Di Rivoluzioni industriali se ne contano due:
La Prima rivoluzione ha investito l'Inghilterra della fine del '700 e si è conclusa intorno al 1830.
La Seconda ha inizio nella seconda metà del ‘800 e arriva fino ai primi anni del ‘900.
Focalizziamoci sulla prima che ha rappresentato la prima vera rivoluzione non solo della metodologia di produzione dei beni di consumo, ma anche della società in senso più ampio, determinando un’importante migrazione delle persone verso le città.
Ia Rivoluzione Industriale
IIa Rivoluzione Industriale
Quali sono le ragioni della Prima Rivoluzione industriale che investì l’Inghilterra?
Possiamo riassumere queste ragioni in quattro punti principali:
Il commercio
La rivoluzione agricola
La rivoluzione demografica
Il dinamismo della società
Nei primi cinquant'anni del XVIII secolo il commercio inglese rafforzò le sue posizioni su scala mondiale.
La riduzione dei rischi legati al commercio d'oltremare e l'aumento dei profitti consentirono l'ingresso nel settore di uomini nuovi e nuove risorse.
L’Inghilterra con il suo ruolo centrale nel commercio internazionale, permetteva alle manifatture britanniche un rapido e poco costoso approvvigionamento di materie prime e contemporaneamente garantiva un ampio mercato di vendita per i prodotti inglesi. Tra questi il cotone grezzo, materia prima essenziale alla nascita della moderna industria tessile.
Nel corso del '700 anche l'agricoltura inglese subì una vera e propria rivoluzione. Con la privatizzazione il possesso delle terre si concentrò nelle mani di pochi grandi e medi proprietari, e parallelamente nacque il nuovo ceto dei braccianti.
La rivoluzione agricola contribuì ad avviare e sostenere il processo di industrializzazione in primis provvedendo al fabbisogno alimentare di una popolazione in rapida crescita, in secondo luogo originando un mercato interno, un' importante fonte di domanda per i prodotti inglesi, per ultimo portando nuovi capitali necessari per impiantare le prime manifatture. Molti industriali infatti provenivano dal mondo rurale.
In quegli anni ci fu un boom demografico grazie soprattutto al notevole aumento della natalità, determinata dall’aumento dei matrimoni e dall’abbassamento dell'età del matrimonio. Questa rivoluzione demografica rese disponibile all'industria nascente una manodopera numerosa e quindi a basso costo.
Un ruolo determinante è svolto anche dal sistema politico e dal clima culturale inglese del Settecento. La stabilità politica, il rafforzamento del ruolo del Parlamento, la vivacità della società civile rendevano la società inglese più dinamica di quelle continentali, aperta alle innovazioni.
L'avvento del sistema di fabbrica sconvolse i metodi di produzione e le forme di organizzazione del lavoro. In Inghilterra, fino alla metà del '700, la maggior parte dell'attività lavorativa si svolgeva o nelle botteghe artigiane, nei sobborghi e nelle campagne con produzione a domicilio.
Con l'introduzione delle macchine e del vapore questo sistema venne cancellato e il lavoratore divenne un operaio a tempo pieno, operaio che doveva eseguire solo un’operazione parziale ma molto semplice del processo produttivo. Con il sistema di fabbrica ci fu infatti una crescente divisione del lavoro che, mentre rendeva sempre più complesso da un punto di vista tecnico l'insieme del processo produttivo, semplificava le operazioni in cui era suddiviso.
Prima
Dopo
La macchina impose una nuova disciplina; il lavoro doveva essere svolto in una fabbrica, al ritmo stabilito da una macchina, nell'ambito di una schiera di operai che doveva cominciare e smettere all'unisono, tutto sotto l'occhio attento dei sorveglianti.
Il sistema di fabbrica trasformò i luoghi di produzione ma anche le città e i paesaggi. L'attività lavorativa si concentrò infatti progressivamente nei centri urbani che crebbero in misura considerevole. La campagna circostante modificò le sue colture in funzione di una popolazione urbana in forte aumento.
L'avvento del sistema di fabbrica impose condizioni di lavoro molto difficili, che prevedevano orari variabili fra le dodici e le sedici ore giornaliere. La semplificazione del processo produttivo rese possibile, soprattutto nell'industria tessile, l’impiego di donne e bambini, che furono sottoposti a livelli disumani di sfruttamento. Questo fu possibile anche grazie all’abbondanza di manodopera che rendeva il posto di lavoro molto precario e obbligava i lavoratori ad adeguarsi.
La diffusione del sistema di fabbrica e delle macchine, lo sviluppo dell'industria e dei servizi a scapito dell'agricoltura, la formazione di nuovi strati sociali (classe operaia e ceti medi) sono solo gli aspetti più significativi dei profondi mutamenti intervenuti nell'Occidente sviluppato a partire dalla fine del '700.
Per tutti questi motivi, la rivoluzione industriale ha rappresentato, con la rivoluzione francese, l’inizio di una nuova età, quella contemporanea, un'età dominata dall'ideologia del progresso e da una nuova mentalità di cambiamento continuo.