Suola Secondaria I grado E. Mattei
Cellatica (BS)
GITA A PARIGI
Il 25 marzo 2025 le due classi terze del nostro istituto si sono recate a Parigi, in Francia, per una gita scolastica.
Siamo partiti martedì notte, più precisamente alle 2:30, dal parcheggio delle scuole elementari, dove abbiamo preso il bus che ci ha portati fino all'aeroporto di Linate, a Milano.
Abbiamo preso l’aereo circa alle 7:15 e, con appena un’ora di volo, siamo atterrati all'aeroporto Charles de Gaulle.
Una volta arrivati nella grande città abbiamo fatto l’abbonamento per i trasporti; poi abbiamo preso il treno che ci ha portato fino alla fermata della metro, dove abbiamo mangiato e, in seguito, ripreso a viaggiare.
Appena siamo arrivati all’hotel abbiamo lasciato i bagagli in una stanza e ci siamo diretti verso la Senna, dove abbiamo preso un battello per fare una piccola crociera.
Il giro in barca per Parigi è durato circa un’ora e mezza, nella quale abbiamo visto molti dei monumenti più famosi della città, come la Tour Eiffel, Île de la Cité e la cattedrale di Notre-Dame.
Finita la crociera ci siamo nuovamente diretti alla stazione della metro per andare ad un Flunch, dove abbiamo cenato.
Una volta finito di mangiare siamo ritornati all’hotel per riposarci, dato che era dalla notte prima che eravamo svegli.
La mattina seguente ci siamo svegliati presto, circa alle 6:30, abbiamo fatto colazione nel ristorante dell’hotel e ci siamo diretti verso il museo più famoso di Parigi: il Louvre.
Arrivati davanti all’enorme palazzo e alla simbolica piramide di vetro, siamo entrati ed abbiamo iniziato dalla parte dedicata alla storia antica, con reperti storici risalenti all’epoca egizia e a quella etrusca.
Man mano che vistavamo il museo abbiamo visto opere d’arte famose, come la Nike di Samotracia, La Libertà che Guida il Popolo, la Monna Lisa, la Zattera della Medusa ed altri dipinti di Leonardo da Vinci o pittori rinascimentali.
Siamo usciti dal Louvre per l’ora di pranzo: noi ragazzi siamo andati a mangiare al Mcdonald, mentre le professoresse sono andate in una boulangerie.
Il pomeriggio siamo andati a visitare i Magasin Lafayette, un enorme centro commerciale di prodotti di alta moda con una bellissima cupola in vetro e una terrazza sul tetto da cui è possibile contemplare una della città più famose d'Europa.
Poi ci siamo diretti verso il Centre Pompidou con i suoi particolari tubi colorati anche se l’abbiamo visto solo dall’esterno.
Dietro al museo si trova una fontana molto particolare, chiamata Fontana Stravinsky, che ha sculture che ricordano molto alcuni dipinti dell’artista spagnolo Joan Mirò.
Vicino al Centre Pompidou si trova la chiesa di st.Eustache che è una costruzione principalmente gotica anche se le due navate laterali sono del periodo barocco, mentre l’esterno è per metà gotico e di stile neoclassico.
La sera siamo andati a mangiare in un altro Flunch sempre vicino al museo; finito di cenare siamo tornati in hotel per riposarci dopo la stancante giornata.
Nella mattinata di giovedì, dopo aver fatto colazione ci siamo di nuovo messi in cammino, direzione Petit Palais!
Lì abbiamo ammirato molte opere d’arte di tutti i tipi: sculture, dipinti, vasi risalenti all'Antica Grecia…
Il quadro di Claude Monet intitolato “Tramonto sulla Senna a Lavacourt” molto simile ad un altro dipinto dello stesso artista, ovvero ”Impressione, sole nascente” era esposto in una delle sale.
Per pranzo ci siamo diretti in un edificio che ospitava ristoranti di molti paesi diversi; noi abbiamo deciso di verificare se la pizza fosse preparata in modo corretto e abbiamo mangiato nella parte dedicata ai cibi italiani.
Finito di pranzare abbiamo deciso di incamminarci verso la Basilica del Sacro Cuore da dove si poteva ammirare un bellissimo panorama su tutta Parigi e dove si potevano contemplare tutti i monumenti più caratteristici della città.
Dopo aver visitato anche gli interni della Basilica ci siamo diretti verso Montmartre dove abbiamo potuto ascoltare cantanti di strada e ammirare le opere degli artisti; alcuni facevano caricature, altri disegni realistici ed altri ancora dipinti impressionisti.
Ed infine, prima di ritornare al Flunch per la cena, abbiamo passeggiato per i negozi delle vie parigine per comprare dei souvenir.
Dopo aver cenato abbiamo preso la metro, direzione Torre Eiffel!
Il monumento più famoso della città era illuminato e avvolto in un’atmosfera magica e molto romantica.
In seguito siamo tornati in hotel per rilassarci dopo la lunga giornata.
La mattina seguente ci siamo svegliati tutti un po’ tristi dato che ci rimaneva solo mezza giornata a Parigi prima di tornare in aeroporto per ritornare a Brescia.
Restavano ancora poche ore nella capitale francese, abbiamo optato per l’edificio in stile gotico più famoso del mondo.
Arrivati a Île de la Cites, l’isola su cui si trova Notre Dame, ci siamo diretti subito alla cattedrale per fare la fila per riuscire ad entrare.
Una volta entrati siamo rimasti ammaliati dalla bellezza di quel luogo e dalle magnifiche vetrate colorate.
Finita la visita siamo andati in un supermercato per comprare il pranzo e ci siamo velocemente diretti verso l’hotel per recuperare i bagagli prima di andare in aeroporto, imbarcarci e tornare a casa.
Arrivati a Charles de Gaulle abbiamo preso i biglietti e siamo saliti sull’aereo che ci avrebbe portato all’aeroporto di Linate di Milano; una volta atterrati abbiamo preso un pullman e, in circa un ora e mezza siamo arrivati al parcheggio delle scuola elementari di Cellatica dove abbiamo trovato i nostri familiari ad accoglierci.
La gita è stata fantastica, colma di divertimento e spensieratezza; davvero un'esperienza ottima che rifarei altre mille volte!
Davide Bolpagni classe 3B
L’INCONTRO CON VALERIA MONTINI
Il 15 gennaio 2025 le classi 3B e 3A, più la redazione del Ficcanaso, hanno avuto il piacere di ascoltare il racconto dell'incredibile esperienza all’estero vissuta da Valeria Montini, ex allieva della nostra scuola.
Dopo essersi diplomata al Liceo Classico Arnaldo, infatti, ha vissuto da ottobre a dicembre in Brasile, sperimentando uno stile di vita completamente diverso da quello italiano e venendo a contatto con nuove tradizioni e culture.
Il Brasile è una repubblica federale dell’America Meridionale, composta da 26 stati, ed è un paese multiculturale, con una popolazione composta da diverse etnie e in cui si mescolano cultura europea, africana e nativa. All’interno dello stato si trova l’immensa foresta Amazzonica, la più grande foresta pluviale al mondo, attraversata dal Rio delle Amazzoni, uno dei fiumi più lunghi della Terra.
Proprio nel mezzo della giungla, tra animali esotici e piante imponenti, Valeria ha passato i primi due mesi, immersa nella natura selvaggia.
Qui lavorava per l’associazione Marilì, che si occupa della salvaguardia dell’ambiente e degli animali, occupandosi di nutrire i pappagalli ospitati nel santuario.
La particolarità del lavoro che svolgeva era l’obbligo di doversi travestire da pappagallo, indossando un costume; questo perché i volatili potessero essere rimessi in libertà senza vedere l’uomo come una figura di cui fidarsi.
Alloggiava in un bed and breakfast tra gli alberi, completamente sostenibile: bagni senza sciacquone, una fossa per buttare gli scarti organici (che poi si trasformano spontaneamente in compost), cucina completamente vegana e fiori e piante dappertutto, all'interno degli stivali o, addirittura, delle lavatrici.
Ha avuto la possibilità di lavorare con volontari provenienti da tutto il mondo, anche se principalmente dall’Europa, e la proprietaria dell’albergo, brasiliana.
Ma la cosa che l’ha affascinata di più, sopra tutto il resto, sono stati gli animali: piccoli gioielli, ognuno diverso dall’altro; ha scoperto anche una passione per le particolarità degli insetti, che prima del viaggio le facevano paura.
Dovunque si girasse incontrava qualche essere interessante: scimmie tra i rami, rane grandi come gatti, tarantole e serpenti velenosi, che si rintanavano nell'ombra appena venivano visti.
La giungla, a Valeria, è piaciuta molto: un posto rumoroso e caotico, ma accogliente, in cui si ha l’impressione di essere minuscoli e circondati dall’immensità.
A fine novembre, ha soggiornato in diverse città.
La prima che ha visitato è stata Salvador, considerata la città più pericolosa del mondo, con 2 milioni e mezzo di abitanti.
È un centro abitato molto grande, dove la cultura brasiliana è particolarmente sentita, così come quella africana: è anche chiamata la “Città nera”, per la grande percentuale di cittadini di colore che vi si trovano. Qui sono nate anche la capoeira e la samba, gli edifici sono colorati, e le feste tradizionali, come quella di Santa Barbara, molto sentite dalla popolazione locale.
Proprio a quest’ultima Valeria ha avuto la fortuna di partecipare, in una giornata piena di balli, cibi tipici, sfilate e vestiti rossi e bianchi, il colore simbolo di questa parata.
La festa è simbolo della religione del Candomblé, nata dalla mescolanza degli dei africani con quelli cistiani, dove una delle divinità di questa religione si è unita a Santa Barbara, che da il nome alla festa.
Dopo aver partecipato a questa meravigliosa festa, Valeria è andata ad Amparo, un comune della grande città di San Paolo, a circa due ore dal centro città; proprio qui si trova il più grande quartiere italiano dello Stato. Infatti, in Brasile molte persone hanno antenati italiani, la maggior parte dei quali erano migranti che si sono spostati nel “Nuovo Mondo” in cerca di un lavoro che garantisse alle loro famiglie una vita migliore.
In questo incantevole comune ha lavorato in una fattoria, dove ha attraversato la parte più "culinaria” del suo viaggio; infatti, anche se il suo compito era raccogliere frutti, ha conosciuto molti piatti tipici brasiliani. E nemmeno la frutta è da sottovalutare; infatti, sapevate che esistono tantissimi tipi di mango diversi? E che esiste un particolare frutto, chiamato Jackfruit, con il guscio coperto di spine?
Insomma, anche la cucina del Brasile, così come i suoi paesaggi naturali mozzafiato, la cultura multietnica e le feste gioiose e particolari, è una sorpresa da lasciare a bocca aperta.
Infine, gli ultimi due giorni li ha passati nel centro città di San Paolo, un luogo gioioso, festoso, ma anche affollato!
Lì ha visitato il museo della cultura africana (Museo Afro Brasil), dedicato alla ricerca, alla conservazione e all'esposizione di oggetti legati alla diaspora africana in Brasile, e il museo dell’arte di San Paolo, che, costituisce uno dei più importanti centri culturali del paese, famoso per la straordinaria collezione custodita e noto per l'arditezza della sua architettura.
Ci ha poi descritto come le strade fossero addobbate e intrise di “magia natalizia”, con cori, decorazioni e tanta gioia. Alla fine, non sembra essere tanto diverso dal clima che si respira in Italia in vista del 25 dicembre.
Valeria è tornata qui a Cellatica il 23 dicembre, appena prima Natale; appena finite le vacanze, ha deciso di venire nella sua ex- scuola, a incantare noi studenti con la sua esperienza.
Ha infine condiviso con noi le sue considerazioni: nonostante Brasile e Italia si trovino in due continenti diversi, l’America e l’Europa, le persone che abitano questi Paesi sono straordinariamente simili; ognuno ha la propria identità culturale, ovviamente, ma i sentimenti, i sogni, gli obiettivi e i pensieri che animano le loro menti sono gli stessi da uno stato all’altro. Anche se migliaia di chilometri ci dividono, siamo tutti esseri umani, e può essere addirittura più facile trovarsi d’accordo con qualcuno che parla un’altra lingua e vive in un altro stato, che con una persona a noi vicina.
Per questo è meraviglioso viaggiare: si conoscono nuovi luoghi, nuove culture, si resta a bocca aperta davanti alle meraviglie della natura o alle opere d’arte umane e si entra in contatto con persone nuove, che all’inizio sembrano lontanissime, ma sono alla fine molto più vicine di quanto credessimo.
Il Brasile è quindi uno stato multietnico, dall’identità culturale molto forte ma in cui si mescolano credi e tradizioni completamente opposte; ospita la natura più selvaggia e splendida e le città più festose e colorate. I brasiliani sono tutti diversi e tutti incredibili a modo loro e, tutto sommato, non sono poi così diversi dagli italiani.
“Ma quindi” infine abbiamo chiesto a Valeria, che ci aveva invitato a rivolgerle qualche domanda “Perché sei venuta qui a raccontarci questo viaggio?”
E lei ci ha risposto: “Per aprirvi le porte del mondo. Per farvi capire quanto sia meraviglioso viaggiare, poter adottare nuove prospettive nel modo in cui vediamo il mondo. Perché regala esperienze assurde e che, anche se magari all’inizio andarsene per qualche mese dalla propria casa può fare paura, ne vale assolutamente la pena.”
In conclusione, non possiamo che ringraziare Valeria Montini, che con le sue parole ha deciso di condividere con noi la sua fantastica esperienza e che ci ha lasciati incantati con il suo racconto. Ovviamente, il messaggio che ci ha voluto lanciare è arrivato e, scrivendo questo articolo, speriamo si diffonda sempre di più: “Viaggiare è meraviglioso e non abbiate mai il timore di farlo!”
Iris Paroli 3B
La professoressa Luisa Castellazzo, insegnante di lettere presso il liceo “De Andrè” e assessora all'istruzione del Comune di Cellatica, ci ha dedicato del tempo per raccontarci come si svolge e di che cosa si occupa svolgendo il suo incarico di assessore nell’Istituzione pubblica.
Un giorno le è stato proposto di candidarsi come assessore e miracolosamente (dice) ha ottenuto numerosi voti e ha intrapreso questo percorso; successivamente è stata anche rieletta: il suo ruolo è far parte della giunta nella quale ci sono vari assessori che si occupano di molti aspetti della vita del Comune.
Luisa Castellazzo si occupa di organizzare eventi culturali e delle relazioni con le scuole del nostro paese, in particolare di gestire i fondi del diritto allo studio: per esempio quando la nostra scuola primaria è stata bruciata e vandalizzata l’assessora si è preoccupata di reperire i finanziamenti per ricostruirla il prima possibile.
L’assessore ci ha confermato che ama molto partecipare alla vita della comunità e poter collaborare al buon funzionamento del Comune, inoltre adora insegnare ai ragazzi. Una cosa che invece trova difficile è mettere d’accordo persone con idee diverse, ma soprattutto non sopporta le persone che non portano rispetto verso gli altri o che non pensano prima di parlare. Luisa Castellazzo, in passato, ha richiesto e realizzato numerosi progetti per la comunità, con i quali cerca di coinvolgere soprattutto i cittadini più fragili, chi non ha la possibilità economica, oppure anche i ragazzi che non hanno difficoltà a inserirsi nel tessuto sociale.
L’assessora ha accettato il suo incarico anche per valorizzare il meraviglioso patrimonio naturale verde del paese, la sua ammirevole storia e le attività della comunità; con il suo impegno realizza alcuni suoi valori, come la voglia di partecipare e il senso di responsabilità verso gli altri.
Anita B. e Rachele F.
Oggi 10 aprile 2025 abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Manuela Filardo, una “vera” giornalista che è venuta a trovarci presso la redazione del Ficcanaso per raccontarci la sua esperienza e darci qualche suggerimento.
Manuela attualmente lavora in Regione Lombardia come giornalista pubblicista dal 2009. Non si occupa solo di giornalismo ma svolge anche delle attività legali e istituzionali.
Non immaginava di fare la giornalista e questa opportunità le si è presentata inaspettatamente grazie ad una borsa di studio!
Dopo la laurea in giurisprudenza ha vinto questa borsa di studio per un tirocinio in Regione e le hanno affidato la gara d’appalto per i servizi di comunicazione della Direzione Generale Sanità. Dopo essersi trovata molto bene con questo lavoro e aver appreso che le piaceva molto l’attività di comunicazione, si è specializzata in questo ambito ottenendo un master in comunicazione pubblica. In seguito le venne affidato un lavoro come redattrice del televideo di Rai 3, un lavoro molto preciso e complicato che richiedeva l’uso di strumenti digitali.
Per la Regione ha lavorato alla redazione della pubblicazione “Sanità Informa” che veniva distribuita negli ospedali, ambulatori medici e aziende sanitarie locali per divulgare informazioni di carattere sanitario alla popolazione. Nella redazione c’erano anche altre persone e un caporedattore che decideva la linea editoriale e gli articoli da pubblicare. Come noi, si riunivano in piccoli gruppi e decidevano cosa scrivere, oltre a fare varie interviste agli assessori regionali.
Ci ha raccontato che per fare questo lavoro non c’è una scuola specifica ma alcune università e corsi aiutano a diventare giornalisti. Inoltre, dal 1969 ci sono due elenchi di giornalisti, i giornalisti professionisti che fanno questo lavoro in maniera esclusiva e i giornalisti pubblicisti, come lei, che fanno questo lavoro ma anche altre attività.
Ora è caporedattrice del sito internet di Regione e di alcuni strumenti di comunicazione presso l’ufficio regionale di Brescia, ma si occupa anche di organizzare eventi istituzionali e gestire gli accordi con i Comuni sul territorio di Brescia.
Lei e i suoi colleghi devono anche scrivere un dossier cioè notizie, suddivise per tematiche (istituzionale, territorio, sociale, economia…) che contengono informazioni rilevanti sul territorio di Brescia e provincia e che viene inviato agli assessori e al presidente della regione.
Uno dei dossier più difficili che ha dovuto preparare è il “dossier sulla siderurgia bresciana”, in occasione di un incontro del Presidente della Regione con gli industriali, tenutosi il 26 marzo 2025 a Brescia, di cui non conosceva la materia e ha dovuto informarsi e studiare tanto.
L’articolo che le è piaciuto di più scrivere è stato quello sul centro antiveleni, inserito in un opuscolo che hanno dovuto preparare in quanto, in quel periodo si erano verificati dei casi di avvelenamento di bambini piccoli dovuti all’ingestione di detersivi. Per questo motivo, hanno dovuto creare uno strumento informativo per le famiglie, distribuito dai pediatri e negli ospedali. Grazie a ciò sono diminuiti i casi di avvelenamento di bambini e per questo motivo i redattori furono molto soddisfatti.
Le piace moltissimo il suo lavoro soprattutto quando hanno dei riscontri positivi sul territorio di Brescia. Quando le abbiamo chiesto se le sarebbe piaciuto scrivere su altri temi ci ha detto che le piacerebbe scrivere articoli sui viaggi perché ama molto viaggiare.
Ci ha anche detto che legge molto e volentieri e che le spiace che il giornalismo sia cambiato negli ultimi tempi e con l’avvento di Internet, gli articoli sono sempre meno imparziali e sempre di più soggettivi, e in alcuni casi anche falsi. Il lavoro del giornalista è impegnativo e bisogna farsi un’opinione sulle cose e informarsi molto su ciò che si deve scrivere.
Alla fine, ci ha dato qualche suggerimento per scrivere dei buoni articoli: bisogna sapere scrivere grammaticalmente corretto e servono titoli accattivanti per invitare la gente a continuare a leggere e non fermarsi; se si deve scrivere su un giornale è importante sapere quanto spazio si ha a disposizione per scrivere, usare un linguaggio generalmente semplice ma anche pensato per chi leggerà il tuo articolo, mai copiare, ma capire, rielaborare e interpretare.
Lyabelle T.
CELLATICA E COLLEBEATO: FATTI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE RACCONTATI DAI TESTIMONI.
Giovedì 13 febbraio 2025 noi, redattori de “Il Ficcanaso”, giornalino della scuola secondaria di primo grado “E. Mattei”, abbiamo avuto il piacere di intervistare la signora Lina Griotti, bisnonna del nostro compagno Davide Bolpagni. Ci ha raccontato, in occasione della giornata della memoria, che cadeva il 27 gennaio, come ha vissuto la seconda guerra mondiale e le esperienze che lei e i suoi familiari hanno affrontato.
È nata nel 1926, ha frequentato tutte le elementari a Cellatica e aveva 13 anni quando è scoppiata la seconda guerra mondiale, il 10 giugno 1939.
Durante il conflitto viveva a Collebeato a casa di sua nonna, ai Campiani.
Dopo il tramonto non si poteva uscire di casa perché passava ”Pippo”, un aereo tedesco che bombardava ovunque vedesse le luci accese negli edifici facendo sempre lo stesso tragitto nella stessa fascia oraria.
Tutte le ragazzine come lei, però, erano felici quando i tedeschi bombardavano perché c’era la luce che invece, a causa del coprifuoco, di solito mancava.
Brescia fu bombardata molto, ma Collebeato, al contrario, non venne mai colpita o presa di mira dai tedeschi.
Quando, nel 1940, l’Italia entrò in guerra i suoi zii furono arruolati, mentre a suo padre fu concesso di stare a casa, visto che era già stato chiamato al fronte durante il primo conflitto mondiale.
Fortunatamente i suoi zii, dopo la campagna di Russia, ritornarono a casa.
A quell’epoca per comprare i viveri serviva la tessera, che permetteva di prendere un etto di pane a persona al giorno .
Lei e la sua famiglia avevano il campo di grano e quindi avevano limiti nell’uso della tessera; nonostante ciò, non avevano molto da mangiare perché la maggior parte di ciò che producevano veniva confiscato dai tedeschi.
Per comprare qualcosa in più bisognava rivolgersi alla “Borsa nera”, ossia il mercato illegale.
Suo padre, dal momento che aveva già vissuto un’altra guerra, aveva paura di soffrire la fame e quindi, quando iniziarono a sentirsi le prime voci di un possibile nuovo conflitto internazionale, comprò tutta la farina e il sale che trovò, fino a riempire addirittura la camera da letto, nonostante il disappunto delle figlie e lo scetticismo dei vicini.
Aveva però visto giusto: questa grande scorta è finita proprio qualche giorno prima della fine della guerra ed è stata necessaria alla famiglia per sopravvivere.
Già da quando aveva 11 anni la signora Lina lavorava come sarta in una ditta in centro Brescia, che produceva vestiti per i tedeschi.
Quando c’erano i bombardamenti, lei e sua sorella si riparavano nella Galleria del Castello, o almeno fu così le prime volte; dopo, infatti,il padre le ammonì, dicendo che era molto pericoloso nascondersi in quel posto, perché se fossero cadute delle bombe alle due estremità, la galleria sarebbe crollata. Allora loro decisero di fuggire nei campi, dove era molto difficile cadessero delle bombe. Proprio in un campo hanno trovato un paracadute nazista, con la cui stoffa, pura seta, hanno cucito delle camiciette.
Durante la pausa pranzo nei giorni lavorativi, tutte le altre ragazze che, come lei, lavoravano nell’azienda, mangiavano il pane nero, un tipo di pane poco raffinato. Lei, invece, aveva quello bianco, perché lo producevano a casa con il grano del loro campo; vergognandosi di essere l’unica ad averlo, lo scambiava e condivideva con le altre.
La signora Lina dice di avere ancora paura a parlare del fascismo, perché le squadracce hanno picchiato più volte suo padre poiché non condivideva le stesse idee del Duce.
La vita a Collebeato era tranquilla, anche se c’erano le camicie nere che perlustravano il paese.
A uno dei suoi zii, detto Cico, piaceva andare in giro con un foulard rosso, perché si abbinava ai suoi capelli; una sera era uscito di casa, per andare all’osteria della zona.
Quando entrò si trovò davanti delle camicie nere che, vedendo il colore del suo foulard, lo associarono al comunismo, anche se non faceva parte del Psi, e lo picchiarono.
Tornato a casa, raccontò tutto quello che era successo ai suoi due fratelli maggiori e, il più grande, Vincenzo, decise di andare all’osteria e dare una bella lezione a quegli squadristi.
Entrò nel locale, si avvicinò ai fascisti e chiese loro, con fare minaccioso, cosa avessero fatto a suo fratello. Loro risposero che l'avevano giustamente picchiato, visto che portare un foulard rosso era irrispettoso nei confronti dei fascisti.
Allora Vincenzo prese uno delle camicie nere e lo gettò nelle fiamme ardenti del camino dell’osteria, dicendo:- Sapete cosa faccio alle fascine come voi?! Le butto sul fuoco!-
Dunque i fascisti accorsero a recuperare il loro compagno e dissero che il ragazzo non doveva permettersi di comportarsi in quel modo e lo minacciarono, affermando che sarebbero venuti a casa sua e avrebbero ucciso la sua famiglia.
Vincenzo replicò che lui e i suoi fratelli erano tutti cacciatori e che non si sarebbero trattenuti ad usare le loro armi contro i fascisti, nel caso avessero minacciato la loro sicurezza.
In seguito, nessuno degli squadristi si presentò né usò la violenza contro di loro.
I partigiani si nascondevano nelle botti, sotterrate nei campi, per sfuggire alle ronde notturne degli squadristi; inoltre, lo facevano per capire quale sarebbe stata la prossima mossa dei nazi-fascisti.
Uno dei partigiani era proprio il suo futuro marito, che era scappato su un treno merci del carbone nel 1943 per non dover più combattere. Era stato, infatti, chiamato al fronte proprio la sera prima del suo congedo, a venticinque anni.
Da quel momento aveva dormito nei fienili delle famiglie che si offrivano di ospitarlo per una notte, per sfuggire ai fascisti. Ogni tanto anche la famiglia della signora Lina lo ospitava e lui già iniziava a mostrare le prime attenzioni verso di lei.
Quando la signora Lina aveva circa tredici anni chiedeva ripetutamente a suo padre di poter possedere anche lei la divisa da Balilla perché voleva avere un vestito elegante; ma lui, che era contrario al fascismo, non gliela voleva comprare. Il vestito “bello” che la signora LIna possedeva, insieme alle scarpe, lo usava solo la domenica, per andare a messa, che era considerato il giorno di festa durante la settimana.
Un giorno, però, cedette e decise di andare a prendere la stoffa, per cucirla insieme.
Ma, una volta fatto, le raccomandò di non farsi vedere vestita in quel modo vicino a lui.
I soldati Alleati che erano stati fatti prigionieri prima dell’8 settembre 1943, giorno dell’Armistizio, erano rinchiusi in celle sui Campiani; alcuni di loro lavoravano nei campi dove lavorava anche la famiglia della signora Lina.
Di questi, i campi di pesche appartenevano all’Ospedale di Brescia, per cui la signora Lina e sua sorella trasportavano i prodotti del raccolto fino a un casale; anche qui c'erano dei prigionieri, che lavoravano nelle cantine.
Allora, le due sorelle passavano le pesche ai soldati Alleati, che erano tutti ragazzi molto giovani, e che erano costretti a lavorare e vivere in condizioni più che modeste; per questo vennero soprannominate “le sorelle pesca”.
Il giorno della liberazione, il 25 aprile 1945, nonché compleanno della signora Lina, le campane di tutta Brescia suonavano a festa, mentre la gente intonava canzoni e rideva, piena di gioia, perché la guerra era finita.
Nonostante tutto, tanti soldati, che erano imprigionati o bloccati in altri stati, come la Russia, tornarono dopo molti anni in patria, spesso in condizioni di salute pessime.
Uno di questi, che la signora Lina conosceva di persona, era un ragazzo che, quand’era partito, pesava una novantina di chili; quando era tornato, dopo anni, riportato dalla Croce Rossa in seguito alla prigionia in Russia, era ridotto praticamente ad uno scheletro e pesava appena trenta chili. Sua madre e sua sorella hanno fatto addirittura fatica a riconoscerlo, da quanto era cambiato.
La signora Lina ha concluso dicendoci che spera in un futuro di pace, in cui la guerra sia ormai solo un ricordo lontano in tutto il mondo e che nessuno debba soffrire la fame o che debba vivere come un soldato. Dovremmo ringraziare di essere nati in una nazione senza troppi squilibri sociali o economici e senza conflitti in corso e dovremmo impegnarci tutti i giorni per preservare questa condizione e per provare a estenderla a tutti gli stati.
Davide Bolpagni, Iris Paroli classe 3B
I RAGAZZI DEL FICCANASO CAMBIANO L'ORARIO DEGLI INTERVALLI
Possiamo dire di essere stati i primi a venire a conoscenza di questa incredibile notizia, perché siamo stati proprio noi a proporla! E’ una notizia fantastica: ci saranno ricreazioni più lunghe. Grazie all'intervista che i redattori del giornalino hanno fatto alla preside del nostro Istituto, quando è stata posta la domanda“cosa vorrebbe cambiare in questa scuola?” La Dirigente ha rimandato a noi la domanda:
Che cosa vorreste cambiare VOI nella vostra scuola?”
Noi abbiamo proposto di prolungare gli intervalli. Abbiamo discusso tutti insieme e alla fine è stata fatta questa proposta: una prima pausa di 10 minuti alle 10 e una seconda pausa della stessa durata alle 12, in modo da suddividere le sei ore di lezione in blocchi da due.
Ed ecco che, superato l’iter burocratico delle approvazioni da parte del collegio docenti e del consiglio d’Istituto, dal 7 gennaio il nuovo modello orario è entrato in vigore.
La Redazione
CREARE PER GLI STUDENTI UN AMBIENTE ACCOGLIENTE E SICURO NELLA SCUOLA E GARANTIRE LORO L'ISTRUZIONE MIGLIORE
Intervista alla nuova Dirigente Scolastica, dott.ssa Elisabetta Zani
Giovedì 12 dicembre 2024, noi, redattori de “Il Ficcanaso”, giornalino della scuola secondaria di primo grado “E. Mattei” , abbiamo intervistato la dirigente scolastica, dottoressa Elisabetta Zani, che quest’anno guiderà il nostro Istituto come reggente: ci è sembrata una persona sorridente, gentile e disponibile verso gli alunni e le alunne.
Dopo esserci salutati, le abbiamo posto una serie di domande inerenti alle sue attività ed esperienze come dirigente.
Perché ha deciso di assumere l’incarico di dirigente in questa scuola?
“ Non l’ho deciso io, ma mi hanno dato l’incarico da Milano il 28 agosto, anche se sono dirigente nella scuola a Rodengo-Saiano. La vostra scuola da quest’anno è rimasta senza dirigente, quindi lavorerò qui per un anno provvisoriamente come reggente.” La reggenza è un incarico temporaneo che il dirigente di un'altra scuola accetta contemporaneamente a quello che già ricopre.
In che cosa consiste il suo lavoro come dirigente?
“Consiste nel determinare l’organizzazione della scuola, facendo una serie di attività che permetta di svolgere progetti per gli studenti e di assicurare un dialogo con gli insegnanti e con gli stessi alunni, per garantire loro la migliore istruzione, stabilendo le linee educative da seguire. Personalmente, trovo che negli ultimi anni questo lavoro si stia spostando sempre più sugli aspetti più burocratici, mettendo in secondo piano l’istruzione.”
Che cambiamenti vorrebbe effettuare in questo istituto?
“Ritengo più opportuno che siate voi a suggerire dei miglioramenti” Le abbiamo quindi proposto di cambiare gli orari degli intervalli, cioè di metterne uno alle dieci, invece che alle undici, e uno a mezzogiorno, invece che all’una. Ha detto che avrebbe preso in considerazione la proposta e che avrebbe parlato con i docenti per metterla o meno in atto.”
Questo lavoro era un sogno già dalla sua adolescenza?
“No, non è mai stato un mio sogno. Per un po’ di anni ho fatto la maestra e mi è sempre
piaciuto lavorare con i ragazzi, ma non è mai stato un mio grande desiderio fare la dirigente.”
Si sente felice per aver raggiunto l’ incarico da dirigente?
“Sono contenta di essere dirigente solo perché grazie a questo lavoro posso aiutare i ragazzi e le ragazze più giovani, facendo il loro bene. Inoltre, ho deciso di diventare dirigente perché trovo i rapporti con gli studenti molto importanti.”
Com’è iniziata la sua carriera da preside?
“Prima di tutto ho frequentato il Liceo Calini e poi la facoltà di Filosofia presso l’Università di Milano. In seguito, ho partecipato a un concorso per diventare insegnante e ho lavorato come maestra a Provezze di Provaglio d’Iseo. Dopo alcuni anni, ho affrontato il concorso per diventare dirigente, iniziando a lavorare a Rodengo Saiano e, da quest’anno, anche presso l’I.C Cellatica-Collebeato.”
Da quanti anni ricopre il ruolo di dirigente?
“Faccio questo lavoro da circa undici anni.”
Cosa le piace di più del suo lavoro?
“Sicuramente ciò che preferisco è incontrare, parlare e discutere con gli studenti. Purtroppo non ho sempre il tempo di farlo, però creare per loro un ambiente accogliente e sicuro nella scuola e garantire loro l’istruzione migliore sono le mie priorità.
Qual è il ricordo più bello che ha da quando è diventata preside?
“Non credo di averne uno solo, ma credo sia quando sono entrata nelle aule dei bambini della primaria che mi salutano sempre con tanti sorrisi e affetto, abbracciandomi con gioia. Però sono molto felice anche quando i ragazzi mi riconoscono e mi salutano per strada, fuori dall’ambiente scolastico.”
Quali sono i valori che, secondo lei, la scuola dovrebbe trasmettere ai ragazzi?
“Penso che i valori più importanti siano il rispetto per tutti, indipendentemente da caratteristiche fisiche, culturali o dal pensiero di ognuno, e il saper trovare in ogni situazione il lato positivo e il sorriso, senza farsi abbattere dalle difficoltà. Inoltre, credo che lavorare
insieme sia sempre meglio rispetto a lavorare da soli.”
Chi l’ha aiutata a diventare chi è ora?
“Nella vita tutte le persone che ho incontrato, negative o positive, mi hanno aiutato a diventare chi sono adesso.”
Chi è il suo punto di riferimento?
“Il mio punto di riferimento è Don Lorenzo Milani: presbitero, docente, ha cambiato la scuola, aiutando i ragazzi che non potevano permettersi di frequentarla o che avevano problemi famigliari”
Perché ha approvato questo progetto?
“Perché penso che il progetto “A scuola di reporter” rappresenti un’occasione per gli studenti di esprimere le proprie idee e opinioni e che quindi sia positivo per la loro educazione e crescita.”
Speriamo che quest’intervista sia un’opportunità per tutti gli studenti del nostro istituto di conoscere meglio la nostra dirigente, responsabile dell’organizzazione della scuola sotto ogni aspetto e che ogni giorno si impegna per permetterci di avere l’educazione migliore possibile!
Davide Bolpagni, Iris Paroli - Classe 3B