Le Terre del Cerrano
tra geografia, natura, storia, turismo, tradizione
Le Terre del Cerrano
tra geografia, natura, storia, turismo, tradizione
Il comprensorio delle “Le Terre del Cerrano”, è rappresentato dai quattro comuni di Atri, Pineto, Roseto e Silvi posizionato tra la riviera Adriatica d’Abruzzo e la catena del Gran Sasso d’Italia, degradando in dolci colline fino al mare. La ricchezza e la peculiarità delle Terre del Cerrano risiedono nella morfologia del suo territorio dove alle distese di sabbia si alternano rigogliose e feconde colline, intervallate da suggestivi calanchi.
Questo territorio prende il nome dal Cerrano che è un torrente che nasce sui colli di Atri, nel "fosso della Strega", dalle antichissime fontane Strega, Pila e Canale, di tipo qanat e, dopo un corso di circa dieci chilometri, sfocia in mare nel comune di Silvi a circa un chilometro a sud della Torre di Cerrano, alla quale ha dato il nome. Il Cerrano porta sempre acqua, anche nei periodi di siccità. Il Cerrano (che in epoca romana era chiamato Matrinus) probabilmente deriva il suo nome da quello della dea Cerere (Demeter, Dea Mater). In epoca romana e nel medioevo l'area della foce del Cerrano era il sito dell'antico porto di Atri, nello specchio di mare vicino alla torre ed al torrente giacciono sommersi i resti di un molo a forma di "L", opere murarie e vari manufatti. Questo territorio vanta una ricchezza paesaggistica di rilievo, che coniuga la presenza di opulenti uliveti, frutteti, vigneti ed orti unita alla preziosa ed antichissima tradizione marinara che lo rende unico e particolarmente attrattivo. L'Area Marina Protetta del Cerrano, la Riserva dei Calanchi, la Riserva del Borsacchi, i vulcanelli, le grotte, la pineta litoranea, il mondo ipogeo non sono che le punte di diamante del patrimonio naturalistico del territorio.
Area Marina Protetta del Cerrano: la sezione costiera del Cerrano, è riconosciuta come importante riserva della flora e della fauna marina peculiare della costa Adriatica. La Torre di Carlo V, eretta a salvaguardia e difesa della costa dalle invasioni d’oltremare, è uno pochi esempi rimasti integri della fitta rete di fortificazioni costiere del Regno di Napoli, che avevano la funzione di respingere i frequenti attacchi di turchi e saraceni provenienti dal mare. e la Torre ne ospita l’importante laboratorio di Biologia Marina Oggi è sede del Museo del Mare e ne ospita l’importante laboratorio di Biologia Marina, tutto attorno un meraviglioso giardino con la tipica vegetazione della macchia mediterranea che ospita esemplari di pini monumentali e piante particolarmente importanti per il loro utilizzo o per la rarità, come lo Spina cristi, pianta utilizzata spesso per proteggere l’esterno delle fortificazioni in epoca medievale, o il Giglio di mare che fiorisce rigoglioso ogni estate nella zona più a contatto con la duna sabbiosa. E' il simbolo di questo comprensorio ed era sede dell’antico porto medioevale di Atri. La riserva tutela un tratto di mare unico in Abruzzo, perché è uno dei pochi rimasti dove si può trovare un ambiente dunale pressoché intatto e nel contempo si possono ammirare i resti sommersi di estremo interesse archeologico e naturalistico dell'antico porto di Atri che si trovano a pochi chilometri dalla costa. L'area dunale presenta una vegetazione psammofila: sono presenti il giglio di mare, il verbasco del Gargano (Verbascum niveum subsp. garganicum), la soldanella marittima e l'euforbia delle spiagge. La pineta è caratterizzata da pino da pinoli e pino d'Aleppo, è inoltre presente il raro zafferanetto delle spiagge. L'ambiente dunale dell'A.M.P. è caratterizzata dalla presenza del fratino, che arriva in primavera in questi luoghi per nidificare, per poi ripartire in autunno. L'ambiente marino è invece popolato dalla vongola comune, da saraghi, spigole e soprattutto dal raro mollusco gasteropode Trivia adriatica. Le dune costituiscono una difesa naturale della costa dall’erosione e rappresentano un habitat d’importante valore naturalistico e paesaggistico utilissimo per la difesa dei litorali.
More info: AMP del Cerrano
Scoperto nel 2008, all’ombra della cinquecentesca Torre di Cerrano, lo Zafferanetto appartiene alla stessa famiglia dello zafferano e fino ad allora era ritenuto estinto dal litorale abruzzese. La piantina dai fiori bianchi venati di viola è diventata uno dei simboli del parco marino della Torre di Cerrano. Il suo habitat è costituito da zone retrodunali e da litorali sabbiosi dell’area mediterranea. La piantina, meno rara sulle coste tirreniche e nelle isoli maggiori, a livello nazionale è comunque considerata una specie a rischio d’estinzione. La sua scomparsa si deve anzitutto alla cementificazione dei litorali.
I Calanchi di Atri: noti anche come “le Bolge dantesche”, costituiscono la forma più suggestiva e spettacolare del paesaggio collinare adriatico, delle vere e proprie sculture naturali. Nei dintorni di Atri sono così estesi e spettacolari da aver determinato l'istituzione di una Riserva Naturale Regionale. Per la loro interessante flora (il Cappero, il Carciofo selvatico, la Ginestra odorosa, la Tamerice, il Biancospino e la Liquirizia). , i Calanchi sono stati dichiarati biotopo di rilevante interesse vegetazionale, dalla Società Botanica Italiana come pure nella Riserva dei Calanchi sono presenti alcune specie faunistiche di rilevante importanza (Gheppio, Poiana, Sparviero, Barbagianni, Civetta, Allocco, Gufo, Assiolo) e i mammiferi (Tasso, Volpe, Riccio, Lepre, Donnola, Faina e l'Istrice, simbolo dell'area protetta,). More info: qui.
La Riserva Naturale del Borsacchio, istituita nel 2005, si trova nel territorio di Roseto degli Abruzzi tra il mare e la collina di Cologna Paese e Montepagano, e conserva caratteri di integrità ambientale e paesaggistica, non ancora intaccati dallo sviluppo insediativo che ha interessato gran parte dei territori della costa adriatica. La presenza di dune embrionali e tratti di macchia mediterranea sono l’habitat naturale di riproduzione di rare specie di uccelli, tra cui il fratino, la cui presenza è il segnale di una spiaggia pulita e ricca di vegetazione spontanea.
La Pineta Litoranea. Fu Luigi Corrado Filiani, possidente colto e lungimirante, ecologo ante litteram , ad avviare, ai primi del ‘900, il progetto che avrebbe segnato la storia e il contesto urbanistico della futura Pineto: la realizzazione di una pineta litoranea, che riproponesse la situazione dell’antica selva litoranea scomparsa a causa del forte utilizzo del legname attuato nei secoli precedenti. Filiani iniziò l’impianto dei pini nei primi anni ‘20 a sud del torrente Calvano, proseguì fino a terminare con gli ultimi impianti realizzati nell’area prospiciente il quartiere Corfù di Pineto e, come omaggio al D’Annunzio de “La pioggia nel Pineto”, cambiò il nome del paese da “Villa Filiani” a “Pineto”. Da allora il Corpo Forestale ha proseguito il lavoro impiantando altri filari di pini fino ad arrivare nelle immediate vicinanze del fortilizio di Cerrano e proseguendo anche oltre, nell’area nord del comune di Silvi. La pineta costituisce un ambiente unico, un continuum tra mare e terra. Un ambiente unico, che crea un microclima particolarmente favorevole durante la stagione estiva e che contiene all’interno anche elementi di alta valenza naturalistica. Pineto deve il suo nome proprio alla Pineta.
La qualità ambientale del territorio è attestata anche dal riconoscimento che il Comune di Pineto ha ottenuto nel corso di questi ultimi anni con la certificazione Emas (Eco-Management and Audit Scheme) è uno strumento creato dall’Unione Europea attraverso il quale le organizzazioni pubbliche e private possono sottoporsi, volontariamente, a controlli periodici per valutare le prestazioni ambientali in base ad obiettivi stabiliti. L’obiettivo principale di EMAS è quello di introdurre ed attuare un sistema di gestione ambientale all’interno di imprese e organizzazioni e fornire una informazione puntuale sulle prestazioni ambientali delle aziende, in un clima di dialogo e collaborazione attraverso la pubblicazione dei risultati ottenuti in questo ambito. Numerosi gli obiettivi che sono stati valutati nella gestione ambientale, tra cui la gestione delle aree adibite a verde e il controllo della progettazione e realizzazione delle opere pubbliche. Il miglior modo per leggere EMAS, probabilmente, è quello di concepire questa certificazione come un vero e proprio percorso, un viatico da compiere nell’ottica del continuo miglioramento del Comune dal punto di vista ambientale. La certificazione EMAS è probabilmente l’elemento chiave, il fulcro di questo percorso, rappresentando uno degli strumenti più avanzati di cui dispongono le organizzazioni per comunicare ai propri stakeholder le proprie prestazioni ambientali. Il suo obiettivo è quello di riconoscere e premiare le organizzazioni che rispettano le regole, e cercano di sviluppare continuamente delle soluzioni per raggiungere la sostenibilità ambientale. Nel giudizio dell'auditor, si sottolinea "un progressivo miglioramento dell'efficacia nella gestione degli aspetti ambientali".
L’AMP Torre del Cerrano ha ottenuto nel 2014 (come prima AMP in Europa e per il quinquennio 2014-2019 e riconfermata recentemente) la CETS - Carta Europea del turismo sostenibile, un valido strumento metodologico che permette una migliore gestione delle aree protette per lo sviluppo del turismo sostenibile. L’elemento centrale è la collaborazione tra tutte le parti interessate a sviluppare una strategia comune ed un piano d’azione per lo sviluppo turistico sulla base di un’analisi approfondita della situazione locale. L’obiettivo è la tutela del patrimonio naturale e culturale e il continuo miglioramento della gestione del turismo nell’area protetta a favore dell’ambiente, della popolazione locale, delle imprese e dei visitatori. Da un’analisi del fenomeno turistico nei due comuni dell’Area Marina Protetta, si evince quanto sia fondamentale attuare una strategia adeguata che permetta di migliorare l’immagine del territorio come destinazione turistica ed allo stesso tempo preservare la biodiversità di un ambiente così delicato. Legati alla procedura della Carta Europea del Turismo Sostenibile (CETS sono i titoli di “Ospitalità Amica del parco marino” e “Lido amico del Parco” , riconoscimenti ottenuti da : Cerrano a Silvi, La Nelide di Pineto, La Pinetina di Silvi ed il Lido Hotel Saint Tropez a Pineto. Nella seconda categoria, invece, le strutture certificate sono state: Hotel Abruzzo Marina (Silvi), Hotel Cerrano (Silvi), Hotel Miramare (Pineto), Hotel Saint Tropez (Pineto), Hotel Italia (Pineto), International Camping Torre Cerrano (Pineto).
PINETO si fregia della 18esima BANDIERA BLU e nel Cerrano anche Roseto e Silvi possono fregiarsi di tale riconoscimento. Le Bandiere Blu sono attribuite ogni anno dalla Fee (Foundation for Environmental Education , ong internazionale), basandosi sui prelievi delle Arpa, le agenzie ambientali delle Regioni e vengono assegnate a località che garantiscono buoni livelli nella qualità delle acque di balneazione, nei servizi offerti, nella pulizia delle spiagge e degli approdi turistici, con risvolti significativi sulla gestione del territorio, l’educazione ambientale e la valorizzazione del turismo sostenibile. Il conferimento della 18esima Bandiera Blu si aggiunge alle Bandiere Verdi per le Spiagge a Misura di Bambino, alle quattro vele di Legambiente, agli smile della FIAB e ai tanti altri riconoscimenti sulla qualità ambientale ottenuti da Pineto, tra questi anche la certificazione europea del Turismo (l’Emas, Eco-Management and Audit Scheme), una delle più importanti del settore. La Bandiera Blu, come noto, certificata la qualità delle acque di balneazione e dei lidi con un rigido regolamento per l’assegnazione, con procedure piuttosto stringenti, che seguono il protocollo Uni-En Iso 9001-2008. Le località vengono prima selezionate da una giuria internazionale e poi da una nazionale e viene assegnata secondo criteri che vengono periodicamente aggiornati. La classifica è stata stilata sulla base di parametri che tengono conto della pulizia del mare e delle spiagge, della presenza di spiagge libere, della pulizia dei fondali, della presenza di servizi per disabili oltre alla qualità dell’accoglienza e della sostenibilità turistica.
TRADIZIONI
e tante altre ancora da scoprire vivendo il territorio.
Per approfondire info su: http://www.terredelcerrano.info/tradizioni/
http://www.terredelcerrano.info/le-terre/
Scrippelle ‘Mbusse. Le scrippelle sono sottili "frittatine" l’equivalente abruzzese delle crepes, preparate con farina , uova e acqua. La loro versione "mbussa", ossia bagnate con brodo, è una ricetta tipica del teramano. La tradizione vuole che la nascita di questo piatto risale ad inizio dell’800, e che la versione ‘mbusse, sia dovuta all’inventiva del teramano Enrico Castorani, assistente del cuoco addetto alla mensa degli ufficiali francesi di stanza a Teramo.
Il Timballo di scrippelle, immancabile nelle grandi occasioni, è una ricetta tipica della tradizione culinaria teramana. Da non confondere con la lasagna ,non è infatti composto da sfoglie di pasta bensì dalle scrippelle, dischi sottilissimi di acqua, farina e uova, preparati su una padella caldissima. Il timballo è ricco di "pallottine" come quelle dei maccheroni alla chitarra e i leggerissimi strati di scrippelle ospitano spinaci, uova, dadini di formaggio o mozzarella, carciofi o zucchine. Naturalmente ognuno ha la sua variante a seconda della “micro zona”, frazione o collina di provenienza.
Le Virtù sono il piatto simbolo della gastronomia delle Terre del Cerrano. Il primo di maggio si compie il rito della preparazione che consiste nel mangiare tutti gli avanzi dell'inverno rimasti in dispensa, amalgamati con le primizie primaverili. La preparazione del piatto dura due giorni ed è per lo più composta da ortaggi, legumi e pasta, cotti prima separatamente e poi assieme. A questa base poi si aggiungono pezzi di prosciutto e cotica di maiale.
Il Brodetto Pinetese è nato come piatto povero dei pescatori di Pineto, Silvi e Roseto che utilizzavano quel pescato che era difficile da vendere a causa della sua bassa qualità, o delle dimensioni dei pesci, troppo piccoli, e che addirittura utilizzavano, quando il pesce era troppo poco, dei pezzi di scoglio con attaccate alghe e molluschi. Il brodetto non è solo un piatto di pesce ma è una vera e propria tradizione
Li Granitt- Era antica usanza preprarli per le donne nel periodo dell’allattamento perchè si credeva che aiutassero la produzione di latte. I granetti di solo acqua e farina e fatti rigorosamente a mano è l’antica preparazione della tradizione contadina e accompagnata con un soffritto di cipolla e fave e,con l’aggiunta di guanciale o pancetta di maiale. E' un piatto povero ma decisamente gustoso,grazie alle ottime materie prime impiegate. A cominciare dal Solina, varietà autoctona di grano tenero coltivato sull'Appennino abruzzese.
Taijarille fasciule e coteche. Piatto legato alla grande presenza dei legumi nell’alimentazione di un tempo. Sono pasta fatta a mano che è composta soltanto di acqua e farina stesa fino a un medio spessore e poi tagliata al coltello (da qui il nome) a strisce sottili di dimensione variabile da famiglia a famiglia o da zona a zona. Un battuto di prezzemolo, lardo, pomodori, sedano, aglio, origano e cipolla da soffriggere accompagna le cotiche tagliate a striscioline. A cottura ultimata si aggiunge un po’ di pecorino abruzzese e del peperoncino piccante.
Maccheroni alla chitarra con pallottine. E' senza dubbio uno dei piatti che segnava il tradizionale momento di riunione domenicale delle famiglie ed appuntamento ghiotto e desiderato dopo una settimana di lavoro nella serena ruralità locale. Si tratta di una sorta di spaghetti di pasta all’uovo che hanno la tipica sezione quadrata che li contraddistingue, realizzati con un telaio di legno sul quale sono fissati dei fili metallici che ricorda proprio una chitarra. Il condimento di questi spaghetti è un sugo di carni miste molto saporito che richiede una lunga cottura ed è arricchito con piccolissime e gustosissime polpettine di manzo, le pallottine appunto.
Formaggio fritto. “Da sempre terra di transumanza, l’Abruzzo è ancora oggi molto legato a tradizioni e prodotti del suo territorio. Fra questi si distingue il Pecorino, un formaggio che un tempo rappresentava l’alimento base delle famiglie che vivevano di pastorizia. Avendo a disposizione pochi ingredienti, era compito delle donne ingegnarsi per sostentare la propria famiglia e fu così che nacque il cacio fritto. Avvolto in una semplice pastella a base di farina, acqua e uova, il cacio fritto viene ancora proposto nei ristoranti come gustoso antipasto
Frittura di paranza. E' una frittura di pesce di piccolo taglio. Prende il nome dalla paranza, tipica barca per la pesca a strascico impiegata dalle marinerie locali. E' fatta con merluzzetti, triglie, sogliolette, suace, ma anche con altre varietà di pesce di piccolo taglio, come alici, mazzoni, retunni o vope. La frittura viene fatta passando il pesce nella farina, quindi friggendolo rapidamente nell'olio bollente e poi asciugandolo su carta assorbente. La frittura di pesce va mangiata caldissima.
Arrosticini. Spiedini a base di carne di pecora (in passato si usava anche l'agnello e/o castrato). La carne va tagliata a cubetti piccoli ed inseriti cubetti di grasso, infatti il grasso sciogliedosi lo ammorbidisce ed arricchisce di sapore. Necessitano, per essere cucinati nel modo corretto, della furnacell'. La fornacella a forma di canale della grondaia con quattro piedi, il canale allungato contiene la brace e gli spiedini possano essere poggiati sopra e solo la carne rimanga sulla brace.
Le Mazzarelle. Di fatto è il primo piatto obbligatorio del pranzo pasquale, una sorta di tradizionale ouverture dedicata all'agnello ed evocatrice di un indimenticato e indimenticabile passato di quotidianità contadina. Piatto semplice, all'apparenza, coratella di agnello tagliata a listarelle e insaporite con spezie varie avvolta in foglie di indivia legate con budelline dello stesso agnello. serviti sia in bianco che con un buon sugo di pomodoro
Lu Ciff e Ciaffe. Fatto con carne di vitello, pollo e agnello e suino, cotti in tegame con vino, aglio, pepe ed odori naturali. è una saporita padellata di carne di maiale ridotta a spezzatino e soffritta nell’olio con abbondante cipolla. A metà cottura si aggiungono erbe aromatiche con aglio e peperoncino. Va servita caldissima con accanto qualche fetta di pane bruschettato e insaporito con il sughetto di cottura.
Bocconotti. Squisito pasticcino a base di pastafrolla , menzionato nel "Vocabolario abruzzese" di Domenico Bielli (1930) - dove troviamo appunto la dizione di "buccunotte". Preparati con una pasta frolla a cui viene aggiunto un ripieno con marmellata d’uva, cedro candito, cannella, mandorle tostate e macinate, la buccia di un limone grattugiata, cioccolato a pezzetti e coperti con un altro sottile strato di pasta frolla.
Caggionetti. "Caggiunitt" in dialetto locale, sono tra i più noti dolci tipici locali; soprattutto preparati in inverno durante il periodo natalizio.. Una ricetta antica, tramandata di generazione in generazione con tante varianti:. A base di pasta fritta prevedono un ripieno composto da un impasto di castagne, marmellata, miele, zucchero, cedro candito, cioccolato fondente grattugiato, mandorle tostate e macinate, rum, bucce di limone grattato e cannella.
Uccelletti di Sant'Antonio Li cellett de Sand'Antonio - Sono il piatto tipico del 17 gennaio ricorrenza di Sant’Antonio Abate, il Santo protettore degli animali, ma anche delle stalle e dai pericoli degli incendi, molto venerato in Abruzzo. Sono biscotti a forma di uccello, ripieni di marmellata d'uva. D’inverno si usa consumarli a fine pasto inzuppati con vin brulé, vino cotto o Montepulciano d’Abruzzo.
Pan Ducale. Dolce tipico atriano (pane dolce preparato per il Duca) dalla tradizione antica, risale al dal 1300. ed è legato alla famiglia degli Acquaviva d’Aragona che regnarono in questa zona per quasi tre secoli. Il dolce a base di mandorle, e materie prime fresche ed arricchito con cedro candito e poi con il cioccolato frutto, di modifica apportata nel XIX secolo quando fu introdotto in Europa. La tradizione e la bontà di questo dolce sono passate alla storia.
Sfogliatelle. Sono dei gustosissimi dolci ripieni di confettura che di solito si preparano durante il periodo delle feste natalizie. Simili (nella forma) alla frolla riccia napoletana, sono in realtà preparate con tanto strutto e riempite con le tradizionali marmellate d’uva Montepulciano dette “scrucchiate” per la particolare consistenza, che appunto scricchiola sotto i denti.. La forma è a mezzaluna, e nel ripieno è a base di marmellata d’uva. e con varianti anche con cioccolato, caffè e mandorle.
Pepatelli. Li pepatile sono gustosi dolci natalizi (biscotti di farina nera (tritello, sottoprodotto della macinatura del grano duro) con mandorle, miele, scorza d'arancia e così chiamati per la presenza di pepe nell'impasto. che viene fatto a forma di “ciabatta di pane” schiacciata che dopo la cottura in forno viene tagliata con un coltello ben affilato ottenendo pezzetti dello spessore di 1 cm circa. Questi dolcetti richiamano per certi aspetti il medievale "pan pepato".
Pecorino di Atri. Si ottiene da latte intero crudo di pecora con caglio di agnello o di maiale ed è un formaggio a pasta semidura, semicruda, con occhiatura minuta e poco diffusa. Il colore varia a seconda della stagionatura. Le sue caratteristiche sono dettate dalla particolare cottura e dall’alimentazione degli ovini, costituita dalla particolare vegetazione locale e dal clima. Si è soliti conservarlo sott’olio extravergine d’oliva locale dopo averlo stagionato 40-60 giorni nella crusca o, molto più raramente, nella cenere. Sott’olio il Pecorino di Atri si ammorbidisce acquisendo dall’olio una particolare fragranza che lo rende inimitabile.
Olio Pretuziano DOP . L’olio extravergine è ottenuto dai frutti dell’olivo delle varietà Leccino, Frantoio e Dritta, presenti congiuntamente negli oliveti fino al 75%. Possono concorrere altre varietà locali minori di olivo per il restante 25%. La produzione di olio nella provincia di Teramo ha origini molto antiche risalenti al X secolo a.C. La sua diffusione è però successiva, riconducibile al III secolo a.C., ad opera dei Romani. Da allora l’attività oleicola ha conosciuto periodi di crescita e decadenza, ma ha continuato a confermare la propria importanza. E' ideale per condire piatti di una certa corposità siano essi primi o secondi di carne
Birra d'Atri. intorno all’VIII secolo si stabilirono ad Atri gli abati di Farfa, che, in alcuni documenti del 1181, narrano della produzione di grano e di orzo e dell’uso di quest’ultimo per realizzare una bevanda, completata nel gusto dal rosmarino o dall’alloro (gruit o gruyt). Poi in documenti del 1223 si legge nuovamente della bevanda a base di orzo. A differenza dei precedenti, in questo documento viene indicata l'introduzione di una nuova pianta portata in Atri dai Normanni, forse il luppolo, sostituita alle altre erbe, che garantiva una maggiore conservazione del prodotto. Nacque così la birra in Atri, tradizione che proseguì anche sotto il dominio dei Duchi Acquaviva, lunga quasi 1000 anni.
I Vini. In questo territorio che si estende tra le altitudini del Gran Sasso e le coste dell’Adriatico, il paesaggio è incantevole, grazie anche ai meravigliosi vigneti curati dalle sapienti mani dei viticoltori locali che si tramandano tradizioni enologiche dalla notte dei tempi, tanto che Gli archeologi assicurano che le colline d’Abruzzo sono state culla della coltura dell’uva fin dall’età del ferro; Una particolare struttura del terreno e un favorevole microclima favoriscono la produzione di vini dalle peculiari sensazioni organolettiche, che ben si adattano all’invecchiamento e non solo.. Vini DOCG e DOC si segnalano come: Montepulciano. Di color rosso rubino, ricco di corpo e struttura, con sentori di vaniglia, liquirizia, tabacco. E' un vino adatto per accompagnare primi piatti a base di carne, carni rosse, agnello al forno, selvaggina, salumi e formaggi stagionati. Trebbiano. Vino bianco dal colore giallo paglierino, odore gradevole e delicatamente profumato, il sapore è asciutto, vellutato ed aromatico. Riconoscibili sono i sentori di mela e pesca Cerasuolo. Prodotto sempre da uve di Montepulciano, ma con diversa tecnica di vinificazione, che prevede un minor tempo di fermentazione. Si presenta con un caratteristico rosso ciliegia, il sapore è secco, morbido, aromatico, con un delicato retrogusto mandorlato. L'identità vitivinicola del territorio si rivela e rinnova anche attraverso il legame con una antica tradizione, in questi territori infatti si produceva anticamente un vino, annoverato tra i sette "grand crus" dell'Impero Romano, che veniva invecchiato in pregiate anfore di argilla prodotte localmente, che lo stesso Plinio elogiava per le grandi qualità legate alla loro leggerezza e robustezza. Un ritorno all'antica pratica dell'invecchiamento del vino in anfore d'argilla, tradizione che il progetto "Hadria, città del vino in anfora", promosso da produttori di vino locali, intende non solo recuperare, ma anche omaggiare, donando al territorio l'occasione di divenire nuovamente protagonista di questa tradizione e la possibilità di condividerla con i suoi abitanti e i suoi numerosi visitatori, attraverso l'esposizione in maniera permanente nelle cisterne romane del Palazzo Duchi Acquaviva di alcune anfore di argilla realizzate a mano da maestri di Castelli, all'interno delle quali saranno conservati i vini dei produttori locali così prodotti.
Plinio (I secolo d.c.) già ci parla dell’importanza del vino di Atri trasportato in anfore di produzione locale verso l’Oriente, Grecia e Egitto, senza tralasciare la direttrice Aquileia – regioni danubiane.