La popolazione generale si ritiene molto spesso affetta da una qualche allergia alimentare. Si stima che questo accada nel 25% dei casi, cioè in una persona su quattro.
In realtà la prevalenza è molto minore, attestandosi in circa il 2% degli adulti e nel 7% dei bambini.
Purtroppo capita che i medici stessi possano generare nel paziente tali false convinzioni. E’ infatti frequentissimo che ad un individuo affetto, per esempio, da orticaria, venga detto dal proprio dottore “è sicuramente un’allergia alimentare”.
Il convincimento del paziente, a questo punto, è una delle cose più difficili da sradicare e, nella maggioranza dei casi, nonostante l’assoluta negatività dei tests cutanei, l’individuo vive nel terrore di ritornare ad una dieta “normale”.
Gli alimenti responsabili delle reazioni allergiche possono essere numerosissimi e spesso la fantasia di medici e pazienti, si scatena alla ricerca del cibo colpevole.
In realtà pur riconoscendo che qualsiasi alimento potrebbe essere in grado di provocare una manifestazione allergica, la maggior parte dei sintomi viene scatenata da un numero abbastanza esiguo di essi.
Si parla infatti dei “magnifici otto” (the big eights) :
UOVO
LATTE
SOIA
PESCE
ARACHIDI
NOCCIOLE
GRANO
CROSTACEI
I primi quattro alimenti della lista sono di riscontro più frequente in età pediatrica, mentre gli altri sono più spesso responsabili delle allergie in età adulta. Come sovente accade, le regole non sono assolute e può capitare, ad esempio, che un bimbo si possa sensibilizzare all’arachide o alla frutta secca, o che un adulto sviluppi reazione in seguito all’ingestione delle proteine del latte.
Il regolamento (UE) 1169/2011, ha disciplinato la c.d. “etichettatura degli alimenti” ed impone delle regole precise su quanto viene dichiarato sulla confezione.
In particolare devono essere sempre indicati chiaramente, alcuni componenti particolarmente pericolosi per i soggetti allergici :
CEREALI contenenti GLUTINE
CROSTACEI e prodotti derivati
UOVA e prodotti derivati
PESCE e prodotti derivati
ARACHIDI e prodotti derivati
SOIA e prodotti derivati
LATTE e prodotti derivati
FRUTTA SECCA IN GUSCIO
SEDANO
SENAPE e prodotti derivati
SEMI DI SESAMO e prodotti derivati;
BIOSSIDO DI ZOLFO E SOLFITI *
LUPINO
MOLLUSCHI
LATTOSIO
* (In concentrazioni superiori a 10 mg/Kg o 10 mg/l espressi come SO2
Come purtroppo a volte accade, una norma che avrebbe dovuto tutelare gli allergici, si è rivelata un autentico boomerang.
Molte aziende infatti, per non rischiare di provocare danni ai consumatori allergici, ed essere così costrette a pagare eventuali risarcimenti, in caso di azioni legali, preferiscono cautelarsi, aggiungendo in etichetta delle diciture quali :
“può contenere tracce di frutta a guscio”
“prodotto in stabilimenti dove viene lavorata frutta secca o guscio”.
In questo modo i pazienti allergici, hanno visto purtroppo, ridursi enormemente il numero di alimenti potenzialmente utilizzabili.
SINTOMI
L’allergia alimentare è stata definita “la grande trasformista”, per la capacità di mimare molti quadri clinici, estremamente diversi tra loro.
Cercando di operare una semplificazione, possiamo notare come alcuni apparati siano generalmente più colpiti di altri, e sono la cute, l’apparato respiratorio e l’apparato gastrointestinale. Si possono inoltre manifestare anche delle reazioni sistemiche.
Le reazioni sistemiche sono quelle più gravi ed espongono il paziente a gravi rischi.
Fortunatamente sono anche le meno frequenti.
Si definiscono “sistemiche” perché interessano diversi sistemi ed apparati. Vengono spesso chiamate reazioni anafilattiche.
I sintomi precoci lievi includono :
Orticaria, formicolio e prurito intorno alla bocca, edema (gonfiore) intorno a occhi e bocca.
I sintomi gravi sono caratterizzati da :
prurito generalizzato, formicolio in bocca con difficoltà alla deglutizione (disfagia) e alterazioni della voce (disfonia).
Può comparire dolore addominale, nausea, vomito e si può avere un brusco calo della pressione arteriosa (ipotensione).
Se vengono interessate le vie respiratorie, il paziente avvertirà una difficoltà alla respirazione, spesso piuttosto marcata. Può comparire anche l’asma e un peggioramento delle condizioni generali sino alla perdita di coscienza ed allo shock.
DIAGNOSI
La diagnosi delle allergie legate ad un meccanismo IgE mediato (presenza di anticorpi circolanti di tipo IgE) è relativamente semplice.
E’ indicata , in questi casi, l’esecuzione del prick test con gli estratti del commercio o in alcuni casi con l'alimento fresco (il c.d. prick by prick).
Attraverso una goccia dell’estratto allergenico viene punta la cute ed in caso di positività si forma il c.d. pomfo.
In alternativa è possibile eseguire il dosaggio delle IgE circolanti per uno specifico allergene. Si parla in questo caso, appunto, di dosaggio delle IgE specifiche.
I prick tests sono influenzati da alcuni farmaci assunti dal paziente, in particolare gli antistaminici, mentre il dosaggio delle IgE specifiche può essere effettuato anche in corso di terapia.
Più di recente sono giunti alla ribalta dei tests più sofisticati, che permettono il dosaggio delle IgE specifiche nei confronti delle singole molecole allergizzanti presenti in un alimento (o anche in un allergene inalatorio come acari o pollini). Ha visto dunque la luce la c.d. allergologia molecolare, che permette un notevole approfondimento diagnostico in particolari circostanze.
E’ possibile dosare le IgE specifiche verso numerosissime molecole, ma la scelta e soprattutto l’interpretazione dei risultati deve essere guidata dallo specialista allergologo.
Sono anche disponibile degli esami, che permettono il dosaggio multiplo delle IgE specifiche, con un singolo prelievo, nei confronti di centinaia di molecole (ad es ISAC, FABER , ALEX)
Anche in questo caso è necessaria grande esperienza e professionalità nell’interpretazione dell’esame, che mai deve essere utilizzato come metodica di screening (cioè di primo livello).
E’ fondamentale ricordare che la positività del prick test o del dosaggio delle IgE specifiche, deve essere valutata in relazione alla sintomatologia del paziente. Un errore molto comune è quello di escludere automaticamente dalla dieta un alimento, in caso di positività.
In realtà se l’alimento è stato sino a quel punto tollerato, e non vi è una netta relazione tra l’assunzione dello stesso e l’insorgenza dei sintomi, non deve mai essere eliminato dalla dieta.
La “tolleranza” dell’individuo, nonostante la positività dei tests, è un meccanismo da salvaguardare. L’eliminazione incongrua può far perdere la tolleranza ed esporre il soggetto al rischio di una grave reazione, in caso di ingestione accidentale futura dello stesso alimento.
L'interpretazione dei risultati dei tests non è mai da considerarsi semplice e deve sempre essere affidata ad uno specialista esperto.
In particolare occorre evitare in modo assoluto il ricorso a pratiche diagnostiche alternative, non riconosciute dalla comunità scientifica internazionale (VEGA test, Cito test etc.), definite spesso come tests per le intolleranze.
Il termine intolleranza andrebbe bandito e non compare infatti nella classificazione delle reazioni avverse agli alimenti del National Institute of Health.
Per questi motivi l’AAITO (Associazione Allergologi Immunologi Territoriali e Ospedalieri), ha pubblicato una presa di posizione (o position paper per dirla in inglese), nella quale sottolinea la mancanza di prove scientifiche a sostegno delle metodiche diagnostiche cosiddette “alternative” (Citotest, Vegatest, Pulse test etc).
Si riportano le conclusioni :
"Al termine di questa breve carrellata sulle metodiche “alternative” e la loro grande diffusionedi utilizzo, occorre fare alcune riflessioni.
Tali metodiche non hanno basi scientifiche dimostrate, in controtendenza con la moderna Medicina, dove si cerca di creare percorsi diagnostici e terapeutici “EBM”;
pur essendo in uso da anni, non ci sono studi controllati in doppio cieco che ne dimostrino l’efficacia.
Esistono invece dimostrazioni della loro inefficacia.
Il rischio di un utilizzo indiscriminato di metodologie non comprovate, come autodiagnosi da parte del paziente o da Medici non esperti della materia, può condurre a gravi ripercussioni sulla salute del paziente. Si pensi ad esempio al ritardo di crescita e malnutrizione in bambini che non seguono una corretta alimentazione se privati di alimenti fondamentali, senza una reale indicazione clinica;
il mancato riconoscimento di un allergene pericoloso per la vita del paziente;
ancora peggio, il rischio di un ritardo diagnostico dipatologie più gravi, non riconosciute perché considerate “ intolleranze alimentari” (Senna G.Bonadonna P. et al.; Riv.Imm.e All. Pediatrica, Dic. 2004.) "
ll testo integrale del documento è consultabile premendo il pulsante qui sotto :
L'unica intolleranza diagnosticabile è quella per il lattosio. Non si tratta di un'allergia ma di una "mal digestione", da carenza enzimatica, del lattosio, uno zucchero contenuto nel latte e nei latticini