EDUCANDATO STATALE AGLI ANGELI DI VERONA
Questo cimitero fu costruito a metà dell’Ottocento, spostato dal centro, durante la dominazione dei francesi a Verona, in base a una legge, fatta da Napoleone, secondo la quale i cimiteri dovevano essere posti fuori dalle mura cittadine, in luoghi arieggiati e soleggiati.
Si trova lungo la riva sinistra del fiume Adige, all’altezza di Porta Vittoria, nella cosiddetta zona del Campo Marzo, così chiamata, per la presenza già in epoca romana di paludi e terreni incolti. Solo nel 1828 iniziarono i lavori su progetto di Giuseppe Barbieri, architetto famoso a Verona nell'ottocento.
La forma è rettangolare ed è suddiviso in quattro parti da due viali che si incrociano. All’ingresso principale del Cimitero, la facciata è rivolta verso il ponte Aleardi che simbolicamente collega questo luogo con “la Verona dei vivi”. Nella parte alta dell’entrata si trovano tre statue, l’Angelo della Resurrezione al centro, la Storia a sinistra e la Giustizia a destra. Ai lati della scalinata dell’ingresso ci sono due leoni, uno dormiente, simbolo della morte, e uno sveglio a simboleggiare la resurrezione. Le due statue sono l’origine dell’espressione “l’albergo ai du leoni” (l’albergo ai due leoni) usata ironicamente dai veronesi per indicare il Cimitero Monumentale.
Qui si trovano sepolti molti personaggi illustri come lo scrittore Emilio Salgari, il “papà” di Sandokan, oppure Luigi Musso, il pilota Ferrari di Formula Uno, il grande artista futurista Umberto Boccioni, morto in zona Chievo per una caduta da cavallo durante una esercitazione militare e molti altri. Ciò che caratterizza questo luogo è, soprattutto, l’arte racchiusa al suo interno. Dovete sapere che, a seconda della disponibilità economica della famiglia, non solo cambiava la posizione della lapide, ma anche il tipo di monumento dedicato ai propri cari. Le famiglie più ricce venivano poste nelle parti riparate dalle intemperie, mentre le più povere nella parte aperta.
Lo sapevi che?
· In occasione della festa dei morti, il 2 novembre, molte persone andavano al cimitero; si trattava soprattutto di donne che , dall’alba al tramonto, portavano in omaggio ai loro defunti non solo fiori, ma anche ceri, vasi, torce, lampade. Grande era la sorveglianza per evitare oggetti indecorosi e furti.
· Per alcune persone la festa dei morti era anche l’occasione per passeggiare e curiosare tra i monumenti più sfarzosi del cimitero, per aggiornarsi sulle ultime novità in campo artistico e per ridere delle “audaci bugie” che venivano incise sulle tombe.
· All’interno della chiesa del cimitero si svolgevano, in particolari occasioni, concerti di musica classica, come avvenne il 22 maggio 1920, per ricordare l’inizio della Prima Guerra Mondiale
Sul piazzale del cimitero si svolgevano anche episodi di vita comune:
· i giovani incaricati dalla Croce Rossa si radunavano davanti alla scalinata per ricevere offerte a sostegno dei feriti di guerra
· c’erano venditori di caldarroste che venivano invitati, per rispetto del luogo, a trasferirsi verso ponte Aleardi; tuttavia l’odore delle castagne entrava nel cimitero e si mescolava con l’intenso profumo dei fiori.