Aristide Ceccarelli riportò, nella sua opera, le sue idee e, durante la stesura della stessa, fu spiato dalla regia polizia, in effetti, era tenuto sotto controllo perché considerato "pericoloso" dal regime monarchico. La sua unica colpa era quella di saper fare raggiungere conquiste sociali ed economiche ai lavoratori in maniera decisa, organizzata, ma non violenta. Per chiarire l'insensata repressione poliziesca, è possibile citare un rapporto poliziesco del 09/11/98, in cui si afferma che il 13 settembre lo stesso Ceccarelli fu arrestato con altri sette anarchici solo perché "ritenuti solidali con i compagni di fede". In un altro rapporto, invece, risalente al 14 ottobre 1904, si dice che il 23 settembre partì improvvisamente da Roma, e vennero disposte indagini, ma Aristide era andato ad informarsi su come espatriare in Argentina, cosa che farà l'anno successivo. Il suo soggiorno in Argentina durò due anni, e anche lì venne tenuto sotto controllo dal consolato italiano. Di altra importanza è il rapporto del console italiano Lucchesi, a Lugano, il quale il 10 ottobre denunciò al governo italiano la presenza di Ceccarelli ed altri importanti esponenti dell'anarchia dell'epoca, tra cui De Ambris, Cassinelli, Masotti, Farina e Borgia, in casa di Dante Marchesi, per preparare operazioni di propaganda antimilitarista ed anticolonialista, qualora l'Italia avesse attaccato probabilmente l'Impero ottomano, come avvenne nel 1911. Alla riunione era presente un infiltrato del Consolato, tale Alessandro Caglioni, che, nel tentativo di spingere gli anarchici verso atti criminali, propose attentati eclatanti, ma venne subito zittito dai presenti, i quali non intendevano seguirlo su questa strada. L'attività sindacale di Aristide Ceccarelli è documentata anche in atti della questura del 1902 e 1904, che lo indicano come fondatore di organizzazioni operaie a Carrara ed a Tivoli.