La dermatite atopica o eczema atopico è una malattia infiammatoria cronica della cute.
La prevalenza globale nell’età pediatrica varia dal 5 al 20 %. In Italia si stima che circa il 5.8% dei bambini sia affetto da tale patologia.
Il termine dermatite atopica è per certi versi fuorviante, in quanto presuppone una condizione di “atopia”. Il termine atopia, infatti, che deriva dal greco e significa “fuori posto”, è stato coniato da due studiosi (Coca e Cook) per designare un gruppo di affezioni caratterizzate da una sensibilizzazione allergica.
In realtà nella dermatite atopica, si può riscontrare un’allergia ad inalanti o alimenti solo nel 50% dei casi.
Dovremo quindi distinguere la dermatite atopica estrinseca (associata ad allergia) dalla dermatite atopica intrinseca (non associata ad allergia).
La distinzione e’ importante perché permette di porre l’attenzione, non tanto sulla sensibilizzazione allergica ma sul difetto “intrinseco” della cute.
Il difetto di barriera è infatti il principale fattore che determina la comparsa della dermatite.
DIFETTO DI BARRIERA :
la pelle rappresenta un involucro che protegge il nostro corpo dall’aggressione degli agenti esterni, e l’integrità dell’involucro è necessaria affinché questa funzione si esplichi correttamente.
La struttura della cute, come di tante altre strutture dell’organismo, è “regolata” da piccoli segmenti del nostro DNA, chiamati geni.
I geni regolatori della cute sono localizzati sul cromosoma 1, e il complesso di questi geni viene definito edc (epydermal differentiation complex).
Esistono in natura delle variazioni della struttura dei geni che vengono definite mutazioni e che possono determinarne il loro malfunzionamento. Alcune mutazioni sono state individuate nei geni dei pazienti con dermatite atopica e riguardano la produzione di una sostanza chiamata filaggrina. Possiamo paragonare la filaggrina ad una sorta di colla, di cemento, che tiene unite tra loro le cellule della parte piu’ esterna della cute. Il paragone che rende meglio l’idea è quello di un muro di mattoni, dove i mattoni sono le cellule e la malta è rappresentata dalla filaggrina (e altre sostanze). Se manca il legante, il muro si disgrega, perde la sua integrità e la sua funzione di barriera verso l’esterno.
Attraverso la cute lesionata, possono penetrare infatti, numerose sostanze (di origine alimentare e non), in grado di indurre molto più facilmente una reazione immunitaria di tipo allergico.
Quando un alimento, viene ingerito, il nostro organismo normalmente opera un meccanismo di tolleranza. In altre parole, pur trovandosi di fronte ad una sostanza estranea, il sistema immunitario non opera alcuna reazione dannosa per l’organismo.
Il passaggio dell’alimento attraverso l’apparato digerente favorisce dunque la tolleranza.
Al contrario il passaggio di sostanze alimentari, anche in piccolissima quantità, attraverso la cute lesa, induce molto più frequentemente una risposta immunitaria di tipo allergico.
E’ frequentissimo infatti osservare, nei lattanti con dermatite atopica, una sensibilizzazione all’uovo, nonostante non abbiano mai ingerito questo alimento. La cosa è spiegabile appunto con il passaggio di molecole allergizzanti dell’uovo attraverso la cute.
Questo può avvenire, per esempio, quando in casa viene cucinato l’uovo. Il cosiddetto “odore del cibo” non è altro che la presenza di molecole volatili nell’aria, che possono, in questo modo, venire a contatto con la cute lesionata. Anche l’aria espirata, da parte della madre, che ha appena mangiato un alimento, trasporta molecole del cibo, potenzialmente in grado di scatenare la sensibilizzazione, attraverso il passaggio attraverso la pelle.
Il contatto con le mani, non accuratamente lavate, dopo la preparazione di un cibo, rappresenta un’altra modalità, attraverso la quale, le sostanze allergeniche possono arrivare alla cute.
L’elevata frequenza di allergia alimentare in caso di dermatite atopica, aveva erroneamente fatto supporre che la stessa allergia fosse una delle cause principali nello sviluppo della malattia. Questa convinzione ha fatto sì, che negli anni passati, i piccoli pazienti, spesso lattanti, con dermatite atopica, venissero posti a dieta (c.d. dieta di eliminazione).
Si trattava spesso di diete “empiriche”, basate sull’utilizzo di alimenti considerati (spesso a torto) scarsamente allergizzanti o di prodotti specifici a basso potenziale allergenico :
Soia
Agnello
Riso
Latti speciali (a base di proteine idrolisate o a base di aminoacidi semplici)
Pur esistendo sporadicicasi, (particolarmente entro il primo anno di vita), in cui l’eliminazione di un alimento può determinare un miglioramento dei sintomi cutanei, in linea generale, la dieta di eliminazione si dimostra scarsamente utile.
COLONIZZAZIONE BATTERICA
la colonizzazione batterica (e l’infezione) della cute, rappresentano un meccanismo importantissimo, attraverso cui la dermatite atopica si mantiene e si aggrava.
La pelle del paziente con dermatite, non è in grado di difendersi adeguatamente dalle infezioni cutanee, in quanto è carente di alcune sostanze che esercitano un’attività antibatterica (beta-defensine, catelicidine)
Il principale colpevole è un germe, lo stafilococco aureo che colonizza e infetta con grande frequenza la cute dei soggetti con dermatite atopica.
Anche alcuni funghi microscopici come la Malassezia furfur, contribuiscono alla formazione delle lesioni cutanee
EVOLUZIONE
Una domanda, posta spesso dai pazienti o dai loro genitori, riguarda la durata della malattia.
Se teniamo conto che si tratta di una malattia con una forte componente genetica, dobbiamo capire che l’andamento della stessa non può essere che cronico.
E’ possibile peraltro che con la crescita, dopo il 3°- 4° anno si possa assistere ad un miglioramento spontaneo sino alla “guarigione” (in questo caso il virgolettato è d’obbligo), in una grossa percentuale di pazienti che varia dal 30 sino addirittura al 90%.
TERAPIA
Da quanto esposto in precedenza appare evidente che il nostro intervento terapeutico, dovrà cercare quanto più possibile di :
ripristinare la barriera cutanea
ridurre il contatto con sostanze allergizzanti
contrastare la colonizzazione batterica e l’infezione
ridurre l’infiammazione e la risposta immunitaria dannosa
Lo scopo della terapia non è necessariamente quello della “guarigione”, ma quello di prolungare le fasi di remissione ed attenuare quelle di riacutizzazione, riducendo l’infiammazione persistente, caratteristica della dermatite atopica.
Si garantisce in questo modo un controllo della malattia ed un sostanziale miglioramento della qualità di vita del paziente.