Canicattini Bagni (Janiattini, in siciliano) è un comune italiano di 6 454 abitanti del libero consorzio comunale di Siracusa in Sicilia. Sorge in una zona collinare disseminata di ulivi ed intersecata da cave (Cava d’Alfano, Cava Ddieri, Cava Bagni), il cui orizzonte, chiuso a Nord dal profilo dell’Etna e dai Monti Climiti, si dissolve procedendo verso Est nel Mar Ionio. La città presenta una pianta a forma di "Griglia" che si estende più in lungo che in largo, dove tutte le vie sono parallele tra loro, fatta eccezione per il quartiere "Pizzumuru" il quale, essendo stata la prima zona costruita del paese, presenta delle vie irregolari.
Origini del nome
Secondo Tommaso Fazello (scopritore di Akrai e Selinunte e definito il “Padre della storia Siciliana”) il toponimo è di sicura origine Araba, ma la sua etimologia è ancora incerta. Secondo interpretazioni recenti, il nome deriverebbe da Handaq – at – tin, che significa “Fossato del fango”.
Secondo il canonico Aiello è un nome composto dal sostantivo Yhan o Ayn (“Fontana”) e dall’aggettivo Niatinum o Netinum (“Netina”), quindi significherebbe “Fontana che scorre nel territorio di Noto”; tale fontana corrisponderebbe alla sorgente del fiume Cardinale, che fornisce attualmente l’acqua potabile al paese.
Il secondo termine, “Bagni”, è derivato dal titolo del feudo Bagni (i “Vagni” in dialetto locale) situato vicino il paese ed imposto in seguito dal marchese Mario Daniele Partexano, rifondatore di Canicattini. La contrada Bagni, prossima al percorso dell'antica via Acrense, è comunque caratterizzata dalla presenza di necropoli ellenistiche, antiche cisterne e vasche.
L'archeologo Santino Alessandro Cugno ha recentemente ipotizzato che la denominazione dell'ex feudo Bagni potrebbe evocare l'esistenza di antiche strutture termali collegate ad una stazione di sosta, ubicata esattamente a metà del cammino per Akrai (39 km circa in totale), in una posizione strategica lungo l’antica via Selinuntina dove si può ragionevolmente supporre l’esistenza di una fermata intermedia.
Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 20 gennaio 1998. Esso si presenta come uno scudo medioevale con sfondo azzurro, con all’interno una trangla rossa (fascia o striscia orizzontale che simboleggia la cinghia d’oro portata intorno ai fianchi dagli antichi soldati per poter reggere la spada) situata nella zona inferiore. Essa sostiene un agnello pasquale di argento con la testa rivolta di lato e reggente con la zampa anteriore destra l'estremità inferiore di uno stendardo bifido e svolazzante, quest’ultimo con sfondo rosso ed una croce piana di argento. L’asta che sorregge lo stendardo è di color oro. Infine il gonfalone è un drappo di velluto rosso, orlato d’oro e ricamato a colori, con al centro l’iscrizione “Comune di Canicattini bagni” in lettere latine dorate.
Evoluzione storica
Questo territorio ha conosciuto in ogni epoca la presenza di nuclei abitativi.
È significativo, in tal senso, che la raccolta di selci risalenti al Paleolitico superiore conservate al Museo “Paolo Orsi” di Siracusa, provengano proprio dal territorio di Canicattini Bagni; la presenza umana in età Neolitica e nell'età del rame è testimoniata da diverse grotte ed anche l'età del bronzo conosce tracce di insediamenti nella zona (tombe in località Case Vecchie).
Con l’arrivo dei Greci (seconda metà dell’VIII sec a.C.) e la fondazione delle colonie, la piana canicattinese diventò uno dei passaggi obbligati tra la città di Siracusa e le sue sub-colonie di Akrai e Kasmenai; gli studiosi concordano nel datare a questo periodo le opere di drenaggio e di incanalamento verso Siracusa delle acque del Cardinale.
Durante l’età Ellenistica e quella Romana lo sfruttamento del territorio agricolo diventa più intenso e l’affermarsi di un’economia latifondista fa registrare tracce di ville e fattorie, nonché la presenza di vasche termali e acquedotti.
Il primo medioevo ha consentito una ricca fioritura di villaggi agricoli. La più antica testimonianza riguardo il toponimo “Canicattini” si trova nel documento riguardante la fondazione sul territorio di Noto del monastero cistercense di Santa Maria dell'Arco (1212). Come feudo però risulta menzionato soltanto nel 1296 nel catalogo del servizio militare dei baroni di quell'anno; risultava infatti che fosse soggetto al censo baronale di Federico II d'Aragona.
Da allora fino al 1682, anno in cui fu concessa al Marchese Mario Daniele Partexano la Licentia populandi, (l’autorizzazione del re Carlo II di Spagna a creare un nuovo borgo), la vita di questa baronia non dovette discostarsi da quelle delle altre; il terribile sisma del 1693 dette l'occasione a numerose famiglie provenienti soprattutto da Noto e Palazzolo di abitare il nuovo borgo a condizioni particolarmente favorevoli.
Il 18 ottobre 1827 un decreto di Francesco I di Borbone attribuì l’autonomia a Canicattini Bagni.
Dopo l’Unità d’Italia, mentre la classe borghese consolidava le sue prerogative, a livello popolare si diffondeva la renitenza alla leva che fu una delle cause del brigantaggio; Canicattini si tinse di eroismo e si vide diffondere la vicenda del brigante Boncoraggio.
Durante la seconda metà dell’800 fu rinnovata l’architettura cittadina.
Fra il 1880 e il 1925 vennero edificati il nuovo Cimitero, il Campo Sportivo e la Villa Comunale.
Durante il periodo fra le due guerre e l’immediato dopoguerra, si assiste al salto di qualità dello sviluppo edilizio canicattinese, con le costruzioni improntate allo stile Liberty. Grazie alla maestria degli scalpellini Iblei (veri e propri continuatori dell’arte dei Lapidum incisores del Barocco), i prospetti delle case del paese possono essere considerati un campionario straordinario di invenzioni decorative: canestri di frutta, balaustre guizzanti, cabochon di pietra, graffiti, motivi vegetali, appliques.
Ph: Paul Pirrotta (Casa Emigranti Italiani)
Ph: Paul Pirrotta (Casa Emigranti Italiani)
Ph: Paul Pirrotta (Casa Emigranti Italiani)