Nel corso delle attività del progetto, alcuni alunni e alunne delle classi 3B e 3C, organizzati in piccoli gruppi, hanno realizzato indagini della vegetazione potenziale e reale del territorio circostante la scuola.
Sono state prese in esame analisi bibliografiche, cartografiche e sul campo. Un resoconto delle ricerche è contenuto nell'articolo di seguito pubblicato.
LA BIODIVERSITA’ LOCALE. ESITI DI UNA BREVE INDAGINE BIBLIOGRAFICA E CARTOGRAFICA
Di Chiara Serenelli, con Pietro Oggioni e altre alunne della classe 3B, Nicolò Luchetti, Mattia Maiolatesi, Mattias Maloku, classe 3C
Se prendiamo a riferimento le Ecoregioni d’Italia (1), notiamo che la città di Jesi si colloca, dal punto di vista ecologico, nella Sezione dell’Appennino Umbro Marchigiano (Provincia della Catena Appenninica, Divisione Temperata), la cui vegetazione potenziale, per quanto riguarda la fisionomia di vegetazione dominante, è rappresentata da boschi di Quercus cerris (Cerro) e Quercus pubescens (Roverella), ma anche da boschi a Fagus sylvatica (Faggio) nelle aree montane, boschi misti con Ostrya carpinifolia (Carpino nero) e altri tipi di boschi che si sviluppano nelle aree planiziali e ripariali delle conche intermontane, con Quercus robur (Farnia), Carpinus betulus (Carpino bianco), Salix spp (Salici), Alnus glutinosa (Ontano).
Quelle arboree sono delle piante che, sia per le dimensioni che per la loro diffusione, assumono un ruolo centrale nelle foreste. Esse sono in genere differenziate dalle altre piante grazie al loro fusto principale, che è più robusto e composto quasi interamente da tessuto legnoso.
Poiché tuttavia le trasformazioni del nostro ambiente, soprattutto nelle aree più urbanizzate, come quella di Jesi, hanno comportato una progressiva riduzione della vegetazione potenziale, oggi questi caratteri vegetazionali si ritrovano molto frammentati e sporadici, intervallati da usi del suolo agricoli e urbani. Tenendo conto delle trasformazioni degli usi del suolo, si può dire quindi che “Il paesaggio che ne è risultato è il prodotto della “costruzione sociale” del territorio, nel quale per secoli si è mantenuto un valido equilibrio ecosistemico, che oggi, purtroppo, si va perdendo.” (2). Dai campi coltivati in modo omogeneo, prevalentemente a frumento, orzo, granoturco, girasole e sorgo delle aree vallive, espressioni da un’agricoltura industriale, si distinguono zone, collinari, caratterizzate da un “eco-mosaico” agricolo più variegato con vite e olivo, ma anche elementi non più produttivi come querce camporili, filari alberati (di querce, olmi, gelsi) e siepi miste, che arricchiscono la biodiversità agraria marchigiana. Purtroppo anche l’antica biodiversità agraria, perno dell’economia mezzadrile, si è ridotta a favore della monocoltura e delle esigenze attuali del mercato agricolo.
In città la perdita di biodiversità e la frammentazione degli habitat è ancora più evidente, insieme alla diffusione di specie alloctone e invasive, come le ormai comunissime Robinia pseudoacacia e Ailanthus altissima oggi parte integrante dei paesaggi vegetali urbani e campestri, soprattutto lungo le infrastrutture. Attualmente uno dei serbatoi di biodiversità, in campagna ma anche nella città, è rappresentato dalla siepe mista, costituita da specie quali Ulmus minor (Olmo comune), Prunus spinosa (Prugnolo), Rubus ulmifolius (Rovo), Crataegus monogyna (Biancospino), che ospita una grande varietà di specie animali (2). Un altro habitat che sta scomparendo è il prato, con un’ampia varietà di erbe spontanee, in campagna per via della presenza di monocolture trattate con fitofarmaci, in città per via dei frequenti sfalci nelle aree verdi e nei parchi (immagine 1, 2: tratti di prato “urbano” con e senza sfalcio, foto Chiara Serenelli 2024).
Il bosco che anticamente ricopriva l’intera regione è andato pressoché scomparendo nel territorio di Jesi e dintorni, soprattutto nelle aree urbane, caratterizzate ormai dagli interventi sulla vegetazione di parchi e giardini, che hanno visto per lo più l’impianto di poche specie di alberi, quali pini nei parchi e platani o tigli sui viali (immagine 3: il viale di Tigli, con evidenti segni di potatura, zona Stazione, Jesi, foto Sara Nicolini 2023). I pochi boschi originari che permangono oggi sono confinati nelle aree di tutela floristica, come la Selva di Castelfidardo e la Selva di Gallignano, per citarne due in provincia di Ancona. Eppure il bosco continua a rappresentare una riserva di biodiversità. Tra quelli dominati dal Carpino nero, su terreni per lo più argillosi, esposti a nord, si trova un buon numero di piante lianose di origine mediterranea, come la cosiddetta Stracciabraghe, la Robbia, la Rosa di San Giovanni (Rosa sempervirens), la Clematide. Su terreni caratterizzati per lo più da roccia arenaria, dove il terreno è più arido, ai querceti si associano a queste piante lianose altre di tipo mediterraneo, come i cisti. Tra i boschi residuali la formazione che occupa una estensione maggiore è tuttavia la cerreta, a cui si associano arbusti come il Biancospino e il Corniolo (Cornus mas). Mantenere in salute questi boschi residuali è di fondamentale importanza per contrastare la perdita della biodiversità regionale (2).
Anche l’agricoltura può rappresentare una riserva di biodiversità. Secondo uno studio commissionato dalla Regione Marche nel lontano 2003 (3) con successivi aggiornamenti (ultima edizione consultata: 2019), tra le specie arboree, particolare rilevanza è assunta da alcune varietà di Olivo, nel territorio della provincia di Ancona più prossimo a Jesi la Raggia (area autoctona di diffusione: Monte San Vito, An), la Rosciola dei Colli Esini (area autoctona di diffusione: Maiolati Spontini, An), la Sarganella (area autoctona di diffusione: Monte San Vito, An). Una specie arborea da frutto di interesse, diffuse nelle aree più interne, è il Melo, in particolare Mela del Papa (autoctona del Comune di Genga), Mela Rosa in pietra e Mela Carella (autoctone del Comune di Cerreto d’Esi). Non meno importanti sono, tra le Viti, la Vernaccia nera grossa Cerretana (autoctona nella Provincia di Ancona), la Susina Brignoncella, la Visciola (aree autoctone di diffusione: Comune di Cerreto d’Esi). Riferendosi alle specie erbacee, importanti varietà di specie agricole autoctone del territorio sono il carciofo jesino, il pomodoro da serbo di Monte San Vito, la cicerchia di Serra de Conti, il mais ottofile di Roccacontrada, tipico mais per farina da polenta diffuso nel Comune di Arcevia.
Molto importante per la conservazione della biodiversità ma anche con funzione di “corridoio ecologico” (2) è l’ambiente fluviale, con la vegetazione di tipo ripario che lo caratterizza longitudinalmente, ma anche trasversalmente, rispetto alle sponde. La vegetazione che cresce lungo le sponde si struttura in formazioni
erbacee, arbustive o arboree, e dà origine a mosaici di ecosistemi in cui nelle zone fluviali dominano veri e propri boschi. Le formazioni forestali che si sviluppano sui margini del corso d’acqua sono dominate dal saliceto a Salix alba (Salice bianco), specie in grado di sopportare l’immersione costante in acqua. Il pioppeto è presente dove invece l’acqua sommerge la vegetazione per brevi periodi dell’anno, con Populus nigra e P. alba (rispettivamente Pioppo nero e bianco), quest’ultimo in una posizione ancora più elevata della sponda fluviale. Insieme al pioppo bianco, il bosco ad Alnus glutinosa (Ontano nero) rappresenta ormai una rarità, così come quasi del tutto scomparsa è la formazione a Fraxinus angustifolia (Frassino meridionale), di cui resta un nucleo presso la Selva di Gallignano (An). Il bosoc ripario, si presenta per lo più fortemente degradato, pur avendo una importantissima funzione ecologica: in condizioni adeguate il bosco ripariale aiuterebbe molto a contenere gli effetti negativi delle alluvioni, oltre a fungere da “filtro” per l’intero corso d’acqua e da habitat per diverse specie animali. Un esempio di bosco in buono stato di conservazione nei dintorni di Jesi è quello della Riserva Ripa Bianca, oasi naturale gestita dal WWF, il cui nome deriva dalla presenza delle bianche formazioni argillose delle colline immediatamente sovrastanti il fiume Esino. Le garzaie del saliceto ospitano diverse specie dell’avifauna, in particolare l’Airone cinerino. L’immagine 3 rappresenta una schematizzazione di una sezione trasversale del letto del fiume [(2), p. 94].
Un’analisi della cartografia del Sistema Informativo Territoriale del Comune di Jesi, insieme alla consultazione della Carta della Vegetazione della Regione Marche, ha condotto alla seguente sintesi, consultabile online
https://issuu.com/jesinature/docs/fiume-esino_specie_vegetali_prevalenti_prof-serene, da cui emerge che tra le specie prevalenti in alcune aree a prato e incolti, adiacenti al corso del Fiume Esino, vi sono piante erbacee, come l’Inula viscosa e arbusti, come lo Spartium junceum (Ginestra).
(1) AA. VV., Le Ecoregioni d’Italia. Contributo tematico alla Strategia Nazionale per la Biodiversità, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Direzione per la Protezione della Natura e del Mare, 2010 [https://www.mase.gov.it/sites/default/files/archivio/biblioteca/protezione_natura/ecoregioni_italia_it.pdf]
(2) AA. VV., Biodiversità nelle Marche, I Quaderni della Selva, Terzo Volume, 2010.
(3) ASSAM-Agenzia Servizi Settore Agroalimentare delle Marche, La biodiversità agraria nelle Marche, Il Repertorio Regionale, L.R. 12/2003.
[Edizione 2019: https://www.assam.marche.it/component/jdownloads/send/38-biodiversita-agraria/1257-la-biodiversita-agraria-delle-marche-ed-2019]
Preso atto della necessità di partire dalle basi, fin da subito abbiamo rilevato il dramma della spazzatura e della sporcizia negli spazi aperti urbani, anche in prossimità degli ambienti più naturali come quello fluviale. Se manca la cura dei luoghi, non è pensabile una corretta gestione e progettazione dello spazio, nemmeno da parte dell'ente pubblico.
Di seguito sono consultabili alcune proposte di progettazione grafica di manifesti, ideate da alcuni alunni e alunne della classe 3C, diffusi nel quartiere della scuola. Saranno utili a incentivare i cittadini e le cittadine a prendersi cura del proprio territorio e ad accrescere la loro consapevolezza sul ruolo della Natura in città.
Tutti i manifesti sono pubblicati nell'elaborato "The WM Project" della classe 3C.