In occasione della giornata del 4 novembre, su invito del Sindaco e dell’Amministrazione Comunale, i ragazzi del corso musicale e i ragazzi del coro scolastico hanno partecipato ad un concerto nella Piazza Pietro Venuti alle ore 11.00 per la giornata del 4 Novembre, che celebra l’Unità Nazionale delle Forze Armate e onora i decaduti della Prima Guerra Mondiale. I brani da eseguire non sono stati scelti a caso, ma in base al loro significato, legato alla ricorrenza: “La Leggenda Del Piave”, “La Bandiera Dei Tre Colori”, “Inno d’Italia” e “Inno alla Gioia”. Inoltre è stato suonato il brano “Il Silenzio”, dal professore La Mattina. Durante le prove abbiamo avuto qualche interruzione a causa del mal tempo, ma nonostante tutto siamo riusciti a continuare le nostre prove fino alle 11.00. Dopo di che alle 11.00 sono arrivati il Sindaco, la Preside, i genitori e infine le Forze Armate. L’orchestra è stata guidata dal professore Pavia, mentre il coro è stato seguito dalla professoressa Conti. Il Sindaco, la Dirigente Scolastica e il Presidente del Consiglio Comunale hanno pronunciato dei discorsi per esprimere l’importanza che ha questa giornata. È importante avere un Paese che parla e coinvolge i propri cittadini con queste commemorazioni, perché arricchisce la nostra cultura e ci fa riflettere. I ragazzi del corso musicale si sono divertiti molto a suonare in orchestra, perché è anche un momento solidale e la musica in sé è un modo per esprimere la propria parola, la propria opinione e le proprie emozioni.
Fabiana Basile e Adele Amorello
Martedì 25 novembre 2025, noi ragazzi della Redazione Giornalistica dell’I.C. Cinisi, abbiamo partecipato ad una mostra sulla 1° Guerra Mondiale. In occasione di questa mostra, realizzata presso il Comune di Cinisi, il signor Paolo Chirco, che ne è l’autore, ci ha spiegato cosa è accaduto durante la “Grande Guerra” da un punto di vista locale; in seguito ci ha mostrato delle piastre dedicate ai ragazzi deceduti al fronte: queste piastre sono in sintesi dei quadrati realizzati in marmo, dove è riportato il nome, il cognome, la data di nascita e la data di morte della vittima. Il signor Chirco, che in passato è stato uno dei collaboratori scolastici del nostro Istituto, ci ha detto che le ha trovate dentro una scatola presso i locali scolastici in occasione di un trasloco,sul finire degli anni 80. In totale le piastre sono 71: l’autore della mostra le ha montate su alcuni pannelli, realizzando una installazione d’arte contemporanea, grazie anche all’utilizzo di materiali poveri, colori e tecniche innovative, che gli hanno permesso di esprimere emozioni su vita, morte, sacrificio. Alcuni soldati dal fronte hanno scritto lettere per familiari, amici, mogli e i figli, che abbiamo letto a fine incontro: ciò ci ha permesso di capire come si viveva sul fronte del Carso, un posto terribile dove si combatteva nelle trincee: grandi solchi nel terreno usati per attendere il momento della battaglia, anche per molto tempo. Ci hanno colpito molto alcune frasi di quelle lettere come per esempio: “Sento in me la vita che reclama la sua parte di sole; sento le mie ore contate, presagisco una morte gloriosa, ma orrenda” oppure “Un figlio morto in guerra non è mai morto”. Questo incontro ha fatto capire come sia da parte dei genitori sapere di avere una grande probabilità di perdere un figlio in guerra, ma anche da parte dei soldati sapere di dover stare mesi e addirittura anni lontani dalle proprie famiglie, senza sapere se poi davvero si tornerà a casa e abbiamo riflettuto sul fatto che tutto questo ha riguardato anche il nostro paese: Cinisi.
Marta Agnusdei e Salvo Mangiapane
Il 25 Novembre si celebra la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Questa giornata è stata istituita dall'ONU per sensibilizzare sull'abuso, sul femminicidio e sulla discriminazione di genere. Si è scelto il 25 Novembre perché ricorda il brutale assassinio delle sorelle Mirabal, chiamate anche “Mariposas" (in italiano “Farfalle”). Nate a Ojo de Agua, nella Repubblica Dominicana, erano quattro sorelle: tre di loro (Minerva, Patria, Marìa) divennero il fulcro della resistenza contro la brutale dittatura di Rafael Leónidas Trujollo. Il regime, incapace di piegare la loro volontà nonostante i ripetuti arresti, pianificò un'imboscata. Il 25 novembre 1960, mentre le tre sorelle tornavano da una visita ai mariti detenuti nel carcere di Puerto Plata, la loro auto fu fermata dagli agenti dei servizi segreti, le sorelle e il loro autista (Rufino de la Cruz) furono portati in un campo di canna da zucchero, massacrati a bastonate e poi rimessi nell'auto, fatta precipitare in un dirupo per simulare un incidente. Le sorelle Mirabal pagarono con la loro vita il coraggio dimostrato nella lotta politica. Come simbolo per la celebrazione di questa giornata si utilizzano: Scarpe Rosse, nate dall'installazione "Zapatos Rojos" a partire dal 2009, esse rappresentano il vuoto lasciato dalle donne vittime di femminicidio e la marcia silenziosa di chi non c'è più; Gerbera Rossa, in Italia, questo fiore è diventato un simbolo per dire "no" alla violenza, spesso distribuito durante iniziative di sensibilizzazione; Panchine Rosse, situate in parchi e piazze di molte città, servono come monito quotidiano contro la violenza domestica e di genere. La violenza contro le donne non è solo fisica, ma si manifesta in molteplici forme: umiliazioni, minacce, controllo e isolamento sociale, privazione dei mezzi di sussistenza o controllo dello stipendio per impedire l'indipendenza, molestie sessuali, stalking .In Italia, i dati del Ministero dell'Interno evidenziano una realtà drammatica: nel 2024, fino al 17 novembre, sono state uccise 98 donne, la maggior parte delle quali in ambito familiare o affettivo, perciò lo Stato ha attivato dei numeri di emergenza e centri antiviolenza dedicati per queste situazioni (il numero antiviolenza più conosciuto è 1522). Come segno di rispetto, nella giornata del 25 novembre, le scuole si occupano dell’argomento. Il mio Istituto ogni anno celebra questo momento di riflessione. Quest’anno anno, per celebrare questa giornata, la Dirigente Scolastica del nostro Istituto, ha deciso di installare una panchina rossa all' ingresso della scuola, sulla quale noi studenti abbiamo collocato dei disegni, delle frasi e delle massime in segno di vicinanza alle vittime. Durante le ore di lezione, i nostri docenti, sensibilizzano noi studenti contro queste violenze e morti ingiuste, attraverso la visione di video o la presentazione di materiale informativo. Nella mia classe, assieme al professore Lunetto, docente di Religione, abbiamo parlato di femminicidio e dei comportamenti tossici e pericolosi a cui prestare attenzione. Ogni alunno della classe ha realizzato poi dei disegni, delle scritte che ha applicato sulla panchina rossa della scuola.
Greta Cellura
Il giorno 21 novembre 2025 si è svolta l’uscita didattica per la rappresentazione teatrale in lingua inglese “Oliver Twist”, presso il teatro “Golden” di Palermo. Hanno partecipato all’evento la classe II B e le classi terze delle sezioni B, C, D, F dell’Istituto; i docenti accompagnatori sono stati gli insegnanti: Maria Elena Di Fede, Alessia Cottone, Giuseppe Cusumano, Renata Fanara, Loredana Zangara. Alunni e docenti si sono dati appuntamento alle 9:30 alla stazione della metropolitana “Piraineto”; in meno di un’ora siamo arrivati alla fermata “Notarbartolo”, la quale dista pochi minuti a piedi dal teatro Golden. Una volta arrivati, ci siamo accomodati e a questo punto è iniziato lo spettacolo: esso racconta le peripezie di un orfano, Oliver Twist, che affronta avventure e difficoltà nell'Inghilterra vittoriana, combattendo contro diverse ingiustizie sociali, come lo sfruttamento minorile e la povertà. Infatti questa storia lo vede muoversi prima in orfanotrofi, poi frequentare squadre di ladri e affrontare altri pericoli: ma, nonostante le avversità, Oliver riesce comunque a cavarsela e a trovare un lieto fine grazie alla sua purezza e alla bontà di alcuni personaggi. Come potete ben immaginare, lo spettacolo è ispirato al celebre ed omonimo romanzo di Charles Dickens. Questo spettacolo è stato molto coinvolgente per i ragazzi presenti, anche se abbiamo riscontrato alcune difficoltà a seguire la storia, perché che gli attori hanno recitato interamente in lingua inglese: fortunatamente i nostri insegnanti ci avevano adeguatamente preparati e quindi siamo riusciti a cogliere il significato complessivo dell’opera e soprattutto a coglierne il messaggio: ciascuno può salvarsi ed avere una seconda possibilità! Nonostante la difficoltà linguistica, posso dire con certezza che il personaggio che mi ha colpito di più è stato il protagonista, cioè Oliver, perché mi ha incuriosito e invogliato a conoscere meglio la storia attraverso film o la lettura del romanzo.
Greta Cellura
Il giorno 3 dicembre, dalle ore 11 alle ore 12:35, siamo andati in auditorium per assistere ad una rappresentazione teatrale dal titolo “L’amore sterminato”, su Felicia Bartolotta Impastato, per capire come è cambiata la sua vita dopo la morte del figlio, Peppino
Il regista dello spettacolo è Martino Lo Cascio; l’attrice protagonista, che ha interpretato Felicia, si chiama Stefania Blandeburgo.
La storia dunque è raccontata come un monologo, in cui la protagonista e voce narrante è Felicia Impastato. Lei è nata il 24 maggio del 1916 ed è morta il 7 dicembre del 2004, cioè 21 anni fa. Nonostante non volesse, sposò un uomo di nome Luigi, con cui ebbe 3 figli: Peppino, Giovanni, che morì da piccolo, e il terzo, che fu chiamato Giovanni in onore del figlio precedentemente deceduto. Peppino alla giovane età di 4 anni si trasferì dai nonni, ma alla loro morte andò a vivere dai suoi zii materni, Fara e Matteo. Nonostante lui fosse contro la mafia, il padre ne faceva parte in maniera molto attiva ed era anche aggressivo con il figlio e con la madre. Non appena crebbe un po', insieme ai suoi amici fondò una radio: “Radio aut”, attraverso la quale questi ragazzi dicevano la loro sulla mafia, in una trasmissione chiamata “onda pazza”. Peppino aveva dato dei nomignoli a Cinisi e a Tano Badalamenti, il boss mafioso che la dominava, che erano rispettivamente “Mafiopoli” e “Tano seduto”. Il 9 maggio del 1978 la mafia uccise Peppino sui binari del treno vicini Cinisi, provando a farlo passare per terrorista e suicida, ma non ci riuscirono, perché Felicia non mollò fin quando, con l’aiuto di alcuni magistrati, dimostrò che suo figlio era stato una vittima innocente di mafia. La rappresentazione teatrale ha mostrato anche il giorno dell’undici aprile, in cui arrivò a casa di Felicia una chiamata dalla caserma, per avvisare che gli assassini di Peppino erano stati condannati all’ergastolo.
Dopo lo spettacolo, attori e registi hanno dialogato con noi e con Luisa Impastato: ci hanno raccontato che nel 2000 uscì un film al cinema sulla storia di Peppino, girato da Marco Tullio Giordana ed in cui l’attore protagonista era Luigi Lo Cascio: da quel momento in poi la storia di Peppino Impastato è diventata sempre più nota. Anche questa rappresentazione teatrale è stata molto importante, perché ci ha fornito il punto di vista di Felicia: a noi hanno colpito molto la tristezza, ma anche la rabbia ed il coraggio della protagonista, perfettamente incarnata da Stefania Blandeburgo. La rappresentazione ha colpito e commosso tutti, insegnanti, alunni ed anche Luisa Impastato, nipote di Felicia, che era presente a rappresentare tutta la sua famiglia e l’Associazione “Casa Memoria”, di cui è la Presidente e con la quale la nostra scuola collabora sempre attivamente.
Marta Agnusdei
Durante quest’anno scolastico, in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Cinisi, ha preso avvio il progetto “Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze”, iniziativa di Educazione Civica finalizzata a promuovere la partecipazione degli studenti alla vita democratica e amministrativa del territorio. Il progetto ha coinvolto gli alunni delle classi quinte della Scuola Primaria e tutti gli alunni della Scuola Secondaria di Primo Grado. Gli studenti sono stati organizzati in quattro liste per l’elezione di sedici consiglieri, che costituiranno il Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze. Tale organo rappresentativo si riunirà periodicamente presso l’Aula Consiliare Comunale per discutere, proporre e approvare iniziative su temi di legalità, ambiente, solidarietà, sport, educazione civica e cittadinanza attiva. Gli obiettivi sono:
· promuovere la cultura della legalità e la cittadinanza attiva;
· avvicinare i giovani alle istituzioni e alla gestione del bene comune;
· creare un gruppo che sia protagonista nella vita democratica del proprio territorio;
· sviluppare la capacità di espressione, di decisione e di collaborazione tra i ragazzi.
Il 27 Ottobre 2025 i candidati si sono riuniti in auditorium e hanno dato avvio alla campagna elettorale, che si è conclusa l’11 Novembre. I rappresentanti delle quattro liste hanno potuto esporre il loro programma elettorale. Il 18 Novembre si sono svolte le elezioni e il giorno seguente sono avvenute le operazioni di scrutinio. I sedici consiglieri sono stati eletti in base al sistema proporzionale, come da “Regolamento per l’istituzione e il funzionamento del Consiglio comunale dei Ragazzi e delle Ragazze”, approvato con delibera comunale n.63 del 3/07/2025. Sono stati eletti: Maltese Giuseppe, Monsù Giusy, Palazzolo Alessandro, Cucinella Emanuele Maria, Abbate Giusy, Saputo Marta, Castiglione Riccardo, Basile Fabiana, Vitale Nancy, Vitale Michela, Giannola Costanza, Basile Federica, Nastasi Emanuele, Viola Eliana, Di Bartolo Pasquale, Puleo Nicole.
L’11 Dicembre 2025, presso l’Aula Consiliare del Comune di Cinisi, in presenza del Sindaco Vera Abbate e delle autorità locali, si è tenuta la prima adunanza del Consiglio comunale dei Ragazzi e delle Ragazze. Nel corso della seduta, a scrutinio segreto, sono state elette le cariche interne, ovvero il “baby presidente” del consiglio, Giuseppe Maltese, e la “baby segretaria”, Giusy Monsù. Durante l’incontro l’amministrazione comunale ha consegnato ai ragazzi pergamene ricordo e la fascia al presidente neo-eletto, simbolo del ruolo e dell’impegno che assumerà all’interno del consiglio.
Il consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze è una opportunità preziosa per la crescita civica dei giovani, promuovendo responsabilità, partecipazione e senso del bene comune.
Niccolò Gallina e Andrea Di Salvo
Mercoledì 4 febbraio i ragazzi dei laboratori scientifico e ambientale dell’Istituto Comprensivo di Cinisi si sono riuniti alle ore 11:00 per parlare con il responsabile scientifico del museo regionale di Terrasini Palazzo d’Aumale, dott. Fabio Lo Valvo, le dott.sse Rossella Di Maggio e Rossella Randazzo e il dott. Toti Bommarito su questioni ambientali e naturalistiche e per affrontare attività culturali e didattiche dedicate al valore della ricerca scientifica, alla figura di Charles Darwin e all’evoluzione.
Durante quella giornata, tramite la visione di un power point, si è discusso delle zone umide presenti in Sicilia, delle loro caratteristiche e della presenza di queste nei nostri territori, (es. Enna, Pantelleria e Messina), fondamentali poiche’ sono serbatoi di biodiversità: il 2 febbraio è la Giornata Mondiale delle zone umide.
Successivamente abbiamo discusso del problema della desertificazione, ovvero quando c’è povertà di acqua nel terreno, situazione molto diffusa nella nostra isola, che la rende a rischio desertificazione entro il 2030.
Alla fine della giornata i direttori del museo ci hanno invitati a visitare il Palazzo d’Aumale durante la giornata del Darwin Day, che si svolge ogni anno il 12 febbraio, giorno scelto in onore della data di nascita di Charles Darwin, biologo e naturalista britannico famoso per le sue teorie sull’evoluzione delle specie vegetali e animali. Il Darwin Day è una giornata celebrata a livello internazionale ed è un’opportunità di riflessione sul pensiero scientifico, sull’ importanza del metodo scientifico e sul contributo della scienza alla comprensione del mondo naturale.
In quella data ci siamo recati al museo dove siamo stati accolti insieme ad altri ragazzi di altre scuole e abbiamo visionato dei contributi su insetti Emitteri (es.cimici e cicale) e alcuni tipi di uccelli marini che vivono nel nostro territorio (es. Berta marina), sotto la guida esperta del prof. Angelo Troia. Successivamente abbiamo avuto la possibilita’ di girare il museo, visionando la collezione di animali imbalsamati: nella raccolta sono presenti esemplari di coccodrilli, serpenti, spugne marine, uccelli e conigli. Infine è stato possibile ammirare vasi e ancore ritrovati sui fondali marini.
E’ stato molto interessante conoscere le problematiche attuali del nostro territorio ed è fondamentale che le nuove generazioni vengano a conoscenza dei temi trattati durante queste due giornate, per sensibilizzare l’essere umano al rispetto e alla conservazione dell’ambiente.
Andrea Saputo e Francesco Galati
A Cinisi il Carnevale è molto più di una ricorrenza: è un appuntamento identitario che ogni anno unisce la comunità e richiama visitatori dai paesi limitrofi e non solo. Domenica 22 febbraio e martedì 24 febbraio 2026 il paese è tornato a riempirsi di colori, musica e partecipazione con le tradizionali sfilate che hanno attraversato il corso principale, trasformando il centro cittadino in un grande teatro a cielo aperto.
Ad aprire la parata è stato, come da tradizione, l’Istituto Comprensivo di Cinisi, con circa mille alunni, docenti e famiglie, protagonisti di una sfilata corale che da sempre rappresenta il cuore educativo e sociale della manifestazione. Un impegno organizzativo importante che ha coinvolto tutte le componenti scolastiche e che si è tradotto in un momento di forte condivisione e appartenenza.
Il tema scelto per il Carnevale 2026 è stato quello della Pace, un messaggio quanto mai attuale e necessario nel contesto storico che il mondo sta attraversando. La scuola ha deciso di interpretarlo attraverso simboli universali e immediatamente riconoscibili, capaci di parlare a grandi e piccoli. Il carro allegorico, interamente progettato e realizzato dagli alunni della Scuola Secondaria di Primo Grado, è stato il fulcro della sfilata: una grande struttura in cartapesta montata su un carrello mobile, arricchita da luci e movimenti, costruita con il supporto dei docenti. Sul carro hanno sfilato una colomba con il ramoscello d’ulivo, il personaggio di Gandhi, simbolo della “non violenza” e le bandiere dei Paesi del mondo, a ricordare il desiderio di concordia in un tempo segnato da conflitti.
Gli studenti della Scuola Secondaria hanno indossato i colori della bandiera della Pace: sette sezioni, sette colori, per formare un unico grande arcobaleno umano. Anche la Scuola dell’Infanzia e la Primaria hanno preso parte alla sfilata con una scenografia simbolica: i più piccoli hanno portato il segno della Pace, mentre gli alunni dalla prima alla quarta hanno rappresentato alcune nazioni europee — Italia, Spagna, Germania e Francia — con le rispettive bandiere. Le classi quinte, infine, hanno sfilato in rappresentanza dei cinque continenti, a sottolineare il valore universale del messaggio.
Dietro il corteo scolastico, come da tradizione, hanno sfilato i carri allegorici realizzati dai giovani del paese, espressione della creatività locale e della partecipazione attiva delle nuove generazioni. Il Carnevale di Cinisi si conferma così un momento fortemente sentito dalla cittadinanza: giorni in cui il senso di comunità si rafforza, il paese si anima e tutti, dai più piccoli agli adulti, si ritrovano nelle strade per condividere festa, divertimento e appartenenza.
La doppia sfilata del 22 e 24 febbraio ha rappresentato dunque non solo un’occasione di svago, ma anche un momento di riflessione collettiva, in cui la scuola e il territorio si uniscono per lanciare un messaggio di pace, speranza e convivenza civile. Cinisi ha così vissuto un Carnevale capace di coniugare tradizione, creatività e impegno sociale, nel segno di una festa che continua a rinnovarsi senza perdere la propria anima.
Il Laboratorio di Cartapesta dell’I.C.Cinisi
Giorno 29 Gennaio 2026, le classi seconde del nostro Istituto si sono recate al Teatro Massimo di Palermo per assistere all’opera teatrale “Aida, Anime di sabbia”. Lo spettacolo, di Venti Lucenti, è ispirato ad “Aida”, opera lirica in quattro atti composta da Giuseppe Verdi, su libretto di Antonio Ghislanzoni. Fu rappresentata per la prima volta nel 1871 al Teatro dell’Opera del Cairo e ancora oggi è una delle opere più celebri e rappresentate al mondo. La storia è ambientata nell’antico Egitto e racconta un amore tragico sullo sfondo della guerra. Aida è una principessa etiope che è stata fatta prigioniera e vive come schiava alla corte egiziana. È innamorata del comandante dell’esercito egiziano, Radames, il quale ricambia il suo amore. Tuttavia anche Amneris, figlia del faraone, è innamorata di Radames e, accecata dalla gelosia, diventa rivale di Aida quando scoppia la guerra tra Egitto ed Etiopia; Radames viene scelto per guidare l’esercito egiziano e ottiene una grande vittoria. Tra i prigionieri catturati c’è Amonasro, re d’Etiopia e padre di Aida, che finge di essere un semplice soldato. Egli convince la figlia a scoprire da Radames quale sarà il percorso dell’esercito egiziano, così da poter organizzare un attacco. Diviso tra amore e dovere, Radames rivela senza volerlo un segreto militare e viene accusato di tradimento. Scoperta la verità, Radames viene processato e condannato a essere sepolto vivo. Aida, pur di non separarsi da lui, si nasconde nella tomba e decide di morire insieme al suo amato. L’opera si conclude con i due giovani che si spengono abbracciati, mentre Amneris, sopra la loro tomba, prega per la pace. I personaggi principali dell’opera sono Aida, principessa etiope e protagonista Radames, comandante dell’esercito egiziano; Amneris, figlia del faraone; Amonasro, re d’Etiopia e padre di Aida; il Re d’Egitto e il gran sacerdote Ramfis. L’opera affronta temi profondi come l’amore impossibile, il conflitto tra sentimento e dovere, la gelosia, il patriottismo e il sacrificio. Il messaggio dello spettacolo e un grido contro le guerre che rovinano la vita dei giovani e ci mostra che uno spettacolo scritto tanti anni fa può essere meglio di un video su tik tok: infatti scene, costumi e interpretazione dei cantanti lirici, nonché l’esecuzione dell’orchestra, ci hanno davvero colpiti. Uno dei momenti più belli dello spettacolo è stato sicuramente quello in cui noi alunni siamo stati coinvolti nel canto del brano “Gloria all’Egitto”, sul quale i nostri docenti di musica ci avevano fatti esercitare: è stato davvero emozionante sentire il teatro risuonare su quelle meravigliose note e sentirci protagonisti di quel magico momento!
Gioia Testaverde e Andrea Saputo
Molto spesso scherziamo su qualcuno pensando di non fare nulla di male, tutta via quelle persone subiscono, eccome! Alcune volte non ci rendiamo conto neanche che il nostro comportamento potrebbe essere in certi casi considerato un reato.
Il 3 febbraio 2026 tutte le classi seconde del nostro Istituto sono state convocate in auditorium alle ore 11:00 per assistere a una spiegazione fatta dal polizotto Giuseppe Puleo riguardante la sicurezza, i fenomeni di bullismo e cyberbullismo e anche l’utilizzo del cellulare. Hanno parlato del nostro mondo e di come nessuno ci ha mai insegnato come usare il nostro dispositivo elettronico correttamente. Se ad esempio qualcuno ci chiede di dargli il nostro telefono, noi ovviamente non glielo daremmo per questioni di privacy, tutta via molte app ci chiedono accesso a galleria, fotocamera e persino il microfono e noi di tutto ciò non ci preoccupiamo.
Il signor Giuseppe Puleo ha spiegato anche come funziona una denuncia per bullismo:
la vittima del bullismo denuncia il bullo che sarà convocato in tribunale insieme a eventuali testimoni. La denuncia per bullismo in Italia si articola come querela alle forze dell'ordine (Carabinieri/Polizia) o segnalazione alla scuola, quando atti come percosse, minacce o diffamazione avvengono all’interno delle mura scolastiche. Se il bullo ha età superiore ai 14 anni, è perseguibile penalmente; se è inferiore ai 14, rispondono per lui genitori e scuola. Ci sono dei termini per la querela: 3 mesi dal fatto 6 per lo stalking: ecco perché non bisogna far passare troppo tempo, se si è colpiti da questi comportamenti. Se la vittima ha meno di 14 anni, la querela deve essere presentata dai genitori o tutori, presso commissariati di Polizia, stazioni dei Carabinieri o direttamente alla Procura della Repubblica, presso il Tribunale per i Minorenni, se il bullo è minorenne. In Italia non esiste un reato specifico denominato "bullismo" o "cyberbullismo" nel codice penale, ma le condotte collegate configurano reati distinti come atti persecutori (612-bis c.p.), minacce (612 c.p.), diffamazione (595 c.p.), lesioni (582 c.p.) e molestie (660 c.p.). La legge 71/2017 e le recenti riforme del 2024 (n. 70) puniscono le aggressioni online.
Nell’Istituto Comprensivo di Cinisi il referente per la scuola secondaria di primo grado è il professore Antonio Magrotti Vitale: da 7 anni si occupa di aiutare i ragazzi che stanno affrontando situazioni di bullismo o cyberbullismo, in collaborazione con tutti i docenti dell’Istituto, delle famiglie e di alcuni alunni particolarmente sensibili: questo lavoro di sinergia permette di risolvere tutto con successo. L’intervento sul bullo non è mai punitivo, ma inclusivo: si cerca di far comprendere al bullo e ai possibili complici il disagio che provocano ai coetanei e spesso si scopre che il bullo è stato a sua volta precedentemente vittima di bullismo o violenza. Con l’aiuto dello sportello d’ascolto guidato dalla Dottoressa Vinciguerra e della Dottoressa Egidi, tutto questo nella nostra scuola viene fuori, viene affrontato e superato.
Niccolò Gallina e Andrea Giosuè Maniaci
Il 5 marzo 2026 gli studenti delle classi terze del nostro Istituto hanno avuto l’opportunità di incontrare la scrittrice Clelia Lombardo, autrice del libro “La ragazza che sognava la libertà”, dedicato alla storia di Lia Pipitone, giovane palermitana uccisa dalla mafia nel 1983.
L’incontro è stato un momento intenso di riflessione e dialogo. Dopo aver letto e approfondito il libro in classe, gli studenti hanno rivolto all’autrice numerose domande, dimostrando grande interesse e sensibilità verso i temi affrontati: il coraggio delle donne, la lotta alla mafia, il valore della libertà e della memoria.
L’autrice ha raccontato come è nata l’ispirazione per il suo libro e perché ha scelto proprio la vicenda di Lia Pipitone: una storia per molti anni rimasta nell’ombra, segnata da un doppio delitto, l'omicidio fisico e quello della sua memoria, infangata per anni da una falsa rapina e da dicerie sul suo conto. Attraverso il romanzo, la scrittrice ha voluto restituire dignità e voce a una giovane donna che aveva scelto di vivere libera.
Durante l’incontro si è parlato anche del ruolo delle donne nella lotta alla mafia. Gli studenti hanno ricordato che la stagione delle stragi di mafia è stata anche il tempo delle donne, delle ragazze del Comitato dei lenzuoli, scese in piazza per ottenere giustizia. La storia di Lia, infatti, non è solo la storia di una vittima, ma anche quella di una giovane donna che ha avuto il coraggio di opporsi al suo destino.
Particolare interesse ha suscitato la scelta dell’autrice di raccontare la vicenda attraverso gli occhi di Caterina, una ragazza di dodici anni che, scoprendo la vicenda di Lia, intraprende un percorso di crescita e di consapevolezza. Attraverso il suo sguardo, i lettori possono avvicinarsi a una storia difficile ma importante, riflettendo sul valore della libertà e sulla responsabilità di ogni persona.
Gli studenti hanno anche posto domande sul presente: cosa resta oggi della grande partecipazione popolare nata dopo le stragi del 1992? Palermo è davvero cambiata? La scrittrice ha sottolineato quanto sia importante continuare a coltivare la memoria e non considerare la libertà come qualcosa di scontato.
L’incontro si è concluso con un messaggio forte rivolto ai ragazzi: conoscere queste storie significa imparare a non restare indifferenti. Lia Pipitone non è soltanto una donna da ricordare, ma un invito a scegliere ogni giorno da che parte stare. Per noi studenti è stata un’esperienza significativa, che ha trasformato la lettura del libro in un momento di confronto e di crescita.
Costanza Giannola IIIB
A Cinisi, come in gran parte della Sicilia, la tradizione delle mense di San Giuseppe è molto antica e sentita, anche se negli anni è un po’ cambiata.
Nella settimana che precede il giorno del santo, i fedeli allestiscono nelle loro case degli altari, in genere realizzati per grazia ricevuta. La casa così diventa un luogo di culto e di preghiera.
Gli altari, incantevoli nella loro bellezza, costituiscono uno dei grandi tesori artigianali della Sicilia perché abbelliti con pani lavorati a mano; davanti all’ altare viene allestito un tavolo ricoperto con una tovaglia ricamata. Giorno 19 marzo, attorno ad esso siederanno tre persone che rappresentano la sacra famiglia e consumeranno il pranzo, in genere offerto alle persone più bisognose.
Questa tradizione è anche un modo per rafforzare i rapporti tra famiglie, infatti quando arriva il momento dei preparativi, le famiglie di una stessa strada si aiutano a vicenda dando cibo e decorazioni ad una determinata famiglia che prepara una mensa, in questo modo si stringono amicizie e legami. Le mense di San Giuseppe hanno una simbologia molto vasta e particolare. È simbolo delle mense tutto ciò che riguarda il mestiere del santo, la vita di Cristo ed i prodotti del periodo. Vari esempi possono essere la croce, la scala e l’uva. Questi simboli possono trovarsi sotto forma di pane all’interno degli altari. Una delle usanze scomparse, perché oggi proibite, è quella delle vampe, ovvero dei fuochi alimentati da cataste di oggetti inutilizzabili. Gettare oggetti rotti nel fuoco aveva anche un significato simbolico: bruciare tutte le disgrazie avvenute quell’anno e, con l’energia sprigionata, alimentare il sole affinché dia la possibilità di una bella stagione e di conseguenza un buon raccolto. Inoltre le vampe coinvolgevano anche i giovani, infatti saltandole si segnava il passaggio all’età adulta.
La nostra scuola ha organizzato delle visite alle mense durante il corso della settimana, le mense visitate sono state all’incirca sette, ognuna con il suo fascino. Ecco quattro mense che ci hanno colpito: la mensa del “Museo Monsignore Cusumano”, questa mensa è un vero e proprio museo che rappresenta un’ abitazione antica con al suo interno il tipico altare contornato da fiori e pane. Un’altra mensa è la Cripta di San Benedetto: all’interno di questa mensa possiamo notare un lungo tavolo con al di sopra molte pietanze, ai lati erano presenti quadri raffiguranti San Giuseppe, la Vergine Maria e Gesù Cristo; alla fine del corridoio troviamo un altare ben addobbato con delle panchine davanti. Un’altra mensa che abbiamo visitato è la mensa del Sacramento, molto addobbata e con molte decorazioni. E infine l’ultima mensa è stata la mensa dell’aula consigliare dove abbiamo trovati molti riferimenti alla vita di San Giuseppe. Tutte le mense sono state liete di offrirci il pane Benedetto, una piccola pagnotta a forma di croce. Le mense di San Giuseppe attraversano il tempo come un ponte tra passato e presente, tra devozione e vita quotidiana. Non sono soltanto un’ antica tradizione ma un gesto vivo che continua a parlare di accoglienza, condivisione e rispetto. In essa convivono memoria, identità e speranza: il ricordo di chi eravamo e la responsabilità di ciò che scegliamo di essere oggi. In un tempo che spesso divide, queste mense restano un invito semplice e potente di ritrovarsi in comunità, riscoprendo nel dono e nella solidarietà il senso più autentico della festa.
Elena Di Lorenzo e Salvo Mangiapane
Nel giorno 3 marzo, noi ragazzi della redazione giornalistica dell’Istituto Comprensivo di Cinisi, abbiamo avuto una visita d’eccezione da parte del signor Gregorio Porcaro, ex viceparroco della chiesa di Brancaccio. Questo incontro è stato possibile grazie a Luisa Impastato, Presidentessa dell’Associazione “Casa Memoria Felicia e Peppino impastato”, con la quale la nostra scuola collabora.
Il signor Gregorio Porcaro è venuto a portare la sua testimonianza relativa all’esperienza di vita di Padre Pino Puglisi. Ci ha spiegato che Pino Puglisi è stata una delle vittime innocenti di mafia, è divenuto beato ed è stato proclamato Santo. In quest’ occasione, la dicitura ufficiale della sua proclamazione a Santo è stato “In odium fidei”: questa espressione latina vuol dire “In odio alla fede”; Gregorio, in maniera molto semplice, ci ha spiegato cosa vuol dire l’espressione, cioè che Padre Pino Puglisi è stato ucciso dalla mafia perché la sua fede lo ha reso odiato dai mafiosi.
A questo punto della nostra intervista Gregorio ha raccontato la sua esperienza personale con Pino Puglisi, iniziando dal primo momento in cui lo ha incontrato all’ età di 8 anni, quando, trovandosi a giocare per le strade di Mondello con i suoi amici, ad un certo punto vide arrivare il nuovo viceparroco, che era proprio Padre Pino Puglisi. All’inizio i bambini non lo riconobbero come tale, perché il sacerdote era vestito in maniera molto sportiva, non indossava la tonaca e gli abiti tradizionali dei preti e quindi sembrava un uomo qualsiasi. I bambini in quel momento stavano facendo un gioco di carte chiamato “A PAA!”, che consisteva nel creare dei mazzetti di carte e cercare di farli volar su, mentre si urlava “PAA”: in questo modo chi aveva sollevato più carte vinceva il gioco. In questa circostanza si presenta Don Puglisi: inizialmente Gregorio era quasi spavento dall’aspetto un po’ strano, perché il sacerdote aveva delle grandi mani, delle grandi orecchie, un abbigliamento sportivo e si distingueva per il suo gigantesco sorriso, di cui Gregorio parlerà sempre. Anche quando celebrava la messa, “3P”, com’era soprannominato, lo faceva sorridendo; Gregorio gli faceva da chierichetto e quindi era molto vicino alla celebrazione.
Successivamente, negli anni ’70, Don Puglisi viene designato parroco di Godrano, un paese sulle Madonie che aveva subito un terremoto. Quando il nuovo parroco arriva in questo luogo, il paese è distrutto, la gente è molto triste, impoverita e diffidente; Pino Puglisi comincia a celebrare le messe addirittura dentro un tendone da circo. Piano piano riesce ad avvicinarsi a questa gente molto umile, un mondo di pastori. Il suo sorriso sincero e liberatorio riesce ad attirare tutto il paese e mette in difficoltà i violenti mafiosi di Godrano, che pure erano presenti, ovviamente avevano antipatia per Padre Pino Puglisi. A questo punto Gregorio continua il racconto dicendo che Godrano viene piano piano rimesso in sesto, anzi la prima cosa ad essere ricostruita è proprio la chiesa, che non è soltanto un luogo di preghiere: la messa diventa anche mensa, nel senso che, terminata la celebrazione, tutti i presenti rimangono in chiesa e creano un’unica tavolata dove allestire il pranzo della domenica per la comunità. Quindi una totale condivisione di ogni cosa, come se si trattasse di un’unica grande famiglia.
A questo punto la vita di Padre Pino Puglisi trova un’altra svolta: viene nuovamente trasferito a Palermo e diventa professore di Religione presso il Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Palermo. Gregorio per tanti anni non ha più visto Padre Pino Puglisi, ma, proprio nei pressi della cattedrale, un giorno lo incontra per strada e racconta che Pino Puglisi gli corre incontro abbandonando tutto ciò che aveva in mano, come un borsello che lascia cadere per terra; corre verso Gregorio, lo abbraccia e lo tratta come se non fosse passato neanche un giorno dal loro ultimo incontro. Gregorio in quel momento stava vivendo una forte crisi personale e racconta di essersi seduto con “3P” ad un bar ed essere rimasto con lui a parlare per ore, esponendogli il suo male interiore: evidentemente Gregorio non sapeva che strada doveva prendere la propria vita, ecco perché si apre con quello che lui stesso definisce “l’uomo dell’ascolto e dell’accoglienza”.
Siamo nei primi anni 90, quando Pino Puglisi arriva Brancaccio, il suo quartiere d’origine dove trova una situazione di grande disagio e la mafia prevale, ma non si scoraggia. Nel frattempo la vita di Gregorio è andata avanti in parallelo: il 18 luglio del 1992 viene ordinato sacerdote (evidentemente aveva vissuto una vocazione sull’esempio di Padre Pino Puglisi) e la sua idea è quella di diventare missionario e quindi spostarsi in paesi come il Bangladesh. Anche in questo momento così significativo per la sua vita, incontra nuovamente Padre Pino Puglisi, che partecipa ad una festa insieme a lui: non è una festa qualsiasi è la festa per la sua ordinazione. L’ordinazione come sacerdote di Gregorio avviene il 19 luglio 1992, una data molto importante per i siciliani, perché in quel giorno arriva la terribile notizia dell’ uccisione del giudice Paolo Borsellino. Quindi la festa di Gregorio viene interrotta da questa tragica notizia , ma nello stesso tempo la vicenda è per Gregorio un’ illuminazione, perché comprende che, piuttosto che andare in Bangladesh o da qualsiasi altra parte per aiutare i deboli, può farlo anche rimanendo a Palermo ed esattamente va a Brancaccio: va a trovare Padre Pino Puglisi ed impara da lui, vede come lui lavora , quello che fa, come vive e come si rapporta con la gente di Brancaccio e viene invitato a collaborare. La lotta di Gregorio con Padre Pino Puglisi è una lotta contro la violenza, contro la sopraffazione. Ci racconta Gregorio che insieme andavano “a caccia di bambini” per levare i bambini dalla strada, toglierli dall’ influenza mafiosa e dare loro altre possibilità, quindi per esempio farli giocare in oratorio, farli studiare e fargli fare la merenda. Piano piano alcune di queste vite cambieranno per sempre, alcuni di questi bambini si sono riscattati da adulti, sono diventati grandi lavoratori, bravi genitori di famiglia e altri sono rimasti a vivere nell’ ombra, ma comunque portano dentro di sé il grande ricordo di Padre Pino Puglisi. In tre anni si era creata un’alternativa a Brancaccio: i fratelli Graviano, che erano i boss mafiosi di Brancaccio, adesso erano odiati dalla popolazione, che prima li guardava con paura e quasi con ammirazione, ora li vedevano con disprezzo e con distanza. Ciò è testimoniato anche dal fatto che alcuni ragazzi del quartiere oggi sono diventati membri delle forze dell’ordine, quindi anno scelto il contrario della mafia, ovvero la giustizia. Gregorio a questo punto del nostro colloquio fa una riflessione: il contrario della vigliaccheria è il coraggio, la mafia rappresenta la vigliaccheria invece Padre Pino Puglisi rappresenta il coraggio. Il 15 settembre del 2013, il giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno, “3 P” viene freddato da 4 killer mandati dai fratelli Graviano: prima di essere ucciso mostra ai carnefici il suo proverbiale sorriso e pronunzia una frase che rimarrà indelebile anche nel ricordo dei suoi assassini: ”Me lo aspettavo”. Ai funerali di Padre Pino Puglisi partecipa tutta Brancaccio e la maggior affluenza è quella dei bambini, che seguono il corteo.
Questa è stata la testimonianza di Gregorio Porcaro, che si è conclusa con una domanda da parte di uno dei redattori di “Leggimi”: gli è stato chiesto che emozione aveva provato il giorno della beatificazione; la risposta di Gregorio è stata molto singolare: era felice della beatificazione di Padre Pino Puglisi, ma lui pensa che questi grandi onori a Pino Puglisi non interessassero tanto e la cosa che non bisogna fare, a suo avviso, è allontanare la sua figura dalla gente comune.
L’esempio di “3P” viene portato avanti da molti, tra cui anche Gregorio Porcaro, che oggi insegna religione presso una scuola di Palermo e porta sempre il racconto della sua esperienza in tutte le scuole della Sicilia.
Giosuè Andrea Maniaci
Il 19 marzo 2026, alle ore 10:00, presso l’auditorium “Peppino Impastato” dell’I.C. Cinisi, si è svolto l’incontro con la scrittrice Simona Dolce, rivolto alle classi seconde della Scuola Secondaria. L’autrice, introdotta dalla professoressa Enza Di Marca, ha presentato il libro “L’isola del sole”, che tratta tematiche attuali e vicine a noi giovani, invitandoci a riflettere sull’importanza di comprendere e rispettare gli altri. Simona Dolce, nata a Palermo nel 1984, cresce in Sicilia, un contesto che influenzerà molto la sua scrittura. Nel 2007 vince il suo primo premio importante, ovvero il Premio Subway Letteratura con il romanzo Mele smarrite. Nel 2008 si trasferisce a Roma, dove vive tutt’ora. Nello stesso anno pubblica il suo primo libro per adulti: Madonne Nere; seguono: La mia vita all’ombra del mare e L’isola del sole, cioè il libro che ci ha fatto commuovere ed emozionare a causa delle sue tematiche difficili, come l’emigrazione e la perdita di persone care, accompagnate però dai valori dell’amicizia e della complicità. Durante l’incontro con noi studenti dell’I.C Cinisi, Simona ha parlato di coraggio, la cosa che i suoi libri vogliono trasmettere, perché ci serve a prendere decisioni e a denunciare ogni forma di illegalità; un aspetto del coraggio è scegliere qualcosa per noi stessi, sperimentare ciò che non è nella nostra “Comfort Zone” ed entrare in contatto con essa attraverso la lettura o l’amicizia. L’autrice ci ha anche introdotto al mondo della scrittura e dell’editoria, universi che noi non conoscevamo abbastanza bene, parlandoci ad esempio dei così detti ghostwriter, e, più in generale, di come nasce un libro. Noi studenti abbiamo poi posto delle domande, ecco quelle che ci hanno maggiormente colpito e le relative risposte:
1. D: Mentre scriveva il libro, c’è stata una scena che l’ha emozionata o sorpresa di più?
R: Quando si raccontano storie vere o ispirate alla realtà, come quelle legate ai viaggi dei migranti, uno scrittore sente anche una responsabilità verso le persone che hanno vissuto davvero quelle esperienze. Le parti del libro che mi hanno emozionata di più sono state quelle che riguardano la perdita della mamma di Khouma, il che mi riguarda molto perché anche io ho perso la mamma.
2. D: Oltre ad aver scritto L’isola del sole, ha pubblicato altri libri, tra i quali La mia vita all’ombra del mare. Nel primo parla di Lampedusa, dove il mare fa paura a chi scappa dalla guerra; nel secondo ha scritto della Palermo di Brancaccio, dove la mafia sporca la bellezza del mare. Da siciliana, lei ha il mare nel cuore, ma nei suoi libri questo mare è spesso teatro di storie di storie difficili. Come fa a continuare a vedere il mare come simbolo di bellezza, quando la cronaca ci racconta storie così dolorose?
R: Nonostante io viva a Roma da molto tempo, ho una connessione al mare molto forte; come ogni luogo così potente esso è anche soggetto a tragedie.
3. D: Le è capitato di identificarsi, qualche volta, in uno dei suoi libri?
R: Quando si legge un libro, non si è solo il protagonista, si sente, pensa, vede ciò che vedono tutti, anche i personaggi meno rilevanti.
A chiusura dell’incontro abbiamo ringraziato Simona con una lettera a nome di tutto l’istituto: è stata capace di raccontare una tematica che sembra lontanissima da noi, anche se, alla fine, ci separano solo pochi chilometri dai protagonisti di quelle vicende ed è stato come se quelle esperienze, sensazioni ed emozioni le stessimo provando tutti. Vorremmo concludere quest’articolo ringraziando l’autrice, Simona Dolce, per tutto ciò che attraverso la lettura ci ha insegnato: avere rispetto e solidarietà per queste persone, mostrandoci come un ragazzino della nostra età possa aiutare e dare un contributo importante alla società. Ci ha anche dimostrato che esiste la possibilità concreta che questo accada, attraverso il modo realistico con cui narra questi fatti, facendoci immedesimare il più possibile nella realtà di Lampedusa.
Mattia Badalamenti ed Andrea Di Salvo
Il testo che segue è la sceneggiatura di una puntata del podcast “Voci contro le mafie”, realizzato dalla redazione di “Leggimi” in collaborazione con Casa Memoria Felicia e Peppina Impastato
Una giacca, un oggetto di uso così comune, può trasformarsi nella rovina di qualcuno? Questa che state per ascoltare è la storia di Graziella Campagna, una ragazza di 17 anni che viveva in un paesino siciliano in provincia di Messina: Saponara. Abbiamo avuto la possibilità di conoscere la sua storia attraverso la testimonianza dei due fratelli: Pietro e Pasquale Campagna. Questa vicenda ci ha toccato particolarmente, poiché Graziella era molto giovane e perché tutto è accaduto poco lontano da noi. Graziella è una vittima innocente di mafia, fra quella celebrate il 21 marzo e ricordata dall’associazione “LIBERA”.
Intervistatore: Buongiorno, oggi siamo giunti a Villafranca per udire la voce di una vittima innocente di mafia, Graziella Campagna.
Buongiorno Signorina Campagna, visto che lei è molto giovane, possiamo darci del tu?
Graziella: Sì certo, non c’è problema.
Intervistatore: Bene Graziella, vorresti parlarci un po’ di te?
Graziella: Certo. Sono nata e cresciuta a Saponara e provengo da una famiglia semplice e onesta: mio padre era un muratore e mia madre una casalinga; ero l’ultima di sette fratelli. Sono sempre stata una ragazza solare, determinata e molto legata alla mia famiglia.
Intervistatore: Interessante… Come mai già a 17 anni hai iniziato a lavorare?
Graziella: Come ho già detto non vivevo in una famiglia ricca, quindi, anche se a scuola andavo bene, ho deciso di cominciare a lavorare in una lavanderia. Non mi pagavano tanto, solo 150'000 lire mensili.
Intervistatore: Ti piaceva il tuo lavoro?
Graziella: Ovviamente esistono lavori migliori, ma non mi lamento affatto, anzi mi piaceva ciò che facevo.
Intervistatore: Di cosa ti occupavi esattamente?
Graziella: Un po’ di tutto … riordinare l’abbigliamento da consegnare, soprattutto.
Intervistatore: Non è proprio sul luogo di lavoro che hai scoperto l’identità dell’ingegnere Cannata?
Graziella: Sì. Era una giornata piovosa quando ho incontrato l’ingegnere in lavanderia: mi ha affidato la sua giacca con l’intento di lavarla; era un cliente abituale.
Intervistatore: Puoi entrare nel più nel dettaglio?
Graziella: Si, certo. Quando mi ha affidato la giacca, prima di lavarla, ho controllato nelle tasche ed è lì che ho trovato quello che avrebbe portato alla mia rovina. All’inizio mi sembrava un semplice pezzo di carta, ma, osservandolo attentamente, mi sono accorta che si trattava di un documento che riportava la vera identità di quello che si sarebbe poi rivelato il latitante. Appena vista, la conservai e non ne parlai con nessuno, eccetto la mia famiglia.
Intervistatore: Se ne hai parlato solo con la tua famiglia, secondo te, come ha fatto il latitante a venire a conoscenza della tua scoperta?
Graziella: Non lo so, la mafia scopre tutto.
Intervistatore: Che è successo dopo?
Graziella: A fine giornata lavorativa, aspettai l’autobus. Come sempre arrivò anche il ragazzo che frequentavo allora, per offrirmi un passaggio, che rifiutai.
Intervistatore: Perché rifiutasti quel passaggio?
Graziella: In verità lo rifiutai a malincuore: lo feci solo per dar retta ai miei genitori, che sostenevano che non fosse un ragazzo alla mia altezza. Solo dopo arrivò il mio capo insieme a sua moglie e mi invitarono a salire in macchina con loro: se allora avessi rifiutato quel passaggio, forse non mi stareste intervistando.
Intervistatore: Il suo capo era complice del latitante?
Graziella: Non lo avrei mai detto, ma la risposta è sì. Mi portarono in montagna passando attraverso una stradina secondaria, forse per lasciare meno tracce, lì trovai anche il latitante.
Intervistatore: So che è una domanda difficile a cui rispondere, ma come è avvenuta la tua morte?
Graziella: Stai tranquillo, ero certa che sarebbe arrivato il momento di parlarne. Mi hanno fatto inginocchiare per terra fino a lacerarmi i pantaloni e mi hanno puntato addosso una pistola. Lì ho capito che stavo andando in contro alla mia fine per caso. Forse se avessi dato retta ai miei insegnanti, che mi consigliavano di continuare gli studi o se forse avessi accettato il passaggio dal mio fidanzato, forse sarei ancora con voi…
Intervistatore: Graziella … non è colpa tua! Sei stata uccisa ingiustamente dalla mafia. Se non te la senti più di raccontare non fa nulla.
Graziella: Assolutamente no! Meritate di sapere, perché io e tutte le vittime di mafia siamo morte per mano di prepotenti, omertosi e l’unico modo per combatterli è raccontare!
Intervistatore: Hai completamente ragione, continua pure.
Graziella: Mi hanno assestato 5 colpi, il primo sulla mano, il secondo sul braccio, il terzo sull’addome, poi uno sulla spalla e infine alla testa. Da quello che le indagini affermano, l’arma era una Lupara calibro 12: non ne avevo mai vista una! A pensarci bene non avevo mai visto neanche una pistola e non sapevo cosa fosse la mafia, perché nessuno teneva a parlarne, non era come al giorno d’oggi…
Intervistatore: Quando si è denunciata la tua scomparsa, cosa hanno pensato le persone?
Graziella: La prima ipotesi è stata quella che in Sicilia chiamano “fuitina”, cioè la fuga di due innamorati che in questo modo consumano anticipatamente il matrimonio, mettendo i genitori di fronte al fatto compiuto. Perfino i colleghi di mio fratello Pietro, carabinieri, sostenevano questa ipotesi, tutti tranne lui.
Intervistatore: Come mai tuo fratello non si è fidato dei suoi colleghi?
Graziella: Probabilmente poiché aveva un intuito straordinario, o forse perché mi conosceva troppo bene e sapeva che quell’uomo non mi avrebbe portata da nessuna parte senza il mio consenso.
Intervistatore: Come hanno capito che la loro teoria era sbagliata?
Graziella: Perché le prove erano inesistenti ed in più il ragazzo sospettato era a casa sua, dunque aveva un alibi. Ma il vero merito della ricostruzione corretta dei fatti è di mio fratello, che ha capito il movente dell’omicidio, trovando il documento e riuscendo così a smascherare il latitante Gerlando Alberti Junior.
Intervistatore: Questo è bastato alla polizia per dichiarare il tuo omicidio?
Graziella: No. Infatti mio fratello ha dichiarato che, di fronte all'inerzia delle Istituzioni, ha dovuto agire autonomamente, effettuando anche registrazioni nascoste per raccogliere testimonianze e prove contro i killer, smentendo i depistaggi iniziali. Anche dopo tutto questo però, il caso è stato archiviato.
Intervistatore: Come mai allora il caso è stato riaperto?
Graziella: E’ tutto merito della trasmissione televisiva: “Chi l’ha visto?” , che nel 1996 ha dedicato una puntata alla mia storia.
Intervistatore: In questo modo si è chiusa la vicenda giudiziaria?
Graziella: Sì, dopo 22 anni dai fatti accaduti, la Suprema Corte di Cassazione ha condannato all’ergastolo Gerlando Alberti Junior e il suo braccio destro Giovanni Sutera.
Intervistatore: Vuoi aggiungere qualcosa per gli ascoltatori della tua intervista?
Graziella: Voglio ribadire che se si fosse parlato nelle scuole della mafia, come lo state facendo voi oggi, probabilmente sarei stata più attenta e forse sarei ancora lì con voi.
Intervistatore: Hai qualcuno da ringraziare?
Graziella: Voglio ringraziare tutta la mia famiglia, ma soprattutto mio fratello Pietro che è stato una figura molto importante in questa storia. Lo ringrazio per la sua determinazione e per aver sempre creduto in me, se non fosse stato per lui il mio omicidio non sarebbe mai venuto a galla e i latitanti non sarebbero mai stati smascherati.
Intervistatore: La tua testimonianza è stata davvero preziosa, cara Graziella.
Graziella: Di nulla, grazie a voi!
Questa storia ci invita a riflettere sulla gravità delle cose che ci potrebbero accadere. Come possiamo infatti notare, la tragedia di Graziella è avvenuta in un paesino non tanto lontano dal nostro. La mafia potrebbe purtroppo essere ovunque, per questo dobbiamo essere sempre pronti ad affrontarla: non con le armi, ma con il sapere e la giustizia, perché, come ha detto Pietro Campagna, se la mafia non si conosce non si può combattere. Questo è quello che la vicenda di Graziella ha trasmesso nei nostri cuori.
Elena Di Lorenzo, Salvo Mangiapane, Mirko Cucchiara, Giulio Graziano
Il 2 aprile si celebra la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, una giornata importante che ci invita a riflettere su quanto sia fondamentale comprendere e includere le persone autistiche nella vita di tutti i giorni. È stata istituita nel 2007 dall’ONU e rappresenta molto più di una semplice ricorrenza: è un’occasione per fermarsi, pensare e guardare la realtà con occhi diversi.
L’autismo, infatti, non è qualcosa di lontano da noi. È presente nelle nostre scuole, nei luoghi di lavoro, nelle nostre città. Potrebbe essere quel compagno di classe che parla poco o che preferisce stare per conto suo. Non è una malattia, ma un modo diverso di percepire e vivere il mondo. Ogni persona autistica è unica: c’è chi incontra difficoltà nella comunicazione e chi, invece, possiede capacità sorprendenti in alcuni ambiti.
Anche il nostro Istituto Comprensivo di Cinisi ha voluto dare valore a questa giornata. Gli studenti hanno partecipato alla visione e al commento di un cortometraggio, accompagnato da una presentazione PowerPoint, seguiti da una merenda collettiva organizzata grazie al contributo di alcuni sponsor. I piccoli contributi raccolti dai ragazzi saranno destinati ad associazioni che si occupano di ricerca sull’autismo.
Per permettere a tutti di partecipare, le classi si sono alternate nell’auditorium della scuola in momenti diversi della giornata. Anche se la ricorrenza ufficiale cade il 2 aprile, l’Istituto ha scelto di anticipare le attività al 31 marzo, poiché le vacanze pasquali avrebbero reso impossibile celebrarla nella data prevista. Non è la prima volta che la scuola dedica attenzione a questo tema: negli ultimi anni, infatti, sono state organizzate diverse iniziative e gli studenti hanno realizzato lavori significativi, dimostrando sensibilità e partecipazione.
Spesso, però, il vero ostacolo non è l’autismo in sé, ma i pregiudizi. Quando non conosciamo qualcosa, tendiamo ad averne paura o a giudicarla. È proprio qui che entra in gioco la consapevolezza: capire che “diverso” non significa “sbagliato”, ma semplicemente unico.
Dietro ogni persona autistica c’è una storia. Ci sono famiglie che affrontano ogni giorno difficoltà, ma anche momenti di grande forza e amore. Ci sono ragazzi che desiderano solo essere accettati per quello che sono, senza dover cambiare per forza.
L’inclusione non è fatta solo di grandi gesti, ma soprattutto di piccole attenzioni: un po’ di pazienza, la voglia di ascoltare, il desiderio di capire invece di giudicare. Anche un semplice gesto può fare davvero la differenza.
Il blu che vediamo il 2 aprile è solo un simbolo. Ciò che conta davvero sono le azioni quotidiane. La Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo ci ricorda che non basta sapere: bisogna imparare ad accogliere davvero gli altri.
Perché, in fondo, tutti desideriamo la stessa cosa: essere capiti e accettati per quello che siamo.
Elena Di Lorenzo e Salvo Mangiapane
L’ Istituto Comprensivo Giovanni Meli di Cinisi propone a ogni alunno tre corsi: ridotto, musicale e infine il prolungato. Il prolungato è uno dei tre corsi che offre molte attività pomeridiane, due giorni alla settimana, con quattro ore di laboratorio e due di mensa, per totale di trentasei ore a settimana. I laboratori proposti per il martedì sono: Redazione giornalistica, Musical, Scientifico, Robotica, Ambientale, Cartapesta, Spagnolo e Bricolage. Invece quelli del giovedì sono: Scientifico, Ambientale, Latino, Ceramica, Art-Twinning, Informatica, Cambridge e Creativamente.
Ora vi illustreremo tutti i laboratori tramite delle interviste fatte sia ai professori che agli alunni.
La redazione giornalistica è nata tanti anni fa con la professoressa Rosalia Pace e la professoressa Maria Pia Barbagallo e, dal 2018, con la professoressa Rosaria Marcianò, il laboratorio continua ad esserci ogni anno. Nel tempo il laboratorio ha trasformato le sue rubriche: ne sono sparite di precedenti e ne sono sorte delle nuove; inoltre si è aggiunto il formato digitale. A fine anno c’è sempre un prodotto finale, cioè il “Leggimi”, un elaborato conclusivo cartaceo che riflette la versione digitale. “Leggimi” ha delle rubriche standard: “Chi siamo”, “News”, ”Hobby”, “Cultura”, “Vita scolastica”. I ragazzi si occupano di più sezioni, cambiando anche le coppie di lavoro per “sperimentare” tutti i settori e tutti i compagni di lavoro. Una collaborazione molto cara alla Redazione giornalistica è quella con il Giornale di Sicilia: da un paio di anni abbiamo un particolare accordo in base al quale ogni lunedì il giornale ci manda i quotidiani da leggere in classe per le classi seconde e terze della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto e i redattori di “Leggimi” possono avere uno spazio di pubblicazione per i loro articoli nella sezione del giornale GDS scuola. Il giornalino insegna ai ragazzi della redazione a usare programmi del computer come World, a trasferire un documento o a scrivere un email, sempre ovviamente a scopo didattico.
Il laboratorio del Musical è stato guidato dalla professoressa Piera Zito dal 1998 in poi ed oggi invece è guidato dalla sorella, cioè la professoressa Giulia Zito e dalla professoressa Giuseppina Maniaci. È un laboratorio teatrale dove i ragazzi hanno modo di esprimere le proprie emozioni, di diventare più consapevoli nelle loro capacità e di acquisire più autostima. Quest’anno lo spettacolo finale si terrà il 28 Maggio e sarà intitolato “Frankenstein Junior”, tratto dall’omonimo romanzo di Mary Shelley. Il copione, scritto dalla professoressa Zito con l’aiuto della professoressa Maniaci, è un misto fra la storia originale e il film di Mel Brooks, del 1974.
Il laboratorio scientifico, che ha luogo sia il martedì che il giovedì e coinvolge tutte le classi del tempo prolungato, è nato circa 18-20 anni fa con le professoresse Rosa Maria Ferreri e Francesca Alaimo; oggi questo laboratorio viene portato avanti delle professoresse Giuseppina Chirco e Rosa Maria Ferreri. Questo laboratorio nasce dalla necessità e dal desiderio di rendere lo studio delle Scienze meno teorico e più sperimentale, dunque più divertente e meno pesante per i ragazzi. L’attività viene svolta ogni settimana, partendo sempre da un problema o molto spesso da una situazione pratica e quotidiana: si parte dalla ricerca, si passa poi alla sperimentazione e in fine si traggono conclusioni. Questo laboratorio ha come prodotto finale la partecipazione alla manifestazione “PalermoScienza”, che si svolge presso l’Università di Palermo ed è sostenuto dall’ associazione “Palermo Insegna”.
Il laboratorio di robotica è guidato dalla professoressa Anna Sala e propone anch’esso un approccio vivace e divertente alla matematica: i ragazzi costruiscono e guidano in diversi piccoli compiti dei robot, utilizzando i lego. Come il laboratorio scientifico anche questo laboratorio ha un prodotto finale, cioè quello di partecipare all’ esibizione “PalermoScienza”.
Il laboratorio “Ambiente e salute” è nato con il professore Benedetto Palazzolo, sia per interesse personale del docente, che per la convinzione che nelle scuole è importante parlare ai ragazzi della tutela ambientale e di uno stile di vita sano. Questo laboratorio consiste in una parte teorica a proposito della natura in sé, degli animali, del ciclo dell’acqua e della biodiversità; nella parte pratica si fanno uscite, gite, si realizza e si cura l’orto scolastico; inoltre la scuola ha una serra smartball, dove i ragazzi del laboratorio si assicurano che le piantagioni non si secchino e che rimangano sempre idratate. A fine anno ogni alunno del laboratorio porta nella propria casa i loro prodotti agricoli coltivati nella serra, ma anche nel giardino della scuola, dove si trovato alberi di limone o di arancia.
Il laboratorio di Cartapesta è nato circa 9 anni. In questa scuola l’uso della cartapesta è nato dal prof. Friscia ed è stato portato avanti da altri professori e professoresse di Arte. Da 9 anni è affidata la conduzione del laboratorio al professore Antonino Magrotti Vitale. Durante questi anni, grazie a questi professori Giuseppe Cusumano, Giovanni Cassarà, Antonino Vitale e alla professoressa Giulia Zito, si realizza il carro allegorico di Carnevale della scuola, che è il principale prodotto del laboratorio di Cartapesta. All’inizio dell’anno si realizzano piccoli lavoretti in cartapesta da vendere al mercatino di Natale, nella seconda metà dell’anno, da dicembre a febbraio, i ragazzi del laboratorio di cartapesta si dedicano alla realizzazione del carro per la sfilata che si tiene ogni anno nel corso di Cinisi. Dopo la sfilata si organizza una festa finale e nei restanti mesi ci si dedica alla realizzazione di oggetti utili per la scuola.
Il laboratorio di spagnolo è nato circa 10 anni fa con la professoressa Mariella Cusumano: ha dato la possibilità agli studenti di studiare una terza lingua, cioè lo spagnolo. Consiste nell’approfondire la lingua in modo giocoso: oltre allo studio della grammatica, alla sperimentazione del dialogo in situazioni comunicative della vita quotidiana, si realizzano anche cartelloni in lingua spagnola per abbellire i corridoi della scuola.
Il laboratorio di Bricolage è nato con la professoressa Vincenza Di Marca nell’a.s. 2025/2026 per creare manufatti per i mercatini di Natale della scuola e per tutte le altre manifestazioni che hanno luogo durante l’anno. Questo laboratorio include tutti, permette ad ognuno di esprimere la propria creatività, mette al centro l’ingegno e la manualità, invitando ad allontanare dall’uso eccessivo dei dispositivi elettronici.
Il laboratorio di Latino è nato grazie alla professoressa Rossella Bommarito dall’idea di dare una mano ai ragazzi che voglio iscriversi ad un liceo per avere un approccio con la lingua latina. L’intento era di far familiarizzare i ragazzi con le basi della lingua latina. Il laboratorio non ha un prodotto finale, ma i ragazzi creano dei cartelloni che contengono frasi in latino oppure disegni sulle divinità della cultura latina. Il vero traguardo è però arrivare alla traduzione: la professoressa infatti cerca a fine anno di far realizzare delle piccole versioni.
Il laboratorio di ceramica è nato circa dieci anni fa grazie al professore Giovanni Cassarà. Il laboratorio ha preso vita perché il professore ha rimesso in sesto questa parte della scuola che era completamente abbandonata. Esso consiste nella produzione di manufatti partendo dall’ argilla; poi il pezzo verrà asciugato, smaltato, dipinto e infine cotto. L’attività aiuta i ragazzi di prima e seconda a migliorare nella pittura e a stimolare la loro creatività; durante l’anno si realizzano numerosi prodotti per attività di beneficenza e di promozione della scuola.
Nel laboratorio di Art-Twinning, guidato dalla professoressa Maria Elena Di Fede, si creano dei PowerPoint in inglese sulla Sicilia, si guardano dei video in lingua, gli alunni scrivono lettere per il loro amico di penna e si realizzano anche prodotti artistici; si partecipa attivamente a tutte le iniziative legate al progetto Erasmus. In questo mese gli alunni di Art-Twinning stanno organizzando il “Gioco dell’oca”, ma a misura d’uomo! Ogni alunno crea la propria casella con disegni a piacere.
Il laboratorio di informatica è nato quest’anno, con la guida della professoressa Maria Elena Carollo. Esso si svolge nell’aula multimediale: uno spazio attrezzato per l’apprendimento attivo con app e programmi che sviluppano le competenze digitali. In questo laboratorio ci sono computer, connessione internet e software specifici per trasmettere ed esportare la didattica. Si parte dallo studio di word, di tutte le funzioni della tastiera e man mano si arriva a livelli un po’ più complessi, con l’utilizzo di app grafiche per la presentazione e anche dell’intelligenza artificiale. Il laboratorio ha un prodotto finale, ovvero un lavoro che verrà inviato all’associazione italiana “Ricerca sul Cancro”: sarà una video presentazione sui danni del fumo.
Il laboratorio “Cambridge”, proposto dalla professoressa Renata Fanara, è un elemento in più per questa scuola, perché permette ai ragazzi di prepararsi ad ottenere una certificazione linguistica ufficiale, utile per il loro futuro. Il prodotto finale è appunto un esame con dei professori madrelingua dell’Istituto “Cambridge”, che si terrà quest’anno il 3 giugno a Palermo.
Il laboratorio “Creativamente”, guidato dalla professoressa Nicoletta Badalamenti, è nato dall’analisi dei bisogni formativi dell’istituto ed è venuto fuori che molti ragazzi avevano il piacere di fare delle attività manuali. Nella prima parte dell’anno, fino a dicembre, si svolgono attività di artigianato per il mercatino di Natale; invece nella seconda parte ci si dedica alla realizzazione di un copione teatrale che producono i ragazzi stessi e che sarà presentato come saggio alla festa di fine anno. Per organizzare le attività la professoressa cerca di capire che cosa potrebbe piacere ai ragazzi, andando incontro ai loro interessi.
Attraverso le interviste abbiamo analizzato anche il comportamento degli alunni, la loro produttività, le loro scelte e abbiamo anche chiesto se avessero delle idee su come migliorare i laboratori stessi. Tramite questo abbiamo scoperto che alla fine tutti i ragazzi si comportano bene e soprattutto si divertono molto con le varie attività. Si cerca ovviamente di accontentare ogni richiesta, ma anche se a volte la scuola non riesce ad accontentare qualche alunno, alla fine tutti riescono ad adattarsi, divertendosi ugualmente. Riguardo alle idee su come migliorare i laboratori, alcuni alunni hanno proposto di aggiungere un’area podcast per il laboratorio della redazione giornalistica, cosa che in realtà già quest’anno e nello scorso è stata sperimentata dal laboratorio di Redazione giornalistica, anche in collaborazione con associazioni del territorio, come “Casa memoria Felicia e Peppino Impastato” e con il Comune di Cinisi. Sicuramente i suggerimenti degli intervistati serviranno al tempo prolungato per crescere ancora!
Fabiana Basile e Adele Amorello
Venerdì 8 maggio gli alunni delle classi del laboratorio “Ambiente e Salute” e del laboratorio scientifico della Scuola Secondaria di Primo Grado di Cinisi hanno partecipato alla cerimonia di premiazione organizzata da AIRC presso il Liceo Pareto. Ad accompagnare gli studenti in questa significativa esperienza sono stati la professoressa Rosa Maria Ferreri e il professore Benedetto Palazzolo. La scuola di Cinisi ha ricevuto il prestigioso riconoscimento grazie all’importante lavoro svolto nei laboratori scolastici, attività che i ricercatori hanno particolarmente apprezzato per il loro valore educativo, scientifico e sociale. Un percorso fondato sul lavoro di squadra, sulla sostenibilità e sulla promozione di corretti stili di vita, elementi fondamentali per sensibilizzare i giovani sull’importanza della salute e della prevenzione. Il premio assume un valore ancora più speciale considerando che, in tutta la Sicilia, soltanto sei scuole sono state selezionate per questo importante riconoscimento. Un risultato reso possibile dall’impegno, dalla passione e dalla collaborazione tra studenti e docenti, che hanno saputo distinguersi attraverso attività innovative e coinvolgenti. Grande emozione durante la cerimonia, nel corso della quale ogni istituto ha presentato i propri progetti mediante video, presentazioni PowerPoint e racconti delle attività svolte. Gli alunni della scuola di Cinisi hanno realizzato un video dedicato ai laboratori, mostrando le esperienze vissute e spiegando quanto queste attività siano state formative, interessanti e stimolanti. L’iniziativa ha rappresentato anche un’importante occasione di riflessione sul valore della prevenzione e dell’attenzione alla salute nella lotta contro diverse forme di tumore. Per studenti e insegnanti, ricevere questo premio è stato motivo di grande orgoglio e soddisfazione, oltre che uno stimolo a continuare con entusiasmo il percorso intrapreso.
Vincenzo Amato, III B
Il testo che segue è la sceneggiatura di una puntata del podcast “Voci contro le mafie”, realizzato dalla redazione di “Leggimi” in collaborazione con Casa Memoria Felicia e Peppina Impastato
Può un sorriso far paura alla mafia?
Oggi parleremo di Padre Pino Puglisi, o “Tre P” come lo chiamavano in tanti: un sacerdote noto per aver combattuto contro la mafia con l’educazione e non con le armi.
“Tre P” era riuscito infatti a fornire ai bambini di Brancaccio opportunità e sogni, perché sapeva che se i ragazzi sognano, leggono e studiano, imparano a scegliere e sono quindi più difficili da controllare. Nonostante nel quartiere in cui prestava servizio avesse la consapevolezza di essere in pericolo, Padre Pino Puglisi decise di restare e fu così assassinato davanti casa sua da sicari di “Cosa Nostra”, il giorno del suo 56° compleanno e tutto ciò a causa del suo comportamento evangelico e del suo impegno sociale.
Noi siamo i ragazzi dell’Istituto Comprensivo di Cinisi, e questo è “Voci contro le mafie”, un podcast prodotto in collaborazione con “Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato”. Oggi avremo l’onore di sentire la voce di Pino Puglisi e di fargli qualche domanda.
Intervistatore: Salve Padre, oggi, anche se per poco, parleremo con lei. Potremmo farle delle domande?
P.P.P.: Ciao ragazzi… certamente, sarò lieto di rispondervi!
Intervistatore: Potrebbe parlarci un po' di lei e della sua infanzia?
P.P.P: Certamente. Io sono nato il 15 Settembre del 1937, a Brancaccio, un quartiere di Palermo disagiato ad alta densità mafiosa. Mio padre, Carmelo, era un calzolaio e mia madre, Giuseppa Fana, era una sarta. Il mio sogno da bambino è sempre stato diventare un sacerdote e, nel 1960, all’età di 23 anni, venni ordinato. Di me molti dicono che ero una persona semplice, umile e sempre sorridente.
Intervistatore: Potrebbe raccontarci del suo percorso spirituale?
P.P.P.: Certamente. Il 29 settembre 1990 venni nominato parroco della chiesa di San Gaetano, che si trova a Brancaccio, in cui la criminalità organizzata esercitava il proprio controllo tramite i fratelli Graviano. Da qui comincia la mia lotta antimafia.
Intervistatore: Noi abbiamo avuto il piacere di incontrare Gregorio, il suo braccio destro, che ci ha raccontato la sua storia: ci ha detto che voi andavate “a caccia di bambini” per salvarli dalla strada. Come vi siete conosciuti?
P.P.P.: La prima volta che ho visto Gregorio aveva solo 8 anni: stava giocando con le sue figurine sugli scalini della chiesa di Mondello, così gli chiesi se potessi giocare con lui, inizialmente si spaventò e mi chiese chi fossi. In tutta onestà gli risposi che ero il parroco della chiesa; tuttavia non mi credette, mi disse che se fossi stato davvero un parroco, avrei dovuto indossare una tonaca.
Intervistatore: Cosa ha fatto per combattere la mafia?
P.P.P.: Una delle cose più importanti che ho fatto per combattere la mafia è stata proteggere ragazzi e i bambini che sarebbero stati risucchiati dal mondo mafioso. Questa è stata la principale causa dell’ostilità dei boss nei miei confronti: mi consideravano un ostacolo per i loro crimini e decisero di uccidermi.
Intervistatore: Sappiamo che è la domanda che stiamo per farle tocca un argomento doloroso, ma potrebbe raccontarci del suo 56° compleanno, ovvero il giorno della sua morte?
P.P.P.: Il 15 settembre 1993, giorno del mio 56° compleanno, era sera, stavo tornando a casa e non appena arrivato davanti al portone mi sentii chiamare, mi voltai e vidi 2 ragazzi che esclamarono: <<Questa è una rapina!>> e io, in tutta onestà, risposi che me lo aspettavo; altri 2 ragazzi arrivarono immediatamente dopo alle mie spalle e mi uccisero con un colpo di pistola alla nuca.
Intervistatore: Dopo la sua morte ci furono delle indagini o dei processi?
P.P.P.: Si, ci furono dei processi: nel 1997 il mafioso Salvatore Grigoli venne arrestato a Palermo insieme a un altro killer, Gaspare Spatuzza. Salvatore fu condannato a 16 anni di galera. I due sembrava volessero intraprendere un cammino di pentimento, tanto che Grigoli dopo l’arresto confessò 46 omicidi, compreso il mio. I signori Filippo e Giuseppe Graviano furono riconosciuti come mandanti dell’omicidio e furono arrestati nel 1994. Giuseppe fu condannato all’ergastolo nel 1999, mentre suo fratello Filippo nel 2001.
Intervistatore: Se lei fosse ancora in vita, avrebbe qualcosa da dire ai bambini di oggi?
P.P.P.: Certamente: ai bambini di oggi vorrei dire di non abbandonare mai i propri sogni, di seguirli sempre, di non smettere mai di credere in se stessi, inoltre auguro a tutti di proseguire in una strada limpida e senza mafia.
Intervistatore: La ringrazio del suo tempo Padre. L’intervista è conclusa, abbiamo chiesto tutto quello che c’era da chiedere.
P.P.P.: Grazie a voi, ragazzi, mi ha fatto veramente piacere parlarvi. Se vorreste chiedermi altro, sarò onorato di rispondere, dato che non mi capita tutti i giorni di incontrare dei ragazzi che vogliono conoscere la mia storia.
Padre Pino Puglisi era una persona sempre col sorriso, viene ricordato ancora oggi per i suoi atti di gentilezza, che hanno portato molti ragazzi e bambini fuori dalla cattiva strada della mafia. Noi conosciamo ancora “Tre P” soprattutto grazie alle persone che lo circondavano, che hanno raccontato la sua storia e non lo hanno mai scordato. Pino Puglisi è rimasto un simbolo molto importante della Chiesa e della lotta antimafia. Il suo sorriso, che faceva paura alla mafia, ha cambiato le vite di molte persone e non smetterà mai di illuminarci e come lui ha sempre detto: “Se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto”.
Niccolò Gallina, Marta Agnusdei, Greta Cellura,
Gioia Testaverde
Il 16 aprile i ragazzi delle classi terze hanno partecipato alla Commemorazione del brigadiere Guerrino Miglioranzi, nato a Dossobuono di Villafranca, in provincia di Verona, il 30 maggio del 1917; prima prendere servizio in Sicilia, aveva lavorato a Napoli. La sera del 16 aprile del 1945 dopo essere intervenuto per sventare una rapina a Cinisi, all’incrocio fra via Domenico Giunta e via San Pietro, fu ucciso a soli 27 anni, durante un conflitto con i tre rapinatori. Dopo la sua morte gli sono stati attribuiti diversi onori per il suo coraggio e, come la deposizione della corona d’alloro e la medaglia d’argento.
Durante la commemorazione abbiamo assistito al racconto della sua storia, ad una preghiera in suffragio del brigadiere, recitata da Don Antonio Ortoleva, parroco della chiesa Madre di Cinisi, ai ringraziamenti e abbiamo avuto il piacere di conoscere i parenti del giovane carabiniere, a cui abbiamo posto una domanda: “Come mai ogni anno tornate in Sicilia, nonostante siano passati molti anni?” La risposta è stata: “La prima volta che siamo venuti, 19 anni fa, venivamo dal Veneto: a quei tempi era come andare dall’altra parte del mondo, perché, essendo appena finita la Seconda Guerra Mondiale, il viaggio era estremamente difficile a causa delle infrastrutture devastate. Ora è tutto molto più semplice. Finché ne avremo la possibilità, verremo ogni anno per ricordare Guerrino.”
Successivamente ha preso la parola il Sindaco di Cinisi, Vera Abbate, che ha approfondito la sua storia, salutato i parenti e ringraziato tutte le forze dell’ordine presenti ed il comandante del gruppo Carabinieri di Palermo, ovvero Agnello Schettino, che per la sesta volta ha avuto l’onore di partecipare alla commemorazione.
Marta Agnusdei, Fabiana Basile
Il 21 aprile 2026, durante le ore del tempo prolungato del nostro istituto, più precisamente all’interno dei laboratori ambientale e scientifico, si è svolto l’incontro tra noi alunni e una guida ambientale del WWF.
È stato un incontro utile che ci ha fornito informazioni interessanti, come ad esempio su cosa è il WWF: un’organizzazione naturalista con il ruolo di proteggere e preservare la natura, fondata a Moeges nel 1961 e oggi attiva in tutto il mondo.
L’esperto che abbiamo incontrato svolge la maggior parte delle sue ricerche e scatti fotografici alla riserva di Capo Rama a Terrasini, riserva spettacolare e facile da raggiungere per chi vive nei dintorni di Cinisi e Terrasini. L’oratore ci ha illustrato la differenza tra boschi e foreste, ha descritto diverse specie animali, soprattutto uccelli, come ad esempio il falco pellegrino, animale più veloce del mondo, in grado di raggiungere l’impressionante velocità di 320 kmh in picchiata; è stata esaminata, una curiosa specie del nostro territorio, la donnola, acerrima nemica degli allevatori di galline. Abbiamo anche parlato di inquinamento: è importante non costruire dovunque ci pare, infatti ci sono numerosi territori particolari, in cui non si può costruire per appunto preservare habitat e fauna. I partecipanti all’incontro hanno avuto la fortuna di partecipare ad un gioco in cui ci si divideva in tre squadre e si doveva indovinare l’habitat di alcuni animali. È stato molto divertente e costruttivo. Alla fine dell’incontro ci è stata consegnata una rivista sulla riserva di Capo Rama, molto interessante, che fornisce informazioni sulla zona: questa guida indica i posti più belli e visitati del territorio, ma anche habitat specifici in cui possiamo trovare gli animali tipici.
Mattia Badalamenti e Andrea Saputo
Ogni anno, l’Istituto Comprensivo di Cinisi, organizza una settimana dedicata allo sport, in particolare dedicata alla pallavolo e al basket. Questa settimana dello sport coinvolge tutte le classi di prima, seconda e terza e quest’anno si è svolta dal 23 al 29 aprile. Il giovedì si sono sfidate le classi seconde, sia a basket che a pallavolo: la prima volta si sono scontrati le classi II B contro II E, poi la II A contro la II F, dopo la II C contro la II D e infine la II G contro la II B.Lo stesso giorno ci sono state le semifinali di basket, disputate tra la II E e la II A, e tra la II D contro la II G. Per le semifinali di pallavolo, avvenute sempre giovedì, si sono confrontate le classi II A e II B, II C e II B. Il venerdì le terze hanno giocato sia a Basket che a Pallavolo: la prima partita ha visto protagoniste le classi III E e III D, poi la III A e la III F; in seguito, III C e III B; infine III D e III F. Lo stesso giorno hanno giocato a basket per le semifinali la III E e la III A, la III C e la III D. A pallavolo si sono affrontate le classi III D e III A, III B e III F. Lunedì invece è stato il giorno delle classi prime, che hanno disputato sia gli incontri di pallavolo che di basket. Martedì ci sono state le sfide finali delle prime e delle seconde: le due classi, la ID e la IB si sono scontrate a basket e ha avuto la meglio la ID. Successivamente, hanno gareggiato la IB e la IF a pallavolo, e la IB ha vinto con successo. Nell’ora successiva le classi II C e IIB si sono sfidate a pallavolo e la vittoria è andata alla II C, mentre per il basket è risultata vincitrice la IID. Il giorno successivo, cioè il mercoledì, si sono disputate le finale delle classi terze, che hanno visto primeggiare la III Dnella pallavolo e la III C per il basket
La settimana dello sport non è soltanto un’attività sportiva, ma un vero e proprio gioco di squadra da parte di tutte le classi dell’Istituto Comprensivo di Cinisi. Aiuta a capire il vero senso del fairplay e a collaborare pacificamente con i compagni senza che nessuno venga escluso dal gioco. Tutte le classi hanno rispettato le regole e si sono divertite. Ormai per molti studenti questa settimina è diventata il periodo preferito anche perché solitamente la settimana dello sport coincide con la settimana della pausa didattica, una sorta di “settimana dello studente”, in cui si allentano le tensioni legate alla chiusura del primo quadrimestre e ci si riposa un po’ con attività di recupero, potenziamento ed anche ludiche, come appunto lo sport o la preparazione del carro allegorico per il carnevale di Cinisi. Quest’anno non è stato così, ma noi alunni ed alunne lo preferiremmo decisamente per il prossimo anno, e così la pensano anche molti docenti.
Alla prossima settimana dello sport!
Gioia Testaverde e Adele Amorello
Il giorno 9 Maggio è famoso, soprattutto a Cinisi, per essere l’anniversario dell’uccisione ingiusta di Peppino Impastato, avvenuta in quel giorno del 1978, un uomo che, insieme agli amici di Radio Aut, si è messo contro la mafia in un’epoca in cui essa regnava sovrana. Nel giorno 9 Maggio si tiene una marcia, nella quale il corteo che si snoda da Radio Aut, situata a Terrasini, fino a Casa Memoria Peppino e Felicia Impastato. Per tradizione la gente che partecipa prepara cartelloni e striscioni appositamente per questo evento, promosso dall’associazione Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, in collaborazione con tutte le associazioni per la legalità del territorio e, ovviamente, con l’I.C. Cinisi.
Quest’anno, prima ancora della manifestazione conclusiva, dal 3 fino al 9 Maggio, si sono tenuti molti eventi dedicati a Peppino Impastato, tra questi alcuni per la scuola, che sono quelli che qui documenteremo.
Per il giorno 7 Maggio Casa Memoria ha promosso il percorso didattico “A scuola di antimafia”, che puntava a sensibilizzare gli studenti e le studentesse sui temi di legalità, giustizia sociale, ambientalismo e pacifismo. Gli alunni delle scuole di Cinisi, Carini, Terrasini e Busto Arsizio hanno partecipato alla visita a Casa Felicia.
Prima delle attività laboratoriali abbiamo assistito a una presentazione della mostra “Felici e scontenti -Le sbarre che non mi piegano”, parte del progetto educativo “Almeno uno”. Il laboratorio che è seguito ha affrontato le seguenti tematiche:
1. Memoria e antimafia sociale, tenuto da Enrico Isidoro Guida, famoso artista contemporaneo che ha lavorato insieme agli alunni su due concetti opposti: pace e mafia;
2. Arte e guerra, tenuto da Carmelo Elio Teresi: gli alunni hanno scelto ritagli di giornale su alcune vittime di mafia, realizzando dei collage;
3. Devastazione ambientale e buone pratiche, tenuto da Caterina Strafalci: gli alunni, divisi in gruppi, hanno realizzato elaborati sui comportamenti sbagliati verso la natura;
4. Arte sociale, tenuto da Igor Scalisi Palminteri, ha fatto dipingere agli alunni un grande cartellone con dei pennelli, e infine lui ha dipinto il logo di radio aut e l’immagine di Peppino nel cartellone, per il corteo del 9 maggio.
Il giorno 8 Maggio, noi componenti del laboratorio di Giornalino, insieme ad altre classi seconde, alle ore 10.00, abbiamo assistito alla presentazione dei due podcast elaborati durante il laboratorio pomeridiano: essi parlano di due vittime innocenti di mafia, Padre Pino Puglisi e Graziella Campagna, i podcast sono stati realizzati da: Elena di Lorenzo, Salvo Mangiapane, Giulio Graziano, Mirko Cucchiara, Niccolò Gallina, Greta Cellura, Marta Agnusdei, Gioia Testaverde, in collaborazione con Casa Memoria, nell’ambito del progetto “Voci contro le mafie”. Questo progetto è stata un’esperienza unica per ognuno di noi che ha partecipato: abbiamo steso il copione delle nostre “interviste impossibili”, recitato, parlato al microfono e fatto esercizi di dizione, abbiamo anche visto come lavora un fonico. Le persone dell’associazione che ci hanno aiutato a registrare il podcast sono: Luisa Impastato, che ci ha dato consigli su come migliorare la sceneggiatura del podcast, Andrea, che ci ha fatto fare gli esercizi di dizione, e Giuseppe, che ha registrato i podcast.
Il giorno 9 Maggio, abbiamo vissuto il momento conclusivo di questo progetto: la mattina del 9 Maggio si è tenuto un presidio al casolare di Cinisi, dove avvenne l’omicidio di Peppino e nel pomeriggio si è tenuto il corteo, per il quale si sono radunate migliaia di persone, tra cui moltissimi studenti provenienti da tutta Italia. Per tutto il tempo i partecipanti hanno sfilato urlando frasi contro la mafia, la frase più famosa è: “Peppino è vivo e lotta insieme a noi”. Ci sono state molte soste durante la manifestazione, tra le più importanti quella davanti al liceo di Terrasini, intitolato a Peppino e Felicia Impastato. Alla fine del corteo, a Casa Memoria, si sono tenuti degli interventi, a cui hanno partecipato anche Giovanni e Luisa Impastato. La giornata si è conclusa con un concerto vicino l’ex casa del boss Gaetano Badalamenti.
Ancora oggi Peppino Impastato viene ricordato per tutto quello che ha fatto per salvare la sua città, è commemorato per non aver tenuto la bocca chiusa a differenza di molte persone durante i tempi bui, e non lo ringrazieremo mai abbastanza per quello che ha fatto: ci ha insegnato che non dobbiamo rimanere in silenzio, ma che bisogna agire. Con le idee e il coraggio di Peppino noi continuiamo.
Niccolò Gallina e Greta Cellura
L'indirizzo musicale dell'Istituto Comprensivo di Cinisi, integrato nell'assetto scolastico dal 2000/2001, si distingue per un'organizzazione didattica che fonde la formazione musicale con il percorso scolastico tradizionale presso la Scuola Secondaria di I grado "G. Meli". Gli strumenti musicali di questo indirizzo sono: Corno francese, Pianoforte, Violino e Flauto traverso. Ecco di seguito l’elenco dei docenti:
- corno: Mario La Mattina, Francesco Pavia
- pianoforte: Marisa Milazzo
- violino: Ferdinando Trovato
- flauto traverso: Michela Infantino, Gaia Conti
Al volgere del termine dell’anno scolastico si organizza un saggio di fine anno, al quale partecipano gli alunni di tutte le classi coinvolte. I brani vengono scelti dai professori diversi mesi prima del saggio, così che alunni ed alunne riescano a studiarli nelle ore del tempo musicale. Nell’anno scolastico 2025/2026 i brani che sono stati scelti sono: La Primavera e Ninna Nanna, per le classi prime; Suite Napoletana, Medley Beat e Summertime, per le classi seconde e terze. In aggiunta, per la prima volta quest’anno, parteciperanno gli alunni delle classi quinte della scuola primaria, come coro. Il saggio di fine anno si svolgerà il 4 giugno alle ore 16:00, presso l’auditorium Peppino Impastato, plesso G. Meli. I professori fanno i più sentiti “in bocca al lupo” ai loro alunni, augurando di suonare bene, di divertirsi e di concentrarsi, perché la musica apre grandi opportunità. Quasi tutti i professori insegnano in questa scuola da diversi anni, solo due fra loro insegnano per la prima volta nell’ I.C. Cinisi e hanno affermato che questa è una esperienza bellissima. Gli alunni intervistati hanno dichiarato che questo corso musicale è molto istruttivo e disciplinante, ed è un’esperienza che va provata almeno una volta nella vita. Per entrare a far parte del corso musicale bisogna superare una prova, tramite la quale vengono valutate le capacità dell’allievo e si esprime anche la preferenza sullo strumento. Quasi tutti gli alunni sono stati accontentati nella scelta iniziale dello strumento, ma anche se ciò a volte non avviene, alla fine gli allievi e le allieve sono comunque fieri di far parte della nostra orchestra e la vera gioia è fare musica d’insieme!
Andrea di Salvo e Giosuè Andrea Maniaci
Molti ragazzi e ragazze di questa scuola non fanno attenzione a seguire una corretta alimentazione, anche se sappiamo tutti che un’alimentazione ben bilanciata aiuta il nostro corpo e la nostra mente.
Un'alimentazione sana ed equilibrata comprende tutti i gruppi alimentari, che forniscono la giusta quantità di carboidrati, proteine, grassi, vitamine e minerali: diversi medici consigliano di mangiare tanta frutta e verdura, carne (senza esagerare), frutta secca e bere tanta acqua. Per annotare tutti i cibi sani esiste uno schema che li raggruppa: la piramide alimentare. Si tratta di uno schema diviso in sei settori orizzontali, in cui la base rappresenta gli alimenti che idealmente andrebbero maggiormente consumati, mentre a salire vengono rappresentati gli alimenti il cui consumo va regolato. Un altro fattore determinante per una alimentazione ben bilanciata è l’acqua: questo liquido ricco di minerali, è essenziale per il nostro corpo: aiuta la pelle, la lubrificazione del nostro corpo, la digestione, la vista, la pressione sanguigna e lubrifica le articolazioni e i muscoli. Diversi specialisti in questo ambito, consigliano di bere 1,5 o 2 litri al giorno. Per bilanciare l’equilibrio del nostro corpo, oltre che seguire un’alimentazione sana, è essenziale praticare uno sport: qualsiasi sport va bene, anche tenersi solamente in movimento o praticare esercizi individualmente; l’importante è fare movimento, questo è fondamentale perché agisce come una "medicina naturale" che migliora la salute fisica, mentale e sociale. Riduce il rischio di malattie croniche, mantiene il peso forma, rafforza ossa e muscoli, riduce stress e ansia.
Molti giovani, anche della nostra scuola, sono attratti da piatti pratici e gustosi, come hamburger, pizza, patatine fritte e snack vari: questi alimenti, costituiscono il così detto “street food”, che si può trovare in diversi fast food, ossia dei locali dove si prepara e si serve cibo in tempi molto ridotti; le catene fast food più conosciute sono: Mc Donalds, Burger King, KFC, Starbucks, Domino's Pizza, Taco Bell, Subway. Attraverso le nostre interviste, abbiamo appreso i gusti e le preferenze degli studenti e delle studentesse del nostro Istituto: da questi dati è emerso che il 47,75% degli alunni sostiene di seguire un’alimentazione bilanciata; il 37,5% sostiene di non seguire un’alimentazione corretta, mentre il 18,75% degli alunni sostiene di non essere sicuro di seguire una corretta alimentazione. In seguito, abbiamo chiesto a gli studenti se praticassero sport e se si idratassero abbastanza: abbiamo riportato che il 73,68% degli studenti pratica sport e si idrata abbastanza, il 21,05% pratica sport, ma non si idrata nel modo corretto e che il 5,26% non pratica sport e non si idrata abbastanza. Abbiamo scoperto che molti alunni per la ricreazione consumano crackers o saltano la merenda; mentre per il pranzo molti alunni consumano panini con salumi, pasta o frutta; infine, abbiamo individuato quanti litri di acqua bevono al giorno gli alunni: abbiamo scoperto che il 52,94% degli studenti beve più di un litro al giorno d’acqua, il 29,41% beve più di due litri, mentre il 17,65% beve più di 4.
L’indagine è stata molto interessante. Di seguito potete trovare dei grafici inerenti a questi dati.
Giulio graziano e Mirko Cucchiara