Aristide Ceccarelli, anarchico di Ceccano e tribuno del popolo, nacque il 29 marzo 1872 presso il comune di Ceccano, in provincia di Frosinone. Nella città di Roma, apprese il mestiere di idraulico e, in seguito, entrò a far parte della Società Romana Tranviaria, con il fratello Emilio. In giovane età, egli aderì al movimento repubblicano mazziniano e nel 1893, invece, passò all'anarchismo. Il suo intento era quello di sostenere l'azione rivoluzionaria delle masse lavoratrici, senza l'uso della violenza. Il 1° marzo del 1896, giorno della disfatta di Adua, fu compiuto un eccidio durante una pacifica manifestazione sindacale. Aristide, esponente del sindacato anarchico, era presente e fu imprigionato. Quando la madre apprese la notizia, morì di infarto, e la Federazione Anarchica stampò in sua memoria una cartolina postale, ritenendola una vittima del regime sabaudo. Successivamente, con la fama acquisita grazie a queste rivolte, Ceccarelli ricevette nel 1897 la proposta di dirigere il giornale anarcosindacale di Ancona, denominato "L'Agitazione". Il 22 aprile del 1897, in occasione del Processo Acciarito, fu ingiustamente condannato e, in seguito, il 4 aprile del 1900 fu assolto. Infine, a causa di una grave patologia polmonare contratta nel carcere di Porto Longone, Ceccarelli fu impossibilitato a continuare il suo impegno sindacale e morì nel 1919. La sua salma venne accompagnata al cimitero del Verano da una interminabile fila di anarchici, e anche i suoi avversari politici gli resero un triste omaggio. Si ricordano le parole dell'"Avanti!", quotidiano del PSI: "Il Ceccarelli, che per oltre venti anni ha lottato con fermezza per le sue idee, meritava queste grandi onoranze dei lavoratori". Il movimento operaio proseguì la propria strada, ma non è sbagliato pensare che le sconfitte a cui andò incontro furono dovute anche alla scomparsa di validi esponenti, come Aristide Ceccarelli.