ci ha dato occasione di riflettere su altri aspetti delle sottili forme di violenza che si vedono e non.
Il nostro intento è modificare e deformare la percezione scenografica di uno spazio attraverso dei fili, così come si modifica la presa di coscienza dei rapporti sociali e del sė, se si è vittime di violenza; si ha la sensazione dello spazio “frammentata” e che nessuno possa vedere o in qualche modo aiutare la donna in questo groviglio di difficoltà, dove è difficile interagire, soprattutto se si tratta di dover chiedere aiuto.
Questo tipo di scultura viene detta “da viaggio” in quanto smontabile e ricomponibile in un altro spazio; così come la sensazione di queste donne che le accompagna ovunque, diventando ingombrante, a volte pesante.
Lo scopo della nostra installazione é disorientare l’osservatore, fargli percepire in modo tangibile i fili invisibili che condizionano queste donne.
I piccoli nodini con i quali abbiamo annodato i fili che si rompevano, stanno a significare la minuzia con la quale una donna all’interno di una situazione di violenza, a volte purtroppo, ricuce la trama della sua stessa trappola; perché non trova il modo di uscirne, la trama della rete in cui lei stessa è intrappolata.
Infine é stata cosa voluta inserire un filo bianco all’interno dell’opera, che ha un suo significato in origine ma vogliamo lasciare a libera interpretazione dell’osservatore: “l’arte si fa, non la si spiega...”
Duchamp, nella sua opera aveva fortemente voluto la presenza di un gruppo di bambini che giocavano a palla fra i fili tesi, come a ribadire da parte dell’artista che l’arte da lui intesa non è altro che gioco.
Noi nella nostra interpretazione abbiamo voluto inserire un piccolo cameo della ballerina Maria Antonietta Marchese, maestra di danza del balletto di Tirano e un suo allievo, nostro studente, Maxim Eriomenco, per mostrare alle donne la via...
La via d’uscita: con un senso di liberazione dai fili attraverso il ballo; a partire dai movimenti condizionati e contorti all’interno dell’installazione che diventano pian piano liberi ed escono sprigionati con una forza creativa che irrompe e coinvolge in un turbine di emozioni.
Installazione artistica, realizzata con il coordinamento della prof.ssa Sara Romeri, coinvolgendo le classi del corso IAMI (Industria Artigianato e Made in Italy) e del corso SSAS (Servizi per la sanità e l'assistenza sociale).
Il 25 novembre 2022 l'installazione è stata inaugurata presso la sede di via Lungo Adda.
Installazione a cura della prof.ssa Sara Romeri
con la collaborazione degli studenti delle classi 3° A SSAS e 3° B IAMI - a.s. 2023-24
L’opera nasce dall’idea di rappresentare in “scala gigante” il gioco dello Shangai.
Il gioco consiste nell’utilizzo di bastoncini colorati, che vengono tenuti dalla mano del giocatore e lasciati cadere in modo casuale sul tavolo da gioco; lo scopo è quello di raccogliere i bastoncini utilizzando le dita, o un altro bastoncino, evitando di muovere gli altri presenti su tavolo.
Abbiamo voluto rappresentare il momento dell'inizio del gioco in cui i bastoncini sono tenuti in mano da un giocatore, così da poter lasciare spazio per l’interazione dello spettatore con l’opera; passandoci attraverso e soffermandosi al suo interno si immagina la sensazione provata dalle donne vittime di violenza, dove la procedura del gioco diventa essa stessa la chiave di lettura del significato dell’opera.
In una relazione disfunzionale la donna deve stare attenta a non “muovere i bastoncini”, quindi a prendere le proprie decisioni una alla volta, prestando attenzione a non causare l’incipit e dare motivo al partner di sentirsi minacciato e di agire in conseguenza contro di lei, altrimenti, al momento del passaggio di turno all’avversario, lui farà a sua volta la sua mossa.
Sottili forme di violenza psicologica difficili da individuare per le persone che sono vicine e da gestire per la donna che finisce per sentirsi all’interno di questa porzione di spazio dove i bastoncini le stanno per cadere addosso; questa sensazione la si prova osservando l’installazione dal suo interno, quindi, prendetevi un attimo per interagire, osservare…
Entrate voi stessi nell’opera d'arte e vivete in quel momento le emozioni che abbiamo cercato di descrivervi a parole.
L’arte si fa, non la si spiega...
Buona visione.