Sulla scia del periodo di tensioni in atto, il nostro Ministro degli Esteri, On. Antonio Tajani, complica i rapporti tra l’Italia e l’Iran, definendo i “Pasdarn”, imponente forza politica e militare iraniana, dei terroristi.
Prima di continuare con il dibattito tra il vicepremier italiano e il Rahbar, Guida Suprema dell’Iran, facciamo un quadro di quello che sta succedendo nel paese islamico nelle ultime settimane: si è verifica una situazione critica, iniziata con una serie di rivolte nazionali e repressioni di Stato, che portato migliaia di vittime. Il governo porta in piazza i suoi sostenitori per ostentare sicurezza, ma è allarme internazionale per le dimensioni della repressione nelle strade e online. E intanto gli Stati Uniti, pur dando precedenza a una via diplomatica, non escludono un’azione militare. Le proteste, sono iniziate a causa di una crisi economica in Iran, ma poi sono diventate così grandi al punto da trasformarsi in una delle più grandi sfide per il sistema teocratico iraniano, per il quale religione e politica coincidono. Dopo oltre due settimane di proteste, che hanno interessato quasi tutte le province del paese, le autorità hanno provato a diffondere il messaggio che la situazione sia tornata "sotto controllo”. Trump nelle ultime ore sta prendendo sempre più in considerazione l'idea di attaccare l'Iran: i media statunitensi fanno sapere che sono stati diversi collaboratori dell'amministrazione statunitense, guidati dal vicepresidente J.D. Vance, a tentare di convincere Trump ad attaccare l’Iran.
In questo quadro si inserisce la posizione italiana: quale alleata degli Stati Uniti e paese che da sempre nella sua storia repubblicana lotta per le libertà individuali, l’Italia non poteva non esprimere la sua disapprovazione nei confronti del governo iraniano, che da molti anni reprime i diritti civili. Le parole di Tajani hanno però scatenato un vero e proprio incidente diplomatico. Vedremo come finirà!
Mattia Badalamenti e Francesco Galati
Gli Stati Uniti di America vogliono il controllo sulla Groenlandia; il tentativo di conquista si ripete di nuovo: già nel 2019 durante alcune riunioni ufficiali, emerse l’idea che gli Stati Uniti potessero comprare la Groenlandia, ma l’operazione non ebbe buon fine e fallì. Trump afferma di essere affascinato dalle carte geografiche, in particolare per l’isola più grande del mondo posizionata tra l’oceano Artico e quello Atlantico; e così oggi il presidente americano ritenta nell’impresa di impadronirsi dell’isola. Il suo progetto di dominare l’emisfero occidentale comincia a prendere forma, non ha ostacoli: lo sta facendo anche contro la Groenlandia stessa e la Danimarca. La conquista è dovuta anche a ragioni economiche e per lo sfruttamento delle risorse naturali. I leader europei mantengono una posizione ferma sulla Groenlandia: devono accogliere il rischio di considerarsi sleali verso Trump, che li disprezza, considerandoli solo un ostacolo per la sua amministrazione. In Groenlandia un intervento militare è una possibile opzione per il Presidente americano, che sembra ormai stanco di adottare metodi “pacifici”. Tramp decide inoltre di stabilire i dazi in Groenlandia: questi sono presentati come risposta a squilibri commerciali. In questo quadro, Trump sembra voler archiviare l’immagine del presidente della pace per indossare i panni di un leader concentrato esclusivamente sui suoi interessi. L’opinione pubblica è molto critica riguardo al rinnovato interesse di Trump per la Groenlandia, visto come una minaccia alla stabilità NATO (North Atlantic Treaty Organization). Il 39% della popolazione Italiana disapprova questa decisione e ritiene necessario l’invio di truppe per scoraggiare le intenzioni di Trump e tutelare la popolazione danese, il 36% invece propone di non intervenire direttamente ed il restante 5% ritiene coretto cedere almeno una parte della Groenlandia agli Stati Uniti. Secondo noi Tramp è totalmente scorretto nei confronti della popolazione della Groenlandia e della Danimarca.
Giulio Graziano e Andrea Saputo
L’ICE (Immigration and custom enforcement) è una “Organizzazione di sicurezza”, potenziata dal presidente Americano Donald Trump. Questa agenzia è incaricata di arrestare gli immigrati che non possono dimostrare cittadinanza regolare negli Stati Uniti. In quest’ultimo mese però, questa situazione, già abbastanza grave, è peggiorata ulteriormente, infatti gli agenti dell’ICE si sono rivelati troppo violenti, in particolare nella città di Minneapolis. Il caos è scoppiato con la morte di Alex Pretti, un infermiere 37enne italo-americano, ucciso con una decina di colpi: Pretti stava semplicemente partecipando ad una manifestazione di protesta contro i discutibili metodi dell’ICE. Quest’ultima è responsabile anche dell’omicidio di Renee Good, madre di 3 figli, assassinata il 7 Gennaio, mentre cercava di allontanarsi da una zona di protesta. A Minneapolis il popolo degli Usa ha dimostrato il proprio disaccordo riguardo a questa situazione, con scioperi e proteste di massa spontanee: tutto ciò negli Stati Uniti non avveniva da 80 anni. Anche il mondo dell’arte e della cultura americano ha dimostrato il proprio dissenso, ad esempio il grande cantautore Bruce Springsteen ha dedicato un brano molto toccante alle vicende di cui vi stiamo parlando, dal titolo “Streets of Minneapolis”. Una conseguenza importante di questa sollevazione popolare è stata, da parte di Donald Trump, la decisione di togliere l’incarico di comandante del Border Patrol (agenzia incaricata della protezione dei confini) a Greg Bovino, ritenuto responsabile degli omicidi a Minneapolis. Gran parte del mondo sta effettuando tutt’oggi manifestazioni per contrastare le violenze dell’ICE, per la giustizia e la libertà di tutti i cittadini americani, immigrati o meno. Recentemente, Trump ha dichiarato ”conclusa”l’operazione dell’ICE a Minneapolis, per cui ci sarà un ritiro di queste forze dalla città: evidentemente la sollevazione popolare ha ottenuto i giusti effetti. Grazie per la lettura.
Salvo Mangiapane e Mirko Cucchiara
Pochi giorni fa un evento atmosferico violento denominato ciclone Harry ha colpito il Mediterraneo occidentale interessando soprattutto la Calabria, la Sicilia e la Sardegna. I comuni più colpiti dal ciclone sono stati: Catanzaro, Melito, Bova Marina, Siderno, Caulonia, Paola, Bianchi (Calabria), Catania, Messina, Siracusa, Palermo, Taormina, Caltanissetta, Niscemi (Sicilia), Cagliari, Quartu Sant’Elena, Villaputzu, Dorgali, Villagrande, Strusaili, Teulanda, Baunei, Capoterra, Sinnai, Ogliastra (Sardegna).
Il ciclone è stato causato dall’incontro fra aria calda\umida nordafricana (proveniente dal Sahara) e aria fredda\secca in quota; questo fenomeno è chiamato “depressione extratropicale” alimentata. Esso ha portato venti molto forti (superiori a 120 km/h), intense precipitazioni e mareggiate eccezionali con onde alte fino a 17 metri. Il ciclone Harry ha causato la devastazione di lungomari, porticcioli e strade costiere, danni gravissimi ai lidi e ristoranti e alle produzioni agricole. Inoltre, ampie zone del Messinese sono rimaste senza acqua e luce per ore.
Esaurito il ciclone, le regioni colpite si trovano a dover risolvere i danni, che verranno affrontati attraverso una combinazione di finanziamenti regionali, stanziamenti governativi d’urgenza e l’attivazione di piani di ricostruzione infrastrutturale. Il Consiglio dei Ministri ha inizialmente stanziato 100 milioni di euro per le necessità immediate, la regione Sicilia ha destinato i primi 50 milioni di euro per interventi di emergenza e la Calabria ha richiesto circa 300 milioni di euro per ripristinare i propri danni. L'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) ha inoltre predisposto il blocco del pagamento delle bollette per sei mesi per alleggerire il carico economico su famiglie e imprese. Gli interventi urgenti riguardano le riaperture delle strade litoranee del messinese e il ripristino della linea ferroviaria Messina-Catania-Palermo. I sindaci dei paesi colpiti hanno coordinato il rientro della popolazione evacuata e avviato delle verifiche di stabilità su edifici pubblici e scuole. La stima complessiva dei danni supera i due miliardi di euro.
Mentre il Governo lavorava per garantire la ricostruzione, un altro evento catastrofico si è manifestato in Sicilia ovvero la frana a Niscemi. Questa frana rappresenta una delle emergenze idrogeologiche più gravi degli ultimi anni in Italia, definita dalla Protezione Civile come una “tragedia inarrestabile” con un fronte di scivolamento che supera i quattro chilometri. I primi smottamenti significativi sono stati registrati a metà Gennaio 2026, culminando nel vasto movimento franoso che ha colpito il centro abitato. Si tratta di uno scorrimento roto-traslatorio dell’intero altopiano su cui sorge la città, dovuto al terreno argilloso saturato dalle intense piogge (causate dal ciclone). Il fronte della frana continua ad arretrare verso il centro storico, inghiottendo edifici, strade e infrastrutture. Per questo motivo oltre mille persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case. La zona rossa è in costante ampliamento a causa dei continui cedimenti, rendendo molti edifici definitivamente non recuperabili. Il Governo ha stanziato 150 milioni di euro per l’emergenza e per la gestione del disastro. L’evento ha sollevato forti critiche sulla gestione dei fondi per la prevenzione.
Io penso che questo disastro naturale abbia distrutto gran parte delle nostre terre e che sarà molto difficile far tornare tutto come prima, ma credo che con l’impegno e la costanza del Governo miglioreranno molte cose e finalmente potremo vedere di nuovo le nostre regioni ritornare al proprio splendore.
Greta Cellura
Oggi parlo delle Olimpiadi Invernali appena conclusesi in Italia.
I XXV Giochi olimpici invernali, noti anche come Milano Cortina 2026, si sono svolti dal 6 al 22 febbraio 2026 a Milano e Cortina d'Ampezzo, città assegnatarie della manifestazione in forma congiunta (novità assoluta nella storia dei Giochi). Oltre che a Milano e a Cortina d'Ampezzo, le gare di questi "Giochi diffusi" si sono tenute in Lombardia a Rho, Assago, Bormio e Livigno, in Trentino-Alto Adige a Predazzo, Rasun-Anterselva e Tesero.
Facciamo un passo indietro nel tempo: la prima edizione dei giochi olimpici invernali è stata nel 1924 in Francia, a Chamonix. All'inizio erano compresi pochi sport: lo sci, il pattinaggio e l’hockey. Piano piano, ne sono stati aggiunti sempre di più, fino ad arrivare a comprender numerose discipline: biathlon, bob, curling, hockey su ghiaccio, pattinaggio (figura, velocità, short track), sci alpinismo, sci (alpino, fondo, freestyle, combinata, salto) e slittino.
Tutti i giochi olimpici vengono introdotti da una fiamma olimpica: essa viene accesa in Grecia e da lì viene portata dai tedofori fino alla città dove si svolgono le competizioni; questa fiamma è simbolo di pace e amicizia.
Quest’anno, durante Milano – Cortina 2026, l'Italia ha totalizzato 25 medaglie: 8 ori, 10 argenti e 7 bronzi. Alcuni campioni sono stati Sofia Goggia nelle sci alpino e Federico Pellegrino nello sci di fondo, nel biathlon abbiamo Dominik Windisch con l’oro e Tommaso Giacomel con l’argento. Nello short track Arianna Fontana conquista l’oro insieme ad Andrea Cassinelli con l’argento e Pietro Sighel con il bronzo. Nel pattinaggio di velocità, invece, Davide Ghiotto si aggiudica l’oro e Francesca Lollobrigida l’argento. La squadra maschile di slittino ha vinto l'oro nella staffetta, così come il team di ski cross con Simone Deromedis, mentre Omar Visintin e Michela Moioli hanno vinto rispettivamente argento e bronzo nello snowboard cross. Altre medaglie di bronzo sono arrivate dalla staffetta maschile di biathlon, dalla staffetta mista di short track, dalla combinata nordica con Espen Knudsen e da Marta Bassino nello slalom gigante dello sci alpino. L’italia ha chiuso questa edizione olimpica con il quarto posto nel medagliere generale, dunque un ottimo risultato, nel quale si sono distinte le atlete donne.
Non dobbiamo dimenticare l’importanza delle paraolimpiadi: I XIV Giochi paralimpici invernali si sono svolti a Milano e Cortina d'Ampezzo dal 6 al 15 marzo 2026, oltre ad alcune località che hanno già ospitato i XXV Giochi olimpici invernali, dimostrando ancora uno volta che lo sport è una grande opportunità per tutti, anche per chi è portatore di handicap. L'Italia ha chiuso la competizione con un record storico di 16 medaglie (alcune fonti indicano 15, con 7 ori, 7 argenti e 2 bronzi), superando il precedente primato di 13 medaglie di Lillehammer 1994. Gli azzurri si sono piazzati al quarto posto nel medagliere.
Simbolo delle Olimpiadi Invernali appena conclusesi sono state Tina e Milo, le mascotte: due ermellini, sorella e fratello. Tina, la mascotte olimpica, ha il manto bianco e si è trasferita dalle montagne italiane alla città per esplorare cose nuove. Suo fratello Milo, la mascotte paralimpica, ha il manto marrone ed è nato senza una gamba, ma usa la coda per aiutarsi a camminare. I due ermellini sono simboli di innocenza e purezza; i due con colori di mantello diversi rappresentano dualità e diversità.
Marta Agnusdei
Nel mondo oggi i teatri di guerra sono numerosi e drammatici, ma un conflitto che di certo colpisce particolarmente noi europei è quello rosso ucraino, perché ha luogo in territori a noi molto vicini: l’Ucraina è di fatto geograficamente parte del nostro continente.
Da dove si origina questa sanguinosa guerra è davvero così recente? In realtà non è così. Vediamone dunque gli inizi, le cause principali, gli sviluppi e gli esiti attuali.
La fase acuta del confronto tra Russia e Ucraina è iniziata nel 2014, quando la rivoluzione dell'Euromaidan a Kiev ha segnato lo spostamento dell'Ucraina verso un asse politico occidentale, provocando la reazione immediata del Cremlino attraverso l'annessione della Crimea e il sostegno ai movimenti separatisti nel Donbass. Questo lungo periodo di instabilità è culminato il 24 febbraio 2022 con l'invasione su vasta scala ordinata da Vladimir Putin, che ha trasformato una disputa regionale in una guerra totale dalle conseguenze globali. L'intervento militare è stato giustificato come una misura preventiva contro l'espansione della NATO e come un atto di protezione per le popolazioni russofone dell'Ucraina orientale. La resistenza ucraina, sostenuta da un massiccio afflusso di armamenti e aiuti economici da parte dei paesi occidentali, ha impedito una rapida caduta del governo di Zelensky, trasformando l'offensiva iniziale in una logorante guerra che si combatte lungo una linea del fronte estesa per centinaia di chilometri. Le conseguenze di questo scontro hanno travalicato i confini militari, innescando una crisi umanitaria senza precedenti in Europa dal 1945 e provocando shock sistemici all'economia mondiale. L'interruzione delle forniture energetiche e la crisi del mercato dei cereali hanno colpito duramente le nazioni dipendenti dalle esportazioni di entrambi i contendenti, mentre le pesanti sanzioni imposte alla Russia hanno ridisegnato le rotte del commercio globale. A oggi, a causa della guerra sono stati uccisi: 10500 civili tra cui 587 bambini, 250000-300000 soldati russi e 60000-100000 soldati ucraini. Da poco sono iniziati a Ginevra i colloqui trilaterali tra le delegazioni di Ucraina, Russia e Stati Uniti, con l'obiettivo di definire un cessate il fuoco. Gli Stati Uniti hanno fissato una scadenza a giugno per raggiungere un accordo definitivo. Anche l'Italia partecipa attivamente a questa fase negoziale. Poche ore prima dell'inizio dei colloqui, la Russia ha lanciato una massiccia ondata di attacchi su 12 regioni ucraine, utilizzando circa 400 droni e 29 missili. Tuttavia, 18 droni e 4 missili balistici sono riusciti a superare le difese colpendo 13 località diverse. A causa di ciò ci sono state numerose vittime.
La guerra, a un passo da noi, dunque non si ferma.
Andrea Di Salvo
La nuova Ferrari del 2026 è stata svelata il 23 Gennaio 2026. Questa macchina presenta un design unico: i colori principali sono il rosso il bianco e il nero, questa è una delle più belle macchine presentate fin ora, come dichiarano gli spettatori. La presentazione di questa vettura si è svolta a Fiorano. La Scuderia Ferrari ha tolto i veli alla SF-26, la settantaduesima monoposto costruita dalla casa di Maranello. Il team Ferrari dichiara che questo è l’anno della “rivoluzione”: tutti gli appassionati ferraristi sperano che questa profezia si adempia, per consentire alla scuderia di Maranello di vincere il suo diciassettesimo titolo mondiale come costruttore top team e il sedicesimo titolo mondiale piloti.
La scuderia è scesa in pista il 27 Gennaio 2026 a Barcellona per cominciare a provare ed affinare le condizioni della vettura, rimanendo sempre dentro i limiti del regolamento imposto dalla FIA (Fédération Internationale de l'Automobile), l'ente governativo mondiale che regolamenta la Formula 1, istituendo le regole tecniche e sportive per la massima categoria automobilistica. Inoltre la vettura, con questi colori, richiama la monoposto del 1975. In questi giorni i test a Barcellona stanno andando a gonfie vele, con dei tempi da capogiro che riescono a fare piazzare sempre nelle prime posizioni. Lewis Hailton afferma che in quest’anno cambia tutto, dalle pawer gliunit alla aerodinamica, anche le gomme sono cambiate: in questa stagione potremmo vedere di tutto e di più! L’affidabilità della vettura sembra la migliore tra tutti i team, ma solo la costanza della vettura in pista ci potrà dare conferma.
Gli sponsor più importanti sono: HP Shell, PUMA, IBM, UniCredit, e il partner di criptovalute Bing X. La Formula 1 è lo sport più veloce al mondo, nel quale per far vincere una scuderia bisogna fare miliardi di calcoli al secondo, che riescono a far cambiare continuamente la strategia in base a come va la gara; perfino la scelta delle gomme è molto importante: un solo errore di strategia sbagliata potrebbe costare la gara al pilota! A mio avviso questo è lo sport è più bello del mondo, che riunisce miliardi di appassionati.
Giosuè Andrea Maniaci
A seguito dei terribili eventi avvenuti nella notte di Capodanno 2025/2026, Italia e Svizzera vivono un grande momento di tensione, poiché quest’ultima ha rilasciato dietro cauzione quello che a tutt’oggi è ritenuto il principale responsabile dell’incendio di Crans Montana: Jacques Moretti, proprietario del locale “Le Constellation”; la moglie, anche lei ritenuta tra i principali responsabili della tragedia, non è mai stata arrestata e tradotta in carcere, poiché madre di un neonato, con diritto di accudimento dello stesso. Ciò prevede la legge elvetica, ma l’Italia non è d’accordo: molte vittime italiane hanno perso la vita, in quella terribile notte e, inoltre, in Italia c’è da sempre una grande sensibilità nei confronti dei giovani, considerati particolarmente meritevoli di protezione. L’opinione pubblica italiana si dimostra così piuttosto severa nei confronti della Svizzera, a proposito dell’incendio di Crans Montana e della gestione delle indagini ad esso relative.
Ma a che punto sono oggi le ricerche degli inquirenti? Dopo varie riflessioni, notizie chock e molto altro, abbiamo una nuova affermazione da parte del Signor Moretti: “La porta di sicurezza era serrata con un lucchetto all’interno”. Tutti i testimoni infatti hanno affermato la mancanza di via di fuga e alcuni conoscenti affermano di essere rimasti sorpresi dalla mancanza di vie d’uscita, ma anche di strumentazioni Atte a garantire la sicurezza degli ospiti del locale. Inoltre, il Signor Moretti, durante un interrogatorio ha ammesso: “Si, l’incendio è stato provocato da delle scintille nelle bottiglie di alcolici, ma non solo da esse” “Le utilizziamo da dieci anni – continua Moretti - e non abbiamo mai avuto problemi”. Alcuni hanno anche pensato che un’altra causa di questo incendio sia stato un rivestimento isolante fono assorbente. Moretti ha anche ammesso di avere comperato lui, in un negozio di bricolage, il rivestimento isolante fono assorbente e che nel 2015 i proprietari del locale erano già stati avvertiti del fatto che questi pannelli fossero infiammabili. Dopo varie indagini è venuto fuori che i Moretti nel passato hanno subito già due inchieste: una nel 2020 e un’altra nel 2022. Nel 2020 l’inchiesta riguardava un “finanziamento Covid” dal valore di 75.500 euro, utilizzati per acquistare una Maserati e poi rivenduta al padre di Jacques. Mentre nel 2022 i Moretti sono stati accusati di sfruttamento del lavoro.
A un mese dalla strage, il bilancio dell’incendio scoppiato nella notte di Capodanno presso il bar “Le Constellation” sale a 41 morti, ma, fortunatamente, c’è anche una persona dimessa dall’ospedale Elsa Rubino, finalmente sveglia dal coma. Si spera che i superstiti possano tutti salvarsi e che una tragedia simile non si verifichi più: è necessario che le condizioni di sicurezza nei locali pubblici siano sempre garantite e che ci siano pene adeguate per i trasgressori, ciò perché momenti di gioia, come la notte di San Silvestro, non si trasformino in un incubo.
Fabiana Basile e Adele Amorello