EDUCANDATO STATALE AGLI ANGELI DI VERONA
Sorgeva sull'Adige la città dei mulini
TRA TERRA E ACQUA. Dentro l’ansa, nei pressi di ponte Pietra, c’è un punto dal quale si può godere di una vista suggestiva sul teatro Romano e sulle Torricelle. Uno degli angoli «magici» della Verona nascosta dal sapore romantico è piazzetta Bra' dei Molinari, dentro l'ansa dell'Adige, dal ponte Pietra a via Sottoriva, dietro l'abside della basilica di Sant’Anastasia. Il parapetto della Bra' dei Molinari sull'Adige resta uno dei punti panoramici più belli della città: di fronte, il teatro Romano, tra le chiese di Santo Stefano e quella sconsacrata del Redentore, le case abbarbicate sulla collina di Castel San Pietro e il profilo collinare con le mura scaligere. Ma questa piazzetta ha anche un significato storico molto importante. Innanzitutto, il toponimo Bra' dei Molinari rimanda a braida, con l'apostrofo per la caduta di una sillaba, non con l'accento: Bra' qui aveva il significato di grande piazza fluviale, perché, in questo punto, l'Adige, prima della costruzione dei muraglioni, raggiungeva la sua massima larghezza verso il Canale dell'Acqua Morta.
Le barche scaricavano le diverse derrate destinate alla macinazione nei numerosi mulini che erano posizionati subito dopo. Infatti, poco oltre la Bra' dei Molinari inizia via Sottoriva, dove vi erano gli ariali (cioè le postazioni dei mulini) con i fondaci e le abitazioni dei molinari. Dalla riva, disposte a pettine c'erano le peagne, cioè le passerelle, collegate ai mulini, posti nella corrente, uno avanti all'altro in linea diagonale.
Sulla Bra' dei Molinari, a poca distanza dal fiume, c'è l'abside di Santa Anastasia, una delle più maestose chiese di Verona. Fino agli inizi del Novecento, però, questa area si presentava con un fitto gruppo di case addossate ai muri della chiesa e dunque le eleganti linee architettoniche sono rimaste nascoste per tanti secoli.
Bra' dei Molinari rimanda alla tradizione dei mulini nell'Adige e all'artigianato dei molinari, cancellati dalla costruzione dei muraglioni, dopo la terribile inondazione del 1882. In questa zona, l'Adige era un fiume accessibile a pelo d'acqua dai «vo'», i guadi, in fondo ai vicoli. Era percorso da zattere e burchi e animato dalla presenza di numerosi mulini.
La più antica testimonianza dell'esistenza di mulini sull'Adige a Verona ci riporta al Medioevo: nel 905, Berengario I concesse al diacono Giovanni tre poste da mulino. Un graffito sulla chiesa di Santo Stefano informa che, nel 1239, erano 50. In epoca comunale, i mulini si concentravano lungo le rive di alcune contrade: il gruppo collocato in corrispondenza di Sottoriva apparteneva al potente monastero di San Leonardo in Monte, sulle Torricelle, oggi scomparso. Il mulino natante dell'Adige era una costruzione incatramata di legno d 'abete o pioppo, su pianta quadrata, i cui lati misuravano da 10 a 13 metri. Conteneva, oltre al meccanismo, i sacchi con i prodotti da macinare e l'alloggio del molinaro. Poggiava su tre chiatte o barche, dette sandoni, fissate tra loro con assi, con la prua orientata contro corrente. La rota idraulica a pale era larga anche 5 metri e col diametro di 4. Era collegato alla riva dalla «peagna», una passerella percorribile a piedi. Il mulino, per legge, doveva essere dotato di un arpione, per essere portato a riva in caso di pericolo.
Quanti erano i mulini sull'Adige? Lo si viene a sapere indirettamente, in epoca veneta, con la tassa della «màsena», che, in un primo tempo, colpiva i cereali, quando erano condotti dal mugnaio; successivamente si trasformò in una imposta di consumo applicata in misura fissa ad ogni persona fra i 5 e i 70 anni. Attorno al 1570, a Verona e sobborghi, funzionavano 87 mulini: a Sottoriva, c'era la maggior concentrazione, ben 22.
Il loro numero aumentò nel corso dei secoli fino ad essere più di 400, nell'Ottocento. Poi la crisi, negli ultimi decenni del secolo, con la prima industrializzazione veronese. Il molinaro era un artigiano assai considerato e, visto che l'arte si trasmetteva di padre in figlio ed era familiare, erano preferiti i matrimoni tra persone appartenenti alla categoria: una vera e propria casta. I molinari si occupavano non solo della macina dei cereali, ma trituravano terre coloranti, zolfo, calcina e corteccia di quercia per la concia delle pelli.
AUTORI: LUIS L .- DARIO B .- ALBERTO B .- ACHILLE D.S.L.