Vasilij Kandinskij
Nasce il 16 dicembre del 1866 presso una famiglia benestante a Mosca. Nel 1870 la famiglia Kandinskij si trasferisce a Monaco di Baviera. Dopo la separazione dei genitori, avvenuta nel 1871 proprio nella città tedesca, Vasilij va a vivere presso la zia Elizaveta a Odessa, una città dell’Ucraina sulle coste del Mar Nero. Con lei impara a disegnare e a suonare il violoncello. Contemporaneamente, comincia ad appassionarsi ai colori e alle luci dei paesaggi durante i suoi studi di giurisprudenza a Mosca.
Mosca
Odessa
Copertina almanacco Cavaliere Azzurro
Una ventina di anni dopo raggiunge nuovamente Monaco di Baviera per studiare presso l’Accademia, fonda il movimento dei Der Blaue Reiter (il Cavaliere Azzurro).
Nella sua fase di sperimentazione, Kandinskij approfondisce l’uso dei colori eliminando sempre più la dimensione fisica e traghettando le prime forme di espressionismo europeo in Astrattismo.
La leggenda narra che Kandinskij avesse dichiarato in una lettera che una sera, rientrato in casa, aveva visto un quadro bellissimo che lo lasciò di stucco poiché non capiva che cosa rappresentasse.
Poi si accorse che era un suo stesso quadro, semplicemente appoggiato capovolto al cavalletto!
In realtà il passaggio verso l’astrattismo fu graduale, non così improvviso, e possiamo vedere come, rispetto alle sue prime opere, le figure divengano sempre meno riconoscibili, ed i colori sempre meno naturalistici.
Kandinskij è noto per aver inventato l’arte astratta, anche se in realtà furono diversi artisti ad andare nella direzione dell’astrattismo negli anni 10 del Novecento.
Astrarre, parola che deriva dal latino "abstrahere", significa infatti separare: in questo caso significa “allontanarsi da forme e immagini note e riconoscibili”.
L’arte dei primi decenni del Novecento è segnata dall’attività di numerose avanguardie che richiamavano l’attenzione sul modo di rappresentare la realtà, sia attraverso il colore, sia mediante la scomposizione delle sue forme. I pittori Astrattisti, al contrario, coltivavano un’originale concezione del bello che non faceva alcun riferimento alla realtà, la natura o la figura umana. La loro pittura era fatta di luce, colori puri, di forme elementari che non erano riconducibili a figure e composizioni tradizionali.
Questi artisti cercano un linguaggio da applicare anche all'architettura, diverso dall'astrattismo di Kandinskij.
Le linee devono essere rette e ben precise. Le forme curve sono evitate. L'uso dei colori è limitato ai tre primari (oltre al nero e al bianco), stesi a tinte piatte.
In queste opere il mondo è concepito come ordine e armonia di principi matematici.
Il pittore russo Vasilij Kandinskij è il fondatore dell’Astrattismo “lirico”, una forma d’arte tesa a rappresentare le sensazioni «interiori ed essenziali» dell’artista in una visione dell’umanità di passaggio dal materialismo allo spiritualismo, dal male al bene, dal buio alla luce, dall’angoscia alla felicità. L’arte doveva innalzarsi dalla realtà materiale per conquistare la libertà della visione pura.
Kandinskij oltre alle numerose opere astratte, produsse anche una notevole quantità di scritti in cui raccolse i principi del suo pensiero e attraverso i quali possiamo avere conferma delle sue innovazioni tecniche e del suo profilo artistico.
I colori così assumono anche un carattere psichico, a parte che fisico. Sono capaci di arrivare all’anima dell’osservatore attraverso un’immediata analisi visivo-sensoriale. Come le note musicali, i colori attivano delle sensazioni istintive che portano gli osservatori a compiere un vero e proprio percorso spirituale.
Ogni colore produce la sua netta sensazione, variabile solo nelle tonalità e ognuno imprime una scossa elettrica al nostro sistema nervoso (che la rimanda al cervello) capace di modificare il nostro processo di coscienza-conoscenza.
Si passa dall’analisi dei colori primari (giallo, blu, rosso) a quella dei colori secondari (arancione, verde, viola).
Il giallo è un bagliore totale e irrazionale, quasi un suono di tromba.
Il blu è profondità e dramma, un suono di organo.
Il rosso è energia pura, coscienza, suono di tuba.
L’arancione è vitalità vibrante, come il suono di una campana.
Il verde è tranquillità, come le note calde e vibranti di un violino.
Il viola è acido e aspro, come un corno inglese.
Il marrone è statico e stanco, come un contrabbasso.
Il grigio è di una neutralità penetrante, come un piffero.
Il bianco è il silenzio, l’insieme di tutti i colori, un non-suono o l’attesa di un concerto.
Il nero è sempre silenzio ma avvolto nelle tenebre, corrisponde alla fine di un brano musicale.
Anche le forme hanno un loro suono interiore ed interagiscono con il suono del colore accentuandolo o smorzandolo.
Ad esempio, i colori acuti vengono esaltati ed acquisiscono un suono più acuto se inseriti in forme acute, come il giallo in un triangolo, mentre i colori scuri suonano ancora più gravemente in forme profonde, ad esempio il blu all’interno del cerchio, ma allo stesso modo si può cercare anche l’effetto opposto, di contrasto.
Il materiale artistico si può quindi combinare e ricombinare all’infinito per creare delle sinfonie visive.
Kandinskij disse che il colore è il tasto, l’occhio il martelletto, l’anima è il pianoforte dalle molte corde.