IL CONVENTO e I FRANCESCANI
a Castello
a Castello
Le prime notizie riguardanti il sito francescano a Castello risalgono al 1290. Nel 1351 venne raso al suolo dalle truppe patriarcali e del conte di Gorizia. Dopo circa un trentennio si trova nuovamente traccia di strutture ultimate e funzionanti anche se non si è del tutto sicuri che convento e chiesa vengano riedificati sul sito dei precedenti. Le prime descrizioni degli edifici risalgono al 1570 e al 1593, presenti negli atti della visita di mons. Bartolomeo da Porcia. Era un edificio bisognoso di alcuni interventi edilizi, sorgeva attiguo alla chiesa e le sue dimensioni dovevano essere ridotte, viste le sole cinque celle disponibili ad ospitare i frati. Si presentava però come un edificio a due piani: nella visiata di Francesco Barbaro del 1593, il padre guardiano Troiano Stelloni e il suo socius , padre Cesare Passarelli, fecero entrambi riferimento ad una "scala che ascende al dormitorio". Al suo interno possedeva inoltre una cucina, forse adibita anche a refettorio, mentre all'esterno c'era un grande orto, ossia giardino, che risultava nel 1593 in parte adibito a cimitero, probabilmente per problemi di spazio.
Ricostruzione del convento visto dalla parte dei laghi di risorgiva del fiume Corno sulla base del disegno di Luigi Frangipane con l'identificazione dei fabbricati.
La facciata della chiesa e del convento, disegno di Flery Felissent (1859).
Vista dal lago di risorgiva dell'edifico dell'ex convento in un disegno di Luigi Frangipane (1880).
I Frati Minori: come mai a Castello?
La loro presenza nasce probabilmente dall’incrocio di più fattori: in questi luoghi, disposti comunque su vie di transito, secondo un paradigma corrente, l’Ordine parve attuare la convergenza di più interessi
∙ avere in questa zona un piccolo presidio, soccorrevole e ospitale,
∙ appoggiarsi ad una casata potente.
Il presidio francescano nasce cioè dall'esigenza di disporre di un pur piccolo presidio, cosiddetto "di strada", nell’espansione dell’Ordine verso Nord Est, dove si poteva giungere seguendo entrambe le direttive che muovevano da Rovigo Padova-Venezia, ovvero salendo verso nord-est attraverso Treviso-Conegliano, da dove seguendo la valle del Piave ci si portava a Feltre e Belluno, con possibilità di tappa a Polcenigo, sul percorso della Claudia Augusta; oppure scendendo in direzione sud-est: una strada conduceva a Portogruaro-Concordia e Gorizia attraverso Castello di Porpetto, in direzione nord-est , verso Udine e Cividale. A Udine giungeva la strada che, passando attraverso Gemona (altro insediamento minoritico) raggiungeva la valle del Fella, di cui seguiva tutto l’alto corso per congiungersi – dopo aver superato Chiusaforte e il passo di Pontebba e Tarvisio
agli itinerari verso nord e nord ovest.
Castello si trova a circa metà strada per chi da Portogruaro-Concordia si fosse messo in cammino verso Udine, Cividale o Gorizia.
I frati in Friuli
Come già riferito la prima notazione storica sull’eremo francescano di Castello risale al 1290, essendo menzionato nel testamento di Valterpertoldo di Spilimbergo. Ma a Polcenigo i Minori abitavano già subito dopo la metà del secolo XIII, e ci sono motivi per ritenere che quello di Castello potesse essere un insediamento coevo a quello di Polcenigo, e forse non è del tutto fuori luogo chiedersi se vi approdò anche qualche frate che aveva conosciuto S. Francesco.
Il convento di Castello venne soppresso da Giuseppe II imperatore (il re sacrestano) nell’anno 1771. Pare che ultimo guardiano del convento fosse un Caporiacco, e la leggenda narra che in compagnia di pochi e vecchi compagni si rifiutasse di abbandonarlo fino alla morte.
In questa circostanza "fervida è la supplica (ebbe successo, visto che la chiesa sussiste tuttora) di Natale Moro, decano della comunità, a nome della comunità di Castelporpetto, perchè non venisse licitata, assieme con il convento, la chiesa e la sacrestia dell'abolita casa dei Minoriti; la gente del paese (234 anime) non riusciva a comperarla, e del resto era scomodo, a volte pericoloso, portarsi per la messa a Porpetto (distante mezz'ora di cammino per l'insidia delle acque)".
La nascita del convento francescano di Castello fu dunque dovuta probabilmente all’incrocio fra l’interesse dell'Ordine Francescano a disporre di un piccolo presidio sulla strada che da Venezia e Portogruaro conduceva verso Udine e Cividale, con l’esigenza, secondo un’abitudine assai diffusa in quei tempi, di appoggiarsi ad una casata potente. La dimestichezza dei di Castello con i Minori perdurò per generazioni e si coglie, per esempio, nelle frequentazioni di un suo membro ragguardevole, Artico.
Il Beato Odorico a Castello
Fu Gaetano Perusini a rendere noto, nel 1953, un documento d’archivio che testimoniava la presenza dell’illustre francescano a Castello: il 24 marzo 1317 questi fungeva da testimone all’ecclesiastico Artico di Castello, futuro Vescovo di Concordia, in procinto di partire per Avignone, in un atto notarile per un’opera di misericordia, ovvero l’affrancatura di un servo, Nicola di Beltrame di Castello, con il vincolo che questi diventasse al più presto sacerdote. Ora sebbene sia probabile che il Beato a Castello fosse solo di passaggio, in compagnia di Artico, tuttavia il documento è importante perché se le testimonianze sulla presenza di Odorico vivo in Friuli sono tre, ovvero a Udine, dove si fece frate e dove morì nel 1331, a Cividale nel 1316, e a Castello nel 1317, questo è l’unico documento contemporaneo che lo ricorda, e sarebbe l’unico anteriore alla sua morte, e precisa il romitorio nel quale il beato visse prima di lasciare il Friuli; infine fa spostare la data della sua partenza per la Cina, ridimensionando le cronologie più esuberanti, che attribuivano una sua presenza in quel lontano paese di 16 anni, dal 1314 al 1330. Anche Artico e la sua famiglia dunque avevano allacciato vincoli con i Frati in analogia con quanto avveniva fra frati e famiglie di potenti.
Sappiamo inoltre che dopo la morte del Beato a Castello è passata una commissione notarile per raccogliere notizie sui suoi “Miracula”.
Personalità del Beato Odorico da Pordenone
Le poche carte che menzionano Odorico vivente in Friuli, sono sufficienti per dedurre che egli avesse consuetudine di amicizia con i vertici istituzionali del Patriarcato e con le nobili famiglie protagoniste della vita politica, sociale, economica, religiosa della regione. Tra queste sicuramente i di Castello e i Torriani. In più egli sembra tenuto in considerazione all'interno dll'Ordine: la stima e le amicizie di cui godeva in Friuli e fra i confratelli, oltre alle doti personali, furono premesse per il culto, che fiorì immediatamente dopo la sua morte, avvenuta il 14 gennaio 1331 a Udine.
Odorico da Pordenone (al secolo Odorico Mattiussi, Villanova di Pordenone 1265 Udine 1331) "...primissimo esempio in Friuli di esploratore in terre lontane", è a buona ragione considerato come colui che, "assieme a Marco Polo, svelò per primo all'Europa i misteri dell'Estremo Oriente, ed è con lui che inizia il percorso attraverso quei friulani che, spinti dal desiderio di conoscenza, varcarono i confini dell'Europa". "Nato e vissuto nel cuore del Patriarcato di Aquileia, ebbe una visione del mondo come altri personaggi dell'epoca molto più ampia, al punto da includere India e Cina".
La Relatio o Itinerarium divenne, grazie al latino schietto e modesto del suo autore, uno dei libri da viaggio di maggior successo, molto più del Milione di Marco Polo, soprattutto per quanti volevano raggiungere la Cina via mare.
La lapide di commemorazione del settencentesimo anno dal passaggio del Beato in quel di Castello
Domenica 22 ottobre 2017 in comunione con le chiese sorelle di Udine e Pordenone si è celebrata una messa presieduta da mons. Guido Genero, vicario generale di Udine, con i parroci della locale forania di Porpetto, don Giancarlo Brianti della Chiesa della B.V. del Carmine di Udine dove è custodita l'arca del Beato, gli "odoriciani" di Pordenone e i frati di Odorico da Padova. Significativi sono stati il bacio della reliquia del beato e la scopertura di una lapide a ricordo del fatto del 1317, storico per questa piccola comunità.
I rettori del convento
Difficile reperire i nomi dei frati che hanno abitato il convento di Castello, ma attraverso diverse fonti relative ad altri conventi, per il periodo medievale, sappiamo chi tra loro divenne rettore della custodia friulana:
1317 frate Fransiscus de Castello
1351 frate Franceschino da Castello
1379 frate Canduccio da Castelporpedo
In un inventario di sagrestia nel 1370, compaiono diversi oggetti donati al convento francescano di Udine da un certo fate Jacobus de Castello.
Elenco dei padri guardiani del convento dal 1451 al 1785:
Giuspatronato della famiglia Frangipane:
1451: frate Giovanni, detto Guerz
1464: frate Bartolomeo da Gemona
1475: frate Bartolomeo da Gemona
1479: frate Magister Georgius, gubernator loci S. Francisci de Castello
1524: frate Francesco Borgognon
1556-1578: frate Albano Scipione Frangipane dei signori di Castello di Porpetto e Tarcento
1579-1580: frate Michele de Rocca, antiquae procinciae Romae.
1580-1583: frate Gregorio Torosso
1583/1584-1593: frate Troiano Stelloni d'Ofea (+1593)
1593-1594: guardiano vacante
1594: frate Cesare Passarelli
1595-1598: frate Lauro Picardo
1599: frate Alessandro Ginoni da Fanano, economo.
1600: frate Franceschino da Trento, prima rettore pro tempore, poi guardiano.
?-1606: frate Como da Vicenza (+1606)
16/05/1606: frate Girolamo Combuoni da Castelfidardo
1606: frate Francesco da Castiglione
?-1611: frate Francesco Viviano d'Este
1611-1613: frate maestro Francesco da Cantiano, rettore pro tempore
1613-1618/1619: frate Vicenzo Gaci da Palmanova
1620-1623/?-1626: frate Paterniano Corfadini da Fabriano
1623: frate Antonio Sporeno di Udine, custode del Friuli e guardiano di Castello di Porpetto.
Giuspatronato degli Asburgo (1626-1647):
1627ca-1628: frate Giovanni Battista Spinelli
1628: frate Paterniano Corradini da Fabriano
1632-1649: frate Giovanni Tommaso Merighi da Bologna
Giuspatronato degli Eggenberg, principi di Crumlau e Gradisca (1647-1717):
1650-1655ca: frate Maestro Giovanni Tommaso Merighi di Bologna
1655-1657: frate Antonio Rizzoli da Bologna
1657-1662ca: frate Francesco di Ruta (Ruda?)
1662-1664: frate Antonio Rizzoli da Bologna
1664-1667: frate Antonio Rizzoli da Bologna
1668-1672: frate Antonio Frigerio da Montecchio
1672-1673: frate Antonio Rizzoli da Bologna
1673-1691: frate Gregorio Monti da Acquasparta (+1691)
1691: frate Marco Lepori, economo pro tempore.
1691-1693: frate Antonio Frigerio da Montecchio
1693-1730: frate Pietro Flaminio Palla da Gorizia (+1730)
Giuspatronato degli Asburgo (fino al 1785):
1730-1731: frate Francesco Businelli, economo pro tenpore
1731-1733: pre' Domenico de Simon, sacerdote secolare ed economo pro tempore
1733-1742 e 1742-1747: frate Alexander Leopold Shnable
1742: Padre Gioandomenico Biavi da Cividale, commissario ed economo (mai insediato)
1747-1750: frate Gottardo Troyer
1750-1754: frate Stefano Steeger
(1755-?): frate Zaccaria
1759: frate Emerigo Prägl (+1759)
1759: frate Daniele Peinte
1760ca-1762ca: frate Modesto Cassini
1762-1763: frate Nepomuceno Cusani
1769: frate Damiano Sodenech
1771-1773: frate Cajetano Winckler
1776-1777: frate Romano Schiffkorn, commissario e guardiano del convento
1784-1785: frate Francesco Casarsa.
PUBBLICAZIONI:
Articoli Riviste
CASTEL PORPETTO I Francescani, il Beato Odorico da Pordenone, i di Castello-Frangipane: la grande Storia è passata di qui? di Flavio D’Agostini[pubblicazione sull'annuario dell'ass. culturale"ADUNDECIMUM" 2016]
Libri
MARCO SICURO, San Francesco di Castello di Porpetto. Luci e ombre di un convento della bassa pianura friulana (1290-1785), Ed. Gaspari 2021;