EDUCANDATO STATALE AGLI ANGELI DI VERONA
S. Elena
La chiesa di Sant’Elena fu costruita dall’Arcidiacono Pacifico all’inizio del IX secolo, sulle rovine di una precedente basilica paleocristiana, e consacrata nell’ 813 da Massenzio, Patriarca di Aquileia.
Insieme a San Giovanni in Fonte e al Chiostro dei Canonici forma il complesso della Cattedrale di Verona, che rappresenta il più antico luogo di preghiera della città, creato nel IV secolo da San Zeno, Vescovo e Patrono di Verona.
La chiesa fu inizialmente dedicata ai Santi Giorgio e Zeno, protettori del Capitolo dei canonici, ovvero dei sacerdoti che anticamente si occupavano della formazione del clero. Venne poi conosciuta da tutti con il nome di Sant’Elena perchè vi furono ritrovati i resti della croce appartenuta all'imperatrice Elena. Parzialmente distrutta dal terremoto che colpì Verona il 3 gennaio 1117, fu ricostruita a partire dal 1120, in stile romanico, e riconsacrate. Esternamente l’edificio si presenta con facciata a capanna, preceduta da un loggiato, ed è priva di torre campanaria. L’interno della chiesa presenta le pareti con paramento murario a vista, decorate con affreschi. Contiene anche un arco trionfale e un quadro cinquecentesco raffigurante la Madonna che porta il Bambino, con i santi Stefano, Zeno, Giorgio ed Elena.
Sulla destra dell'ingresso, una lapide ricorda che Dante Alighieri, il 20 gennaio 1320, scelse S.Elena come luogo in cui pronunciare per la prima volta la sua celebre orazione in lingua latina “Quaestio de acqua et terra” (Questione sull'acqua e sulla terra), in cui trattava della disposizione dei quattro elementi fondamentali, acqua, terra, aria e fuoco. La Chiesa di Sant’Elena è senza dubbio molto bella, suggestiva, e ricca di elementi storici.
S. Lorenzo
La primitiva chiesa di San Lorenzo è una Basilica romana di ispirazione borgognona. Sorse in epoca altomedievale lungo la consolare Via Postumia. Perfettamente orientata secondo l’andamento stradale della Verona romana, è disposta longitudinalmente rispetto all’attuale corso Cavour. La chiesa subì varie modifiche nel corso dei secoli anche a causa di successive invasioni barbariche e venne restaurata nel 1877 e nel secondo dopo guerra. La sua struttura rappresenta un caso unico nel panorama architettonico veronese e una rarità anche in quello italiano: la chiesa infatti è molto più simile, in alcuni aspetti, alle chiese del nord Europa. Dell’edificio originario sono sopravvissuti solo alcuni frammenti, tra cui un pluteo di epoca longobarda, pilastri, capitelli e chiese tombali, non più collocati nella loro posizione iniziale ma reimpiegati in vari modi, nonché per la ricostruzione della chiesa attuale.
Alla chiesa si accede attraverso un elegante portone in marmo (in stile gotico nell’arco e nei capitelli e tipicamente rinascimentale negli stipiti) sormontato dalla statua di San Lorenzo che regge in mano una graticola. Lorenzo fu infatti bruciato vivo ma, in punto di morte, trovò la forza di dire: “Questa parte è cotta, volta e mangia”.
L’edificio si presenta con il fianco meridionale delimitato sulla sinistra da una torre e sulla destra dal campanile quattrocentesco.
La facciata è sul lato sinistro ed è stretta fra due torri scalari dalle quali si accedeva ai matronei, delle logge rialzate. Queste torri vennero costruite utilizzando parte del materiale proveniente dall'Arena di Verona. La porta in marmo rosso, con decorazioni scultoree, è sormontata da un protiro con eleganti arcate rinascimentali. Il perimetro esterno è a fasce di tufo e mattoni.
L’ingresso attuale della chiesa è laterale ed è preceduto da un bel portico in marmo di periodo rinascimentale. La chiesa ha tre navate e una pianta a croce latina, divisa in due dal transetto. La navata centrale presenta un tetto a capriate lignee, mentre le navate laterali presentano i matronei. Al centro della parete absidale è posta la pala d’altare cinquecentesca, opera di Domenico Brusasorzi (pittore del Cinquecento) che rappresenta la Vergine Maria col Bambino tra i Santi Lorenzo, Giovanni Battista e Agostino. I capitelli delle colonne dividono il transetto. Infatti, se in basso si notano otto foglie di acanto, più in alto si vedono delle aquile con ali aperte. La pavimentazione è realizzata con quadrotti di marmo rosso Verona e marmo biancone.
S.Zeno in oratorio
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San Giovanni in valle
Il suono delle campane della chiesa di S. Giovanni in Valle
Sacello di Santa Teuteria e Tosca
IL SACELLO DELLE SANTE TEUTERIA E TOSCA
Il sacello delle sante Teuteria e Tosca è un luogo di culto cattolico che sorge nel cuore del centro storico di Verona alle spalle della chiesa dei santi apostoli e poco lontano da porta borsari. Nata come sepolcro romano, e’ considerata la chiesa più antica del Veneto. Il piccolo sacello, costruito a lato e a breve distanza dell’antica via Postumia, in un’area sepolcrale che in epoca romana si trovava al di fuori delle mura di Verona, e’ stato probabilmente edificato nel v secolo insieme alla chiesa dei santi apostoli. Nel 1160, furono ritrovati i corpi delle sante e una striscia di metallo grigia con su scritto “Teuteria virgo deo dedicata”. Così il 14 settembre il vescovo ogni bene decise di riconsacrare l’edificio. Nel 1913 fu ritrovata una porzione di pavimento a mosaici con tessere bianche, nere e gialle, alcune monete del ii e del iv secolo e frammenti di affresco. Il culto di Tosca, sorella del vescovo Procolo, si diffuse a Verona nell’alto medioevo, mentre quello di Teuteria comparve solo nel xii secolo, senza avere mai una particolare officiatura. Com’è il sacello la muratura è principalmente in mattoni di laterizio e ciottoli di fiume, ma ci sono anche alcuni inserti di conci di pietra calcarea. L’interno è a croce greca con i quattro bracci uguali e la parte centrale è sovrastata da una volta a crociera. Le pareti sono tutte con il pavimento murario in mattoni a vista, tranne che per alcune tracce di affresco databile al xiii secolo conservate sulle pareti dell’abside.al centro dell’abside si trova l’altare con l’arca delle due sante, mentre ai due lati, a conclusione delle navattelle, si trovano le tombe di Francesco Bevilacqua, a destra, e quella dei fratelli Giovanni Francesco, Antonio e Gregorio Bevilacqua a sinistra. Nella navata di destra è infine presente una grande fonte battesimale del XIII secolo, proveniente dalla vicina chiesa di San Lorenzo.
S. Maria in organo
Cenni storici.
Monastero benedettino, costruito in epoca longobarda, Santa Maria in Organo sarebbe il più antico monastero di cui si abbia notizia per la città di Verona. Troviamo la rappresentazione della chiesa nell' iconografia Rateriana, la più antica raffigurazione della città risalente alla prima metà del X secolo che venne ritrovata in un codice medioevale nell'Abbazia di Lobbes (Belgio). Questo codice era appartenuto a Raterio vescovo di Verona tra il luglio del 932 e il 968. Poiché il codice venne perduto, quella che oggi possediamo è una copia fatta eseguire da Scipione Maffei, uomo colto veronese del XVIII secolo (foto 1,2).
Il più antico monastero veronese aveva grandissimi possedimenti terrieri, un importante ruolo economico ma anche sociale perché era dotato di uno xenodochio cioè un ricovero di assistenza a poveri e pellegrini. Durante il medioevo l'area circostante era popolata da una grande varietà di artigiani, molti di loro lavoravano il legno.
Il monastero e la sua chiesa furono rifatti entrambi dopo il terremoto del 1117 e di nuovo ricostruiti dalla metà del quattrocento alla metà del cinquecento dagli Olivetani che - dopo la dilapidazione scaligera e viscontea - erano stati chiamati a reggere l'abbazia. Chiesa e monastero furono visitati da illustri stranieri, prima che durissimi colpi fossero inferti dalle armate di Napoleone e dalle successive dominazioni. Il patrimonio artistico subì inevitabili dispersioni. La struttura della chiesa è arrivata a noi prevalentemente nelle sue forme quattrocentesche.
Divenuta una delle abbazie più ricche della città era affacciata su un canale laterale del fiume Adige (foto 3, 3a) (corrispondente all'attuale via Interrato dell'Acqua Morta) che dopo una disastrosa piena a fine '800 (foto 4) venne chiuso negli ultimi decenni dell'ottocento, segnando la fine di uno degli angoli caratteristici della vecchia veronetta.
Architettura ed arte. La facciata è incompiuta ed è divisa in due parti distinte: la superiore è gotico-romanica ed è la più antica , in tufo e cotto terminante nel sottotetto con una decorazione a piccoli archi, mentre l’inferiore, opera del Sanmicheli, è in marmo bianco,con tre imponenti arcate separate da pilastri e semi-colonne (foto 5).
Il campanile (foto 6) è del 1535 e si trova sul fianco destro della chiesa. E' costituito da ordini sovrapposti di finestre bifore, sormontati da una balaustra a struttura ottagonale su cui si trova un'alta cupola. Esso sorge sull’antico e massiccio basamento in pietra di una torre di epoca romana ( per questo motivo è asimmetrico rispetto la pianta della chiesa) denominata “organum” perché ospitava un antico meccanismo per il sollevamento dell’acqua smontato nel 507 per donarlo al consuocero di re Teodorico . Tale meccanismo, mediante l’energia idrica, faceva ruotare delle statue secondo un criterio cronometrico, il risucchio delle pompe veniva convogliato in una serie di cannule per produrre suoni ad intervalli regolari di tempo ( otto colonne che scandivano il tempo ogni tre ore). Quindi l’acqua ritornava indietro passando in una serie di fontane che servivano per l’irrigazione degli orti vicini.
L’interno a tre navate ha la forma di una croce latina (foto 7,8), con presbiterio e transetto leggermente rialzati rispetto alla parte della chiesa dove il popolo presenziava alla funzione, è in stile romanico con elementi gotici; è a due piani ed è diviso in tre navate. La navata centrale presenta molti affreschi, a destra del Caroto, a sinistra del Giolfino . Pale di Antonio Balestra, Paolo Farinati, Francesco Torbido e del Guercino nelle cappelle laterali; affreschi di Francesco Morone, dipinti di Domenico Brusasorci e una pala di Alessandro Turchi detto l'Orbetto nella sagrestia (foto 9-20). Era presente anche la Pala Trivulzio (Madonna in Gloria e santi) commissionata ad Andrea Mantegna, venduta regolarmente nel 1715 dai frati e oggi al Castello Sforzesco di Milano.
Coro e sacrestia. L’opera più famosa all’interno della chiesa è costituita dalle tarsie lignee del coro e della sacrestia, raffiguranti vedute urbane, allegorie, nature morte. Essa fu realizzata alla fine del quattrocento dall’olivetano Fra’ Giovanni da Verona (c.1457-1525) il quale (foto 21) fu anche architetto del campanile, che troviamo rappresentato in una delle tarsie (foto 22-48). Il complesso destò da subito l'ammirazione del Vasari che definì la sacrestia come la più bella d'Italia.
Importantissimo anche il candelabro del cero pasquale (foto 49), opera in noce dello stesso autore ed alto quasi quattro metri, in cui sono intarsiati delfini, sfingi e immagini di santi.
La Muletta. In una cappellina del transetto settentrionale è presente anche una preziosa scultura lignea policroma del XIII secolo, detta La Muletta, raffigurante un Cristo Benedicente che entra a Gerusalemme a cavallo d'una mula (Mt 21,1-15). Oggetto di varie leggende popolari, usciva dalla chiesa la Domenica delle Palme e in processione veniva portata lungo le vie cittadine. (foto 50,51).
L'organo. Realizzato nel 1506 da Nicola Pomei per la parte meccanica, è uno dei più antichi strumenti funzionanti. La cassa in origine fu intagliata da Francesco Giolfino e Francesco Begano ma l'aspetto attuale è del 1656 quando venne spostato da Gaetano Amigazzi nella contro-facciata e fu dotato di una nuova cassa (foto 52,53). Nel 1861 venne rivisto da G.B. De Lorenzi.
La Cripta. Scendendo dal presbiterio, è possibile visitare la chiesa sotterranea (o cripta), esempio raro e interessante di architettura preromanica (foto 54-66) a tre navate con volte a crociera, con capitelli appartenenti alla prima chiesa del VIII secolo. Tutti gli affreschi della cripta sono andati distrutti dall'alluvione del 1882. Visitabile su richiesta contiene una famosa pala marmorea del 1300, attribuita a Giovanni di Rigino (1331-1392).
Un ringraziamento speciale al sacrestano che ci ha accolti, raccontato la storia e fatto visitare la chiesa.
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