LOOKING UP è un progetto dedicato alla ricerca di nuovi artisti e linguaggi che emergono dalla moltitudine odierna. Il titolo è emblematico e ricco di significati diversi: uno sguardo alla ricerca di qualcosa, la necessità di una scoperta, il mirare verso l’alto e oltre il visibile, il mettersi in evidenza e una tensione verso il miglioramento.
I quattro protagonisti di questa mostra, sono tre giovani artiste e un artista, che per la prima volta espongono in una collettiva, creando un dialogo nei generosi spazi della galleria Artericambi. Essi interagiscono tra loro per contrasti e assonanze: gli autori hanno infatti modalità espressive molto diverse tra loro ma condividono un punto di vista giovanile, curioso e introspettivo. Uno sguardo più fuggitivo che ridente nel relazionarsi con la contemporaneità.
Lorenzo Conte, attraverso le sue tele e disegni, ci porta in un limite, in un confine tra un mondo fantasioso, giocoso e uno tetro, cupo. L’accostamento, che sempre ritorna, di colori accesi e stereotipati con figure e oggetti, quasi a grandezza naturale, dalle tonalità scure e dalle linee sfumate, crea una tensione magnetica. I suoi personaggi e oggetti sembrano narrare una storia alla quale noi osservatori dobbiamo dare un inizio e una fine, come se fossero frame di un racconto da continuare, che ci lascia con il fiato sospeso. La sua estetica, che sembra affondare radici nel mondo del fumetto e del cartone, è incanalata in una ricerca di forte introspezione, creando cortocircuiti semantici con rimandi all’inconscio, al sogno, quasi all’incubo, come in Testa o Croce. Le sue sculture, Stelle, dalla delicata rotondità, talvolta frammentate, si mimetizzano nello spazio e assomigliano a dolci caramelle, comunque evocatrici di un silenzio malinconico.
Federica Cortese, nelle sue serie di dipinti ad olio, lascia sgocciolare il colore dall’estremità della tela, accentuando quella decisione casuale che fa parte della sua ricerca, senza bozzetti preparatori o idee precise della composizione finale. Le sue figure non definite, che vogliono confondersi con lo sfondo, indagano la crisi dell’Io: la rottura di un’ identificazione unitaria e la vittoria del caos. Questo stato confusionale però è una dimensione liberatoria, nella quale l’istintività, la cromia accesa e le molteplici sfumature, ci inondano e ci avvolgono. L’artista riprende Pirandello di Uno, Nessuno e Centomila, proponendo un’infinità di maschere che si abbandonano allo scorrere puro dell’essere, in un rapporto nuovo con l’Altro, liberato da ogni identificazione preesistente. Anche nel video-performance Colmare, l’artista indaga l’identità, intesa qui come frutto dell’accumulazione dei propri ricordi, rappresentati da una massa di oggetti accatastati e gelosamente conservati.
Letizia Frescura nell’elaborare la propria ricerca, assorbe il linguaggio degli astrattisti, la lezione di Mondrian ma anche di Giulio Turcato e dei Futuristi. Ciò avviene attraverso diverse modalità, come nelle sue gommepiume, che intaglia meticolosamente in un atto di paziente preghiera, adattando l’arte dell’intaglio del legno, tipica del suo paese di origine, al supporto industriale e comune della spugna. L’ artista cerca un incontro tra orizzontale e verticale, e, non a caso, dedica uno di questi lavori alla “sua montagna” che svetta nella verticalità del cielo, il Monte Pelmo. L’incontro prosegue anche attraverso le sue installazioni, pensate e nate nel periodo instabile e incerto della pandemia nella sua casa, inseguendo un equilibrio di rette, quadrati e rettangoli. Le spugne da cucina sono punti di incrocio geometrici e colorati, il divano morbido cerca di adattarsi alle sedie rigide, un braccio alzato è una nuova traiettoria. Le installazioni, uscite dall’ambiente domestico, vengono riproposte in ogni possibile ambiente e costruite con sedie, tavoli e oggetti trovati sul posto, come nell’opera site specific realizzata per la mostra. Un ulteriore passaggio alla ricerca di questa ortogonalità avviene nei video, dove viene indagata non solo l’ortogonalità spaziale ma anche quella temporale; qui la geometria è esaltata anche dall’estetica del pixel, quel quadrato minuscolo presente in ogni immagine digitale che è circuito e ingranaggio al tempo stesso. Come negli intagli si compie un atto di sottrazione, così all’opposto, in altri lavori si sommano e sovrappongono più materiali e più immagini: ogni lavoro non è finito, ma modificabile e adattabile a nuove forme nel tempo.
Claudia Sallustio nella serie aperta Post, lavora sulla carta: una carta straccia, come quella di fogli di giornale o di sacchetti di pane che è stata accartocciata per essere buttata ed eliminata. Il recupero di questa e l’adattamento dalla rotondità al piano è il primo intervento che compie l’artista, perdendosi poi in una libera realizzazione di segni, senza una forma precisa. La ripetizione di questi piccoli disegni e la loro propagazione con un adeguamento alle pieghe della carta, dà vita a delle forme indefinite. In una visione finale, vi sono degli agglomerati biomorfi: possiamo scorgere delle muffe o licheni, elementi naturali che si si adattano ad altre superfici, che vivono e si espandono su di esse. Possiamo vedere però anche delle rocce o dei materiali pesanti, forse anche taglienti, che si oppongono alla leggerezza e alla delicatezza del supporto. Come in una sorta di mandala contemporaneo che sfugge alla circolarità, queste opere promanano pazienza e silenzio: una meditazione su un tutto, che può essere perfettamente adattabile ad ogni universo interiore.
LOOKING UP
a cura di Silvia Concari
Galleria Artericambi
VERONA
28 gennaio 2023 - 1 marzo 2023