Nel 1904 vi fu la prima rappresentazione teatrale della maestosa opera Madama Butterfly di Giacomo Puccini. Egli però non fu l'unico ad esaltare ed arricchire la storia artistica e culturale italiana. Infatti nel medesimo anno, Luigi Pirandello, letterato italiano di fama mondiale, iniziò a pubblicare Il Fu Mattia Pascal a puntate sulla rivista "Nuova antologia". Successivamente dopo varie revisioni da parte dell'autore, gli fu riconosciuto un vero e proprio valore letterario: ad oggi Il Fu Mattia Pascal è considerato il manifesto del modernismo, una corrente letteraria la cui nascita viene identificata proprio nel 1904 con l'opera di Pirandello, e terminata nel 1940 a causa dell'intervento dell'Italia nella Seconda Guerra Mondiale. É dunque curioso mettere in luce come queste due opere siano state realizzate e rese note nel medesimo periodo, questo perché come Madama Butterfly è simbolica dal punto di vista musicale allo stesso modo lo è Il fu Mattia Pascal per la letteratura.
Un po' di trama...
Il romanzo Il Fu Mattia Pascal racconta di un uomo che, creduto morto dalla sua famiglia, inventa per sé una nuova identità, Adriano Meis, pensando di poter essere più libero e felice. Quando comprende però di essere prigioniero di limiti più soffocanti tenta invano di recuperare la vita di prima, ma alla fine si ritrova in una condizione di non-vita: egli non è più Mattia Pascal ma soltanto il “fu” Mattia Pascal, un uomo che ha concluso la sua esistenza passata e non ne può più costruire una nuova. Egli approda ad una condizione di estraneità dal mondo dovuta all’impossibilità di costruirsi una vita libera da vincoli. Acquisisce la consapevolezza che l’identità è una costruzione relativa: l’unica certezza è che nel mondo nulla ha senso, non ci sono significati intrinsechi da scoprire.