La Parisina è un poemetto di Lord Byron, scritto tra il 1812 e il 1815 e pubblicato il 13 febbraio 1816. E’ il poemetto da cui prende spunto Gabriele d’Annunzio per la realizzazione del libretto dell’opera di Mascagni. Infatti questo poemetto fu fu musicato rispettivamente da Donizetti e Mascagni nelle opere liriche Parisina d'Este (1833) Parisina (1916).
Il poemetto si ispira alla storia di Parisina Malatesta, ossia la storia della seconda moglie di Niccolò III d'Este, questo, che è il marchese di Ferrara scoprì che la moglie lo tradiva con il figlio illegittimo, Ugo, condannò entrambi a morte. Byron era venuto a conoscenza della storia e l'aveva trovata assolutamente interessante, tanto da decidere di dedicargli un poemetto.
La trama del poema parla di Azo (Niccolò III d’Este) che scopre dell'infedeltà della moglie Parisina quando la donna mormora il nome del figlio Ugo nel sonno. Ugo, il figlio di Azo, era fidanzato illegittimamente con Parisina, ma il matrimonio fu annullato da Azo, che voleva la donna per sé. Una volta scoperta l'infedeltà della moglie, Azo condanna il figlio a morte e costringe Parisina a guardare il supplizio di Ugo, spingendola alla pazzia e al dolore.
Il poemetto è l'ultimo dei cosiddetti "racconti turchi" e l'unico di essi a non essere ambientato nel mondo Ottomano. Il breve componimento, di appena 587 versi, ebbe il merito di riportare alla ribalta la tragica storia di Parisina.
INGLESE:
(...) With many a lingering look they leave
The spot of guilty gladness past;
And though they hope, and vow, they grieve,
As if that parting were the last. The frequent sigh the long embrace
The lip that there would cling for ever,
While gleams on Parisina's face
The Heaven she fears will not forgive her,
As if each calmly conscious star
Beheld her frailty from afar
The frequent sigh, the long embrace,
Yet binds them to their trysting-place.
But it must come, and they must part
In fearful heaviness of heart,
With all the deep and shuddering chill
Which follows fast the deeds of ill (...)
ITALIANO:
(...) Quanti languidi sguardi indietro volgono
lasciando il luogo di gioia e peccato!
Sperano e fanno voti, eppur si dolgono
come a un addio supremo e disperato.
Il sospirar frequente, l’abbracciarsi,
le labbra che non vogliono staccarsi…
E il Ciel, che forse non perdonerà,
di Parisina il volto fa lucente,
come se là ogni stella consciamente
contemplasse la sua fragilità…
Il sospirar frequente, l’abbracciarsi,
al luogo del convegno li incatena.
Ma si deve: è il momento di lasciarsi
per quanto grande sia la loro pena,
col brivido profondo d’emozione
che tosto segue ad ogni mala azione(...)