Che differenza c'è tra il percorso tecnico e quello professionale?
Che differenza c'è tra il percorso tecnico e quello professionale?
Se ci aveste posto questa domanda qualche anno fa, vi avremmo risposto quel che si pensa da sempre: il tecnico ha avuto per anni il compito di formare la futura generazione di impiegati e il professionale quello di formare la futura generazione di operai...
Oggi, tuttavia, non è più così: sono passati gli anni e il mercato del lavoro ha subito una profonda evoluzione, che ha portato i futuri professionisti a doversi preparare alle sfide economiche dei diversi settori. È indubbio che ai "tecnici" sia stato spesso richiesto di acquisire competenze manuali e ai "professionali" di acquisire competenze tecniche sulle nuove strumentazioni e apparecchiature utilizzate nel settore. Ciò ha portato a una parziale sovrapposizione dei profili in uscita, sebbene vi sia un diverso approccio alle metodologie didattiche.
Vediamo perché...
L’identità degli ISTITUTI TECNICI si caratterizza per una solida base culturale di carattere scientifico e tecnologico in linea con le indicazioni dell’Unione europea, costruita attraverso lo studio, l’approfondimento e l’applicazione di linguaggi e metodologie di carattere generale e specifico, con l’obiettivo di far acquisire agli studenti, in relazione all’esercizio di professioni tecniche, saperi e competenze necessari per un rapido inserimento nel mondo del lavoro e per l’accesso all’università e all’istruzione e formazione tecnica superiore.
Gli ISTITUTI PROFESSIONALI, invece, riformati con il decreto legislativo 61 del 13 aprile 2017, sono scuole territoriali dell'innovazione, aperte e concepite come laboratori di ricerca, sperimentazione e innovazione didattica. Diverse le novità: percorsi di apprendimento personalizzati (realizzati attraverso il cosiddetto Progetto Formativo Individuale (PFI), un bilancio formativo per ciascun studente, docenti tutor che lavorano con i singoli per motivare, orientare e costruire in modo progressivo il percorso di studi, un modello didattico che raccorda direttamente gli indirizzi di studio ai settori produttivi di riferimento per offrire concrete prospettive di occupabilità. E ancora: metodologie didattiche per apprendere in modo induttivo, attraverso esperienze di laboratorio e in contesti operativi (didattica laboratoriale), analisi e soluzione di problemi legati alle attività economiche di riferimento, lavoro cooperativo per progetti, possibilità di attivare percorsi di alternanza scuola-lavoro (PCTO) già dalla seconda classe del biennio.
Se vuoi approfondire l'argomento andando a definire quali siano invece le differenze in ambito lavorativo, ti consigliamo di leggere il file allegato, il quale riporta le diverse competenze degli Agrotecnici (che racchiude principalmente i diplomati abilitati presso il Professionale) e dei Periti Agrari (che racchiude esclusivamente i diplomati abilitati presso il Tecnico).