Chi sei? Qual è il tuo ruolo a Scuola di Mare?
Io sono Fernando, sono parte dello staff di Scuola di Mare e mi occupo, oltre che della comunicazione e della cucina, soprattutto della sezione gestione delle risorse, in particolare della risorsa più importante che è quella della persona. Mi piace anche prendermi cura della baia, proteggerla e preservarla.
La tua persona è anche pensata per essere una figura educativa?
Sì, possiamo dire che il mio ruolo ha un indirizzo anche in senso educativo: prima di arrivare in Italia avevo un titolo di studi in psicologia che però non ho mai potuto utilizzare in questo paese. Possiamo quindi dire che ho delle competenze che, per come la vedo io, non devono essere sprecate e quindi cerchiamo di portarle nei vari gruppi e persone che passano di qui. Mi trovo molto volentieri con i giovani e considero loro terreno fertile, spugne di conoscenza e questa tappa della vita è il periodo migliore. Come dico sempre a loro: “Oggi lo facciamo noi, domani qualcuno dovrà continuare…”.
Credi che i giovani siano il nostro futuro?
Questa è una bellissima domanda. È sicuramente quello che la maggior parte delle persone tende a pensare. Io parlo molto spesso con persone grandi, tra cui genitori, insegnanti, colleghi, amici, ecc…. Tutti ci poniamo sempre questa domanda mentre li osserviamo e molto spesso si pensa che loro siano il nostro futuro, ma per me è un po’ diverso: quando li osservo penso che loro siano il presente, perché il presente è l’unico momento in cui possiamo fare qualcosa. Oggi infatti, si cerca sempre di più di programmare e prevedere il futuro, sempre più spesso diciamo frasi come “io sarò” oppure “io farò”, ma la verità è che l’unica cosa certa è quello che stai facendo ora, e il dove e il come lo stai facendo, e quindi nel presente.
Da quanto ti trovi a Scuola di Mare? Che cosa ti ha portato qui e perché hai scelto di restare?
Sono sempre stato un viaggiatore, sin da quando avevo 13 anni e dovetti fare un viaggio lunghissimo tutto da solo. Da allora continuai a viaggiare fin quando non arrivai in Italia per lavoro. Stavo per tornare a casa in Perù quando all’ultimo decisi di non prendere il bus che mi avrebbe portato all’aeroporto. Fu così che mi trasferii a Milano. La prima volta che ho messo piede a Scuola di Mare è stato circa 13 anni fa. Venni in Liguria per due ragioni: conoscere il figlio di un mio grande amico e coltivare la mia passione per il windsurf e perciò, poco dopo essere arrivato, mi sono iscritto a un corso. La prima volta che sono stato a Scuola di Mare ero nei panni di allievo e lo sono stato per circa altri 10 anni. Tre anni fa invece, mi è stato proposto di cominciare a lavorare qui e senza esitare nemmeno un secondo ho deciso che da Milano mi sarei trasferito. Da allora vivo alla Scuola di Mare e sono fortemente convinto che sia questo il posto che mi condurrà in pensione.
Fernando, tu hai un atteggiamento sempre calmo e attento. Perché sforzarsi quando sarebbe molto più facile vivere con leggerezza?
La consapevolezza nasce dal momento presente, quindi quando viviamo il momento. Se il momento presente è quello in cui posso agire, significa che devo dare il mio meglio e fare di questo il mio dovere. La ragione è semplice: una delle cose che dico sempre ai giovani è che “si cresce in gruppo”. Per questo motivo è fondamentale dare sempre le meglio di sé, perché in questo modo posso trasmettere tutto ciò che ho agli altri e viceversa. L’importante è provare e ogni tanto capiterà di non riuscire in quello che vogliamo, però non significa che siamo sbagliati, ma che ci sarà un altro modo con il quale possiamo provarci, esattamente come nella vela. Se siamo in mare e il vento arriva dalla parte del punto in cui vogliamo arrivare non possiamo raggiungerlo andando dritti, ma non significa che non possiamo arrivarci. Se facciamo delle manovre particolari, anche chiamate virate nel linguaggio nautico, riusciremo a raggiungerlo. Un modo c’è sempre. Questo ci porta a essere consapevoli e non è facile perché bisogna praticare, mettere in atto, però mi piace insistere su questo, soprattutto con i ragazzi: a parole siamo tutti bravi, ma queste parole devono diventare fatti, altrimenti rimane soltanto aria.
Il tuo comportamento gentile ma un po' distante rischia di interferire con la fiducia dei ragazzi?
Capisco cosa intendi. A volte le persone interpretano il mio comportamento come un atteggiamento che tende alla rigidità, ma non si tratta di quello. La rigidità secondo me toglie tanto, prima tra tutti la vicinanza. Il mio non è un atteggiamento di rigidità ma di rispetto. Infatti, io saluto tutti facendo un inchino in quanto parte della tradizione della mia famiglia. È un inchino che faccio in forma di rispetto, di considerazione, di valore della persona. Oltre alla scioltezza e al rilassamento, credo che sia anche grazie a questa postura di rispetto che riusciamo a capire come raggiungere le persone che ci troviamo di fronte. Questo è il motivo per cui faccio fare molti esercizi di respirazione. Purtroppo è una cosa che consideriamo poco ma è in grado di renderci lucidi, di rilassarci e di restituirci equilibrio.
Perché non hai mai mangiato al tavolo con noi durante i pasti?
Per quanto riguarda i pasti, la semplice ragione per cui non mangio insieme ai gruppi che si fermano qui è prevalentemente organizzativa. Dall’altra parte c’è anche il mio desiderio di essere sempre pronto e disponibile nel caso in cui mancasse qualcosa a tavola o qualcuno avesse bisogno del mio aiuto. Stare seduto al tavolo mi limiterebbe nel riuscire a dedicare questa attenzione in più al gruppo. Ogni tanto mi dispiace molto non poter condividere questi momenti, ma siamo alla ricerca di un modo che mi permetta di farlo.
C’è qualcosa in più che vorresti dire?
Vorrei fare un appunto a questo gruppo e dirvi che esiste un gruppo che ha cercato quello che voleva. Nonostante le tante difficoltà, proprio come in mare, siete riusciti a trovare un modo. Al giorno d’oggi è importante risaltare l’iniziativa perché è qualcosa che piano piano si perde. I giovani sono abituati a ricevere e spesso ricevere e basta comporta lo stare fermi, rinunciando così alle proprie passioni e preferenze. Questo gruppo mi ha riempito il cuore e mi ha motivato dandomi la conferma che quando si vuole qualcosa bisogna sempre provare a cercare il modo. Per questo trovare un gruppo composto da ragazzi e ragazze che prendono iniziativa è un grandissimo tesoro che abbiamo il dovere di coltivare e diffondere. Basta parole, adesso iniziano le azioni.
Qual è il tuo percorso di studi e il tuo titolo di studio?
All'università ho fatto la laurea triennale in Scienze Naturali a Pavia. Successivamente ho fatto un periodo in Erasmus in Spagna, a Cadice, dove ho studiato un'alga invasiva aliena che sta creando grossi problemi in quel posto. Poi sono tornato in Italia e ho conseguito la laurea magistrale in Conservazione della Biodiversità, Didattica e Communicatione Scientifica, sempre all'Università di Pavia. Si tratta comunque di una laurea magistrale in Scienze Naturali.
Come l’uomo influisce negativamente sull'ecosistema marino, in particolare sugli organismi biocostruttori?
Abbiamo tanti impatti causati dall'uomo. Il primo che colpisce questi organismi è sicuramente l'aumento delle temperature dell'acqua. Molti di essi, soprattutto quelli sessili (che stanno fermi), muoiono perché subiscono grossi problemi di stress termico e non riescono a sopravvivere. Altri organismi come i pesci, invece, hanno la fortuna di potersi spostare in altri posti.
Un altro grosso problema è causato dall'acidificazione dei mari. La CO₂ presente in atmosfera si scioglie nell'acqua e crea acido carbonico; in questo modo il pH diminuisce e l'acqua diventa leggermente più acida. Poiché i biocostruttori hanno uno scheletro di carbonato di calcio, un'acqua con un pH più basso indebolisce o rende più difficile la costruzione di questi scheletri che li proteggono dai predatori, rendendoli molto più vulnerabili. Questo è un serio problema legato all'aumento della CO₂ dovuto alle emissioni di gas e al disboscamento in varie parti del mondo, poiché gli alberi non riescono più a raccoglierla.
Qual è la differenza tra macroplastiche e microplastiche? Perché si parla così tanto di queste ultime?
Le macroplastiche sono un problema visibile e quasi immediato: quelle di grosse dimensioni possono essere ingerite dagli organismi, farli soffocare, riempire i loro stomaci fino a farli morire, oppure intrappolarli (como nel caso delle reti o dei sacchetti). Ad esempio, a volte capitano storie tristi in cui una piccola larva di granchio entra da un buchino in una bottiglia di plastica, cresce lì dentro fino a diventare troppo grande per uscire, rimanendoci bloccata per tutta la vita.
Le microplastiche, invece, sono molto più subdole perché non si vedono. Possono entrare all'interno degli organismi, bloccarsi negli organi, entrare nel sangue e nei tessuti. Il vero pericolo è che queste microplastiche, mentre sono in mare, "ad-sorbono" (trattengono sulla loro superficie) sostanze nocive e inquinanti, per poi rilasciarle una volta entrate negli organismi. Questo comporta problemi al sistema immunitario, disturbi ormonali e alterazioni della crescita o del comportamento naturale degli animali, rendendoli molto più sensibili.
Quindi si tratta di un indebolimento generale da tutti i fronti?
Esattamente, è tutto collegato. Abbiamo l'aumento delle temperature, l'acqua più acida e le microplastiche che rilasciano inquinanti. È un indebolimento generale e completo su tutti gli organismi, ed è la cosa più triste di cui ci stiamo rendendo conto andando avanti con le ricerche.
Ci rendiamo conto della pericolosità delle microplastiche solo perché ci toccano da vicino? Dove si trovano all'interno del nostro corpo?
Dentro di noi ci sono studi che dimostrano la presenza di microplastiche nel sangue, nei tessuti e negli organi, dal cervello al cuore, anche se credo dipenda molto dai luoghi del mondo in cui si vive. Riguardo al perché ci rendiamo conto delle cose solo quando siamo noi i diretti interessati, questa è una domanda filosofica. La mia opinione, guardando ai pattern che si ripetono nella storia umana, è che un problema smuove molte più coscienze quando colpisce direttamente noi, rispetto a quando è limitato al sistema o agli animali.
La cosa che spesso non si comprende è che quando qualcosa colpisce un ecosistema o gli organismi, al 99,9% periodico colpirà anche noi. Noi siamo all'interno dell'ecosistema, non ne siamo fuori. Beviamo l'acqua che piove, attraversa le montagne, i terreni e arriva alle falde; mangiamo il cibo, i pesci che peschiamo o alleviamo, le verdure che coltiviamo o gli animali che pascolano sui terreni. Se il territorio è inquinato, la cosa ritorna a noi. Tutto è collegato. La scienza e la ricerca sono fondamentali proprio per questo: per capire e dimostrare cosa è dannoso per l'uomo e cosa può rappresentare un problema.
Nel Mediterraneo ci sono più di mille specie aliene, ma perché i telegiornali parlano quasi solo del granchio blu o del pesce leone?
Definire bene cosa sono le specie aliene è importante perché è un termine che può diventare pericoloso se frainteso: non parliamo di organismi che arrivano da un altro pianeta. In biologia si definisce "areale" il territorio in cui gli organismi di una determinata specie vivono naturalmente. Quando riportiamo un organismo in un luogo dove sappiamo che ha sempre vissuto storicamente (come l'orso in Trentino), si tratta di una reintroduzione. La specie aliena, invece, è un organismo che prima non c'era e che viene spostato da un'altra parte del mondo grazie o per colpa dell'uomo, in maniera sia diretta (come il mercato di pet store) che indiretta.
I mezzi di informazione si concentrano quasi unicamente sugli organismi che creano grossi danni socio-economici, piuttosto che su quelli che danneggiano "solo" l'ecosistema naturale. Si parla tantissimo del granchio blu perché distrugge gli allevamenti di cozze e di vongole nell'Adriatico, come nella Sacca di Goro, una zona lagunare dove questo animale ha trovato le condizioni perfette per proliferare. Il granchio blu in realtà è presente nelle nostre acque fin dal 1950, ma solo negli ultimi anni è diventato "invasivo". Non tutte le specie aliene sono invasive, ma lo possono diventare se trovano l'ambiente perfetto per espandersi a dismisura e creare danni.
La cosa positiva è che la ricerca scientifica sul granchio blu ci permette di ottenere informazioni preziose che poi possiamo applicare anche ad altre specie meno famose, che non hanno abbastanza "followers su Instagram". Il granchio blu diventa così un "cavallo di Troia" positivo per far conoscere alle persone il tema e sensibilizzarle.
Quali sono i consigli più importanti che daresti a una persona per preservare l'ecosistema marino e contrastare il surriscaldamento globale?
Ci sono così tante azioni possibili che sarebbe riduttivo sceglierne solo tre, perché l'ambiente è un argomento complesso. Dire semplicemente "fate la raccolta differenziata" è un piccolo passo, ma dietro c'è un mondo: le regole cambiano da comune a comune. Per questo, il consiglio in assoluto più rilevante che mi sento di darvi è uno solo: informarsi. Non dobbiamo vedere la sostenibilità come qualcosa di bianco o nero; in mezzo c'è una scala di colori enorme.
Pensiamo alla dieta: si sente spesso dire che dobbiamo eliminare del tutto la carne perché gli allevamenti intensivi producono tonnellate di CO₂. Ma eliminarla drasticamente è una scelta estrema; possiamo invece ridurne il consumo e cambiare il metodo di acquisto, preferendo la carne a chilometro zero del macellaio locale. Altrimenti si rischia il paradosso di un vegetariano che non mangia carne ma consuma avocado che arrivano dall'altra parte del mondo, inquinando moltissimo per il trasporto. Anche in questo caso, la soluzione è informarsi e magari scegliere gli avocado coltivati in Italia.
Come possiamo usare la tecnologia e il web per informarci correttamente senza cadere nelle "fake news"?
Bisogna essere sempre curiosi e critici su tutto ciò che ascoltiamo, comprese le mie parole. Vorrei che non vi fidaste cecamente di me, ma che andaste a cercare le vostre informazioni su internet usando fonti accreditate. Se cercate articoli scientifici verificati, usate Google Scholar: è un motore di ricerca che raccoglie studi approvati da commissioni di esperti, decisamente più sicuri di quanto si sente dire nei video di TikTok.
E riguardo all'Intelligenza Artificiale, come ChatGPT, non voglio affatto screditarla: utilizzatela, ma fatelo con la testa. Strumenti come l'IA sono utilissimi per l'ottimizzazione del tempo perché trovano le informazioni molto velocemente, ma ricordatevi che i server consumano molta energia e richiedono tantissima acqua per essere raffreddati, avendo un loro impatto ambientale. Quando usate l'IA, chiedetele di verificare le informazioni attraverso articoli scientifici veri, ma poi non fermatevi lì: andate a controllare che le fonti dicano davvero quello che l'IA ha riassunto. Usate la tecnologia come uno strumento per migliorarvi, ma mantenete sempre la vostra lucidità critica. Grazie mille a voi per queste bellissime domande!
Come mai ha scelto proprio di andare in marina invece dell’esercito o l’aeronautica?
Per noi ragazzi di Gaeta, la Marina Militare rappresentava e rappresenta tuttora un punto di riferimento fondamentale, una vera e propria Famiglia e una Comunità che offre grandi motivi di crescita sia emotiva che professionale.
Come gestisci il fatto di avere una famiglia con il tuo lavoro?
Riesco a gestire questo importante impegno con la Scuola di Mare perché ho la fortuna di avere una moglie che condivide la mia stessa passione per il mare. Lei comprende a pieno questo mio forte legame e partecipa spesso in prima persona alle nostre varie attività didattiche e formative.
Dopo tutte le grandi esperienze che ha fatto, capitano della marina militare, di navi da carico, da crociera, perché adesso ha scelto di venire a fare scuola a dei ragazzi a Scuola di Mare?
Ho scelto di avvicinarmi a questa bellissima e interessante realtà perché condividiamo gli stessi identici ideali: l'Amore e il Rispetto per il Mare. Il mio desiderio più grande è trasmettere ai giovani tutto il mio sapere, nella speranza che qualcuno di loro possa appassionarsi a questa materia al punto da intraprendere il mio stesso percorso, che nel tempo mi ha regalato tantissime soddisfazioni.
Com’è cambiata la tua vita a scuola di mare?
È cambiata sicuramente in meglio. Qui ho l'opportunità di continuare a tramandare ai ragazzi tutte le nozioni tecniche nautiche e marinaresche. Sono conoscenze preziose che, altrimenti, andrebbero inevitabilmente perdute e resterebbero in vita soltanto attraverso qualche sporadico racconto fatto ai miei nipotini.
Da dove viene il tuo amore per il mare, com'è nato? Qual è la cosa che più ti riempie e ti fa star bene quando sei da solo con la tua barca e il mare?
È un trasporto innato: sono nato in prossimità del porto di Santa Maria a Gaeta e fin da piccolissimo mi addormentavo con il tintinnio delle cime e il fischio del vento che batteva sugli alberi delle barche. Quando sono solo in barca, la cosa che mi appaga tantissimo è proprio il fatto di navigare in solitaria e avere la rara possibilità di ascoltare il silenzio della natura. Inoltre, i profumi durante le traversate in notturna mi ricordano indietro nel tempo, a quando salpavo con mio padre e mio nonno per raggiungere l'isola di Ventotene.
La vita del capitano talvolta è una vita solitaria, che tiene lontani per mesi da famiglia e affetti, questa cosa ti pesa ogni tanto?
Fortunatamente i periodi più lunghi passati in mare li ho vissuti quando non ero ancora sposato. Ricordo però lo sguardo degli Ufficiali più anziani durante i periodi festivi: avevano sempre un velo di malinconia negli occhi, e aspettavano le lettere da parte delle loro famiglie come se fossero dei doni preziosi portati dai Re Magi.
Cosa non dovrebbero mai fare sulla barca a vela?
I comportamenti da evitare sono molteplici, sia sul piano pratico che su quello scaramantico. Sul piano pratico è categoricamente vietato fumare, urlare, correre o ubriacarsi, perché sono tutte azioni che mettono a serio rischio la sicurezza e l'incolumità dell'intero equipaggio. Sul piano scaramantico, invece, a bordo non si deve mai usare il colore verde: nell'antichità richiamava i teli che avvolgevano i defunti prima di essere gettati in mare, oppure ricordava la muffa del legno e del metallo, sintomi del fatto che i materiali stavano marcendo.
Hai mai avuto paura durante le tue navigazioni in mare? Se sì, come hai reagito in quei momenti?
Certo che ho avuto paura, ed è giusto così. La paura ti salva, perché ti spinge ad adottare atteggiamenti preventivi per affrontare le situazioni estreme con la dovuta conoscenza della materia. È il panico, invece, che uccide, perché ti fa perdere la lucidità e il controllo, e un Comandante con la "C" maiuscola non può permetterselo. Ho rischiato di morire almeno tre volte, ma ho reagito aggrappandomi alla mia preparazione e a quella di tutto l'equipaggio: essendo preparatissimi ad affrontare le emergenze, abbiamo sempre riportato la nave in porto sana e salva.
Cosa significa per te viaggiare nel mare?
Per me viaggiare nel mare significa prima di tutto libertà. Significa mettersi costantemente alla prova, imparare a non avere paura della notte e avere un rispetto assoluto per il mare stesso.
L’arte della navigazione è difficile?
Diventa difficile solo per coloro che sono costretti a praticarla per necessità, ad esempio per esigenze economiche o per fuggire da situazioni spiacevoli. Al contrario, l'arte della navigazione si rivela estremamente facile per tutti quelli che la affrontano muovendosi con passione, dedizione e filosofia, perché il Mare stesso è filosofia.
Cosa ne pensi dei ragazzi che vengono a imparare a scuola di mare?
Penso che siano ragazzi molto fortunati. In poche ore riescono a capire che esiste un mondo immenso al di fuori dei dispositivi digitali – quelle "diavolerie moderne" che rubano l'immaginazione, azzerano la capacità di sognare e li rinchiudono in una realtà virtuale. La permanenza alla Scuola di Mare restituisce loro la consapevolezza di esistere. Quando vediamo ragazzi quasi maggiorenni giocare a carte o con una palla, oppure condividere un tramonto ascoltando musica sul faro o leggendo le pagine di un libro, per noi dello staff è una grandissima vittoria.
Cos’è la cosa che ti rende più felice quando insegni?
Ciò che mi rende più felice è saper catturare l'interesse di tutti i ragazzi, leggendo nei loro occhi lo stupore quando affrontiamo i vari argomenti e usiamo termini tecnici che sono totalmente lontani dal loro vocabolario quotidiano. Il nostro scopo maggiore è spingerli a impegnarsi insieme per diventare un vero equipaggio, capace di governare una barca, direzionarla dove vogliamo, catturare il vento tra le vele e godersi appieno la bellezza della natura.
Perché hai scelto di stabilirsi a Punta Lerici?
La scelta di avvicinarmi e stabilirmi, per brevi o lunghi periodi, presso la struttura della Scuola di Mare è nata proprio dalla profonda condivisione di intenti e di ideali comuni. Questo non è semplicemente un luogo dove si fa Vela o Biologia Marina, ma è uno spazio unico dove i ragazzi possono scoprire e assaporare l'armonia profonda tra la Natura e il rispetto che l'Uomo deve sempre avere per essa.
"Non ho preso parte al viaggio di tre giorni a Lerici. L’ho seguito da lontano, attraverso racconti, immagini e messaggi.
C’è però una parte di questo progetto che ho vissuto da vicino: la fase preparatoria, quella forse meno visibile ma decisiva. Il fundraising.
Con alcuni ragazzi e ragazze del gruppo siamo andati in giro a cercare persone, associazioni e realtà disponibili a sostenere Ocean’s Lab. A volte erano contatti già individuati. Altre volte, molto più semplicemente, erano persone che non ci conoscevano affatto. Qualcuna l’abbiamo intercettata quasi per caso.
Vista da fuori, poteva sembrare un’operazione un po’ audace, un po’ incosciente e, in certi momenti, anche un po’ disperata. Sarebbe stato normale aspettarsi molti no, molta indifferenza, forse anche un insuccesso quasi totale.
E invece no.
Abbiamo incontrato persone disponibili ad ascoltare. Persone che ci hanno dedicato tempo, attenzione, fiducia. Alcune hanno dato un piccolo contributo economico. Altre ci hanno aiutato a organizzare momenti di raccolta fondi. Senza chiedere nulla in cambio.
Penso, per esempio, a Paolo dell’associazione SUP Riva del Garda, che ci ha messo a disposizione attrezzature e spazi per una giornata sul lago che resterà nella memoria del gruppo.
Questa cosa mi è già capitata altre volte, in situazioni simili, e ogni volta mi lascia stupito. Contento, certo. Ma anche pensieroso.
Perché forse non ci fermiamo abbastanza a riflettere su quanto sia prezioso vivere in una comunità in cui persone perfettamente sconosciute possono decidere di ascoltarti, fidarsi di te e aiutarti, anche con poco, ma concretamente, a realizzare un progetto.
O, per dirla senza troppi giri di parole, un sogno."
—Matteo
"La brezza marina, lo sciabordio delle onde contro la prua della nave, le vele che si gonfiano, i rumori lontani, il silenzio in me: libertà.
L’ascolto del respiro, le piccole cose svolte con cura e attenta presenza, il sentirsi parte integrante e importante della natura, mi ha dato pace, ho vissuto nel qui e ora, nella consapevolezza di essere esattamente dove dovevo e volevo essere.
Vedere i vostri occhi sinceri, essere sorridenti e lamentosi, laboriosi e stufi, entusiasti e annoiati, stanchi e pieni di energia, sciocchi e seri, attenti e distratti, rispettosi e strafottenti, diventare amici ed essere vivi; mi ha riempito di gioia e soddisfazione.
Ho provato e sento tutt’ora un senso di gratitudine nei confronti di tutti voi e di tutti e tutto quanto ha reso possibile incontrarsi ed iniziare questo percorso insieme."
— Lisa
"Ecco il mio parere riguardo a ciò che abbiamo vissuto a Lerici:
C'è una cosa che continua a stupirmi dei ragazzi, che è poi la stessa che mi stupisce dei fagioli: basta che ci sia un terreno fertile, basta che sentano che qualcuno si fida autenticamente di loro, basta che percepiscano la presenza di un supporto e dimostrano, stagione dopo stagione, come dentro di sé abbiano una voglia di crescere che non si estinguerà mai.
E accompagnare un gruppo di 14 adolescenti curiosi, che a fine agosto si ritrova al mare per studiarne i fondali, per osservarne bellezza e per realizzare un albo illustrato per custodirla, ne è l'ennesima conferma."
— Kevin
Questi tre giorni per me hanno rappresentato la possibilità di vivere un’esperienza senza precedenti e di scoprire desidero continuare a navigare in questa direzione. Da molti anni mi occupo di lettura del paesaggio con le persone adulte e con i bambini. Per la prima volta ho potuto sperimentare con ragazzi e ragazze un tipo di vicinanza che non appartiene alla mia quotidianità. Il loro modo di stare insieme, leggero e impegnato al tempo stesso, fa bene alla mente, al corpo e allo spirito.
La scuola allora può essere anche questa. Inoltre non avevo mai avuto l’opportunità di portare il mio lavoro di formatrice in un ambiente diverso dalla montagna e dalla città, una prospettiva desiderata che ha impiegato anni a farsi strada per diventare concreta. Ocean’s Lab, molto prima che arrivassimo a Lerici, mi invitava ad avere fiducia nelle sue acque. Il titolo della ricerca “Tutto il mare che c’è nelle montagne” trovo sia bellissimo perché ha il mare dentro. Conoscere un gruppo di ragazze e ragazzi come quelli di Ocean’s Lab e le persone adulte che attorno a loro agiscono è una fortuna grande, forse la più grande dopo un tempo lungo di siccità sul versante degli incontri che hanno la forza di spingerti verso il futuro. Grazie!
— Giulia
L'esperienza alla scuola di mare è stata senza dubbio bella e formativa e mi ha permesso di scoprire il mare da una prospettiva per me nuova, distante dall'idea classica di spiaggia e ombrelloni.
Grazie alle attività di snorkeling, alle uscite in barca a vela e alle lezioni, ho compreso la vera bellezza dell'ecosistema marino e la necessità di tutelarlo. Ciò che mi ha colpito di più dell'intero progetto Oceans Lab è stata l'unione tra formazione scientifica, lavoro di squadra e creatività, elementi che spesso vengono considerati distanti e poco integrabili.
Infine, la condivisione di questo percorso con gli altri coetanei ha rappresentato un valore aggiunto che porterò sempre con me. In particolare, ho apprezzato molto i momenti di tempo libero, durante i quali siamo riusciti a chiacchierare e a confrontarci apertamente: pur provenendo da scuole diverse, è stato stimolante scoprire e scambiarci i nostri differenti punti di vista.
— Caterina
"in questi pochi giorni a lerici abbiamo condiviso risate, esperienze e momenti che difficilmente dimenticheremo. oltre al divertimento, questa attività è stata un occasione per imparare lezioni sia di vita sia sulla natura che ci circonda. tre giorni passano in fretta, ma sono bastati per apprendere tante cose nuove e a creare un bel gruppo. è stata davvero una bellissima esperienza."
—Matilde
"In questi tre giorni alla scuola di mare a Lerici mi sono divertita molto facendo un sacco di esperienze diverse come lo snorkeling e la barca a vela.
È stato anche molto piacevole grazie al bellissimo gruppo che siamo riusciti a formare insieme agli altri.
In conclusione, porterò sempre nel cuore questa esperienza: tre giorni fantastici che mi hanno fatto crescere, divertire e, soprattutto, mi hanno regalato delle amicizie bellissime."
— Noemi
"Rallenta. Respira. Immergiti.
Queste parole mi sono rimaste impresse al termine dei giorni trascorsi alla Scuola di Mare.
Rallentare mi ha aiutata a guardare e osservare con una postura più critica e aperta; respirare mi ha permesso di ascoltare ciò che accadeva dentro di me; infine l'immersione nel posto e nei suoi paesaggi, nelle relazioni, nella condivisione, nella ricerca e nello scambio di idee.
Se c'è una cosa che amo vedere nelle persone è la passione e durante questi giorni ne ho sentita molta."
—Ester
"Questi giorni per me sono stati davvero arricchenti. Vivere questa esperienza, infatti, mi ha permesso non solo di imparare molto sull'ambiente marino in relazione a quello montano, ma anche sulla sintonia, l'organizzazione e sulle persone che ho conosciuto. Penso quindi che non ci sia stata una singola esperienza in particolare che mi ha colpito, ma tutto l'insieme e il bel clima che si è creato nel gruppo."
—Elisa
"Durante i tre giorni trascorsi a Lerici ho partecipato a un progetto che mi ha dato la possibilità di vivere una bellissima esperienza in barca a vela. Durante queste giornate ci hanno spiegato tante cose interessanti sull’ambiente marino sui coralli e sulle difficoltà che oggi i nostri mari devono affrontare soprattutto a causa della plastica e dell’inquinamento."
—Aurora
Durante i tre giorni di Scuola di Mare, a Lerici, ho riflettuto sull’importanza del lavoro di squadra, come c’è scritto nella tabella del progetto. «Tutti insieme» è un’espressione che mi ha molto colpita in positivo.
Per i pasti ci siamo divisi in compiti, così abbiamo mangiato divertendoci, senza lamentarci. Questo spirito di cooperazione si è manifestato anche in barca a vela: abbiamo formato un vero e proprio equipaggio e, grazie ai ruoli assegnati a ciascuno, abbiamo potuto navigare tranquillamente e abbiamo vissuto il mare da un altro punto di vista.
Dopo la spiegazione di Mauro sulle minacce della plastica nel mare, siamo passati alla parte pratica e siamo andati tutti nella baia a raccogliere più di 8 kg di rifiuti. È proprio questa attività che ci ricorda che conoscere il mare vuol dire anche iniziare a prendersene cura.
Tutte queste esperienze mi hanno mostrato l’importanza dell’aiuto reciproco, anche davanti a sfide nuove.
—Luying
"Penso che questa esperienza sia stata una delle più formative e importanti per me, non solo per quanto riguarda le conoscenze che ne abbiamo tratto, ma anche per le lezioni di vita che abbiamo appreso dagli esperti, nei momenti più informali del viaggio. Abbiamo conosciuto persone fantastiche, con un forte senso civico e morale, un carisma e un'energia nel trasmetterci sapienza e insegnamenti che difficilmente dimenticheremo.
E' stato per me necessario seguire questo progetto, in quanto riconosco un'utilità esemplare nell'applicazione pratica delle lezioni teoriche. Infatti, per quanto personalmente abbia sempre messo in primo piano la teoria, grazie ad attività di questo tipo, belle e divertenti come fondamentali e ricche di spunti sia per me sia per l'obiettivo al quale puntiamo, ho imparato a riconoscere una necessità insormontabile di "fare pratica" e mettere in campo le nostre abilità mentali.
L'obiettivo in sé, a dirla tutta, presuppone di mettersi in gioco per produrre un qualcosa di così grande. Pubblicare un libro è il mio obiettivo di vita, e partecipare a iniziative come questa, che danno la possibilità di immergersi sempre di più nell'ambito editoriale e di conoscere esperti che possono aiutare a realizzare un'idea così densa seppur complicata, mi dà la carica per sperimentare, apprendere, per poi, infine, realizzare.
La creatività, mescolata all'oggettività della ricerca (scientifica, in questo caso), dà molta più consapevolezza e chiarezza di cosa si sta facendo, rendendo una fantasia un progetto vero e proprio.
In più, prendendo in esame l'organizzazione e la divisione delle giornate secondo ruoli e team, ha reso più fluida l'intera esperienza, permettendo di confrontarci con persone nuove, mettendo da parte la timidezza e la paura di non essere abbastanza per il gruppo, di non essere all'altezza di aspettative che al singolo paiono immense, mettendoci l'uno con l'altro, e rafforzando l'intero gruppo, pur con tutte le complicazioni del caso.
Ma il bello è proprio quello: che dopo un litigio, un'incomprensione, un'idea che all'uno sembra l'unica soluzione possibile, quando risulta inefficace all'obiettivo, non si emargina, ma si comprende, si "lima" per andare al sodo e creare un qualcosa che solo in questo modo può essere definito "progetto del gruppo".
Nessuno rimane fuori. Certo, può esserci chi propone più spunti, ma ciò non fa di lui né capo né lo rende superiore agli altri, che nel loro "piccolo" sono sempre pronti a suggerire dei cambiamenti, fondamentali per questa tipologia di aspettativa.
Infine, partecipando a questi progetti extrascolastici, che richiedono tempo e sforzo, accumulo sempre più energia per farne dei nuovi, ricordando ciò che ho imparato, dandone quindi il valore che si meritano, nella speranza che sempre più ragazzi possano mostrare il loro stesso valore, scoprendo, oltre che mondi nuovi, anche sé stessi. Perché più di ogni altra cosa, fuori da obiettivi comuni e attività di gruppo, ciò che rende questi lavori talmente ricchi, è che crescono noi stessi, e ci permettono di capire cosa ci piace, i nostri punti di forza e le nostre debolezze: in sintesi, chi siamo.
per concludere con una frase che non dimenticherò mai:
"Siate la luce dei vostri occhi, e che la pazienza sia per voi la luce del vostro cammino"
—Leo
"Inizio dicendo che mi sono sentito bene con me stesso in questi giorni dove ho potuto condividere delle emozioni e avventure con dei ragazzi della mia età.
Sono molto felice e soddisfatto di aver intrapreso questo cammino con questi compagni che mi hanno fatto ritrovare un lato di me che non vedevo da parecchio tempo.
Ridere, scherzare, nuotare, tuffarsi, stare insieme ed essere connessi gli uni agli altri mi ha fatto vivere questa avventura in modo indimenticabile.
Questa esperienza mi ha permesso di abbattere quelle barriere che spesso mi porto dietro nella quotidianità. Stando con loro ho riscoperto la mia parte più spontanea e spensierata, quella capacità di vivere il momento presente senza troppi pensieri o insicurezze. Mi sono reso conto di quanto avessi bisogno di staccare dalla solita routine per ricordarmi chi sono e cosa mi fa stare davvero bene.
La cosa più bella che mi porterò nel cuore è stata la naturalezza con cui nel gruppo si è creato questo legame che ci ha fatto maturare. Non c’erano giudizi, ma solo voglia di crescere e di vivere, sia tra le risate e anche nei discorsi seri, eravamo tutti connessi e siamo diventati una grande squadra come un equipaggio di una nave dove ognuno di noi è fondamentale e nessuno non era più importante di altri.
Proprio questa diversità che ci ha uniti mi ha fatto capire che ovunque nel mondo possiamo apprezzare le persone che sono diverse da me, perché è proprio attraverso le differenze degli altri che possiamo scoprire nuove sfumature di noi stessi. Questa avventura mi ha insegnato che la diversità non divide, ma arricchisce, e che i legami più veri nascono quando si abbatte ogni pregiudizio.
Oggi mi guardo indietro e provo una profonda gratitudine per tutto ciò che abbiamo vissuto. Torno alla mia vita di tutti i giorni cambiato, con un bagaglio pieno di ricordi felici e una certezza in più: quel lato di me ritrovato non voglio perderlo mai più. Spero che questo cammino sia solo l'inizio di tanti altri momenti passati insieme.
Voglio dedicare un ringraziamento immenso e speciale a chi ha reso possibile tutto questo. Questa esperienza mi ha fatto crescere, mi ha aperto gli occhi e mi ha cambiato nel profondo, mostrandomi un modo nuovo di guardare il mondo e gli altri. Un grazie dal profondo del cuore va agli istruttori: con la loro pazienza, la loro passione e la loro guida ci hanno trasmesso conoscenze preziose, facendoci sentire sempre al sicuro e protetti, e permettendoci di stare davvero bene insieme.
E infine, un pensiero va al mare, che è stato molto più di un semplice sfondo. Con la sua immensità, il profumo del sale, la libertà di ogni tuffo e la bellezza delle nuotate insieme, il mare ha custodito i nostri segreti, le nostre risate e i nostri silenzi. È stato il testimone perfetto di questa unione, un luogo magico che ci ha avvolti e che resterà per sempre impresso nei miei ricordi più cari.
Voglio concludere questo cammino custodendo nel cuore una frase che per me racchiude il senso profondo di tutto ciò che abbiamo vissuto insieme:
“Non si può scoprire un nuovo oceano se non si ha il coraggio di perdere di vista la riva.”
—Vante
"Prima di partire per il progetto “Oceans lab” pensavo al mare e alle montagne come due mondi totalmente diversi. Nonostante il nome del progetto fosse “Tutto il mare che c’è nelle montagne” non riuscivo a concepire come due realtà con così diverse e dalle variegate caratteristiche potessero avere un nesso tra di loro.
Al mio arrivo a Lerici possedevo già alcune conoscenze riguardo il legame tra l’ambiente marino e quello montano grazie alle lezioni svolte al Muse nei giorni precedenti.
Tuttavia si trattava di conoscenze prettamente teoriche che volevo verificare personalmente sul campo. Grazie ai laboratori ed attività ho osservato come le nozioni apprese in precedenza fossero non solo esatte, ma anche riscontrabili concretamente sul campo.Dal mio punto di vista, le lezioni sono state strutturate in un modo moderno ed avvincente. Infatti non si limitavano ad una semplice lezione teorica ma erano un vero e proprio dibattito su un argomento. Oltre alle conoscenze e alle esperienze che ho acquisito durante questi tre giorni, credo che una parte fondamentale di questa esperienza sia stata rappresentata dalle persone che ho avuto l'opportunità di incontrare. Mario, l’istruttore di vela; Mauro, il nostro insegnate di Biologia e Fernando, il cuoco di scuola di mare mi hanno trasmesso fondamentali principi quali il rispetto degli altri, l’importanza del lavoro di squadra e il valore nel credere in se stessi e non sottovalutare le proprie qualità. Un’altra menzione importante va ai miei compagni di viaggio che si sono resi fin da subito disponibili e solidali. Con loro ho stretto nuove amicizie e consolidato quelle già esistenti.
In particolare poi vorrei ringraziare la prof. Veronesi, Kevin dell’associazione Ondevitare e il prof. Cattadori per essersi resi disponibili e per aver creduto in questo gruppo di ragazzi.
Spesso i ragazzi d’oggi sono visti come persone lavative e molto pigre, ma io credo che la scuola italiana non ci dia abbastanza opportunità per spronarci e far crescere le nostre passioni. Per questo reputo fondamentale partecipare a tutte quelle iniziative che permettono di metterti in gioco e di scoprire te stesso."
—Simone
"Questa esperienza mi ha lasciato una sensazione particolare: quella di aver vissuto qualcosa di semplice ma profondo. Ho capito che conoscere e vivere il mare significa anche imparare a rispettarlo e forse proprio attraverso esperienze condivise come una giornata in barca, lo snorkeling e la raccolta della plastica si diventa più consapevoli di quanto sia importante proteggerlo.
L’esperienza in barca mi ha permesso inoltre di apprezzare qualcosa che nella vita spesso dimentichiamo: il silenzio che non mette a disagio ma rilassa, e ti permette di fermarti a pensare lasciandoti cullare dal movimento dell'imbarcazione donandomi una grande sensazione di libertà e tranquillità."
—Sebastiano
"Questo viaggio a Lerici mi è piaciuto davvero tanto, non solo per i posti che abbiamo visitato, ma soprattutto per tutto quello che abbiamo vissuto insieme. Mi è piaciuto scoprire la baia della Scuola di Mare e conoscere meglio il territorio attraverso le attività e le spiegazioni che abbiamo fatto. Una delle cose che mi ha colpito di più è stata capire che nelle rocce del Trentino si possono trovare ammoniti e resti di animali marini. Prima non ci avevo mai pensato e mi ha fatto vedere in modo diverso un territorio che conosco da sempre. Però, secondo me, la parte più bella del viaggio è stata quella vissuta con il gruppo. All’inizio eravamo quasi tutti sconosciuti e ognuno aveva il proprio modo di essere, ma giorno dopo giorno abbiamo iniziato a conoscerci meglio. Le attività di gruppo ci hanno aiutato molto a stare insieme, a collaborare e soprattutto ad aiutarci a vicenda. Ci sono stati momenti in cui abbiamo riso tantissimo e altri semplicemente belli perché eravamo tutti insieme. Uno dei momenti che ricorderò di più è sicuramente il bagno a mezzanotte. È stata una cosa semplice e anche un po’ folle, però proprio per questo è diventata uno dei ricordi più belli del viaggio. In quei momenti mi sono sentito davvero bene e parte del gruppo. Personalmente penso di essere tornato da questo viaggio con qualcosa in più. Mi sono divertito, ho conosciuto meglio persone con cui prima avevo parlato poco e mi sono sentito sempre più parte di un gruppo unito. Alla fine non mi rimarranno in mente solo i luoghi visitati, ma soprattutto le persone, le risate e tutti quei piccoli momenti che hanno reso questo viaggio speciale."
—Pietro
"Partirei con la premessa che per me il mare è casa, è il mio posto sicuro dove sono cresciuta e da nessuna altra parte mi sento così bene, sento solo il rumore delle onde che si infrangono sulla riva, la salsedine sulla pelle, l’acqua che mi bagna, immergermi e andare sul fondo, lasciare che il mare si prenda i miei pensieri e mi dia un po’ della sua serenità.
Durante queste tre giornate siamo cresciuti, siamo diventati più autonomi e grazie alle pillole di saggezza siamo riusciti a guardarci dentro.
I brevi momenti in cui ci si fermava, e la vita iniziava a scorrere più lentamente, come un lungo sospiro prima di un tuffo, ci hanno aiutato a buttarci in questa esperienza con maggiore consapevolezza e serenità. Siamo ormai abituati a vivere in maniera rapida, fare tutto e subito, ma alle volte è anche bene fermarsi, respirare e poi riprendere con più calma e con la testa più lucida.
Questa esperienza mi ha aiutata a ritrovare un ritmo, staccare da una routine caotica, fatta di messaggi, social e studio, stare per 3 giorni lontana da tutto ciò che succedeva all’esterno mi ha fatta sentire meglio, a volte quello che serve è solo una pausa da tutto e del tempo solo per noi.
Abbiamo imparato tante cose nuove, sia sul mare che sulle nostre montagne, la loro storia e la loro formazione. Ho imparato tanti aspetti che prima non conoscevo del mio posto preferito, ma anche del posto in cui vivo da tutta la vita.
Il ricordo che porto nel cuore è il bagno a mezzanotte, fatto tutti insieme: abbiamo riso, ci siamo schizzati e alla fine abbiamo corso tutti insieme verso il mare, un ricordo che non cancellerò, e che ha reso questa esperienza ancora più bella e indimenticabile.
In questi tre giorni siamo diventati un vero e proprio gruppo, ci siamo amalgamati, non curandoci delle differenze di età, degli interessi completamente differenti, di strade divergenti. Ma adesso tutti quanti abbiamo un ricordo comune, tre giorni incisi nella nostra memoria.
Sono stati momenti pieni di risate, tante chiacchiere, nuovi amici, nuove esperienze che ci porteremo dietro, che ci hanno aiutato a crescere, da soli e in gruppo.
Siamo riusciti a diventare una squadra, da quasi sconosciuti a un ottimo team lavorativo. Ci siamo offerti una mano nel momento del bisogno e ci siamo venuti incontro quando le idee erano diverse, abbiamo lavorato come un vero equipaggio di una barca: nessuno più avanti nessuno più indietro ma sempre tutti insieme."
—Flavia
"Nei tre giorni trascorsi a Lerici mi sono divertito molto e allo stesso tempo ho appreso tanto sul mondo marino e anche delle piccole lezioni di vita. Ringrazio il gruppo di ragazzi e ragazze con cui sono andato e con cui mi sono divertito un sacco. Ringrazio anche chi ha organizzato questa bellissima esperienza."
—Enea