Il diritto allo studio non può essere una promessa vaga, ma deve tradursi in garanzie materiali: borse adeguate, case accessibili, trasporti funzionali e servizi realmente fruibili. Oggi tutto questo è sotto attacco, e a farne le spese siamo noi studenti, che viviamo sulla nostra pelle l’impatto del carovita, delle disuguaglianze e dell’assenza di politiche pubbliche strutturali. La vita studentesca, per la malagestione di UniBo ed Ergo dei modi che avrebbero per rendersi accessibile, diventa spesso una corsa ad ostacoli, dove è molto semplice inciampare. Per questo abbiamo varie proposte che concernono il DSU.
Borse di studio insufficienti rispetto al costo della vita crescente.
ISEE irrealistici, non riflettono la reale condizione economica degli studenti.
Merito come ostacolo: no tax area e borse legate ai CFU → penalizzano chi parte da contesti difficili.
No alla retorica dell’eccellenza: l’università deve garantire accesso, non premiare chi parte avvantaggiatə.
Studentə che lavorano o hanno difficoltà sono puniti, non supportati.
Fuoricorso criminalizzatə: tra restituzioni e tasse aggiuntive.
No tax area ancora troppo bassa, l’università rischia di essere solo per chi può permettersela.
Scaglioni tasse obsoleti, poco rappresentativi della reale capacità contributiva.
Burocrazia lenta e inaccessibile, borse in ritardo e comunicazione assente con lə studentə.
Un tetto agli affitti e misure contro l’espulsione studentesca dai centri urbani, con una reale collaborazione tra studenti, università e comune per un reale contrasto alla turistificazione; la messa a disposizione degli sfitti per garantire a tuttə un tetto sotto cui vivere.
Studentati pubblici veri e accessibili: basta studentati di lusso che alzano il costo degli affitti medi ed escludono. Risolvere il problema delle vacanze negli studentati, che in alcuni casi si traducono in costi extra o perdita del posto. Rivedere i criteri d’accesso, superando la logica premiale e meritocratica per cui devo avere dei crediti minimi per mantenere il posto in studentato. Incentivare la partecipazione e l’autogestione negli studentati: spazi di vita collettiva, non convitti con regole folli da rispettare.
Copertura totale dei richiedenti alloggio (in caso di mancata assegnazione va almeno previsto un contributo sul modello della borsa servizi disposto dall’Azienda ER.GO)
Anticipo dell’assegnazione al mese di settembre
No limitazione del proxy e miglioramento dei servizi strutturali (es. wifi, lavatrici, cucine)
Possibilità di ospitare per tutt* e per più di tre giorni al mese
Serve a garantire un pasto sano e accessibile a chi studia lontano da casa.
Costi troppo alti, qualità del cibo bassa e spazi insufficienti.
Gestione privata = profitto prima del benessere di studentə.
Distribuzione diseguale: mense solo in centro, escluse le sedi periferiche.
Prezzi non calmierati: la mensa più cara d’Italia, senza reali differenze per fasce ISEE.
Appalti al ribasso → servizio scadente e zero garanzie per chi ne ha bisogno.
Serve a garantire un pasto sano e accessibile a chi studia lontano da casa.
Costi troppo alti, qualità del cibo bassa e spazi insufficienti.
Gestione privata = profitto prima del benessere di studentə.
Distribuzione diseguale: mense solo in centro, escluse le sedi periferiche.
Prezzi non calmierati: la mensa più cara d’Italia, senza reali differenze per fasce ISEE.
Appalti al ribasso → servizio scadente e zero garanzie per chi ne ha bisogno.
Costosi, carenti e inadeguati per chi studia.
Pullman stipati, ritardi frequenti e tratte non pensate per studentə.
Mobilità ecologica ≠ servizi privati: MoBike è utile, ma è l’ennesima privatizzazione di un servizio che doveva essere pubblico.
Chiediamo trasporti gratuiti per studentə: sostenibili, accessibili, efficienti.
Serve un tavolo con TPER per risolvere criticità sistemiche ignorate da anni.
Il tema casa è tra le emergenze più gravi. Gli affitti continuano a salire, spinti dalla turistificazione delle città universitarie. Le risposte pubbliche sono insufficienti e spesso non funzionano. Oltretutto, la ricerca forsennata di una stanza colloca lɜ studenti in una posizione di forte ricattabilità: i colloqui con i proprietari di casa presentano sempre più spesso episodi inaccettabili di discriminazione (sia nei confronti dei corsi di laurea frequentati, sia nei confronti della stessa identità di chi sta cercando casa) e la mancanza di tutele o di soluzioni alternative aumenta la possibilità che alle studentesse o agli studenti vengano offerti contratti di locazione irregolari, in nero, o vengano affittati appartamenti poco idonei.
Riteniamo che queste problematiche siano effetto di precise politiche e scelte delle istituzioni: l'aumento di affitti brevi a forte vocazione turistica (es. AirBnB), il favorire soluzioni di carattere privato (es. Student Hotel), l’inutilizzo degli sfitti e l’assenza di un piano urbanistico efficiente.
Una situazione altrettanto complessa si presenta quando parliamo di residenze ER.GO. Queste infatti oltre ad essere situate perlopiù in zone periferiche e mal collegate della città, spesso rischiano di non essere spazi di inclusione e socialità, in cui lo studente possa sentirsi realmente a casa: per questo è necessario eliminare quelle diverse limitazioni, sia per quanto riguarda i tempi di ospitalità breve e prolungata sia per i consumi elettronici e informatici (es. proxy); al contempo, la costante privatizzazione di studentati che potrebbero essere pubblici (si veda l’esempio lampante del Camplus, ormai onnipresente a Bologna) non fa altro che contribuire alla gentrificazione e all’inaccessibilità della nostra Università, arrivando a picchi di 700 euro per posto letto laddove, con studentati pubblici, i prezzi diminuirebbero dei 2/3.
È necessario anche aprire una riflessione critica sui tempi di assegnazione degli alloggi stessi, i quali sono disponibili a partire dai primi giorni di ottobre, quando le lezioni sono già iniziate in moltissimi corsi.
Un tetto agli affitti e misure contro l’espulsione studentesca dai centri urbani, con una reale collaborazione tra studenti, università e comune per un reale contrasto alla turistificazione; la messa a disposizione degli sfitti per garantire a tuttə un tetto sotto cui vivere.
Studentati pubblici veri e accessibili: basta studentati di lusso che alzano il costo degli affitti medi ed escludono. Risolvere il problema delle vacanze negli studentati, che in alcuni casi si traducono in costi extra o perdita del posto. Rivedere i criteri d’accesso, superando la logica premiale e meritocratica per cui devo avere dei crediti minimi per mantenere il posto in studentato. Incentivare la partecipazione e l’autogestione negli studentati: spazi di vita collettiva, non convitti con regole folli da rispettare.
Copertura totale dei richiedenti alloggio (in caso di mancata assegnazione va almeno previsto un contributo sul modello della borsa servizi disposto dall’Azienda ER.GO)
Anticipo dell’assegnazione al mese di settembre
No limitazione del proxy e miglioramento dei servizi strutturali (es. wifi, lavatrici, cucine)
Possibilità di ospitare per tutt* e per più di tre giorni al mese
Anche spostarsi è un problema. I trasporti sono carenti, costosi, e non pensati per chi studia. Il nostro obiettivo è la piena gratuità dei mezzi pubblici, per una mobilità più ecologica e accessibile. Lɜ studenti vivono sulla propria pelle le condizioni inadeguate del trasporto pubblico: i pullman sono spesso stipati e costosi, e anche sistemi come MoBike possono funzionare, ma rappresentano l’ennesimo atto di privatizzazione di un servizio che avrebbe potuto essere pubblico, gratuito e di qualità. C’è l’urgenza di aprire un tavolo con TPER per affrontare le criticità sistemiche. Ne elenchiamo alcune:
Navette e bus insufficienti in molte zone come il Navile, che costringono a saltare lezioni per l’impossibilità di arrivare in aula.
Assenza di contributi per chi usa i treni, mentre i pendolari continuano a pagare tariffe piene. (Gli sconti freccia sicuramente non servono allx pendolari)
Bando trasporti da 50 euro insufficiente: solo 3.800 vincitori su oltre 7.000 domande.
Costo dei biglietti e degli abbonamenti inaccessibile, e la situazione è stata ulteriormente aggravata dal recente rincaro
In generale, la mobilità in questa città non è gestita bene e soprattutto troppo spesso rappresenta un ostacolo al nostro diritto allo studio, di frequentare le lezioni e in generale di vivere la vita universitaria. Oltre alle problematiche dei trasporti, le cui linee sono legate al centro storico e agli interessi turistici, e non a quelli di chi in questa città ci abita e ci studia, anche la mobilità per le bici è osteggiata e messa in difficoltà.
Il servizio mensa garantisce a tuttɜ la possibilità di un pasto senza l’obbligo di tornare a casa tra una lezione e un’altra. Essa dovrebbe dare la possibilità a tutti gli studenti fuori sede o lontani dalle proprie abitazioni di mangiare un pasto completo e sano, vicino alla propria facoltà e senza avere il timore di spendere una cifra che va al di fuori delle proprie possibilità economiche.
Purtroppo però i suoi costi sono elevati e la qualità del cibo non sempre buona. Inoltre l’esercizio dell’attività è in mano ad un privato, così da anteporre il proprio profitto al benessere dellɜ
studenti. Inoltre le mense universitarie non sono distribuite in maniera capillare sul territorio, non coprendo quindi la totalità dei dipartimenti presenti dislocati sul territorio. Sono presenti infatti solo in alcune aree, per lo più nelle zone centrali; non sono considerate le zone limitrofe o i dipartimenti lontani fuori dalla zona universitaria.
Le poche che ci sono hanno spazi insufficienti. Non hanno prezzi calmierati, sono assolutamente inaccessibili (è la mensa più cara d’Italia) e non ci sono reali differenze negli scaglioni di prezzo proposti. Questo problema è dovuto principalmente alla privatizzazione della gestione: i servizi mensa si gestiscono con gare d’appalto al ribasso, dove i gestori accettano bandi con fondi minimi pur sapendo che non garantiranno un servizio dignitoso.
Menù adeguati ed esclusivi, rispetto a quelli di ora spesso standardizzati e poco attenti a diversità alimentari, allergie e sostenibilità.
Apertura di punti ristoro nei campus periferici, che restano scoperti da ogni servizio.
Gestione pubblica del servizio mensa
Riduzione del costo e gratuità per chi è borsista
Serve un investimento reale e strutturale, non misure-tampone.
Il diritto allo studio non può essere una promessa vaga, ma deve tradursi in garanzie materiali: borse adeguate, case accessibili, trasporti funzionali e servizi realmente fruibili. Oggi tutto questo è sotto attacco, e a farne le spese siamo noi studenti, che viviamo sulla nostra pelle l’impatto del carovita, delle disuguaglianze e dell’assenza di politiche pubbliche strutturali. La vita studentesca, per la malagestione di UniBo ed Ergo dei modi che avrebbero per rendersi accessibile, diventa spesso una corsa ad ostacoli, dove è molto semplice inciampare. Per questo abbiamo varie proposte che concernono il diritto allo studio.
Le borse di studio non tengono il passo con l’aumento del costo della vita. Le fasce ISEE attualmente in vigore sono spesso irrealistiche e non tengono conto della reale condizione economica degli studenti. Inoltre, sono presenti varie criticità nel sistema di contribuzione, tra cui il fatto che la riduzione degli importi o l’accesso alla no tax area è vincolato al raggiungimento di criteri di merito, così come per le borse di studio: chiediamo la totale abolizione di questi criteri per rendere realmente equo il sistema. In particolare, non crediamo che si debba punire uno studente per il numero di CFU conseguiti: ciascunə studente arriva da background diversi; l’eccellenza in ambito accademico non esiste, esiste solo una certa predisposizione data dal contesto di vita dellə studente. Moltissimɜ ragazzɜ lavorano per pagarsi gli studi, o spesso hanno problemi di vario genere, senza alcuna assistenza da parte dell’università, che anzi richiede sforzi economici ancora maggiori, come la restituzione delle borse di studio o il pagamento delle tasse universitarie, criminalizzando e allontanando ancora di più categorie di studenti in difficoltà come fuoricorso.
La no tax area, inoltre, anche se recentemente alzata grazie al nostro lavoro negli organi, è ancora troppo bassa: con il carovita, l’università diventa un posto per ricchɜ, e questo ce lo dicono i dati della contribuzione in UniBo. Se il costo della vita si alza, gli affitti e i servizi diventano sempre più inaccessibili, chi non può permettersi di accedervi subito rinuncia direttamente a studiare a Bologna.
Gli scaglioni per il pagamento delle tasse, poi, sono obsoleti, poco pratici e poco rappresentativi delle effettive capacità economiche delle famiglie e della progressività fiscale che dovrebbero seguire.
I tempi della burocrazia e la sua sostanziale inaccessibilità, infine, rendono il muoversi in tutto ciò ancora più inagile; le borse di studio arrivano in rate insensate, non c’è un’effettiva comunicazione tra l’Ente Regionale e lə studente.
Rivedere gli scaglioni ISEE per la riduzione delle tasse con criteri sensati e aggiornati, per far sì che siano più flessibili ed evitando una divisione netta tra idonex e chi è appena sopra la soglia
Alzare la soglia della No Tax Area a 35.000 per ampliare la platea di esoneri, con l’obiettivo finale di un’università libera e gratuita
Ricalcolare gli importi delle borse di studio, adeguandoli al carovita, e ragionare sulla divisione tra in sede, pendolare e fuorisede in base alle reali spese che ci si trova a sostenere.
Ad oggi molte borse arrivano tardi, e comunque non in tempi adeguati per permettere alle persone di non dover fare affidamento sul supporto di famiglie o lavori. Rivedere i tempi di erogazione delle rate della borsa di studio o ragionare su un’unica rata.
Posticipare la scadenza ISEE per evitare che le tempistiche rigide penalizzino chi è appena entrato nel sistema universitario, abolire la mora (esempio di Parma), o pensare a una finestra di ripresentazione ISEE dopo la scadenza
Affrontare il nodo dei crediti minimi per il mantenimento della borsa per il primo anno, spesso incompatibili con tempistiche reali degli esami, soprattutto per i corsi a modulo come quelli di Lingue, con l’obiettivo finale di eliminare tutti i criteri di merito.
Migliorare l’accessibilità agli sportelli ER.GO: oggi ottenere informazioni è difficile, le linee sono spesso intasate e i contatti poco chiari. Serve una comunicazione trasparente, efficace e accessibile a tuttə.