Di Roberta Fucile & Andrea Addeo, 5^CSA, 09/05/2024
La televisione (dal greco tele, poter osservare le immagini da lontano) nasce a Londra, il 26 gennaio del 1926; un'invenzione che, inaspettatamente, avrebbe cambiato il mondo.
È l'ingegnere scozzese John Logie Baird il primo ad avere l'intuizione. Sarà lui che il 25 marzo 1925 presenterà al mondo il suo Televisor. Prima della televisione, l'unica fonte di divulgazione e intrattenimento era la radio, fu questo il motivo del generale scalpore dovuto all'avvento della TV; un passo del genere non era mai stato compiuto in precedenza.
La prima televisione, basandosi su un insieme di componenti meccanici ed elettrici, portò allo sviluppo dell'elettromeccanica che, però, non riuscirà a svilupparsi poi molto visto il passaggio, nel 1939, a una televisione interamente elettronica.
In qualche decennio la televisione riesce a surclassare la radio e si afferma come mezzo di comunicazione più usato. Fonte di cultura, scambi linguistici, intrattenimento vario e anche mezzo di propaganda politica, la televisione entra a far parte della vita di quasi tutti i cittadini, insediandosi nelle case di ognuno di loro.
Due anni dopo la sua prima presentazione, Baird riuscirà a superare quel confine reputato, fino ad allora, invalicabile: invierà un segnale a 700 km di distanza, partendo da Londra e arrivando fino a Glasgow. Grazie all'invenzione della linea telefonica, nel 1928, si ebbe la prima trasmissione televisiva che copriva la tratta Londra-New York. Nello stesso anno, inoltre, un'altra grande innovazione ebbe luogo; vennero trasmesse le prime immagini a colori.
In Italia, quando pensiamo alla televisione, la nostra mente corre al primo regolare servizio di trasmissione mai esistito: la Rai.
Essa farà la sua prima apparizione sullo schermo il 3 gennaio 1954 e, solo nel 1961, avrà già raggiunto il 97% degli italiani. In quegli anni, i cittadini italiani, si riunivano nelle case di chi la televisione aveva potuto permettersela ed era riuscito ad abbinarsi al canone Rai. La televisione divenne un mezzo atto alla socialità, non la si guardava da soli ma in compagnia.
La peculiarità della televisione era che essa non si limitava all'intrattenimento, era fonte assoluta di cultura e educazione: divenne il primo scudo di difesa contro l'ignoranza. Si pensò, in quegli anni, che grazie alla televisione si potesse finalmente combattere l'analfabetismo.
È importante ricordare come Montale abbia modificato, a suo tempo, il concetto di televisione trasformandola in una vera e propria scuola. Grazie alle sue trasmissioni, centinaia di italiani, impossibilitati a istruirsi in altro modo, riusciranno a vedere un nuovo mondo, semplicemente ascoltando la voce del poeta.
Oggi, invece, la televisione è profondamente cambiata. Non più importa il messaggio che si vuole diffondere, tanto più gli ascolti che farà. Drammi, gossip e intricate "love stories", sono al centro di una televisione nuova, distante da quella portata in vita da Montale. Le persone che guardano la televisione oggi non vogliono, come i loro predecessori, ricevere un valore aggiunto per la loro persona; preferiscono rilegare la televisione a un becero mezzo di intrattenimento, fonte di divertimento e niente altro.
Quando la Rai viene integrata per la prima volta, la pubblicità non esiste e i programmi si susseguono per quattro ore consecutive. La pubblicità fa il suo ingresso nel '57 con il programma Carosello. Dopo di esso, in una giornata, non viene trasmesso più nulla e i più giovani vanno a dormire. Interessante come, nonostante la nuova aggiunta pubblicitaria, gli italiani restino comunque fedeli alla Rai: il piacere per programma riusciva, evidentemente, a superare il fastidio per lo spot.
Inizialmente le trasmissioni avranno luogo alle 17:30, con i programmi destinati ai ragazzi, per poi proseguire fino alle 23:00, con un'unica pausa alle 20:45, quando verrà dedicata una piccola finestra per il telegiornale e le notizie del mondo. Il cambiamento ulteriormente arriverà alla fine del decennio: la TV può finalmente staccarsi dalla diretta e iniziare a registrare i suoi programmi.
In Italia, le trasmissioni dirette con l'America arriveranno nel 1962, con annessa la nascita di un nuovo canale; ancora nel '70, un'ulteriore svolta con le trasmissioni a colori. Nella seconda metà del decennio vedono il loro esordio i telegiornali regionali e i conduttori televisivi (precedentemente interpretati dai lettori del telegiornale).
Nel 79' arriva la terza rete tv, regionale e nazionale e poi, nel '80 si sperimenta per la prima volta il televideo. In quell'anno, con Auditel, si cercherà di rendere la televisione ancora più inclusiva; la TV è finalmente accessibile anche ai non udenti.
È inoltre importante ricordare, che una delle principali figure che hanno contribuito allo sviluppo e alla conoscenza della televisione italiana, sarà Umberto Eco, il primo in Italia a dare una svolta internazionale agli studi sulla TV grazie alla sua raccolta di saggi chiamata "Sulla Televisione". Finalmente la pratica televisiva riceveva un formulario teorico e il suo linguaggio era studiato in profondità, al pari di altre narrazioni. Eco fu autore di riflessioni che erano estremamente precoci per il suo tempo. Affermò ad esempio che la ripresa speculare non sarà mai uguale alla ripresa in diretta, ma solo un'interpretazione della realtà, un’osservazione che oggi sembra un’ovvietà, ma che allora gettava scompiglio perché cambiò il modo in cui i comuni spettatori percepivano le trasmissioni. La sua idea di fondo era che per studiare la cultura di massa bisognasse arretrare lo sguardo, rifarsi ai filosofi e ai retori del passato, non farsi schiavizzare dal contemporaneo. Ulteriore aspetto estremamente importante riguarda la discussione sul linguaggio post-TV. Per lui, la televisione aveva unificato la penisola sotto questo punto di vista, là dove non vi era riuscita la scuola. Lo aveva fatto nel bene e nel male. Aveva uniformato non con il linguaggio di Dante ma con quello dei grandi presentatori, con quello delle cronache sportive, del Festival di Sanremo, dei telegiornali.
Indubbiamente il saggio che in Italia ha in maggior misura alimentato gli studi sul mezzo è stato quello sulla Neo-tv del 1981 e racchiuso sempre nel grande volume Sulla Televisione. La sua distinzione fra Paleo-tv e Neo-tv ha contraddistinto tutte le analisi degli anni Ottanta sul mezzo. Col tramonto del monopolio Rai, che aveva caratterizzato il panorama tv fino agli anni Settanta, Eco segnala ulteriori trasformazioni linguistiche. Un primo aspetto di novità è la crescente autoreferenzialità della tv, che parla sempre meno del «mondo esterno» e sempre più di sé stessa e del proprio rapporto con lo spettatore, per costruire prove della propria verità e abbattere la quarta parete, entrando sempre più nelle vite delle persone. La messa in evidenza delle proprie modalità avviene anche attraverso nuove strategie: l’esibizione degli strumenti tecnici, i provini, gli errori e i ciak sbagliati, lo svelamento di alcune routine di produzione che separano definitivamente l'idea di un mondo perfetto dal concetto di televisione. È la tv che quindi pone le basi per l’elaborazione del proprio culto e nasce la figura del «personaggio televisivo», non più considerato professionista del lavoro ma un campione appartenente alla gente comune. Negli articoli si dispiega tutta l’arguzia, l’ironia, la straordinaria capacità d’analisi di fenomeni in apparenza irrilevanti ma che hanno in realtà contribuito fortemente alla formazione delle menti della nostra società.