Federico García Lorca rappresenta la voce di una delle tante vittime di questo conflitto. Non sperimentò direttamente le atrocità del pieno della Guerra Civile, ma fu da sempre tormentato dall’idea della morte. In questo estratto tratto da “La canción otoñal”, ci presenta il dolore del presente e l’incertezza di un futuro che possiamo leggere in chiave metaforica: dopo la guerra, vi sarà finalmente pace o “otra nieve”?
La storia dell’uomo è stata fin da sempre segnata da guerre: uomini contro uomini, soldati contro civili, concittadini contro concittadini.
Tutto ciò è però davvero necessario?
La storia è destinata a ripetersi o è il momento di porre fine a questo ciclo di sangue non necessario?
Nella letteratura molti hanno raccontato questi tragici eventi, opponendosi al concetto di guerra giusta. Tra questi Lucano, con le Pharsalia: la guerra fratricida tra Cesare e Pompeo che portò solamente a distruzione; Tacito, che perse familiari e amici a causa del dispotismo degli imperatori.
E poi, tornando a tempi più recenti la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, viste con gli occhi di autori e poeti come Ungaretti, Owen, Quasimodo: la speranza di una vita futura pacifica si presenta come un lume difficile da spegnere anche se fortemente ostacolato dall’ egoismo e dalla prepotenza dell’uomo. Il dolore e la morte sembrano però inevitabili. È attraverso la loro voce che dobbiamo leggere la storia, coscienti dei pericoli e scettici alla violenza. Per un futuro in cui possano fiorire rose e pace.
C’è dunque qualche speranza per il presente? Come possiamo ascoltare dai sempre più numerosi articoli la guerra oggi non si è ancora fermata, anzi. I paesi più “sviluppati” continuano con violenze inaudite nei confronti dei paesi più in difficoltà e tentano di giustificarli con discorsi spesso inefficaci.
È un caso il discorso del presidente degli Stati Uniti Obama nel momento di ricevere il premio Nobel per la pace nel 2009: “Devo affrontare il mondo così com'è e non posso rimanere inerte di fronte alle minacce contro il popolo americano. Perché una cosa dev'essere chiara: il male nel mondo esiste. Dire che a volte la forza è necessaria non è un'invocazione al cinismo, è un riconoscere la storia, le imperfezioni dell'uomo e i limiti della ragione.”
È sbalorditivo che in un discorso di pace tenti di giustificare una guerra come unico strumento disponibile per eliminare il male intrinseco nell’uomo.
La società si fonda ancora su ideologie violente. Si pensa che l’unico modo per estirpare il male sia attraverso punizioni ben peggiori e le azioni di aiuto ai Paesi più arretrati - per permettere la nascita di forme democratiche e garantire lo sviluppo di un'economia florida- possa avvenire esclusivamente attraverso i crimini e la soppressione dei diritti del popolo.
Si pensi al Medio Oriente dove i conflitti sono ripresi e sono appoggiati dalle potenze internazionali. Si sono già raggiunte le 35.000 vittime palestinesi dall’inizio del conflitto e il governo israeliano lo ritiene una misura necessaria per rivendicare l’attentato del 7 ottobre scorso.
Lo si pensa in Russia dove le truppe continuano a distruggere il territorio ucraino e Putin rivendica l’intervento come unico metodo per fermare i movimenti nazisti ucraini anche se l’operazione nasconde interessi economici ben più profondi.
La guerra è veramente necessaria? O serve per giustificare l’infinita brama di potere che caratterizza l’uomo?
In questo mondo tormentato dalle lotte l'unico modo per difenderci è attraverso la parola. Dobbiamo essere consapevoli di quello che i grandi politici decidono sulla nostra quotidianitá e reagire. Bisogna urlare a gran voce le nostre opposizioni perché la guerra non garantisce il nostro futuro ma lo distrugge.
Di Stella Giorgia e Zoia Sofia
Avvenire, articolo del 10/12/2009 "Obama “la guerra, tragedia a volte necessaria”