Friedrich Lohse (Görlitz, 1776 - Milano, 1833) e Karoline von Schlieben (Dresda, 1784 – Milano, 1837) rappresentano un classico archetipo nella Storia dell’Arte, cioè quello di una relazione d’amore tra un uomo e una donna cementata dalla medesima passione per l’arte: passione che per loro fu a tutti gli effetti Romantica, nel pieno senso della parola.
Una relazione che può ricordare quella di tante coppie di giovani artisti che si conoscono in una città d’arte per studiare in Accademia, e da quella conoscenza nasce poi una storia seria. E’ quasi un archetipo bohemien della relazione d’amore, quello tra artisti studenti, ben narrato dalla canzone Firenze (canzone triste) del compianto cantautore Ivan Graziani. Ma se la liason d’amour nella canzone di Ivan finisce male, così non fu nella vita reale di Federico e Carolina Lose, i quali vissero davvero per tutta la vita innamorati e insieme fino alla morte in quel di Milano, accomunati dalla medesima passione per l’arte.
Friedrich (figlio di un proprietario terriero della Sassonia) e Karoline (figlia di un consigliere di Corte d’appello di Dresda) erano due giovani di buona famiglia, i cui genitori poterono permettersi il lusso di avviarli allo studio in Accademia d’arte e non a caso proprio a Dresda, città considerata la Firenze del Nord. Essi si conobbero in un momento della Storia europea tra i più turbolenti, con la Rivoluzione Francese da poco avvenuta e l’astro folgorante in solio Napoleone a comandare anche le lande tedesche, dopo la vittoria di Austerlitz.
Nacque tra i due una relazione seria e quell’amore durò: Friedrich Lohse si trasferì a Parigi a perfezionare la sua formazione artistica e lei decise di lasciare la Prussia e di raggiungerlo. A Parigi si sposarono e da Parigi partirono nel 1805, al seguito del Vicerè del Regno d’Italia Eugenio Beauharnais figliastro di Napoleone alla volta di Milano, ove Friedrich fece venir meno temporaneamente le velleità artistiche alte e si accontentò di trovare un impiego al Bureau Tipografico francese, mentre la moglie Caroline si adattò a cucire decorazioni tessili. Caduto Napoleone Bonaparte e finito nel 1814 il Regno d’Italia, al cambio di regime che mise in crisi tanti intellettuali italiani schierati nel Lombardo-Veneto, riluttanti a cambiare casacca, ai due coniugi Lohse probabilmente fece gioco l’origine germanica, che permise loro di sdoganarsi meglio e proseguire a lavorare anche dopo l’arrivo degli austriaci.
I Lohse decisero perciò di restare definitivamente a Milano, italianizzarono il cognome in Lose e si dedicarono con passione all’arte di stampe, subito dividendosi i compiti: al disegno (lui) e all’incisione (lei) di vedute lombarde nella loro casa sul Naviglio, in contrada San Damiano 299. Federico e Carolina Lose trovarono così la loro cifra e identità artistica, certo influenzata dal mutamento graduale del gusto europeo dal Neoclassicismo all’arte nuova più di gusto Romantico, soprattutto nella rappresentazione iconografica della natura e del vero.
Il sodalizio artistico tra i due Lose iniziò subito a funzionare bene: nel 1816 furono pubblicate in dispensa le prime acquetinte disegnate da Federico e incise da Carolina intitolate “Le bellezze pittoriche di Milano”, pubblicate dallo stampatore Artarìa e a seguire le stampe del “Viaggio pittorico e storico ai tre laghi Maggiore, di Lugano e Como”, edito dall’editore Bernucca tra il 1816 e il 1821.Erano già vedute panoramiche originali e di grande impatto emotivo, che iniziarono a far conoscere i coniugi artisti Lose tra il pubblico esigente e scelto della nobiltà e della nascente alta borghesia milanese-lombarda.
Fu però con un soggetto pittorico meno noto dei laghi lombardi, ovvero la Brianza, che i coniugi Lose fecero davvero bingo e si posero al centro dell’attenzione: probabilmente grazie alle suggestioni e ai racconti di amici milanesi, essi decisero nell’estate 1822 di compiere un’incursione pittorica tra le Ville di Delizia e le boscose colline brianzole, peraltro anche col vantaggio di essere a poca distanza da Milano.
Da questo Tour a quattro mani nacque una raccolta di stampe che - parafrasando i social odierni - furono cliccatissime per la loro enorme iniziale diffusione tra i ceti medio-alti, con un successo talmente corale poi, che sarebbe presto tracimato sino a trasformarle in arte popolare. Quella per intenderci non per i pochi eletti desiderosi della copia unica, ma per il grande pubblico.
Realizzati i disegni preparatori direttamente en plein air sul campo, nell’autunno e inverno 1822 Carolina si dedicò pazientemente alla successiva incisione e alla coloritura degli stessi e l’anno successivo, nel 1823, i Lose si presentarono ai collezionisti ed amatori di stampe col loro “Viaggio pittorico nei Monti di Brianza”, straordinaria collezione di incisioni in acquatinta o colorate a mano, vedute pittoresche di gusto davvero Romantico e quindi del tutto inedite per il pubblico milanese: un’opera grafica questa della quale furono non solo gli autori, ma anche gli editori. Con questo Viaggio pittorico la Brianza iniziò a diventare il sogno turistico di tutti i Milanesi, appena fuori porta.
Forti dell’enorme successo della loro opera grafica brianzola, nel 1824 Federico e Carolina Lose pubblicano a seguire un nuovo album di 16 acquetinte: il “Viaggio pittorico e storico al Monte Spluga da Milano a Coira”, prima guida illustrata dedicata al nuovo itinerario turistico tra la Lombardia e l’Europa, dopo l’apertura della nuova strada dello Spluga, strada che è oggi diventata la ben nota Statale SS 36 dal versante dei Grigioni alla Valchiavenna e Milano.
Dopo questo ulteriore cimento artistico, che però non fece il bis col più grande e perdurante successo delle stampe brianzole, la vena del sodalizio Lose si esaurì, anche per le incombenze familiari legate alla crescita di ben cinque figli: Ernesta, Federico Spiridione, Elisabetta, Carola Augusta e Ferdinando Marco Aurelio. Federico e Carolina Lose morirono entrambi relativamente giovani, in quella Milano che li aveva accolti diventando la loro nuova Dresda: nel 1833 a 57 anni lui e – dopo soli pochi anni – nel 1837 a 53 anni lei.