Arte e Cultura
della Comunità Parrocchiale
della Comunità Parrocchiale
Del convento dei cappuccini, soppresso nel 1771, è rimasta solamente la chiesa ma si possono rilevare ancora, in qualche punto, le fondamenta del chiostro dell'annesso convento.
La chiesa di San Francesco è situata al centro del paese, su di una piccola altura. La sua edificazione risale al XVII secolo; la costruzione è ad aula rettangolare con presbiterio appena accennato. La porta principale è rettangolare con dedica a San Francesco, finestre rettangolari ai lati; muratura in mattoni con travature in legno e copertura in coppi.
La torre campanaria, che inizia sopra il tetto, è a pianta quadrata e la cella presenta quattro monofore.
All'interno sono degni di menzione l'altare maggiore con la pala d'altare e il settecentesco organo a canne.
L'altare maggiore con il tabernacolo è in marmo arricchito da una struttura in legno e stucchi. Realizzato da maestranze slovene è del sec. XVIII.
La parte superiore racchiude ed esalta la pala d'altare rappresentante S. Francesco d'Assisi e S. Girolamo (i due Santi a cui sia l'altare che la chiesa sono consacrati) con la visione della Madonna Assunta. E' un olio su tela alto 280 cm e largo 170, che raffigura un paesaggio naturale, in basso a sinistra, San Francesco, genuflesso sopra una roccia, con le braccia aperte in segno di stupore, volge lo sguardo al cielo ove appare la Madonna con Gesù Bambino assisa sulle nubi e circondata da angiolini. La visione della Vergine coglie di sorpresa anche San Girolamo, raffigurato in basso a destra.
La pala, secondo l'interpretazione di Ferdinand Serbelj fu commissionata all'autore lubianese Anton Cebej (1722 - dopo il 1774) probabilmente grazie a legami all'interno dell'ordine francescano o a qualche trasferimento dell'altare al tempo di Giuseppe II o dell'occupazione francese, quando numerose chiese vennero chiuse.
La sua collocazione in un'area dove predominava il linguaggio pittorico lagunare è infatti alquanto strana visto che ad ovest di Palmanova non incontriamo nemmeno i pittori Goriziani.
E' pur vero che nella pittura di Cebej, rispetto ai suoi colleghi coevi, si palesano diverse analogie stilistiche ed estetiche con la pittura veneziana e questo potrebbe rendere storicamente comprensibile questa sua collocazione, confermando la vocazione universale e superiore ai poteri temporali dell'ordine francescano.
Ciò da ragione anche della politica di limitazione e indebolimento dell'ordine francescano assieme anche alle altre Comunità Religiose monastiche da parte dell'imperatore d'Austria Giuseppe II proprio per questa caratteristica che chiaramente rendeva difficili le pratiche militari di controllo e ordine dei confini territoriali.
Curiosa è la storia della sua attribuzione, infatti la pala non è firmata. Ferdinand Serbelj (storico dell'arte, allora curatore della Narodna Galerija di Lubiana) racconta che in una domenica di febbraio, dopo un viaggio fatto in territorio friulano alla ricerca di opere del Cebej, di cui stava studiando ed approfondendo la vita e le opere, non avendo trovato nulla, tornando a Lubiana, passò per Castello e vedendo che un gruppo di persone si stava avvicinando alla chiesa per partecipare alla S. Messa, decise di fermarsi in una sorta si sosta spirituale prima di riprendere il viaggio.
Entrando in quella piccola chiesa francescana, fermatosi in un'angolo buio accanto alla bussola d'ingresso, il suo sguardo si posò sulla pala d'altare, che lasciava trasparire alcune caratteristiche inconfondibili, come i colori e le fattezze dei putti e delle loro rosse gote. La pala, pur non essendo firmata portava i segni del suo autore e dopo essersi avvicinato al termine della funzione e aver chiesto al parroco, l'allora don Ercole Collautto, se fosse a conoscenza di studi a riguardo, avendo avuto un diniego, Ferdinand si convinse sempre di più di essere di fronte ad un'opera del misterioso pittore Cebej. Così dopo approfondimenti e ulteriori indagini, si arrivò all'attribuzione dell'opera al suo autore.
L’ORGANO DI CASTELLO
Chiesa di S. Francesco d’Assisi in Castello di Porpetto (UD)
Le seguenti informazioni sono state raccolte attraverso la consultazione dell’archivio parrocchiale e da altre fonti presenti nel Web, dallo Studio "Organi e tradizioni organarie nel Friuli Venezia Giulia" nel 2 volume dei "Quaderni del Coro Polifonico di Ruda" e liberamente ordinate.
Il primo organo:
Il primo organo della Chiesa dei Frati Francescani Castel Porpeto fu commissionato all’organaro e organista friulano Prosdocimi Giacomo (1689-?).
Prosdocimi Giacomo nacque a Possagno, dove fu battezzato il 3 agosto 1689 ed era figlio dei coniugi Pasquale e Angela. Ha svolto le attività di costruttore e suonatore di organi in Friuli, Cadore ed Istria. Nel 1730 venne nominato organista di Codroipo, dove si trattenne per almeno sei anni; appena giunto nella cittadina friulana restaurò l’organo della parrocchiale e nel 1736 lo smontò e lo ripose in casse, per i lavori di edificazione della nuova chiesa di S. Maria Maggiore. Nel 1731 costruì un nuovo organo per il monastero di S. Antonio a Latisana e dieci anni dopo, nel 1741 aiutato dalla moglie Orsola, ne fabbricò un altro per il convento dei francescani a Castello di Porpetto.
[cfr. https://www.dizionariobiograficodeifriulani.it/prosdocimi-giacomo/ ]
Nel 1784, il convento dei frati venne soppresso per effetto della politica di Giuseppe II d’Asburgo. I frati lasciarono quindi Castello e partirono per Gorizia. La chiesa comunque rimase a disposizione dei castellani, anche se depauperata di diverse suppellettili utili ad officiare, che reclamarono successivamente, chiedendo di poter diventare cappellania ed essere così meglio assistiti spiritualmente.
Pochi sono i documenti sull'organo di Castello, che potrebbe essere l'unica opera superstite dell'organaro Giacomo Prosdocimi. La costruzione dello strumento iniziò nel 1741 e si protrasse fino alla metà dell'anno seguente; una particolarità è che Giacomo fu aiutato nel lavoro dalla moglie Orsola, come risulta leggendo la testimonianza dei coniugi sulla condotta del padre guardiano Alexander Leopold Schnable quando fu accusato di cattiva condotta. Nel giugno 1787 il parroco di Comeno/Komen (ora in Slovenia), venuto "in cognizione, che la chiesa del soppresso convento de' padri minori conventuali [di Castello] di Porpetto si ritrovi un tal organo", chiedeva di poterne fare l'acquisto, ma ciò non avvenne e solamente nel 1802 la chiesa di Comeno fu fornita di organo.
Secondo un articolo novecentesco le canne dell'organo di Castello, "use a dare armoniosi suoni accompagnando le pietose voci degli umili frati vennero abbassate e sotto la furia del martello alquanto anticlericale - sempre a quanto ci raccontano le antiche cronache - furono laicizzate e convertite in peltri"; ciò avvenne in epoca imprecisata, perchè la data riportata nell'articolo (1815) non concorda con la soppressione del convento (1784).
Il secondo organo:
Domenica 14 febbraio 1915 Ivan Trinko collaudò l'organo riedificato da Achille Bianchi: stando ad alcuni documenti conservati nell'archivio parrocchiale, il 19 aprile 1914 Bianchi avrebbe firmato un contratto in cui si impegnava a fornire per 1300 lire un organo di 12 registri con la stessa disposizione fonica attuale. E' possibile che Bianchi abbia realizzato parti del vecchio organo di Castello, procurando canne antiche per il ripristino dello strumento, ma stabilire dal punto di vista tecnico se sia ancora l'organo di Prosdocimi, benchè manomesso, è impossibile non avendo, allo stato attuale delle ricerche, un esemplare da confermare.
Il contratto fu stipulato nella Canonica del Cappellano di Castello tra i rappresentanti della suddetta fabbriceria, i sigg. Trevisan Antonio e Di Bert Giuseppe di Francesco e il sig. Achille Bianchi (noto organaro della città di Udine proveniente da Settore-Bergamo).
Dagli atti si evince che la Fabbriceria acquista per conto della popolazione un organo con 12 registri, cioè:
1° Principale basso,
2° Principale soprani,
3° Ottava,
4° Decimaquinta,
5° Decimanona
6° Vigesimaseconda
7° Vigesimasesta
8° Vigesimanona
9° Voce Umana
10° Flauto in dodicesima
11° Cornetta
12° Contrabbassi otto piedi
Principale basso e Principale soprani tastiera completa, Ottava tastiera completa, così pure le quinte file di ripieno, Voce Umana mezza tastiera negli acuti, Flauto stiera intiera, Cornetta mezza tastiera negli acuti, Contrabbassi nei pedali. Tastiera e pedaliera moderna. La pedaliera con registro di 12 canne. Posto in opera di funzionamento nella chiesa suddetta nel suo cassone senza però la parte superiore (cimiero) obbligandosi la Fabbriceria per il trasporto da Udine a Castello di Porpetto. Canne Nuove senza linguette.
L’organo fu posizionato nel “coreto”, ove si trova attualmente, ma da una missiva dello stesso Bianchi al Conte Frangipane che si lamentava della collocazione del nuovo organo, si evince che il precedente probabilmente avrebbe avuto altra collocazione, oppure una struttura completamente diversa, che permetteva di far entrare luce da una finestra posizionata sul frontale della chiesa.
Riparazioni e restauri successivi dell’attuale organo:
1939: prima riparazione (testimoniata nel 1° libro storico) ad opera di Fabio Francescato.
1973: prima ristrutturazione (testimoniata nel 2° libro storico) ad opera di Gino Broghero.
Storia della prima ristrutturazione:
Nel 1973 l’allora parroco Schiff don Antimo, scrive nel libro storico della parrocchia:
“L’ORGANO: restaurarlo. lasciarlo com’è, venderlo? La stragrande maggioranza dei capi famiglia, votarono per il restauro; 2 perché fosse lasciato nello stato attuale di inservibilità, 9 per la vendita. Dopo aver accordato con la Ditta Gino Borghero di Padova, furono iniziati i lavori.
La sorpresa fu amara per tutti: Mantice inservibile, tastiera da pianoforte, canne mancanti tante e tante inservibili. Si pretese il parere di esperti organisti: M° Della Libera direttore del Conservatorio di Trieste, prof.ssa Maria Puxeddu. Pre Tite di Trivignano.
Tutti furono concordi per il restauro. Il preventivo: di £ 1.385.000 salvo imprevisti.
Venne informata la popolazione richiedendone l’impegno per le spese. Fu ottenuto il consenso dell’autorità diocesana e i lavoro continuarono [...]
Nel 1974 scrive:
“Ancora dell’Organo: [...] si arrivò alla fine dei lavori alla sera di Giovedì Santo del ‘74. A Pasqua si ebbe un’inaugurazione ufficiosa.
All’organo la prof.ssa Puxeddu accompagnò il canto della messa delle 10 eseguito dal Coro delle Fanciulle. Chiesa zeppa di gente, soddisfazione generale. [...]
GIUGNO: S. Antonio e Inaugurazione dell’Organo
Per la circostanza fu invitata la “Schola Cantorum” di Binzago (Milano), paese dell’infanzia del parroco. Alla messa celebrò e predicò il parroco di quel paese! In Rito Ambrosiano la messa fu seguita con grande curiosità e la predica fu ascoltata con grande attenzione perché pratica e aggiornatissima. Il canto eseguito alla perfezione suscitò ammirazione anche perché in latino e del Perosi (1ma Pontificalis). [...]
Alla sera “Concerto d’Organo” della prof.ssa Puxeddu. [...]
Nell'intestazione di questo sito, sullo sfondo compare un'immagine di S. Francesco realizzata da giovani mani che aggiungono alla nostra piccola e storica chiesa un tocco di freschezza e modernità.
E' il frutto di un progetto che ha coinvolto gli studenti della scuola secondaria di 1° grado di S. Giorgio di Nogaro e la sezione staccata di Porpetto.
Pubblicazione a cura di M. Mirolo, B. Cargnelutti e F. Benacchio
Quando nel novembre del 2006 la facciata della chiesa era ricoperta completamente dalle impalcature, venne rimosso l’intonaco, mettendo in luce che la parete fu costruita con mattoni, più o meno regolari. Apparvero due archi di bei mattoni, uno che attraversava quasi tutta la facciata e sito in alto, l’altro più basso e più corto. Gli interventi di restauro hanno permesso il riemergere della struttura di una chiesa più antica dell'attuale (costruita verso la fine del 1600 e consacrata l'8 maggio 1759, l'anno e i giorni della peste a San Giorgio) e il riaffiorare di elementi architettonici e decorativi di pregio che richiamano l'antichità e la nobiltà del luogo di culto. In particolare sopra la porta centrale della chiesa sono riapparsi archi in muratura, lunette, pilastrini, riquadri di finestre che fanno pensare a più rimaneggiamenti nel corso dei secoli; e all'interno di una di queste lunette un affresco, poi recuperato e restaurato e che ora fa bella mostra di sè, come in antico, sopra la porta di ingresso della chiesa: raffigurante San Francesco in orazione che riceve le stimmate da un crocifisso: un affresco, che richiama anche ai passanti l'antica presenza in questo luogo dei discepoli del Santo di Assisi, di difficile datazione, che la Soprintendenza, ad una prima sommaria analisi, ha ipotizzato di poco posteriore al 1500.
Dal 2012, sull'onda delle nuove scoperte fatte attraverso l'opera di restauro della chiesa, la parrocchia ha iniziato ad organizzare eventi culturali.
Dopo una lunga pausa dovuta alla malattia e conseguente dipartita ne 2018 dell'ultimo parroco don Ercole Collautto e dall'emergenza Covid 19, nel 2023 si vuole ricominciare proprio dal santo che ha dato lustro e memoria storica alla nostra comunità.
Qui di fianco trovate le locandine dai vari eventi organizzati negli anni.