25 APRILE 2024
Dormi sepolto in un campo di grano
Non è la rosa, non è il tulipano
Che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
Ma son mille papaveri rossi
Inizia così la Guerra di Piero del celebre cantautore genovese Fabrizio De André. Come mai ci sono mille papaveri rossi sulla tomba di Piero? I papaveri rossi fioriscono ovunque, anche in mezzo alle croci delle tombe dei soldati morti.
Dopo la fine della guerra molte associazioni americane cominciarono a creare delle spille di carta a forma di papavero per raccogliere fondi e aiuti per gli orfani di guerra. L’idea fu ripresa anche in Europa da madame Guérin, un’insegnante francese convinta che tutti i Paesi alleati della Prima guerra mondiale dovessero adottare il papavero come fiore simbolo per ricordare i propri caduti. Ispirandosi a quanto già accadeva negli Stati Uniti d’America cominciò a vendere papaveri rossi fatti a mano. Ne vendette tantissimi e usò il ricavato in favore degli orfani di guerra francesi.
E come un passaparola, l’idea di madame Guérin piacque così tanto che fu ripresa da un ex comandante dell’esercito inglese. Questi adottò il papavero rosso come simbolo di una campagna fondi per gli ex soldati dell’impero britannico, poveri e invalidi.
Da qui in poi il papavero rosso divenne ufficialmente il simbolo di qualcosa di più grande.
In Italia in realtà questo simbolo non è stato mai adottato nelle cerimonie ufficiali. Ci ha però pensato Fabrizio de André a rendere omaggio ai nostri caduti in battaglia con i suoi ormai famosi “mille papaveri rossi”.
Nell’anniversario della Liberazione ci piace pensare che sia proprio il papavero, il famoso fiore del partigiano, morto per la libertà e seppellito lassù in montagna a essere ricordato.
E che ogni anno, sulla sua tomba sperduta, crescano spontanei mille papaveri rossi.
E mentre il grano ti stava a sentire
Dentro alle mani stringevi il fucile
Dentro alla bocca stringevi parole
Troppo gelate per sciogliersi al sole
Vogliamo essere noi, oggi, a sciogliere queste parole, noi ragazzi delle scuole medie, tanto giovani per pronunciarle, tanto grandi da poterle comprendere:
vita
libertà
giustizia
pace
Vita dignitosa per tutti
Libertà da ogni forma di oppressione
Giustizia e pace per tutti i cittadini, per ogni uomo
Voi rappresentanti dei partigiani,
voi uomini delle associazioni d’arma e combattentistiche
con la vostra storia aiutateci a fare la nostra.
In nome della Costituzione Italiana, grazie per le vostre testimonianze di vita.
APRILE 1945
Ecco, la guerra è finita.
Si è fatto silenzio sull’Europa.
E sui mari intorno ricominciano di notte a navigare i lumi.
Dal letto dove sono disteso posso finalmente guardare le stelle.
Come siamo felici.
A metà del pranzo la mamma si è messa improvvisamente a piangere per la gioia,
nessuno era più capace di andare avanti a parlare.
Che da stasera la gente ricominci a essere buona?
Spari di gioia per le vie, finestre accese a sterminio,
tutti sono diventati pazzi, ridono, si abbracciano,
i più duri tipi dicono strane parole dimenticate.
Felicità su tutto il mondo è pace!
Infatti quante cose orribili passate per sempre.
Non udremo più misteriosi schianti nella notte
che gelano il sangue e al rombo ansimante dei motori
le case non saranno mai più così immobili e nere.
Non arriveranno più piccoli biglietti colorati con sentenze fatali,
Non più al davanzale per ore, mesi, anni, aspettando lui che ritorni.
Non più le Moire lanciate sul mondo a prendere uno
qua uno là senza preavviso, e sentirle perennemente nell’aria,
notte e dì, capricciose tiranne.
Non più, non più, ecco tutto;
Dio come siamo felici.
Dino Buzzati
L'UOMO LIBERO
L’uomo libero non ha confini,
il suo limite è l’infinito,
le sue vie sono sempre aperte
come le porte di un tempio invisibile
è lui, il sacerdote dell’Ignoto.
L’uomo libero spregia le catene
ma non si lascia travolgere dalla lotta,
il suo campo di battaglia è la vita,
la prima preoccupazione, l’Amore.
L’uomo libero è vento:
accende le ceneri addormentate,
spettina le foglie degli alberi,
grida dall’alba del sole
al tramonto della luna
per ricordare al mondo
una sola parola: libertà!
Domenico Turco
VIVA LA LIBERTA'
Viva la primavera
che viaggia liberamente
di frontiera in frontiera
senza passaporto,
con un seguito di primule,
mughetti e ciclamini
che attraversando i confini
cambiano nome come
passeggeri clandestini.
Tutti i fiori del mondo son fratelli.
Gianni Rodari
FILASTROCCA LIBERA
Libero, libera, liberi tutti
Libero l’albero e libero il seme
Liberi i belli di essere brutti
Le volpi furbe di essere sceme
Il fiume libero d’essere mare
Il mare libero dall’orizzonte
Libero il vento se vuole soffiare
Liberi noi di sentircelo in fronte
Libero tu di essere te
Libero io di essere me
Liberi i piccoli di essere grandi
Liberi i fiori di essere frutti
Libero, libera, liberi tutti.
Bruno Tognolini