Oggi parlo della kick-boxing. Pratico questo sport da ben 5 anni, quindi penso che possa parlarvene. Sentendo la parola “kick-boxing” si potrebbe pensare alla boxe, quindi molte persone potrebbero venire da te e chiederti: “ Ma tu sei quello che fa boxe…?” Beh, si sbagliano di grosso, perché la boxe e la kick-boxing hanno molte, ma molte cose diverse, che oggi vi esporrò. Per prima cosa ci sono diversi stili della kick-boxing che nella boxe non sono presenti: Point fighting, Light contact, Kick-Light, K1 e Full contact. Sono tutti stili con regole diverse. La point fighting, ad esempio, si basa sul colpire il busto e il viso con calci e pugni; dal nome si può notare che si devono fare dei punti e ciò si fa in diversi modi: se dai uno o più pugni sul busto o sul viso fai un punto, se dai un calcio sul busto fai un punto, se ne dai uno in faccia fai due punti, se dai un calcio saltato sul busto fai due punti e se dai un calcio saltato in faccia fai tre punti. Un atleta molto bravo nel point fighting è Valerio Galli, un ragazzo di soli undici anni che ha vinto gli europei Wako. Un altro stile è il light, che non si differenza molto dal point, infatti si basa su colpire sempre il busto e il viso, ma in maniera diversa, cioè in maniera continuata e con contatto leggero; un atleta molto forte del light è Roberto Cucchiara, che a soli tredici anni è diventato campione mondiale. Proseguendo con gli altri stili, c’è il kick-light: già dal nome si può notare che è molto simile al light, infatti l’unica cosa che cambia è che con i calci si può colpire sul polpaccio. Successivamente c’è il K1, molto simile al kick- light, ma il combattimento si svolge a contatto pieno: vengono utilizzate anche le ginocchiate ed è previsto il K.O.; l’atleta più forte nel K1 è Giorgio Petrosyan. Giorgio diviene il vincitore del torneo K-1 World MAX 2009 e diventa il kickboxer numero 1 al mondo nei pesi welter. Ultimo stile che esaminiamo è il full contact, che prevede un combattimento continuato a pieno contatto e infatti, a differenza del point fighting e del light, i colpi vanno portati con forza e potenza, privilegiando appunto la forza e l'incisività.
Dopo aver parlato delle regole della kick-boxing, voglio parlare di come questo sport è entrato a far parte della mia vita. Ciao, mi chiamo Mirko e pratico la kick-boxing da circa 5 anni. Quando ero piccolo non volevo fare questo sport, infatti all’inizio di ogni allenamento guardavo imbronciato mio padre, cioè Roberto Cucchiara, l’atleta che ho nominato all’inizio del mio articolo. Ad ogni gara persa mi mettevo a piangere e devo dire che non è cambiato molto al giorno d’oggi: infatti piango anche ora! Le gare più importanti a cui ho partecipato sono: Federkombat, la federazione più importante in Italia; Mondiali wtka e infine le Nazionali wtka, che sono la fase precedente dei mondiali. Questo è tutto ciò che so della kick-boxing. Ho voluto anche raccontarvi di come questo sport è entrato a far parte della mia vita.
Mirko Cucchiara
Cos’è l’ornitologia? L’ornitologia non è uno sport, un hobby, una passione che riunisce migliaia di persone in tutto il mondo, che hanno lo scopo comune di diventare allevatori ornitologici, italiani o provenienti da qualunque altra parte del mondo. Bisogna prima iscriversi ad una federazione e poi ad una associazione: io, ad esempio, sono iscritto all’associazione Ornitologica Trinacria Onlus. A seguito di questa iscrizione, la FOI (Federazione Ornicoltori Italiani) assegnerà all’allevatore un R.N.A (riconoscimento numerico allevatore); a questo punto il nuovo allevatore ordinerà gli anelli, che variano per ogni tipologia di uccelli allevati (Y K A B Z, per gli esotici; X per i canarini; S T per i pappagalli): essi in genere arrivano dopo un mese.
A questo punto si passa agli acquisti: dopo aver comprato qualche coppia di uccelli, è il momento di accoppiarli e farli riprodurre. Appena cominciano a fare le uova bisogna aspettare vari giorni; nel frattempo, dato che ogni giorno gli esemplari fanno le uova, bisogna toglierle dal nido e metterle in un contenitore con dell’ovatta o dei semi, per evitare che le uova si rompano. Trascorso il periodo di incubazione, dai 17/25 giorni, i piccoli nascono e, dopo 7 giorni circa, vanno anellati; in seguito, quando i novelli si nutrono autonomamente, vanno spostati in un’altra gabbia, cosicché i genitori riescano a continuare la riproduzione.
Nel periodo di settembre/ gennaio c’è la stagione espositiva, durante il quale gli uccelli vengono giudicati da esperti di ornitologia in occasione di specifiche mostre.
A me piace essere un allevatore di “Diamanti di Gould”, perché sono degli uccelli molto colorati e, anche se non fanno alcun cinguettio, sono sempre belli per i colori che variano dal rosso, al giallo, al blu, al viola, al bianco, e tantissimi altri. Questa è una passione che mi ha trasmesso mio padre da quando ero piccolo e secondo me è molto bella, perché ti fa stare a contatto con la natura e con gli uccelli, anche se badare a più di 450 esemplari al giorno è faticoso … Però quando vai a vincere le competizioni è molto soddisfacente! Io sono da 4 anni allevatore di “Diamanti di Gould” e il mio medagliere va crescendo sempre di più, con 60 primi posti, vittoria per 3 anni consecutivi come il migliore allevatore di questa razza, 6 coppe come più giovane allevatore di tutta la mostra: “Best giovane”! Ora ho un solo obiettivo per la testa: quello di diventare campione italiano e campione mondiale.
Cari ragazzi, non dovete stare sempre con i telefoni a chattare tra di voi, ma anche creare una passione e farla crescere! Io, ad esempio, amo l’ornitologia!
Giosuè Maniaci
L’equitazione è l’arte e la disciplina del cavalcare, che unisce tecnica, equilibrio ed una profonda connessione tra l’uomo e il cavallo, offrendo enormi benefici fisici e mentali, come coordinazione, concentrazione e responsabilità, tutto ciò attraverso varie discipline: dressage, salto ostacoli e volteggio. Per praticare questo sport bisogna avere molta pazienza, empatia e impegno, per costruire fiducia reciproca. L’equitazione offre importanti benefici: relazionali, fisici, mentali ed emotivi; ma è anche uno sport rischioso, infatti ci sono delle regole di sicurezza da non sottovalutare, e cioè: muoversi con calma e attenzione, perché il cavallo sente le tue emozioni e le tue paure; dobbiamo stare anche attenti a non posizionarci mai dietro un cavallo, per il rischio di calci e dobbiamo avvinarci lentamente davanti a lui, per il pericolo di ricevere dei morsi dall’animale. I pericoli si riducono con l’utilizzo delle attrezzature adatte: il casco, detto Cap, ed il corpetto.
L’equitazione è il mio sport preferito da quando avevo quattro anni e mezzo: ho iniziato perché mi piaceva e mi piace tutt’ora stare con i cavalli, perché da piccola possedevo due cavalli, un pony e una giumenta, appartenenti a mia madre; spiacevolmente abbiamo dovuto dare via il pony, perché, non essendo domato, tirava calci e mordeva; invece la giumenta purtroppo non ha vissuto troppo a lungo, perché, mangiando l’oleandro, una pianta con i fiori rosa o bianchi, gli animali si indeboliscono. Dunque da piccolissima ho iniziato a frequentare il maneggio “La Staffa”: all’inizio facevo dei piccoli percorsi per stare in equilibrio e concentrarmi; poi due anni ho preso in “mezza fida” una giumenta, nel senso che le spese vengono divise in due tra il proprietario del maneggio e me. Questa giumenta si chiama Stella Rossa Giuditta, una cavalla di ventidue anni, di razza Sanfratellana, di colore “baio scuro”, quindi castano scuro e con criniera nera. L’anno scorso Stella e io abbiamo iniziato a fare le nostre prime gare di pochi centimetri, arrivando terze; invece quest’anno, nella gara a Trapani, siamo arrivate seconde. Le voglio un mondo di bene e spero che non ci separeremo mai.
Fabiana Basile
La pallavolo è uno sport che mi ha appassionata fin da subito. È uno sport dove bisogna avere molta velocità e molta forza. Si gioca in un campo con all’interno sei giocatori, da cui ognuno ha un ruolo: banda, alzatore, centrale e libero, ed il mio ruolo è banda. All’inizio di una partita, il giocatore posizionato posteriormente batte. Esistono due tipi di battute: la battuta dall’alto e la battuta di sicurezza. La battuta dall’alto è molto simile alla schiacciata: si alza la palla, solitamente col la mano sinistra o con entrambe le mani, mentre per dare forza e migliorare la battuta, si ritrae il braccio in indietro. La battuta di sicurezza è più facile della battuta precedente. Con la mano sinistra si tiene la palla e con la destra, formando un pugno ,si colpisce la palla. Dopo la battuta, la palla arriva spesso a chi sta centralmente, solitamente presa in bagher, mentre se la palla è abbastanza alta si passa in palleggio; successivamente viene tirata la palla all’alzatore, per poi schiacciarla.
Questa passione mi è stata trasmessa grazie a due miei carissimi parenti: mia cugina e mio zio. Entrambi mi invitavano a guardare le loro partite e a giocare con loro. Mi sono recata la prima volta in palestra circa due mesi fa. Nonostante sia uno sport cominciato da poco, penso sia uno sport perfetto per me. Gli allenatori sono delle persone bravissime e gentilissime, che ci danno abbastanza incoraggiamento, e come adoro i maestri che ci insegnano questo sport meraviglioso, adoro le mie compagne di squadra.
Gioia Testaverde
Oggi vi parlerò del mio gruppo musicale preferito: i “Metallica”.
Il gruppo è stato fondato il 28 ottobre 1981 dal batterista. I membri del gruppo sono: James Hetfied (cantante e chitarrista), Lars Ulrich (batterista), Kirk Hammet (2° chitarrista), Robert Trujillo (bassista). Essi provengono dagli Stati Uniti. Nei primi mesi del 1982 i Metallica registrarono il loro primo brano, Hit the Lights, inserito nella raccolta “Metal Massacre”. Lars Ulrich convinse Brian Slagel, esponente di spicco della musica Metal, ad inserire il brano nella raccolta. Gli assoli di chitarra della prima versione di Hit the Lights furono composti da Lloyd Grant, il quale non divenne però mai un componente stabile del gruppo. Infatti, pochi mesi dopo questa pubblicazione, Ulrich ingaggiò come chitarrista definitivo dei Metallica Lars Ulrich ed il cantante e chitarrista James Hetfield. Il nome del gruppo è stato coniato da Lars Ulrich nel 1982. Gli album più famosi sono: Metallica (1991), Master of puppets (1986), Ride the lightning (1984), Load (1996), And justice for all (1988), 72 Seanson (2023), Kill’em all (1983), Reolad (1997), St.Anger (2003), Metal Massacre (1982). I primi concerti dei Metallica si sono svolti ad Anaheim e in California, a partire dal 1982, successivamente il gruppo si esibì anche fuori dagli Stati Uniti. Dei tanti brani che hanno inciso, il mio preferito è Master of puppets, perché quando ascolto questo brano mi da tanta energia!! Non vedo l’ora di andare a vedere un loro concerto!!
Greta Cellura
Le persone che mi conoscono si aspettavano sicuramente che parlassi di Sonic quando toccava a me fare l’articolo “Oggi parlo di…”: è troppo facile capire che mi piace, basta aprire il mio diario e l’unica cosa che vedi disegnata sopra è un riccio blu super veloce con le scarpe rosse ispirate a Michael Jackson e la testa più grande del Colosseo. A me non piace Sonic, io lo ADORO: il design, la storia, i personaggi, i giochi, i fumetti sono tutti STUPENDI (al di là qualche eccezione, tipo Sonic 06: quello può anche non esistere per me)! Ci sono tantissimi giochi stupendi di Sonic, come Sonic Unleashed e Sonic Mania. Ho impiegato molti anni a studiare tutta l’esistenza di Sonic, esplorando video della sua storia e delle sue teorie.
Ora, invece di continuare a parlare di quanto adori Sonic, che occuperebbe circa 6 pagine minimo, parliamo un po' della storia e dei personaggi: la storia di Sonic comincia a Green Hill, una zona soleggiata e verde, piena di animali tranquilli; Sonic vive lì, ma quando il Dr. Eggman rapisce gli animali per metterli dentro dei robot chiamati “Badnicks”, Sonic inizia la sua avventura per salvarli. Da qua comincia la loro rivalità famosissima. Ma Sonic non è solo, infatti ha molti amici che lo aiutano, come Tails, Knuckles ed Amy. La storia di Sonic è molto lunga e anche molto intrecciata, quindi sarebbe difficile parlarne, e non sto qua per spiegarla tutta… a voi scoprirla in modo completo! Quindi direi che ho finito. Piccolo promemoria: ADORO Sonic ed è tutto, ciao!
Niccolò Gallina
Oggi parlo del basket. Il basket è uno sport praticato in tutto il mondo, soprattutto in America.La pallacanestro, conosciuta anche come basket, è uno sport di squadra in cui due formazioni di cinque giocatori ciascuna si affrontano per realizzare punti facendo passare il pallone all'interno del canestro avversario, secondo alcune regole prefissate e con un punteggio che varia rispetto alla posizione di tiro. Il campo regolamentare ha forma rettangolare, con dimensioni di 15x28 metri. Questo gioco è stato inventato da James Naismith nel 1891 a Springfield (MA), Stati Uniti d’America. I 4 fondamentali del basket, su cui si basa tutto il gioco, sono: palleggio, passaggio, tiro e i movimenti difensivi, che includono la posizione di guardia, la pressione sulla palla e la stoppata; a questi si aggiungono spesso il rimbalzo e il terzo tempo (tiro in corsa), che sono cruciali per l'attacco e la difesa, formando il nucleo tecnico di ogni giocatore. Bisogna osservare molte regole: non si può fare più di un passo con la palla in mano, non si può palleggiare con due mani e tante altre. I punti vengono assegnati in vari modi alla squadra in attacco che fa entrare la palla nel canestro avversario: 1 punto, per un canestro realizzato su tiro libero; 2 punti, per un canestro su azione realizzato dall'area di tiro da 2 punti; 3 punti, per un canestro su azione realizzato dall'area di tiro da 3 punti.
Io ho sempre avuto un rapporto d’amore e d’odio con il basket, perché a volte vorrei abbandonare questo sport, ma non lo faccio perché il mio sogno da quando ho 4 anni è quello di arrivare a giocare in NBA. Il mio stile di gioco è ispirato a Stefen Curry, uno dei più grandi giocatori della pallacanestro.
Andrea Saputo
Fortnite è un gioco “sparatutto”, nel quale puoi giocare diverse con modalità. Ci sono modalità create dalla Epic, cioè dagli autori del gioco e ci sono modalità prodotte da giocatori famosi, in poche parole dei VIP.
Nel negozio virtuale del gioco si possono comprare balli, skin, zainetti, picconi, tramite monete virtuali, chiamate vbuck, che puoi ottenere superando dei livelli oppure comprarle: una ricarica da 1000 vbuck, cioè la più piccola, costa 8,99 euro. Una skin in media costa 1500 vbuck ma per fortuna esiste il pass battaglia che costa 1000 vbuck e ti da 7/8 skin con i rispettivi picconi, balli, zainetti e stili e in più ti danno più vbuck ti quanti tu ne spenda perché ne spendi 1000 e ne ottieni 1200 più tutte le altre cose . Io in quel gioco ho speso davvero un sacco.
Tante madri non fanno giocare i propri figli a Fortnite, perché dicono che è un gioco troppo violento e ora proverò a far cambiare idea a tutte queste madri. Ecco le mie motivazioni:
· Non c’è sangue ,infatti quando elimini un giocatore lui semplicemente scompare con una specie di animazione;
· Fortnite è un gioco dove “droppi “balletti random in lobby, mentre ti vanti perché hai più skin…
· Non ci sono solo modalità che si basano nell’eliminare gli altri, ma ci sono anche altri tipi di giochi: Parkour, Bed Wars, Ty Coon …
Con Fortnite puoi anche giocare online con amici e giocare con i propri amici è sempre più bello e divertente. Ogni volta che gioco con i miei amici mi spacco sempre dalle risate. Per parlare online devi necessariamente avere delle cuffie con microfono, a parte quelli che giocano da PS5 che anno il microfono incorporato nel controller.
Fortnite è stato inventato il 25 luglio 2017. Prima non c’erano collaborazioni, come ad esempio con Strainger Things, Ritorno al futuro, My Hero Accademy, e c’era una sola modalità: “Salva il mondo”, che esiste ancora oggi ma può essere giocata solo da chi ha comprato un bundle dal costo di 40 euro, che ti dà una skin, uno zainetto, un piccone e la modalità “Salva il mondo”. Io ovviamente già l’ho già acquistato.
Andrea Di Salvo
Questa è una delle mie più grandi passioni e oggi voglio raccontarvi un po’ la sua storia.
Lo skate è nato in California tra gli anni ‘50 e ‘60, quando dei surfisti, stanchi di aspettare le onde, si recano alla biblioteca del quartiere per rubare dei pannelli dagli scaffali per poi tagliarli a forma di tavola da surf a cui fissarono, medianti dei truck, le ruote dei classici pattini da strada: uno dietro nel tail, l’altro davanti nel nose, dando così vita al “sidewalk surfing”, ossia lo skateboard. Col passare del tempo esso prese diverse funzionalità, si evolse sempre di più, cambiando in forma e dimensione, a seconda dell’utilizzo. Ad oggi ne esistono molti: dai più comuni “Popsicle”, ai meno conosciuti “Longboard” e “Cruiser”.
Man mano, la popolarità di quest’attività crebbe, fino a farla diventare un vero e proprio sport olimpionico. L’aumento di curiosità attorno a questo sport è dovuto sicuramente a più fattori e l’influenza dei primi “skaters” è un fatto certamente determinante. A me, personalmente, non piacciono questi skaters detti “Old school”, perché non sono propensi a fare “flip tricks”, cioè combinazioni di mosse e movimenti che permettono alla tavola di saltare, girare, etc… solitamente vanno più su rampe; un esempio di questi è Tony Hawk, che da molti è considerato lo skater migliore di sempre.
Altri fattori influenzanti sono i brand che pubblicizzano questo sport: i miei preferiti sono “Santa Cruz”, “Toy Machine” e “Ghetto Blaster” per i deck (tavole); “Indipendent” e “Bullet” per i truck; “Slime Ball”, “Bones” e “Spitfire” per le ruote; “Bones Reds” e “Wetkoala” per i cuscinetti; “Vans” e “Etnies” per scarpe e abbigliamento.
La mia passione è nata un pomeriggio d’estate: venivo dalla lezione di chitarra e decidemmo, insieme a due miei amici che già praticavano questo sport, di andare a casa loro, così da farmi provare i loro skate; io ero un po’ perplesso all’idea, ma per fortuna ho deciso comunque di provare: fin da subito mi sono divertito tantissimo, ma col passare del tempo, i miglioramenti e le cadute, è diventato sempre più divertente e spassoso. Continua tutt’oggi la mia passione e devozione per lo skate, spero che con questo articolo vi possiate in qualche modo avvicinare a questa attività o almeno “saperne parlare”.
Mattia Badalamenti
Ciao a tutti, mi chiamo Salvo Mangiapane, frequento la classe II B e faccio parte della redazione giornalistica. Oggi è un giorno molto speciale per me, perché scriverò il mio primo articolo in solitaria, quindi mi sembra più che giusto parlare di una persona molto speciale per me, conosciuta in tutto il mondo, l’idolo di tutti i ragazzi (incluso me), un esempio da seguire, un uomo che è partito dal cibarsi solo di avanzi di panini del McDonald per poi arrivare ad essere il miglior giocatore di calcio di tutti i tempi, a parere mio ... Beh, penso che abbiate capito di chi sto parlando, se non lo avete capito ve lo dico esplicitamente: sto parlando di Cristiano Ronaldo.
In questo articolo parlerò della prima fase della sua vita, quella meno conosciuta, quella precedente alla fama mondiale, e penso anche quella più interessante, vi consiglio di leggere quest’ articolo fino alla fine, perché vale la pena scoprire il segreto del come passare da 0 a 100!
PARTE 1: LA VITA A MADEIRA
Cristiano Ronaldo Dos Santos Aveiro, nasce a Funchal, ovvero una cittadina dell’isola di Madeira, in Portogallo, il 5 febbraio 1985. Cristiano cresce nella povertà, la sua casa era fatiscente e disponeva di pochi mobili. La madre, Maria Dolores Dos Santos Aveiro, era una cuoca, mentre suo padre, Josè Dinis Aveiro, faceva il giardiniere, ed era alcolizzato. Cristiano aveva anche 3 fratelli: Hugo, Elma e Katia. Comincia a giocare a calcio a 7 anni nella squadra dell’Andorinha, ovvero la squadra del suo paese. Egli aveva un carattere molto vivace e forte, infatti venne sospeso dalla sua scuola per aver scagliato una sedia verso l’insegnante, che lo aveva deriso davanti a tutta la classe. Durante le sue giornate Cristiano aiutava la madre con le pulizie e a volte anche nel lavoro. Data la sua povertà e la mancanza di cibo, Cristiano e la sua famiglia si nutrivano con avanzi di un McDonald: questi alimenti erano forniti segretamente da due ragazze che ancora oggi Cristiano cerca in tutto il mondo per ringraziarle. Insomma, la sua vita da ragazzo non era come la nostra.
PARTE 2: UNA SVOLTA IMPORTANTE
Cristiano si fa strada nel mondo del calcio già da bambino in varie squadre della sua isola, segnando gol e impressionando tutti. La sua vita cambia quando, a soli 12 anni, deve lasciare la sua famiglia e la sua casa per andare a giocare nel settore giovanile dello Sporting Lisbona, ovvero la squadra della capitale portoghese. Lasciare la propria casa e la propria famiglia da bambino non è facile, infatti Cristiano sente molto la loro mancanza, ma questo non lo ferma. Con tanto sacrificio e tanto impegno, a 17 anni viene promosso in prima squadra. Durante il suo periodo allo Sporting, durato 5-6 anni circa, Cristiano viene riconosciuto come una “promessa”, ovvero un calciatore del quale si pensa che possa diventare molto forte. L’ ultima partita nello Sporting giocata da Ronaldo è stata il 6 Agosto del 2003: la partita in questione era Sporting- Manchester United, un amichevole pre-campionato. Ronaldo mise in atto una grandissima prestazione: era immarcabile. L’allenatore del Manchester United, Sir Alex Ferguson, chiamato così dai tifosi per acclamarlo, si innamorò delle giocate di Ronaldo: Ferguson offrì allo Sporting 12 milioni di sterline per Ronaldo e la squadra portoghese accettò la proposta: Cristiano Ronaldo era un nuovo giocatore del Manchester United.
PARTE 3: LA PRE-ESPLOSIONE DI CRISTIANO RONALDO
Il passaggio dallo Sporting Lisbona allo United diede una svolta alla carriera del giocatore, perché venne subito riconosciuto come un “top player” o la futura stella del calcio. A Ronaldo, Ferguson assegnò la maglia numero 7, che era molto importante, ma attribuiva anche molte responsabilità, perché questo è il numero di maglia anche di grandi campioni del passato, come George Best o David Beckham. Ferguson considerava Ronaldo quasi come un figlio e aveva molta fiducia in lui: questa fiducia venne ripagata.
Cristiano fece carriera anche nella nazionale portoghese: trainò la squadra insieme al suo idolo, Luis Figo, alla finale dell’Europeo del 2004. Il 4 luglio di quell’anno dunque si giocò la finale contro la Grecia e fu una partita complicata per il Portogallo. Alla fine del primo tempo, infatti, arrivò una notizia straziante per Cristiano, una delle peggiori della sua vita: suo padre era morto quello stesso giorno, dopo vari mesi di ricovero in ospedale per problemi legati all’alcol. In quella partita il Portogallo fu sconfitto, ma Cristiano, non si perse d’animo: alla fine del 2008 il Manchester United conseguì il triplete e Cristiano poco dopo vinse il pallone d’oro: a seguito di questi eventi Cristiano Ronaldo venne conosciuto in tutto il mondo e da lì cominciò la sua carriera di gloria.
All’inizio dell’articolo ho promesso di rivelare il segreto per diventare grandi e, siccome mantengo le promesse, ve lo dirò subito: Cristiano, nato in una famiglia dalle tasche vuote, nonostante la vita gli abbia messo sempre i bastoni tra le ruote, e malgrado la perdita del padre che lo ha mentalmente distrutto, è comunque diventato il migliore, a mio avviso per un semplice motivo: la determinazione, quell’ossessione che non ti permette di stancarti mai, che ti pulsa nel petto ogni giorno e che ti dice sempre:” Non fermarti!”. Grazie per la lettura.
Salvo Mangiapane