Immerso in un paesaggio collinare e brullo costituito interamente da terreni argillosi, impostato su una zona attualmente adibita al rimboschimento da parte della forestale. L’area, di poche centinaia di metri quadrati, non risulta visibile dall’esterno del boschetto, motivo questo della poca conoscenza del luogo e giace su un piccolo piano ondulato dove si sviluppano i vulcanelli di fango e di cui se ne contano una mezza dozzina. A tale fenomeno è stato attribuito il termine di “vulcanesimo sedimentario” che si esprime con la fuoriuscita di piccole colate di fango sotto la spinta del gas che proviene dal sottosuolo. In queste argille si elevano dei conetti di piccole dimensioni, sopra ai quali si aprono delle piccole bocche da dove fuoriesce fango, acqua salata e gas, i più sviluppati sono solo tre i quali raggiungono un’altezza di pochi decimetri. Esaminando la superficie del liquido alla sommità di questi coni, si vede un succedersi di bolle quasi in tempi regolari, causati dalla risalita del gas, mentre solo raramente si sente qualche piccolo rumore.
Ricadente nel territorio di Aragona, la riserva naturale tutela un paesaggio unico e straordinario creato da un raro ed interessante fenomeno geologico: i “vulcanelli di fango freddi”. In questo contesto generale spicca una landa circolare, ricoperta da argille cineree e da crepe da cui si elevano, quasi a ricordare un paesaggio lunare, piccoli coni alti circa 50-80 cm, dai quali fuoriescono rivoli di fango argilloso.
La collina dei vulcanelli, che viene chiamata localmente “Occhiu di Macalubi” per la sua forma circolare e per il colore biancastro dovuto alla deposizione dei sali, viene periodicamente sconvolta da violente eruzioni esplosive che interrompono il normale deflusso dei gas.
Il mulino ad acqua di Cacarodduli, conosciuto anche come mulino di Diesi (dal nome dell’antico feudo), svetta maestoso tra i campi di grano del vallone omonimo, a nord del centro abitato di Aragona. Costruito nei primi anni del XVII secolo, questo mulino a ruota orizzontale contribuì all’incremento demografico del neonato paese di Aragona, ottimizzando la produzione di farine fino ad allora sostenuta da piccoli molini a forza animale. Almeno un paio di sorgenti alimentavano questa macchina idraulica. Risultano ancora ben evidenti la gèbbia (grande vasca di raccolta dell’acqua) e la sàia che convogliava l’acqua nel buttigliùni. Quest’ultimo è costituito da un torrione, straordinariamente conservato, che si innesta sulla sottostante casa del mugnaio dove un tempo due macine orizzontali trasformavano il grano in farina sotto la spinta della colonna d’acqua. Di proprietà della famiglia Naselli, operò fino alla seconda metà dell’Ottocento. In seguito, complici l’epilogo della gloriosa stirpe nobiliare e la nascita di molini a motore nel centro abitato, divenne semplice costruzione ad uso agricolo, ed infine rudere del tutto inutilizzato. Recentemente è entrato a far parte di percorsi di archeo-trekking dedicati alla zona dei colli sicani ed ambisce ad essere meta di turismo rurale oltre che memoria storica del paese.
La possente torre del "Salto d'Angiò", "a turri", come viene nominata in gergo popolare si trova a 5 km da Aragona. Costruito su un banco di arenaria, è situato in una posizione strategica sulla sommità di una collina che domina l'intera vallata del Feudo Muxaro dove, proprio sotto, vi scorre il suggestivo fiume Platani.
La struttura è inglobata in un casale costruito alla fine del XVIII secolo ed ha una forma rettangolare. La sua imponente mole si erge al centro di 3 cortili dove un tempo si trovavano gli ambienti della masseria. Sebbene tutto il complesso versa in uno stato di grave abbandono (tanto che è visitabile solo all'esterno) al Salto d'Angiò non manca certo di essere una struttura di eccezionale fascino, grazie all'austero e incantevole paesaggio.
In contrada Mintini si trova il parco minerario, esteso per circa 133.000 mq, sul versante est della montagna di Aragona. Nel 2007, il comune, vi ha realizzato un progetto di valorizzazione e interventi di recupero volti a garantire la fruibilità per il pubblico e per la sua gestione. Tale parco minerario è intrinsecamente legato alla famiglia Pirandello, di cui faceva parte il grande poeta e scrittore Luigi Pirandello.