Il progetto editoriale unisce creatività, rigore scientifico e precisione grafica per trasformare un'idea in un libro divulgativo attraverso sei fasi chiave.
Scegliere gli argomenti:
Definire i temi principali del progetto.
Indice e sommario:
Organizzare i capitoli in ordine logico.
Storyboard:
Disegnare la bozza visiva delle pagine.
Produzione di testo e immagini:
Creare i contenuti scritti e grafici.
Revisione scientifica e illustrativa:
Verificare l'esattezza di nozioni e disegni.
Impaginazione e revisione bozze:
Unire tutto e correggere gli errori finali.
Il risultato: Il libro bozza pronto per essere stampato.
Risguardi ➔ I fogli di carta che incollano la copertina alle pagine interne del libro.
Occhiello ➔ La primissima pagina interna che contiene solamente il titolo del libro.
Frontespizio ➔ La pagina principale all'inizio che presenta l'Autore, il Titolo e l'Editore.
Colophon ➔ La sezione sul retro del frontespizio con l'anno di stampa e i diritti d'autore.
Numero di pagina ➔ La numerazione dei fogli (sempre dispari a destra e pari a sinistra).
Inizio del testo ➔ La pagina (solitamente la numero 5) in cui comincia la storia o il contenuto vero e proprio.
I 6 pilastri del libro divulgativo:
Scienza comprensibile:
Contenuti corretti ma spiegati con un linguaggio semplice e coinvolgente.
Ordine logico:
Temi organizzati per raccontare nozioni ed esperienze in modo chiaro.
Grafica e illustrazioni :
Font adatti e disegni che spiegano i concetti, non semplici decorazioni.
Formati e legature:
Soluzioni diverse (copertina classica, spirale o pieghevoli) per cambiare l'esperienza di lettura.
Valori ed emozioni:
Trasmissione di messaggi importanti, ricordi e storie, oltre alle semplici nozioni.
Lavoro di precisione:
Cura di ogni dettaglio per scegliere esattamente cosa comunicare e come farlo.
Le rocce delle Dolomiti testimoniano l’evoluzione cronologica del territorio, cambiando a seconda dell’ambiente di formazione: vulcanico, desertico, marino o orogenetico.
Orgine magmatico
Il granito, roccia magmatica intrusiva, è caratterizzato da cristalli grandi e visibili ad occhio nudo, perché la roccia si è raffreddata lentamente all’interno del camino vulcanico.
Origine magmatico
Il porfido è una roccia magmatica effusiva, cioè che si è raffreddata velocemente all’esterno del vulcano, impedendo ai cristalli di formarsi. È caratterizzato da una matrice più omogenea dove sono immersi dei cristalli di dimensioni maggiori.
Originaria in luoghi dove c'erano deserti e vicino al mare.
Roccia sedimentaria, al tatto ricorda la sabbia; si è formata grazie alla cementificazione dei granelli di sabbia sui fondali marini. All’interno della roccia si possono osservare cristalli di sale grezzo e resti di fossili vegetali.
Originaria in luoghi dove il mare era caldo e poco profondo.
Roccia sedimentaria che ha dato il nome alle nostre Dolomiti.
Al suo interno sono presenti fossili di coralli, alghe calcaree e bivalvi.
si è formato in mare profondo
Il calcare oolitico presenta piccole sferette di carbonato di calcio.
Roccia sedimentaria di origine organogena, composta principalmente da carbonato di calcio e caratterizzata da un'elevata abbondanza di fossili visibili a occhio nudo.
Gruppo di molluschi cefalopodi marini estinti, dotati di una caratteristica conchiglia esterna a spirale.
È una roccia metamorfica che presenta cristalli schiacciati.
Deriva dalla trasformazione del granito, sottoposto a forti pressioni e/o elevate temperature durante il processo orogenetico.
Si trovava in profondità all’interno di una catena montuosa in via di formazione (come le alpi) durante il periodo del Paleogene e dell'Eocene.
È una roccia metamorfica che si sfalda facilmente in lastre sottili.
Deriva dalla trasformazione dell’argilla sottoposta a forti pressioni e alte temperature.
Rocce metamorfiche con struttura a foglietti sottili, elastici, flessibili e lucidi.
Si è formata grazie ad alte pressioni e temperature durante il processo di orogenesi.
I biocostruttori sono organismi viventi animali e vegetali che con i loro scheletri calcarei costruiscono strutture tridimensionali complesse e colorate simili alle scogliere coralline tropicali, dando vita a uno degli spettacoli più affascinanti del mondo sommerso.
Dopo la loro morte, i loro scheletri calcarei possono frammentarsi e accumularsi sul fondale marino. Nel corso di milioni di anni, questi resti si compattano e si cementano, formando rocce calcaree che, attraverso i movimenti della crosta terrestre e il successivo sollevamento tettonico, possono contribuire alla formazione delle montagne.
ANELLIDI:
Gli anellidi sono vermi marini. Tra questi ci sono i serpulidi, che vivono dentro un tubo duro fatto di calcare, e i sabellidi, che vivono in un tubo più morbido. Entrambi hanno una specie di “ventaglio di tentacoli” che usano per nutrirsi.
Serpulidi
Sabellidi
BRIOZOI:
I briozoi sono piccoli animali che vivono in colonie, cioè in grandi gruppi. Alcune colonie hanno una forma ramificata. Si nutrono filtrando l’acqua.
CNIDARI:
I cnidari comprendono i coralli, come Cladocora caespitosa. Formano colonie e sono caratterizzati da uno scheletro duro e calcareo. Al loro interno vivono piccole alghe che, facendo la fotosintesi, aiutano il corallo a vivere e contribuiscono anche a dare allo stesso un colore.
PORIFERI:
I poriferi più comunemente noti come spugne, hanno tantissimi piccoli pori, cioè dei buchi. L’acqua entra dai pori, la spugna prende il cibo che si trova nell’acqua e poi la fa uscire da un’apertura più grande chiamata osculo.
calcareo
porsa: significa che è ricoperta di pori(buchi)
NB: grazie a questa sua caratteristica la spugna è in grado far entrare l'acqua della quale si nutre e poi espellerla dal buco superiore
MOLLUSCHI BIVALVI:
I molluschi bivalvi, come cozze, ostriche e vongole, hanno una conchiglia formata da due valve. Filtrano l’acqua per prendere il cibo, ma con esso assorbono anche numerosi inquinanti e metalli pesanti.
Le cozze si attaccano alle rocce con un filamento chiamato bisso, mentre le ostriche possono attaccarsi alle rocce cementando una delle loro valve alla roccia stessa. Ci sono intere scogliere costruite grazie a strati sovrapposti di valve delle ostriche.
Cozze:
2 valve :da una etra l'acqua e dall'altra esce
per attaccarsi alle superfici espellono un filamento chiamato bisso
Ostriche:
per attaccarsi alle superfici cementificano una delle due valve
Vongole:
guscio calcareo
la vongola è predata da un mollusco gasteropode (cammina sulla conchiglia) che è in grado di bucare la conchiglia
GASTEROPODI:
Il murice è una lumaca di mare predatrice. Riesce a perforare la conchiglia dei bivalvi come le vongole e a mangiarle. Se schiacciato, il murice rilascia un tipico color porpora. Si riproduce creando dei sacchetti (che assomigliano a delle spugne) dentro cui depone le uova. Le patelle costruiscono la propria conchiglia su una porzione di scoglio, che abbandonano per andare a cibarsi. Crescono e tornano sempre nella stessa porzione di scoglio. La conchiglia aderisce perfettamente alla roccia e questo permette loro di chiudersi ermeticamente quando il livello del mare si abbassa, mantenendo al loro interno l’umidità necessaria alla loro sopravvivenza.
ECHINODERMI:
Gli echinodermi (come la stella marina serpentina) hanno una “pelle spinosa” e una struttura spesso organizzata seguendo una simmetria pentaraggiata.
DATTERI DI MARE:
Il dattero di mare è un mollusco che scava dei buchi nelle rocce calcaree.
In Italia è vietato raccoglierlo, perché per farlo si distruggono le rocce e l’ambiente in cui vivono molti altri organismi.
ALGHE
Alcune, come le alghe rosse coralline, producono e accumulano carbonato di calcio, costruendosi delle strutture esterne calcaree protettive.
1ª Causa: La plastica nel mare
Questo materiale non si decompone mai, ma si frammenta in pezzi sempre più piccoli (chiamati microplastiche). Inoltre, la plastica si comporta come una spugna: assorbe le sostanze inquinanti presenti nell’ambiente e le rilascia all’interno degli organismi che la ingeriscono.
Che cosa comporta?
Quando gli animali assumono queste sostanze tossiche, subiscono conseguenze molto gravi, tra cui:
Infertilità e problemi all'apparato riproduttivo.
Squilibri ormonali e danni allo sviluppo.
Danni agli organi interni e blocco dell'apparato digerente
2ª Causa: Il riscaldamento dell'acqua
L'aumento delle temperature marine ha effetti diversi a seconda del tipo di organismo:
Organismi mobili (es. pesci): Possono migrare verso zone del mare più fredde. Di conseguenza, le comunità costiere che vivono di pesca perdono la loro principale fonte di cibo e di reddito.
Organismi sessili (es. coralli): Poiché non possono muoversi, subiscono lo stress termico. Le alghe simbiotiche che vivono nei coralli iniziano a produrre sostanze nocive e vengono espulse. Questo provoca lo sbiancamento del corallo, che porta alla morte dell'organismo e al collasso dell'intero ecosistema circostante.
3ª Causa: L'acidificazione degli oceani
L'anidride carbonica (CO2) presente nell'atmosfera si scioglie in mare, modificando il pH dell'acqua e rendendolo più acido.
Che cosa comporta?
L'acidità ostacola la vita degli organismi costruttori (quelli dotati di guscio o scheletro calcareo, come i molluschi e i coralli):
Hanno molta più difficoltà a sintetizzare il calcare.
Le loro strutture diventano deboli e fragili.
Diventano estremamente vulnerabili ai predatori.
PICCOLO DIZIONARIO NAUTICO
In questo piccolo dizionario abbiamo raccolto qualche termine base ma importante per navigare in barca a vela
Orzare: significa avvicinare la prua della barca a vela verso la direzione del vento, quindi, esempio, se abbiamo il vento che arriva da sinistra e dobbiamo avvicinarci ad esso orziamo, avvicinando così la prua. Di solito questa manovra si mette in atto quando vogliamo portare la barca in un’andatura di bolina, e, se vogliamo, a virare.
Poggiare: è quando si allontana la prua dalla direzione del vento, solitamente si usa per portare la barca in un’andatura più larga o perfino in poppa.
Cazzare: significa “tirare” la corda che tiene la vela per portarla più vicina al centro della barca, si fa solitamente quando si vuole passare da un’andatura più larga al traverso o la bolina.
Lascare: questo termine è l’esatto contrario di cazzare, quindi significa che si “molla” la corda che tiene la vela per lasciarla allontanare dal centro della barca. Si fa quando si vuole andare con un’andatura più larga o di poppa.
Prua: è la parte davanti della barca, dove si trovano, per esempio, l’ancora, il fiocco o il genoa, che sono due vele che stanno a prua.
Poppa: la poppa è invece la parte dietro della barca, dove si trovano, per esempio, il timone e il pozzetto. *pozzetto= zona solitamente un po più bassa rispetto al resto della barca in cui è possibile trovare il timone e anche un tavolino per mangiare.
Dritta: è la destra della barca, chiamata così perché più semplice da dire ma soprattutto da sentire, così che non si confonda magari con la sinistra.
Randa: è la vela che sta a poppa della barca.
Fiocco: vela che sta a prua, ma di solito montata su barche inferiori ai 10 metri viste le sue dimensioni ridotte (rispetto al genoa) rendendolo più facile da manovrare. Ma soprattutto non sbilancia esageratamente la barca, mantenendola stabile ed equilibrata.
Genoa: è sempre una vela che sta a prua e che va a poppavia, ovvero che la sua estremità più bassa va oltre l’albero verso poppa. Che può sostituire il fiocco su barche oltre i 10 metri, che grazie alle sue dimensioni nettamente superiori di quelle di un fiocco può portare la barca a velocità maggiori. Solitamente non viene montato su barche più piccole perché andrebbe a sbilanciare la barca rendendola meno stabile e sicura.