TRIBUNA LIBERA è un foglio mensile ciclostilato in proprio, a cura di militanti di diverse tradizioni del movimento dei lavoratori, di tutti i sindacati, e lavoratori senza affiliazione politica e/o sindacale di varie città che si incontrano ogni mese e si riconoscono nei seguenti punti:
1°) riconoscimento della lotta di classe;
2°) indipendenza delle organizzazioni sindacali;
3°) difesa delle conquiste e dei contratti nazionali;
4°) battaglie contro la regionalizzazione e contro le privatizzazioni;
5°) difesa e riconquista delle libertà democratiche;
6°) laicità dello Stato e della scuola pubblica;
7°) antifascismo.
TRIBUNA LIBERA non intende sostituirsi alle organizzazioni dei lavoratori, né entrare in concorrenza con esse; si pone, piuttosto, come punto di incontro di militanti che si battono per la difesa degli interessi specifici dei lavoratori e delle libertà democratiche e aiutando la mobilitazione in questo senso.
TRIBUNA LIBERA pone il problema della mancanza di un partito che porti avanti realmente una politica in favore dei lavoratori e che li rappresenti.
E’ in questo quadro che TRIBUNA LIBERA ha promosso e sostenuto campagne nazionali e internazionali, culminate, in Italia, nella presentazione di liste alle elezioni: “NO UE, Democrazia e servizi pubblici, Unità della Repubblica” (comunali di Torino, 2006); “Per l’Unità, per il divieto di licenziare” (comunali di Torino, 2011); “Abrogazione: job’s act, “buona” scuola, privatizzazioni, trattati UE, riforma Costituzionale” (comunali Torino, 2016). Da quest’ultima lista è scaturito il “Movimento Politico per l’ Abrogazione” (MPA).
Sempre nel 2016, una delegazione di TRIBUNA LIBERA e dell’ MPA ha partecipato a Mumbai alla “Conferenza Mondiale contro la guerra, lo sfruttamento e il lavoro precario”, al termine della quale si è costituito il “Comitato Operaio Internazionale contro la guerra e lo sfruttamento per l’Internazionale operaia” (COI).
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E’ nel febbraio 2000, al ritorno dalla Conferenza Mondiale di San
Francisco per la difesa dell’indipendenza dei sindacati e delle libertà democratiche, che un gruppo di lavoratori di Torino decide di promuovere un nuovo giornale. C’era all’epoca il governo D’Alema, succeduto a Prodi. I lavoratori si trovavano confrontati ad un problema ogni giorno più sconcertante: i partiti storici del movimento operaio portavano avanti un programma di attacchi tipico dell’altra parte politica, la destra. Ma pur disorientati e colpiti, non
rinunciavano a battersi, a reagire, ad organizzarsi. Proprio in quei giorni il mondo della scuola scioperava in massa contro il “concorsone” del ministro Berlinguer, facendo risalire dal basso l’unità che i dirigenti sindacali avevano rimesso in causa firmando un accordo e ottenendo il ritiro del provvedimento e addirittura le dimissioni del ministro.
Tribuna Libera veniva dunque lanciata per aprire la discussione su questi problemi, sulla rappresentazione politica dei lavoratori, sulla questione dell’indipendenza dei sindacati, sulle responsabilità della situazione nella quale ci si trovava, sul legame di questa situazione con le direttive dell’Unione Europea. Un giornale per discutere, dunque, ma una discussione non fine a se stessa, ma orientata ad agire, a raggrupparsi e confrontarsi sulle lotte, su come affrontare gli ostacoli, che spesso
arrivavano dai vertici delle organizzazioni che si richiamano ai lavoratori. Senza mai saltare un mese, Tribuna Libera ha cercato per
vent’anni di seguire questa strada. Ripercorrere questo cammino vuol dire ritornare su un percorso che ha visto gli attacchi e gli ostacoli
moltiplicarsi, ma anche la resistenza e le mobilitazioni. Vuol dire ritornare sulle discussioni che abbiamo aperto (anche con le liste alle elezioni di Torino), sulla questione di chi rappresenta politicamente i lavoratori e sulle lotte che abbiamo condotto, spesso con altri, sempre per l’unità in difesa delle conquiste della classe operaia e della democrazia.
Infine, vuol dire ritornare a
quell’internazionalismo dal quale siamo partiti e al quale siamo
sempre rimasti legati. Da Torino, Tribuna Libera ha stabilito dialoghi e contatti in diverse città. Vista la situazione che viviamo, siamo pronti a ripartire. Le nostre colonne sono più aperte che mai.
La redazione