Nel XIX secolo, la salute era considerata una responsabilità individuale, con uno scarso coinvolgimento dello Stato tranne che per la beneficenza verso i malati poveri. L'industrializzazione ha portato a condizioni sanitarie peggiorate per i lavoratori, con malattie come malaria e tubercolosi diffusesi anche nelle aziende.
I lavoratori hanno reagito formando associazioni di mutuo soccorso per aiutare i malati economicamente, inizialmente viste positivamente dagli imprenditori per ridurre la dipendenza dalla beneficenza pubblica. Tuttavia, con il loro aumento, le autorità hanno iniziato a controllarle per evitare interferenze politiche.
Nella Valle del Chiampo, gruppi cattolici sono emersi dopo l'Unità d'Italia, rafforzati dall'enciclica "Rerum Novarum" di Papa Leone XIII, che ha promosso iniziative di mutuo soccorso cattoliche offrendo assistenza medica ed economica.
Nel primo Novecento, iniziative mutualistiche e previdenziali, sia socialiste che cattoliche, sono aumentate in Italia, ma lo sviluppo della legislazione sociale è stato rallentato da eventi come la campagna di Libia e la Prima Guerra Mondiale.
Dopo la guerra, l'associazionismo cattolico si è rafforzato, con leghe e sindacati che hanno promosso il benessere sociale, specialmente attraverso cooperative di lavoro e consumo nella Vallata del Chiampo.
"Quando la Mutua Aziendale era ancora attiva, era molto di più di un semplice centro medico. Era un punto di riferimento per noi dipendenti, un luogo dove potevamo contare su assistenza e solidarietà in ogni momento di bisogno. Lì, Erminia Cocco e la sua successora, Emilia Peruffo, ci accoglievano con un sorriso e ci curavano con dedizione e amore. I medici, come il dottor Giovanni Pellegrino e il professor Gianfranco Volpato, non erano solo professionisti competenti, ma anche figure rassicuranti che ci fornivano cure di alta qualità e ci facevano sentire al sicuro. Il poliambulatorio era un luogo sempre ben organizzato, dove ogni dettaglio era curato con attenzione per garantire il nostro benessere".
"Ma la Mutua non era solo un luogo di cure mediche: era anche un luogo di comunità, dove ci si incontrava, si condividono esperienze e si sostenevano reciprocamente. Anche se il tempo ha portato via molte testimonianze e le porte della Mutua sono state chiuse, i ricordi di quei giorni rimangono vividi e preziosi per tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di farne parte. Sono ricordi di solidarietà, di amore e di cura che porteremo sempre nel nostro cuore".