Il diritto di sognare
Un romanzo sul coraggio di non essere perfetti
e di lottare per ciò che è giusto
PERCHE' LEGGERE QUESTO LIBRO?
Il diritto di sognare è un libro che consiglierei a tutti coloro che non accettano di arrivare secondi. Attraverso la sua storia, infatti, si comprende che essere sempre primi o perfetti non solo è impossibile, ma può persino risultare noioso e limitante.
È una lettura ideale anche per chi ama le storie di donne e ragazze che trovano la forza di opporsi alle ingiustizie per conquistare diritti fondamentali. È un romanzo che parla di crescita personale, di accettazione e di coraggio.
La protagonista, Bea, è una ragazza dei giorni nostri che non riesce mai a essere la numero uno della classe. Questa condizione la infastidisce profondamente, facendola sentire sempre un passo indietro rispetto agli altri. Per superare questa frustrazione, Bea decide di scrivere proprio di chi, come lei, è “secondo”. Attraverso la scrittura — sua grande passione — inizia un percorso di consapevolezza che la porta gradualmente ad accettare se stessa e il proprio valore, indipendentemente dalle classifiche.
Il suo percorso si intreccia con la storia vera di Claudette Colvin, la giovane afroamericana che negli anni ’50 si rifiutò di cedere il posto sull’autobus a una donna bianca, sfidando le leggi segregazioniste. Con il suo gesto, Claudette non accettò di mettere “al secondo posto” i diritti che spettavano alle persone di colore. La sua storia diventa così un potente simbolo di dignità e ribellione contro l’ingiustizia.
Questo libro mi è piaciuto davvero molto e lo consiglio senza esitazione. In un’unica storia si intrecciano temi importanti come il razzismo, il coraggio, la discriminazione e l’amicizia.
L’autrice, Sarah Pellizzari Rabolini, riesce a raccontare con sensibilità e profondità una vicenda che invita a riflettere sul valore dell’identità personale e sul diritto di ogni individuo di sognare e lottare per ciò che è giusto.
Un romanzo attuale, coinvolgente e ricco di significato.
Giulia Rovina
Cosa fa una ragazza amante dei libri della seconda guerra mondiale nel reparto gialli?
Sì, c’è qualcosa che non va…
Questo libro è molto bello ma preferisco quelli sulla Seconda guerra mondiale!
“La bambola” di Taghreed Najjar è ispirato alla vera storia della scrittrice, che ogni giorno ricorda il suo passato guardando le fotografie esposte in casa.
Arwa è una ragazza di diciotto anni con i soliti problemi di cuore… insomma, sembra un libro qualunque. Finché un giorno decide di andare alla ricerca delle sue origini.
Una sera la nonna Leila racconta alla cuginetta Nada della sua bambola di porcellana, quella che aveva da bambina quando viveva a Giaffa, in Palestina. Arwa vuole fare un regalo alla nonna per renderla felice. Così, un giorno, si mette a cercare su eBay una bambola simile alla sua.
Ma succede qualcosa di inaspettato…
La bambola, proprio quella della nonna, era lì, in vendita. Senza pensarci due volte, Arwa la compra con tutti i suoi risparmi. Da quel momento inizia a indagare sulla storia della bambola e, attraverso questa ricerca, si connette profondamente con il passato palestinese della sua famiglia.
Basta! Niente spoiler!
Consiglio questo libro a chi ama le storie di famiglia.
Il mio voto è 9/10, perché è un libro che (stranamente!) mi è piaciuto molto. Il linguaggio è chiaro e facile da capire, quindi lo consiglierei davvero a tutti!
Emma Stroie
In cammino verso Santiago...
dal cinema alla riflessione
Qualche settimana fa siamo andati al cinema a vedere Buen Camino, il nuovo film di Checco Zalone.
Pensavamo di assistere alla solita commedia divertente, nello stile ironico che lo ha reso famoso. Invece, tra una risata e l’altra, ci siamo ritrovati a riflettere più di quanto immaginassimo.
Il film ruota attorno al Cammino di Santiago, un antico pellegrinaggio che conduce fino alla città di Santiago de Compostela, dove secondo la tradizione si trova la tomba dell’apostolo San Giacomo. Ogni anno migliaia di persone provenienti da tutto il mondo percorrono centinaia di chilometri a piedi per raggiungere questa meta. Alcuni partono per fede, altri per mettersi alla prova, altri ancora per vivere un’esperienza diversa dal solito.
Guardando il film abbiamo capito che il Cammino non è solo una camminata lunga e faticosa, è soprattutto un percorso interiore. Si parte con uno zaino sulle spalle, ma lungo la strada si impara a lasciare andare pesi più grandi: paure, pregiudizi, insicurezze e problemi personali. Camminare per giorni significa rallentare, immergersi nella natura, incontrare persone diverse, parlare, ascoltare storie lontane dalla propria esperienza e, a volte, imparare anche il valore del silenzio. Non conta quanto sei veloce, ma quanto riesci a metterti in gioco. Il traguardo non è soltanto la cattedrale che appare all’orizzonte, ma il cambiamento che avviene dentro ciascuno.
Abbiamo capito anche che il Cammino di Santiago non è solo per adulti o per persone religiose. È un’esperienza che può insegnare molto anche ai ragazzi: la fatica come occasione di crescita, la costanza nel raggiungere un obiettivo, l’importanza dell’amicizia e della condivisione.
Forse non siamo ancora pronti a percorrere centinaia di chilometri a piedi… ma l’idea di metterci in cammino, prima o poi, ci affascina davvero. Perché, in fondo, il viaggio più importante non è quello che si vede sulla mappa, ma quello che ognuno compie dentro di sé.
Riccardo Pagani e Mario Santalucia