Intervista a Matteo Momentè
Abbiamo intervistato il mister Matteo Momentè in questa serie di interviste a personaggi che si sono distinti dalla massa, grazie alle loro carriere e avventure.
Ha fatto tanti sacrifici per poter giocare a livelli professionistici?
Ci sono voluti tanti sacrifici! Quando sono andato a giocare a Milano, all'Inter, non potevo vedere la mia famiglia e i miei amici e stavo molto tempo fuori a giocare a calcio.
Avevo appena 15 anni quando mi sono allontanato per entrare nel mondo professionistico.
I miei genitori mi hanno sempre sostenuto nelle mie scelte e seguito in tutta Italia ed Europa: lo hanno fatto con discrezione e senza eccessive aspettative. Hanno saputo rispettare i miei tempi come calciatore.
Si è trovato bene in tutte le squadre in cui ha giocato? Se non si sentiva a proprio agio cosa ha fatto?
Di certo, non è facile instaurare relazioni durature con i compagni di squadra quando si cambia spesso squadra. Il fatto di cambiare squadra non dipende da te, ma dalle opportunità, così ho avuto la possibilità di provare emozioni diverse insieme a nuovi compagni. Non bisogna scappare dalle difficoltà ma bisogna cercare di affrontarle nel modo più sereno possibile anche facendosi aiutare.
Diventare calciatore professionista era un sogno oppure un’opportunità arrivata in maniera casuale?
Essere entrato in una squadra come l’Inter era sempre stato un mio sogno ed essere entrato in altre squadre è stata un’opportunità.
Qualunque club frequentato era un’emozione.
La sua famiglia era contenta del suo percorso?
La mia famiglia è sempre stata di supporto e mi ha aiutato nelle mie scelte, è molto contenta del mio percorso di professionista, le sono grato per tutto quello che mi ha potuto offrire; ha rappresentato un elemento essenziale per la mia carriera.
A volte i genitori possono essere un limite anziché una risorsa: bisogna fare attenzione a non caricare il figlio di eccessive aspettative, cosa che con me non è avvenuta.
Quindi sì, è contenta del mio percorso
Ora è contento di ciò che fa?
E’ un grande piacere allenare i miei ragazzi, cerco di trasmettere loro la mia passione e insegnare quello che so.
Per diventare allenatore bisogna capire quando uno ha bisogno di aiuto o quando ha bisogno di una sgridata. A volte i ragazzi perdono di vista il loro vero obiettivo. Per realizzarlo ci vuole costanza e impegno.
Qual è stato il momento più importante della sua carriera?
Il momento più emozionante della mia carriera è stato senza dubbio l’esordio in Champions League, in Scozia, a Glasgow, nel novembre del 2005, contro i Rangers in uno stadio molto caldo, davanti a 50.000. Prima di entrare in campo la paura c’è sempre, soprattutto in una competizione così importante come la Champions.
Quando, però, comincia la partita, la paura sparisce a favore della concentrazione e della felicità.
Cosa ci consiglierebbe di fare per gestire la fatica?
Per gestire la fatica serve molto allenamento e controllare l’ansia: non bisogna giocare per vincere, bisogna giocare per divertirsi alla vostra età.
Qual è l’errore più comune che vede fare ai giovani calciatori oggi? Cosa consiglia loro per concentrarsi e crescere come giocatori?
L’errore più comune che vedo soprattutto nei ragazzi è la poca convinzione di sé, soprattutto nelle partite servono sia sicurezza sia un po’ di sano agonismo.
Imparare a sbagliare e accettarlo è altrettanto importante.
Sbagliare è il primo passo per crescere.
Se lei dovesse scegliere un altro sport, quale farebbe? E se dovesse scegliere un altro lavoro?
Oltre al calcio mi piacerebbe molto praticare tennis.
Sono molto legato allo sport e ai ragazzi, faccio fatica a vedermi in un altro lavoro.
A breve diventerò papà di una bambina, non la obbligherò a giocare a calcio: sceglierà lei la sua strada.
Ora insegno alla LeO e sono responsabile della pre-agonistica.
Cosa pensa della nostra iniziativa come CCR?
Il CCR è un’iniziativa bellissima, continuate a coltivarla e a coinvolgere sempre più ragazzi.
Può regalare ai nostri lettori una massima da ricordare?
“ Non perdete mai la voglia di sognare, continuate a coltivarla.”
“Usate lo sport come mezzo positivo per raggiungere i vostri obiettivi.”
Ringraziamo tantissimo il Mister per averci regalato tempo e parole importanti su cui riflettere e di cui far tesoro: auguriamo ai nostri lettori di trovare sempre nella propria vita una “Serie A” in cui credere e per cui lottare!