Lingua orig.inglese
Paese Stati Uniti
Testi Robert Kirkman
Disegni Tony Moore, Charlie Adlard disegni, Cliff Rathburn, Stefano Gaudiano
Editore Image Comics
1ª edizione ottobre 2003 – luglio 2019
Periodicità variabile
Albi 193 (completa)
Editore it. SaldaPress
1ª edizione it. giugno 2005 – dicembre 2019
Albi it. 32 (completa)
Genere horror, post apocalittico
Era l'ormai lontano 2010 quando fu trasmesso l'episodio pilota di questa serie tv, ma la sua genesi e fortuna sono dovute al fumetto che l'ha preceduta. Uscito per la prima volta in America nell'ottobre del 2003, ideato da Robert Kirkman è stato da subito un successo. La trama è semplice, il nostro protagonista, Rick Grimes, si trova in coma all'ospedale a causa di un proiettile che l'ha colpito durante una sparatoria con dei malviventi. Già, perché il nostro eroe è un vice sceriffo, uno dei buoni! Al suo risveglio troverà la realtà molto cambiata. Per un evento inspiegabile (lo rimarrà per tutta la serie) si ritrova in un mondo popolato da zombie, lenti cadaveri affamati di carne umana. Fin qui niente di speciale, nella letteratura e nel cinema questo tipo di narrazione è stato più volte utilizzato. Dov'è la novità? Perché un successo planetario?
Il genio di Kirkman è stato mettere in secondo piano quelli che dovevano essere i protagonisti assoluti cioè i Walking Dead.
Loro, gli erranti, sono solo la cornice. La vera storia, la trama è quella di porre il protagonista in situazioni al limite e vedere fin dove ci si può spingere, quanto si è disposti a sacrificare, quanto si può cambiare. E infine si può rimanere umani in un mondo di mostri? Così pagina dopo pagina, vignetta dopo vignetta ci si accorge che dagli zombie impari a difenderti, ma è con gli altri esseri umani che si deve tenere sempre alta la guardia. E per la sopravvivenza tua e dei tuoi cari scendi pian piano in un abisso profondo fatto di violenza e prevaricazione, perdendo piccoli pezzetti di umanità; e nello scontro con gli antagonisti ti rendi conto che i nostri buoni non sono poi così differenti dai malvagi dai quali devono difendersi. Ed è dalla bocca dei protagonisti, in un dialogo carico di pathos che comprendiamo il sottile filo che separa il bene dal male, quando l’antagonista più amato dai fans, Negan, pronuncia la frase: ”Nessuno pensa mai di essere il male”.
Se siete tra i pochi che non hanno mai letto THE WALKING DEAD, il mio consiglio è di provare a prendere tra le mani il primo volume e difficilmente riuscirete a resistere alla tentazione di voltare pagina. E’ fin troppo facile immaginare come sarei nelle situazioni dei protagonisti e scoprirsi eroe, macchiarsi di sangue, lottare e piangere e vedersi catapultati in quell’ Atlanta che non esiste più.
Dennis Ciminelli
VOTO: 10/10
Date 1986–1987
Publisher DC Comics
Writers Alan Moore
Artists Dave Gibbons
Colorist John Higgins
Il fumetto che ha fatto conoscere il suo sceneggiatore, Alan Moore, anche al di fuori del mondo del fumetto e ha portato i supereroi ad un livello di maturità poco prima insospettabile. Un vero cult nel mondo degli appassionati che è sbarcato anche, prima al cinema e poi in TV.
Il fumetto, disegnato dall'abile Gibbons, ci porta in una realtà (anni '70) in cui i supereroi sono stati messi fuori legge dopo aver partecipato a costruire la storia americana. Alcuni, come Ozimandias (l'uomo più intelligente del mondo), sono diventati uomini d'affari, altri (il Gufo, chiaro riferimento a Batman) hanno appeso il costume al chiodo e infine altri, come il Comico e Rorschach operano in clandestinità. Il livello di approfondimento psicologico, l'analisi di una società al collasso e gli scambi, sempre intelligenti e curati tra i diversi protagonisti portano la narrazione ad avvolgere il lettore ed inglobarlo nelle pieghe degli eventi.
Tutto parte da un giallo, rappresentato dallo smile insanguinato. La vittima è il Comico, infatti, aggredito e scaraventato giù dal suo balcone. Un indagine che coinvolge l'instabile Rorschach come instabile è la sua stessa maschera. Il tutto coinvolgerà tutti i membri del vecchio gruppo di supereroi facenti parte della squadra originale di difensori della legge. Ogni membro è paradigma di certe caratteristiche umane, un vero catalogo di pregi ma soprattutto difetti.
Si tratta quindi di una revisione del modello supereroistico che l'autore dissezione abilmente e cinicamente.
Non può mancare il tema più caro al genere supereroistico, l'avvento del super uomo nicciano. Doctor Manhattan. Qui Moore, tocca il vertice della esplorazione di questo universo. La sua versione di super uomo è un essere che ha talmente trasceso l'esistenza umana che perde interesse nel difendere la giustizia. E' al di la del bene e del male.
Una lettura superlativa che non può non piacere a chi ama il genere ma regala interessanti scoperte anche a chi non apprezza le solite super scazzottate da bar.
F.F.
Titolo originale: Arrival
Author Shaun Tan
Country Australia
Language English
Creato nel 2006 da Shaun Tan, “Emigrantes” o, come nella versione italiana “L’approdo”, è un graphic novel senza parole, accompagnato solo da disegni che ricordano delle vecchie foto e parla del viaggio di un migrante partito alla volta di una terra che spera possa dargli una vita migliore, il tutto senza mai dare tratti specifici al protagonista.
In questo viaggio visivo si parla di tutto ciò che sradicarsi comporta.
La necessità di sopravvivere, la separazione dai cari, il disorientamento ed il disagio di trovarsi in luoghi sconosciuti, la necessità di integrazione, l'affinità tra diversi, la conquista della sicurezza e infine il ricongiungimento.
Tutto questo senza usare le parole ma solo le immagini, scelta questa che risponde ad un esigenza molto più profonda di quanto sembra. Quella di comunicare al di la della lingua e della cultura d'origine. Ed è ciò che anche il protagonista della storia fa quando deve cercare un posto per dormire in una nuova e caotica metropoli e non conosce le parole per farlo.
Visivamente poi, Shaun Tan, raggiunge vette di poesia e delicatezza meravigliosi.
per vederne un estratto
L'autore, già vincitore di un oscar (2011) per uno splendido corto
(The Lost Thing) vedi premiazione
conferma la propria grande sensibilità e maestria.
F.F.
Sembra un po forzato definire Riccardo mannelli un semplice vignettista, intatti non lo è. Sta di fatto che, diciamo così, suoi interventi umoristici in forma di disegno, compaiono regolarmente su il Il Fatto Quotidiano e, come vignette commentano in modo sarcastico e con uno sguardo non allineato, i fatti del giorno.
Ma il curriculum di questo artista è davvero più profondo e ampio che di un semplice vignettista.
Artista a tutto tondo, impegnato e graffiante protagonista della stampa fin dagli anni '70, i suoi quadri sono al contempo forti , spiazzanti, con dei tratti di denuncia politica e sociale, ma sempre intellegibili. Realizzati con una lavoro artigianale di pregio e accuratezza.
Qualcuno lo ha associato, per modalità e crudezza, a Lucian Freud . Ed in effetti ci sembra di intravedere alcune affinità.
I suoi strumenti sono stati, spesso, solo una semplice penna biro, oppure matite e acquerelli, ma la sua vera forza sta nel come tornisce i corpi, come li inquadra, come li esagera e come li mette a nudo senza idealizzarli. Ne fa una dissezione segno dopo segno, con la cura e l'acuta punta di una matita, fino a esporre ogni lato , anche il più nascosto dell'animo umano.
Prende di mira, nelle sue "vignette" non solo politici, messi sotto la lente di ingrandimento senza pietà, ma anche le idiosincrasie e le storture del nostro pensare quotidiano.
Il suo stile è inconfondibile, come un giornalista d'assalto raccoglie, reinterpretandole, immagini della realtà. Frammenti che poi ricompone sia col disegno che con il digitale aggiungendo testi, quasi sempre con uno stile dattiloscritto rosso che spiccano accanto al suo segno vibrante e istintivo.
Su wikipedia si legge: "È stato sotto le bombe nella guerra jugoslava come un "Pirla" si autodefinisce in una intervista ".
Dal carattere schietto, vive il periodo d'oro della stampa (satirica e non) italiana, il Male, Cuore, Linus, La Stampa, il Messaggero, il Manifesto, la Repubblica.
Oggi insegna Disegno dal vero e Anatomia all'istituto Europeo del Design e realizza mostre di grande impatto.
E' impossibile scindere, in lui l'attività d'artista con quella di testimone dell'attualità. Realizza entrambe le produzioni con lo stesso piglio provocatorio e con la stessa cura per l'immagine. Nei suoi quadri e installazioni (come nella “Apoteosi dei corrotti”) ritroviamo stralci di realtà fusi con scene distopiche, surreali e aberranti come fosse un Cronenberg felliniano. Nelle sue "vignette" ritroviamo la sua grande abilità manuale con inserti di grafica digitale che ne completano il messaggio.
In definitiva, Riccardo Mannelli, è unanimamente considerato uno dei migliori disegnatori e commentatori visivi della realtà sociopolitica italiana capace di accogliere in se l'eredità artistica classica, lo sguardo critico e acuto del giornalismo d'attualità e il gusto estetico spiazzante e moderno unito al coraggio della testimonianza più cruda del nostro secolo.
Vedi il sito: http://www.riccardomannelli.it/
wiki: https://it.wikipedia.org/wiki/Riccardo_Mannelli
F.F.
Titolo originale: Peanuts
Anni: 2 ottobre 1950 – 1999 (50)
Genere: umorismo, per bambini
Strisce: 17.897
Pubblicazione: quotidiana
Autore: Charles Monroe Schulz
Riconoscimenti: Congressional Gold Medal (2000)
A differenza della maggior parte dei fumetti in cui i personaggi sono eroi, con doti paranormali, singolari e affascinanti, i protagonisti dei Peanuts sono persone normalissime:
“Charlie Brown deve essere una persona problematica perché è una caricatura dell’uomo comune. La maggior parte di noi è più abituata a perdere che a vincere. E vincere è bello, ma non è divertente”.
Charles M. Schulz, 2 ottobre 1975
Charlie Brown è emblema di un bimbo sfortunato, amante del baseball, (sport in cui non è portato), apprensivo, impacciato, oggetto di scherno, spesso umiliato dall’amica Lucy e dalle doti che rendono il suo amico a quattro zampe umano e talvolta più speciale di lui. Snoopy, un cane prodigio, saggio e autonomo, svolge la funzione di supporto morale, non solo per il suo padrone, ma anche per tutti gli altri bambini. Per realizzare questo personaggio l’autore ha preso spunto dal suo cane, che da piccolo aveva già più e più volte disegnato.
Il mondo dei Peanuts è caratterizzato dall’assenza di adulti; infatti i bambini sono i veri e propri protagonisti, con i loro vizi, pregi, difetti e soprattutto sogni.
Apprezzati da grandi e piccini, i fumetti di Schulz furono pubblicati quotidianamente per 50 anni di seguito sui giornali e attesi con gioia. Dopo la sua morte, l’autore e la sua famiglia chiesero che non venissero disegnati da nessun altro.
Ciò che ha reso Schulz e i suoi personaggi così amati è la semplicità e l’essenzialità del suo tratto. I disegni infatti, nonostante nel tempo siano stati rivisitati e perfezionati, mantengono sempre uno stile dolce e sostanziale, come quello di un bambino.
La combinazione perfetta di complessità e semplicità e la continua ricerca di emozioni.
Consiglio caldamente la lettura della raccolta di fumetti Peanuts di “Magazzini Salani” intitolata “la filosofia di Charlie Brown/Snoopy”.
Francesca Lupo