IL SUONO DELLA MUSICA:
Cos’è: Il suono è una vibrazione prodotta da una sorgente, che si propaga nell’aria come un’onda e viene percepita dalle nostre orecchie. Le sorgenti di suono possono essere molteplici e quella più comune è la voce. L 'altra sorgente tipica è una corda vibrante, che può essere percossa (pianoforte), pizzicata (chitarra), strofinata con un archetto (violino).
Caratteristiche: Il suono è quindi una variazione di pressione dell’aria, che si propaga come un’onda, raggiunge le nostre orecchie, dove viene convertito in un segnale elettrico che arriva al cervello e viene interpretato. Dato che il suono è un’onda, possiamo provare a caratterizzarlo con i parametri utilizzati per classificare i diversi tipi di onde, di diverso tipo, così come facciamo ad esempio anche per la luce, che è un’onda elettromagnetica. La cosa che distingue un suono da un rumore è la «periodicità» dell’onda: l’oscillazione si ripete un gran numero di volte al secondo, ogni volta uguale a sé stessa (o molto simile). Quindi il suono può essere schematizzato con un’onda periodica.il suono un’onda periodica, può essere identificato tramite i parametri che caratterizzano tutte le onde: la sua «ampiezza», che il nostro orecchio percepisce come «intensità» del suono e la sua «frequenza», che ci permette di distinguere i suoni acuti da quelli gravi.
Frequenza di un suono: uno dei parametri che caratterizza un’onda sonora è la sua frequenza. Il nostro orecchio percepisce la frequenza di un onda distinguendo i suoni gravi (bassa frequenza) da quelli acuti (alta frequenza).
PERSONAGGI:
Parisina Malatesta, soprano (interpretato da Ernestina Poli-Randaccio)
Ugo d’Este, tenore (Hipòlito Làzaro)
Stella dell’Assassinio, mezzosoprano (Luisa Garibaldi)
Nicolò d’Este, baritono (Carlo Galeffi)
Aldobrandino de’ Rangoni, basso (Italo Picchi)
La Verde, mezzosoprano (Giuseppina Bertazzoli)
LA MUSICA DI MASCAGNI:
Pietro Mascagni tenta continuamente di rinnovarsi dopo il successo trionfale della Cavalleria rusticana. Fra i vari tentativi di rinnovamento si colloca la “Parisina” il cui testo dannunziano entusiasmò moltissimo il musicista. Mascagni infatti nel 1912, uscito dalla crisi nella quale era caduto dopo l’Iris e rincuorato dal successo di Isabeau, era nel pieno della maturità e quindi nella migliore situazione per cogliere la grande occasione per una nuova opera nel libretto che D’Annunzio aveva offerto a Puccini ancora prima di terminarlo. Proprio per questo Mascagni intrattenne un fitto scambio epistolare con D’Annunzio, esiliatosi a Parigi per gli ingenti debiti lasciati in Italia, allo scopo di concordare la armonizzazione della musica con il testo, che non sempre gli risultava chiaro, ed anche gli alleggerimenti che gli erano parsi necessari. Durante la composizione Mascagni fu tormentato da inquietudini armoniche che già in precedenza lo avevano indotto a far uso dell’esatonalismo (cioè della scala a 6 note anziché a 7 note).
Mascagni affermò di aver voluto realizzare un’intesa totale con il testo poetico, «penetrandone lo spirito», ma non imponendo ai cantanti un eterno recitativo, mentre tutto l’interesse musicale si concentra nel discorso sinfonico che l’orchestra va svolgendo per conto suo. Al contrario, riallacciandosi alla lezione del Wagner die Meistersinger, il musicista conferì al canto «una linea musicale e possibilmente assai melodica, pur conservando alle parole del testo il loro carattere, la loro più alta potenza espressiva».
Mascagni rinunciò alle tradizionali romanze, mantenendo alta la tensione del canto attraverso le continue modulazioni ed evitando la risoluzione degli accordi dissonanti.
Inconsueto e di grande suggestione è poi l’impiego di idiomi e stilemi musicali dalle origini più varie, come nella scena d’amore tra i protagonisti presso il santuario, avvolta in una cornice di canto gregoriano e di musica strumentale che richiama il modello di Giovanni Gabrieli. In genere, tuttavia, il modello linguistico prevalente si riallaccia a Debussy e soprattutto a Richard Strauss. A quest’ultimo, Mascagni ricorse probabilmente in modo deliberato per rappresentare l’indole di Ugo e Parisina,
I limiti principali di Parisina derivano soprattutto dall’atteggiamento passivo di Mascagni nei confronti del testo di D’Annunzio.Accettando passivamente il libretto, il musicista fu inizialmente portato a un’eccessiva uniformità di stile e a un innegabile ampiezza della partitura.
Primo atto
https://m.youtube.com/watch?v=-Z1BgSAsc-A
Secondo atto
https://m.youtube.com/watch?v=flISHv3AX98
Terzo atto
https://m.youtube.com/watch?v=82laDdpBNn8
Quarto atto