Nello spazio sperimentale di marina bastianello gallery, Lamb, Chiara Ventura prosegue la sua ricerca come continua espressione eterogenea, capace di spaziare dalla performance, alle installazioni, al quadro. Dentro, titolo della mostra, rimanda subito a ciò che Ventura (come sempre) analizza, studia, osserva: l’interno, il nascosto, il celato, ciò che appunto è dentro ma anche il particolare, il frammentato da cui è possibile poter risalire ad un insieme complesso. Come uno scienziato guarda attraverso il microscopio alla ricerca di conoscenza e di classificazione di ciò che gli è ignoto, così Ventura si addentra nell’interiorità umana, nel tentativo di dargli una forma.
Come tipico della sua pratica, l’artista durante l’opening realizza una performance site specific, un gesto semplice, un punto di incontro e scambio con il visitatore. Pulsazione è il titolo di questo lavoro, che consiste nel timbrare l’interno del polso del braccio sinistro a chi vuole entrare nello spazio espositivo. Il timbro, di colore scarlatto, riporta la frase “può circolare qui”. Il circolare ha un significato duplice; c’è l’ invito a muoversi liberamente all’interno dello spazio della galleria, che per l’artista è luogo empatico, ma c’è anche l’invito a muoversi liberamento all’interno del proprio spazio, del proprio corpo, con un riferimento alla circolazione sanguigna. Il sangue scorre -dentro- le arterie, spinto dalle pulsazioni del cuore, simbolicamente identificato con il braccio sinistro. L’invito è quello di incontrare sé stessi lasciando fluire, come il sangue, il proprio mondo interno.
All’interno della galleria, il dentro analizzato è sia fisico che psichico, con confini labili e permeabili. La frase Chiudere gli occhi è sufficiente per pulire i pensieri, stampata su un comune panno pulisci occhiali, dà il titolo all’opera. L’artista dice: “Metto gli occhiali per vedere meglio e più nitidi i miei pensieri. Se li tolgo è tutto sfocato, le immagini lo sono, perché i pensieri lo diventano. Quindi togliere gli occhiali per pulirli è un grosso sforzo psichico, preferisco non farlo e lasciare che si creino dei segni accidentali tra me e il mondo: la polvere, lo sporco, dei graffi, delle gocce d’acqua ecc... Alla fine è così che procedo: per accidenti, finché non ne posso più, finché non posso più tenere per me le cose che vedo. Al che pulisco gli occhiali, ma per farlo chiudo gli occhi, e così via”.
Togliere gli occhiali per pulirli e chiudere gli occhi si fondono in un unico gesto che assume un significato purificatorio: la pulizia delle lenti e la chiusura delle palpebre rigenerano la capacità di vedere il mondo esterno ed interno. Nel contempo, è nel buio del non vedere, che si potenzia la capacità introspettiva e si attiva una vista interiore; un concetto questo che ha radici nel mondo classico, in cui la cecità era associata ad una preveggenza e ad una profondità di pensiero. La cecità non consente di guardare il fuori ma genera un pensiero pulito e acuisce la capacità di guardare dentro di noi, nel nostro buio. Per l’artista è proprio in e da questo buio che, paradossalmente, emergono le immagini.
Il guardare all’interno, attraverso il nero è ripreso anche nell’opera Raggi X, un’ installazione visiva composta da due cartoncini neri ricoperti di pellicola lavorata, che riproducono una texture simile a quella della pelle umana. La psicanalisi ha valorizzato la pelle come involucro psichico, dotato di caratteristiche particolari di sostegno, di contenimento, di protezione, di riconoscimento, di contatto e di scambio. Con questo lavoro Ventura sperimenta tutte queste caratteristiche, aggiungendo una connotazione di luce-ombra. Sottopelle non passa la luce e se provassimo fisicamente, con gli occhi, a guardarci dentro, non vedremmo altro che buio. L’incontro con l’altro può diventare allora un’esperienza di luce nella misura in cui questo riesce ad aprire un varco.
L’artista ha infatti ripetuto la pratica di produzione dell’opera due volte: una per ogni persona che ha saputo vedere all’interno del suo buio, aiutandola così ad orientarsi.
In Tessuti vegetali dal mio corpo animale Ventura realizza una serie pittorica di 70 esemplari, dove la stessa immagine è sia corpo che paesaggio, quello che cambia è il grado di osservazione: infinitamente lontano nel paesaggio e infinitamente vicino nel corpo. Queste forme permettono all’artista di rintracciare nuove immagini: si possono ora vedere foglie, alberi, laghi e fiumi che al contempo richiamano tessuti umani. Al contrario della cecità, siamo ora davanti ad una iper-visione.
In Dentro si ha a che fare anche con un delicato equilibrio tra pieno e vuoto. Ventura dà voce ai suoi silenzi facendolo, come dice lei, “con l’unico linguaggio che so usare”. Diventiamo capaci di vedere un silenzio, e l’installazione Fuori dallo studio non riesco a dirti che, ci inonda di una malinconica dolcezza: l’unica cosa che vediamo è una risma di fogli di carta bianchi, vuoti; fogli che non sono riusciti a diventare quadri. Questo non avviene per una mancanza di volontà ma per una mancanza di coraggio. Ventura fa un’ analogia diretta tra il dipingere e il parlare: come per parlare occorre gestire il fiato e formulare parole, così per dipingere è necessario disporre di una grammatica visiva. L’artista riconosce un fallimento e ci propone solo le sue “parole soffocate” che sono conservate sottovuoto. Quest’opera ci ricorda ciò che afferma il primo assioma della comunicazione umana, ossia che è impossibile non comunicare: anche il silenzio comunica.
Le parole non dette le troviamo anche nell’inserto Un leggero gonfiore, presente nelle 200 copie numerate del Magazine di Lamb, al cui interno vi è un palloncino nero sottovuoto che riporta la scritta “quello che non dico”. L’opera si riferisce ad un fastidio psico-fisico, ma lo fa con un tratto ironico e giocoso. Con questo oggetto, il lettore ha la possibilità, soffiandoci dentro, di buttare fuori i propri non detti e di vederne la forma; può quindi alleggerirsi. Il pubblico tramite questa azione performativa, termina l’opera facendola propria.
Con questa mostra, Chiara Ventura, fa uscire la sua interiorità e ci permette di entrare nella nostra: la galleria diventa luogo che accoglie il suo esporsi e nel contempo è spazio d’apertura per una nostra esperienza personale.
DENTRO
Chiara Ventura
a cura di Silvia Concari
LAMB, Marina Bastianello Gallery
VENEZIA
30 APRILE 2022