Nel complesso clima culturale di fine Ottocento ed inizio Novecento, fu soprattutto la corrente artistica dell’Art Nouveau - nota in Italia come Liberty– che riuscì meglio ad incarnare i caratteri tipici dell’epoca: mondanità ed eleganza, decadimento e formalismo. Ispirandosi al naturalismo gli artisti, per dare vivacità e movimento alle loro opere, sfruttarono tutto ciò che di più contorto la natura avesse da offrire: fiori, frutta, foglie, rami, animali, ghirigori.
Se quest’arte si diffuse rapidamente nelle più progredite città europee, fu però nei piccoli centri, nelle costruzioni di piccole-medie dimensioni, che riuscì a sviluppare più compiutamente la sua vocazione.
Gli artigiani canicattinesi di fine Ottocento erano perlopiù analfabeti, ma ben presto il giovane insegnante Giovanni Privitera si rese conto del loro grande potenziale nascosto e decise dunque, nell’anno 1884-85, di aprire a sue spese una scuola serale di disegno per tutti coloro che volessero approfondire tali studi. Da questa scuola vennero fuori i primi “scalpellini” destinati a lasciare il loro personale gusto artistico nell’architettura locale, almeno fino all’inizio degli anni Cinquanta del Novecento, quando vennero introdotti materiali come il cemento, il marmo ed il travertino.
Già agli inizi del XX secolo iniziarono ad apparire i primi palazzi di un certo interesse artistico, ma fu solo nel primo dopoguerra che si conobbe un grande fervore di opere edilizie grazie soprattutto alle rimesse dei tanti canicattinesi emigrati negli Stati Uniti in cerca di fortuna, i quali mandavano periodicamente parte dei loro guadagni ai familiari rimasti in patria così da poter migliorare ed abbellire le loro abitazioni. Questo fenomeno venne in seguito definito “Liberty degli emigrati”dall’antropologo Antonino Uccello.
Alcuni nomi significativi furono quelli di Santo Ajello e di Sebastiano Bonaiuto: nei loro lavori è possibile notare un codice di segni e simboli, ricco di fiori e piante che oltre ad esprimere la gentilezza dell’animo umano rappresentavano la fugacità della bellezza e della vita. L’accostamento fiore-donna era inoltre un topos comune: ritroviamo una donna avvolta in veli svolazzanti o immersa in una cascata floreale; una figura sognata più che reale, talvolta solo un oggetto affascinante e prezioso. I dolci volti incisi nella pietra venivano posti come chiave di volta dei portoni d’ingresso poiché, così raffigurate, le fanciulle davano l’impressione di accogliere con gentilezza l’ospite che stava per varcare la soglia.
Alcuni esempi significativi di facciate liberty sono: via Vittorio Emanuele n. 98, n. 152, n. 251, n. 264; via Regina Elena n. 25, n. 73, n. 90; via Umberto n. 118, n. 120, n. 222; via Dante Alighieri n. 42; via Silvio Pellico n. 81.
Via Vittorio Emanuele, 152
Via Vittorio Emanuele, 152
Via Garibaldi, 58
Via Garibaldi, 117
Via Garibaldi, 117
Via Vittorio Emanuele, 152
Via Vittorio Emanuele, 152
Via Vittorio Emanuele, 251