Francesco Taricco
segni antichi carichi di silenzi eloquenti
Nel corso di importanti lavori di restauro esterno della Chiesa parrocchiale in Passatore (fig. 1), è stato effettuato con pregevole cura il recupero di un affresco raffigurante un orologio solare sito sul lato E del campanile (fig. 2), in condizioni tali di deterioramento da essere del tutto illeggibile (fig. 3). Questo quadrante, risalente con buone probabilità al Seicento, venne dipinto su una torre campanaria i cui lavori furono impostati negli anni 1660-1680 quando venne cambiato l’orientamento alla vecchia cappella di Santa Maria[1], portando l’altare da levante a mezzogiorno. Il campanile sorse sulla precedente chiesetta, ma la conseguente fragilità della sua base richiese ripetuti interventi nei secoli seguenti (1690, 1703, 1776-1777); durante gli ultimi lavori si collocò anche l’orologio che, a differenza di una “meridiana”, batteva le ore senza però mostrarle. In origine la torre campanaria era coperta da un tetto in lose poi, nel 1854, su progetto dell’architetto Bono, fu sostituito da una cuspide in metallo e zinco che richiama quelle cittadine. Nel 1866 si deliberò di aggiungere la ringhiera attorno e di sostituire l’orologio non più funzionante. La configurazione della Parrocchiale, risalente ai primi del Settecento, nonché la fisionomia del campanile, pur con i necessari periodici ritocchi alla struttura e al sistema campanario, è rimasta sostanzialmente quella che si vede oggi.[2]
Parrocchia di San Giovanni Battista in Passatore (Cuneo)
coordinate del luogo da Google Earth
latitudine: 44° 25’ 59” N
longitudine: 7° 30’ 18” E
altitudine: 512 m
fig. 1 fig. 2
fig.3 fig. 4
com’era il quadrante com’è ridiventato
Si tratta di un quadrante solare verticale ad ore italiche (o all’italiana[1]), uno dei tanti sistemi di computo del tempo locale vero in base al Sole.
Questo orologio solare (impropriamente detto meridiana) segna le ore “naturali[2]” passate dal tramonto precedente, istante in cui inizia di fatto un nuovo giorno (ore 00/24); nella tradizione, mezz’ora dopo il crepuscolo che seguiva il tramonto, c’era il suono dell’Ave Maria ad indicare la fine del giorno e l’inizio nelle tenebre incipienti del successivo. Questo tipo di scansione temporale fu in uso fin dal medio evo e per buona parte dell’era moderna, sicuramente un modo più consono alla vita di quei tempi: il fenomeno del tramonto si imponeva all’attenzione di tutti col venir meno della luce preludendo all’arresto di ogni attività.
L’esempio in fig. 4 e 5 (foto FT del 17/08/2016, 10:30 ora civile estiva) è di facile lettura. È ben visibile infatti l’ombra dello stilo sulla linea oraria delle XIV il che vale a dire che sono passate 14 ore dal tramonto precedente[3] e che quindi residuano ancora 10 ore di luce[4] prima del tramonto successivo.
Altri quadranti sono quelli a ore babilonesi che viceversa contano il tempo a partire dal sorgere del Sole[5].
A causa di vari inconvenienti, le meridiane babilonesi e italiche vennero soppiantate nell’uso da quelle più moderne, con le ore cosiddette alla francese che prendevano come istante 00/24 la culminazione del sole sull’orizzonte (mezzogiorno/meridies da cui il termine meridiana, strumento per determinare l’istante del mezzodì). Istante relativamente facile da determinare perché non c’è da guardare il Sole[6] ma l’ombra di uno stilo o gnomone[7] nell’istante in cui raggiunge la minima lunghezza. Nella pratica in base alla posizione del Sole si contavano le ore a seconda che erano passate dal mezzogiorno[8] ovvero quante ne mancavano a quello successivo[9].
Successivamente, con le invasioni napoleoniche di inizio Ottocento, si è passati al cambio data della mezzanotte, un sistema già in uso presso i Romani ma meno pratico, visto che le stelle non fanno ombra, ma diventato via via sempre più universale.
Vengono ora analizzati alcuni segni essenziali delle “meridiane”, riportati nella fig. 6.
fig. 6
Il quadrante solare del campanile in forma stilizzata
In primo luogo le linee orarie (scrittura con numeri romani) solo quelle che servono alla meridiana in questione che sta su una certa parete che riceve la luce del sole in certe ore, in altre no.
La linea però più significativa è quella che taglia le linee orarie: viene chiamata linea equinoziale perché nelle ore di luce l’ombra dello gnomone sta su di essa e la percorre esattamente e interamente soltanto nei due giorni equinoziali (21/3 e 22/9, rispettivamente equinozio di primavera e di autunno).
Sulla linea sono pure posizionati i segni zodiacali dell’ Ariete (inizio primavera, in alto a sx) e della Bilancia (inizio autunno, più o meno a metà linea). Altri 2 segni sono disegnati sopra o sotto la linea equinoziale, rispettivamente quelli del Capricorno (in alto) e dei Gemelli (in basso). Questa linea in quanto tale è in grado di fornire informazioni, sia pure sommarie, sulle stagioni (se l’ombra cade sulla linea o in vicinanza si è in Primavera o in Autunno; se cade sopra o sotto invece Inverno e Estate).
La linea equinoziale dà poi un’altra indicazione fondamentale ovvero la posizione/orientamento (declinazione) della parete (fig. 7) su cui è posto il quadrante rispetto al Sud o punto di mezzogiorno.
Se la parete è esposta perfettamente a S questa linea sarà esattamente orizzontale (declinazione 0°); ma per lo più tale linea è inclinata o verso E (nel nostro caso intorno ai 45°[1]) o verso W[2]. Nel primo caso la declinazione è orientale e in tal modo vengono evidenziate meglio le ore del mattino, nel secondo la declinazione della parete è occidentale e di conseguenza risaltano di più quelle del pomeriggio).
fig. 7
Declinazione della parete dell’edificio
Notevole poi la linea a piombo (freccia, a dx nella fig. 6): è questa la vera meridiana! Indica cioè i punti in cui, nell’arco di un anno, cade l’estremità dell’ombra dello gnomone: in quell’istante è mezzogiorno solare vero (M).
Le ore indicate dalle meridiane sono dette ore vere locali mentre quelle indicate da un comune orologio analogico o digitale sono in un certo senso fittizie e comunque convenzionali, facendo riferimento al meridiano centrale del fuso orario di appartenenza.
Volendo, con “semplici calcoli”, è possibile passare dall’ora cosiddetta “alla francese”[1], indicata dalla relativa meridiana, a quella civile segnata da un qualunque orologio e viceversa.
fig. 8
Conversione da ore italiche a francesi
Occorre per prima cosa sapere la longitudine del luogo (nel nostro caso 7° 30’ 18” E ); questo dato permette di calcolare la cosiddetta costante locale (CL)[1] che nella fattispecie per noi è pari a 15° - 7° 30’ 18” e cioè circa 7° 29’ 42” W rispetto al meridiano centrale del II fuso (Europa centrale). In termini di tempo ciò comporta per questa zona un ritardo di circa 29 min tutti i giorni dell’anno.
L’altro dato è l’equazione del tempo (ET), variabile di giorno in giorno, il cui valore[2] è legato alla posizione, alla velocità con cui la Terra si muove rispetto al Sole nell’arco di un anno, nonché alla posizione apparente sull’eclittica del Sole[3]. ET si può peraltro consultare su apposite tabelle (effemeridi) oppure in modo più veloce ma approssimato sulle curve a 8 (analemma, fig. 10).
fig. 9 fig. 10
CL ET
I due dati (CL e ET), incrociati con l’ora della “meridiana”, permettono di passare senza particolari difficoltà da un tipo di ora all’altra.
Salvo il caso in cui il luogo si trovi esattamente sul meridiano centrale del fuso di appartenenza (CL=0) i due orologi possono “battere” la stessa ora[1] in tutti gli altri (a W o a E del suddetto meridiano centrale) ci sarà discordanza tra dati di una meridiana e quelli di un orologio (trovandosi nel settore occidentale del fuso le “meridiane” saranno in ritardo rispetto agli orologi ovvero viceversa)[2].
Pertanto, se si prende come riferimento Passatore[3], si va da un ritardo minimo di 13min (ai primi di Novembre: -29+16[4]) ad un massimo di 43min (a metà Febbraio: -29-14[5]).
Va da sé che questi orologi solari[6] non sono solo validi strumenti empirici che testimoniano l’ingegno umano fin dai primordi, ma anche antiche rappresentazioni, cariche di fascino e di mistero, che interpellano silenziosamente l’uomo sul senso del tempo e la destinazione della sua vita.
Da notare che parte integrante di questi singolari orologi sono i cosiddetti motti e cartigli, dal tono talvolta ammonitorio o canzonatorio, talaltra con accenti poetici e/o religiosi, tutti comunque densi di contenuti che invitano a “fermarsi e pensare”.
Sarebbe allora oltremodo opportuno completare il già di per sè elegante lavoro, indicando sul quadrante la data del restauro/rifacimento) insieme a un breve motto[1], pieno di quella saggezza consona alle tradizioni della nostra frazione.
Infine, in un’ottica di conservazione-innovazione, dato che c’è lo spazio, la parete è orientata a pennello, non c’è alcun ostacolo alla lettura, vedrei oltremodo bene, anche un quadrante ad ore francesi sul lato S del campanile (fig. 2 ) che farebbe sicuramente pendant alla perfezione con quello esistente.
08/09