Categoria: libri. Titolo: CIO’ CHE INFERNO NON E’. Genere: DRAMMATICO / DI FORMAZIONE. Anno: 2014. Autore: Alessandro D’Avenia. Pagine: 317. Autore dell’articolo: ALESSIO RONDANINI IIBC. Data di pubblicazione: 12 maggio 2020. Indice di gradimento: 9.
Federico ha 17 anni. È nato a Palermo, in un quartiere agiato, famiglia colta, benestante e amorevole. Federico frequenta il liceo classico, ama leggere, comporre versi liberi e sogna l’amore come descritto dai grandi poeti. Ha un professore di religione speciale, padre Pino Puglisi (“3P”, per gli studenti).
L’ultimo giorno di scuola don Pino invita il liceale ad aiutarlo nel centro estivo della sua chiesa a Brancaccio: ha bisogno di una mano per tutta l’estate. Brancaccio è un grande quartiere popolare di Palermo che sorge tra speculazioni edilizie, malaffare, degrado e noncuranza da parte delle autorità. Don Pino nel suo centro ospita principalmente ragazzi, figli di mafiosi, di ladruncoli e popolani che vivono di espedienti: qualcuno è disonesto, altri no, ma vengono risucchiati tutti dal vortice infernale di Brancaccio. Il centro è pieno di questi giovani che Federico definisce “malacarne”, sporchi, cattivi, diseducati e semi-analfabeti. Questo è l’INFERNO, se esiste: giocano per strada, sedotti dalla prospettiva di crescere come gli adolescenti che girano con una pistola nella cintura. Don Pino cerca di dare loro un posto in cui giocare, una speranza per aggrapparsi, per un domani migliore. Federico ogni tanto passa di là in bici e si ferma a dare una mano al “piccolo parroco”. Nel pugno immotivato e gratuito di un ragazzino nato e cresciuto in quel quartiere, ricevuto durante una partita di calcetto, Federico scopre di aver sempre vissuto in un mondo dorato. Quella ferita sul labbro adesso brucia di più perché è il segno tangibile del destino malvagio e triste che, per qualche ignota ragione, a lui non è toccato. Venire al mondo, per 3P, è come una tombola: tutti sappiamo di nascere, non dove o come nasceremo. Federico si chiede dove sia la giustizia in questo inferno, ma la giustizia, – gli fa notare don Pino – sta nelle nostre scelte, non è innata: l’uomo è libero e come tale è libero di fare del male come di fare del bene al prossimo.
Scosso da questa nuova consapevolezza Federico abbandona il suo progetto di partire per l’Inghilterra in una lunga vacanza-studio. Così cerca di spiegare quanto accaduto ai suoi compagni del liceo, che non capiscono e lo abbandonano, rivelando la fragilità di tali presunte amicizie. Al contrario il nostro studente a Brancaccio inizia a conoscere persone semplici con cui parlare di sé, persone che - anche se senza cultura - lo guardano privi di pregiudizi, nella semplicità di chi ha tanto da imparare e molta voglia di ascoltare. Federico in quel quartiere malfamato trova anche l’amore di una ragazza davvero sensibile come lui: un sentimento altrettanto forte. Scopre che servire il prossimo è farsi carico di una parte dell’inferno degli altri. Ecco la via scelta da don Pino e da Federico: l’EDUCAZIONE, il partire da quei bambini e ragazzi senza colpa, se non l’esser nati in un posto difficile ed il dar loro una possibilità. Educare, secondo 3P, è gettare dei semi di speranza che, presto o tardi, fioriranno.
Non dimentico di dirvi che, nel film tratto dal libro (guardatelo, tutto vi rimarrà ancora più impresso), don Puglisi chiede ai cosiddetti uomini d'onore di presentarsi "ALLA LUCE DEL SOLE" e di non agire nell'ombra. Il movie si intitola così proprio perché il protagonista chiama i mafiosi a un confronto diretto: “… voi che siete abituati ad agire nell’ombra, se siete ancora uomini, fatevi vedere alla luce del sole!”
La realtà con la quale noi giovani ci misuriamo è impregnata di rincorsa al successo a ogni costo, di ricerca della soddisfazione di bisogni effimeri ed a buon mercato, dove il denaro ed il possesso sono gli unici “valori” di riferimento. Parole come solidarietà e giustizia sociale sembrano davvero vecchie. Nessuno vuole più fare fatica, scommettere sul sacrificio per arrivare a un risultato; si vuole tutto subito e con il minimo degli sforzi, ricorrendo anche alla violenza se necessario. Don Pino, nel film, ci dice invece che “se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto”. La paura di non riuscire non ci deve impedire di sognare un domani diverso: è quindi sempre possibile, come diceva 3P, “colorare il mondo”!
Categoria: libri. Titolo: LE ASSAGGIATRICI. Genere: ROMANZO STORICO. Anno: 2018. Autore: Rosella Postorino. Pagine: 287. Riconoscimenti: premio Campiello 2018 e premio Rapallo donna scrittrice 2018.
“Tutte eravamo finite nella tana del lupo senza deciderlo. Il Lupo non ci aveva mai viste. Aveva digerito il cibo che noi avevamo masticato, aveva espulso le scorie di quello stesso cibo, e non aveva mai saputo nulla di noi. Se ne stava accovacciato nella sua tana, la Wollfsschanze, l’origine di tutte le cose”. Il male assoluto. Si può collaborare ed essere pagati da colui che ha insanguinato il mondo e poi tornare alla vita normale? Cosa vuol dire avere come lavoro e come scopo salvare ogni giorno la vita ad Hitler? Ci si può innamorare di un ufficiale nazista? Si può essere favorevoli al Nazionalsocialismo e poi cambiare idea?
Queste sono alcune delle domande che la lettura di questo romanzo pone. In realtà si tratta di una rielaborazione di una storia reale, quella di Margot Wolk, reclutata nell'autunno del 1943, insieme ad altre donne dei villaggi vicini, per svolgere la funzione di assaggiatrice del cibo di Hitler nella caserma della Tana del Lupo (Wolfsshanze), il suo quartier generale pieno di bunker nella foresta fra le paludi della Prussia orientale, oggi Polonia.
Il Lupo, così veniva chiamato il dittatore, oggetto di molteplici attentati di ogni sorta, aveva paura di essere tradito ed anche avvelenato: questo spiega la necessità di un gruppo di persone fidate che provassero il cibo preparato. L’autrice fa dire alla protagonista, Rosa Sauer, queste parole: “Krausendorf divenne pranzo, cena e dormitorio, divenne la nostra prigione. Ci era permesso dormire a casa esclusivamente il venerdì ed il sabato, il resto della settimana era votato per il Fuhrer, che aveva comprato la nostra vita intera, e per lo stesso prezzo non ci era consentito negoziare. Segregate in caserma, eravamo soldati senza armi, schiavi di rango superiore, eravamo qualcosa che non esiste, e infatti nessuno fuori da Rastenburg ha mai saputo della nostra esistenza”.
Rosa, con un marito da poco sposato e poi partito per il fronte russo, diventa l’amante del comandante delle Schutzstaffel (SS), l’Obersturmfuhrer (tenente) Ziegler e, anche dai suoi racconti, apprende il destino dei tanti morti ammazzati ebrei e slavi nelle retrovie del fronte e nei campi di concentramento. Lui era negli Einsatzgruppen, le squadre speciali per la pulizia etnica, in Crimea e, ad un certo punto, ha chiesto il trasferimento perché non ce la faceva più di fronte alla morte che provocava a centinaia di persone ogni giorno.
La protagonista vive momenti di sincera amicizia con le altre ragazze assaggiatrici ed il romanzo è intervallato da diversi racconti e storie che si affiancano alla narrazione principale: dalle infatuate di Hitler alle madri di famiglia numerosa, dalle vedove di guerra alle ebree con documenti di identità ariani, dagli aborti clandestini all’onnipotenza della razza ariana. Le tematiche dell’amicizia, dell’amore, dello spirito di sopravvivenza nelle avversità, della morte, del dolore, della sofferenza, del razzismo, della sopraffazione e dell’adattamento nelle avversità caratterizzano molta parte del romanzo, con uno sfondo storico davvero interessante.
Impressionante è il dettagliato racconto della protagonista relativo al fallito attentato nel luglio del 1944 ad opera del Colonnello della Wermacht Von Stauffenberg: una bomba in una valigetta posta sotto il tavolo di una riunione di guerra in un bunker. Hitler ne uscì ferito, ma incolume. Tutto proprio come nel film “Operazione Valchiria” del 2008, con l’attore Tom Cruise ad impersonare l’alto ufficiale attentatore. Rosa intanto stava vedendo con le sue compagne, durante una pausa “digestiva”, un film della regista preferita dal dittatore, Leni Riefenstahl, “Il trionfo della volontà”, in un edificio adiacente alla Lagebaracke del Lupo, rimanendo anch’essa ferita. I destini della guerra e del mondo lì avrebbero potuto cambiare, risparmiando tanto dolore alla terra intera.
Il romanzo si conclude con salto temporale: la protagonista visita, dopo molti anni dalla fine della guerra, il proprio ex marito Gregor (tornato dal fronte si erano lasciati e lui si era risposato) ricoverato in un ospedale ed in fin di vita: “Dopo la fine della guerra, non avrei mai potuto svelare che avevo lavorato per Hitler: ne avrei pagato le conseguenze, forse non sarei sopravvissuta. Non lo dissi nemmeno a Gregor … Non ho mai detto nulla, e non lo dirò. Tutto quel che ho imparato, dalla vita, è sopravvivere”. Finale inquietante di un romanzo davvero appassionante.
Indice di gradimento: 8/10
TITOLO ORIGINALE: Call me by your name
PAESE: Riviera Ligure, Roma
ANNO: 1^ ed. originale 2007, 1^ ed. italiana 2008
LUNGHEZZA: 271 pagine
Vi conquisterà fin dalle prime pagine se siete degli amanti dei romanzi di formazione che trattano argomenti di attualità ma sono senza tempo. Chiamami con il tuo nome vi farà capire il vero valore dell’amore e lo straziante percorso per raggiungerlo, insieme alle immancabili paure di perderlo o di offenderlo. Consigliato vivamente se si vuole ritornare, anche solo con la fantasia, alle giornate d’estate cariche di ozio ma anche di avventure e colpi di scena. Questo romanzo non si ferma solo alla narrazione delle storie dei due protagonisti ma si spinge anche a far ragionare il lettore sulle cose che contano veramente e come queste sono influenzate dalle persone che amiamo.
VOTO: 9
Eleonora Castelli
“BIANCA COME IL LATTE ROSSA COME IL SANGUE “
DI ALESSANDRO D’AVENIA
Titolo originale: Bianca come il latte, rossa come il sangue
Autore: Alessandro D’avenia
Genere: romanzo drammatico-sentimentale
Prima edizione: 2010
Lingua originale: italiano
Pubblicato da Mondadori, è un libro che non può mancare nel bagaglio letterario degli adolescenti di oggi. Il romanzo è stato tradotto in diciannove lingue e ha raggiunto milioni di copie già nei primi mesi, diventando così un best seller internazionale.
Successivamente è stato creato anche il film.
Nelle 252 pagine del libro, vi è la storia dell’adolescenza di Leo, un ragazzino di 16 anni, che frequenta il liceo ed è innamorato di Beatrice, una ragazza molto bella con i capelli rossi. Leo descrive la scuola come una perdita di tempo, un’inutilità e spera tanto che la “specie” dei professori si estingua. Questo suo atteggiamento di ostilità nei confronti della scuola svanisce quando incontra un giovane supplente di storia e filosofia con cui Leo ha inizialmente un rapporto controverso. Lo studente all'inizio lo considera uno "sfigato", ma l'insegnante riuscirà a fargli capire l'importanza dei sogni, tanto che verrà chiamato dal protagonista “sognatore”, e a paragonare questi ai colori. Dopo aver scoperto che Beatrice è malata di leucemia, Leo ha una trasformazione radicale e associa il bianco al silenzio, perchè è un colore senza confini e lui non sopporta questa cosa, mentre a Beatrice associa il rosso, come l’amore, che è uragano, tempesta che ti spazza via, terremoto che fa crollare il corpo a pezzi. Il protagonista riuscirà a confessare alla ragazza i sentimenti che prova per lei, ma Beatrice gli dirà che è tutto vano, in quanto lei sta per morire. Leo continuerà comunque a frequentare Beatrice. Fino a quando....
È un libro che consiglio molto ai ragazzi della mia età in quanto, pur non avendo un happy ending tipico dei libri adolescenziali, è in grado di trasportarti nelle vicende, permettendoti di vivere il dolore, la gioia, la solitudine e la sofferenza dei protagonisti.
Sono d’accordo con un’afferazione del Corriere della Sera nella quale dice che è una storia commuovente ma non disperata,di crescita e di formazione, con un grande afflato spirituale.
ROCCHI VITTORIA