In questa sezione potete trovare tutti gli articoli riguardanti le manifestazioni, gli eventi e le attività che si svolgono nel nostro Istituto.
Buona lettura!
Faccia a faccia tra gli aspiranti cronisti della Corradini e il primo cittadino tra quartieri, rifiuti, edilizia scolastica. Sulla toponomastica: «Più strade dedicate alle donne»
Non capita tutti i giorni di incontrare un sindaco e di avere l’opportunità di conoscerlo e di intervistarlo proprio nei corridoi della scuola. Un sogno diventato realtà per gli aspiranti cronisti del giornale online ‘Il Gabbiano’ della scuola secondaria di primo grado Corradini di Latina che, grazie ad una collaborazione con Latina Oggi e al supporto delle docenti referenti dell’iniziativa Elisa Mariani e Giulia Mattei, hanno imparato i segreti del mestiere e li hanno applicati nella loro prima intervista al primo cittadino del capoluogo. Matilde Celentano, che ringraziamo per la disponibilità dimostrata, è stata ospite speciale della web radio della scuola, diretta dalla dirigente Roberta Venditti, nell’ambito di un progetto che unisce passione, informazione e cittadinanza attiva. Una bellissima occasione per noi media di formare i cronisti di domani e metterli a stretto contatto con la realtà dell'informazione locale e per il sindaco di interfacciarsi con la curiosità, i dubbi e i punti di vista dei ragazzi di oggi.
La toponomastica di molti quartieri ci sembra troppo banale. Perché non si pensa a cambiarla e cosa ne pensa di intitolare vie e piazze a persone che hanno lottato per i diritti umani, come Nelson Mandela o Martin Luther King, oppure a ragazze vittime di femminicidio (come Giulia Tramontano), per sensibilizzare i cittadini su questi temi?
La toponomastica è molto importante perché permette di capire meglio le relazioni tra l'uomo e il territorio e la diffusione di lingue e culture, e perché conserva tracce e memoria della storia attraverso figure di riferimento. Luoghi intitolati a persone che hanno lottato per i diritti umani e alle vittime di femminicidio non mancano nella nostra città: ad esempio viale Kennedy e la rotonda Rossella Angelico. Possiamo pensare ad altre intitolazioni, nelle nuove zone di espansione edilizia, utili a sensibilizzare i cittadini su questi temi. Eviterei cambi di intitolazione perché comportano un costo per i resiti che devono cambiare i documenti. Ho preso l’impegno, come Sindaco, di individuare zone senza toponimi da intitolare alla memoria di donne che si sono distinte nel campo della scienza, delle arti, della medicina, della letteratura… In Italia, e anche nella nostra città, strade e piazze intitolate alle donne rappresentano una bassissima percentuale. Dobbiamo invertire questa tendenza.
Per noi ragazzi gli spazi pubblici sono pochi. Ha qualche proposta per aumentare le possibilità di intrattenimento e aggregazione in città, soprattutto per i giovani?
Abbiamo un progetto, già finanziato, per la realizzazione di un hub dedicato all'autoimprenditorialità giovanile ed è rivolto a ragazzi di età inferiore ai 35 anni. Lo spazio individuato favorirà il coworking, l’organizzazione di eventi e iniziative per stimolare la creatività e l'innovazione e per mettere in connessione pubblico e privato. Questo spazio sarà allestito in uno stabile di viale Kennedy di proprietà del Comune e si chiamerà “Spazio Idea Kennedy –Dove nascono le idee del futuro”. Questo progetto rappresenta un esempio concreto di rigenerazione urbana e inclusione sociale, in cui il pubblico e il privato si uniscono per generare opportunità.
La raccolta differenziata porta a porta, secondo molti cittadini, non sta funzionando bene. La città continua a essere sporca e i rifiuti sono spesso visibili per strada. Quali ritiene siano le cause principali? Ha in programma dei progetti per migliorare questa situazione?
Il sistema di raccolta dei rifiuti urbani è in fase di riorganizzazione. Una riorganizzazione necessaria a superare le criticità. Il sistema dei mastelli funziona bene nelle aree a bassa densità abitativa, mentre a ridosso di grandi condomini o delle zone caratterizzate da alta concentrazione di attività commerciali risulta inadeguato. Per questa ragione, nel prossimo futuro e parallelamente al potenziamento di altri servizi di igiene urbana, come lo spazzamento delle strade, saranno collocati dei cassonetti intelligenti, dotati di tessera magnetica, in modo da superare la presenza dei mastelli sui marciapiedi. Occorre però la collaborazione di tutti i cittadini e il rispetto delle regole, sempre e comunque.
Il Parco Falcone-Borsellino di Latina è in fase di ricostruzione da febbraio 2024. Sa dirci quando è prevista una riapertura definitiva, in modo che possano essere davvero usufruiti dai cittadini?
I lavori al parco Falcone- Borsellino, oggetto di completo rifacimento con progetto finanziato con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, saranno completati, secondo l’ultimo crono programma, a dicembre di quest’anno. Il parco sarà arricchito con nuovi percorsi pedonali e ciclabili, aree verdi, zone attrezzate per attività culturali e sportive, aree ludiche, quattro punti ristoro e una pista di pattinaggio completamente riqualificata. Sarà bellissimo, eco-sostenibile, con tanto di essenze arboree e floreali, in grado di attrarre e nutrire farfalle e altri insetti impollinatori .
C’è una parte della città che personalmente non le piace? Se sì, cosa farebbe per migliorarla?
Ogni angolo della nostra città racconta il vissuto. Non ci sono zone da ritenersi di serie A o di serie B e la bellezza è un concetto complesso, che non può prescindere da esigenze di riqualificazione. Ci sono progetti da realizzare ed altri in corso da portare a termine, che attraversano diversi quartieri, incentrati su interventi di rigenerazione urbana, opere pubbliche e nuovi servizi, che puntano al miglioramento della qualità della vita degli abitanti. Penso al restyling del Nicolosi e al progetto a Gonfie Vele, in collaborazione con l’Ater per altro già attiva con l’apertura di cantieri nella zona di Villaggio Trieste, che a breve restituiranno alla nostra città la bellezza originaria dei quartieri in un’ottica contemporanea in grado di assolvere alle nuove esigenze abitative e di inclusione sociale.
Latina è la seconda città del Lazio. Pensa che sarebbe utile e gratificante realizzare grandi cinema interattivi o moderni centri di intrattenimento? Secondo lei, potrebbero attirare più visitatori e aumentare l’interesse verso la città?
Solitamente questo tipo di investimenti vengono valutati dal privato attraverso indagini di mercato. Al momento non risultano al Comune istanze di questo tipo. L’amministrazione comunale è aperta alle iniziative imprenditoriali e a favorirle, sempre nel rispetto delle normative vigenti.
Frequentiamo la scuola media e notiamo che molte strutture scolastiche sono vecchie e poco curate, compresa la nostra. Perché non vengono svolti più spesso lavori di manutenzione? Spesso si dà la colpa ai dirigenti scolastici: è davvero così? Perché non si provvede a sostituire gli arredi e le attrezzature più datate?
La manutenzione degli edifici scolastici è una delle priorità dell’amministrazione comunale che interviene sia da un punto di vista operativo sia da un punto di vista finanziario, impegnando consistenti somme. Il Comune di Latina è proprietario di quasi 80 plessi scolastici, un patrimonio immenso. E’ evidente che non è possibile rinnovare tutto in un solo colpo e si procede intervenendo prima laddove l’esigenza è più impellente. Da Sindaco, e anche personalmente, ho un ottimo rapporto con i dirigenti scolastici. Non mi risultano attribuzioni di colpe nei loro confronti .
Noi giovani di Latina sentiamo il bisogno di uno spazio culturale, un luogo dove si possano organizzare eventi, incontri, attività e occasioni per ritrovarci e stare insieme. Pensa che in un futuro prossimo l’amministrazione comunale potrà realizzare qualcosa di simile?
La domanda è simile alla seconda, a cui ho già risposto indicando ‘Spazio Idea Kennedy’. Aggiungo che nei progetti di rigenerazione urbana sono presenti spazi polifunzionali, che le scuole sono dotate di aule magne che potrebbero essere utilizzate a tali scopi. Inoltre, que st’anno sono stati ultimati i lavori all’ex Garage Ruspi. Si tratta di un edificio storico che abbiamo dato in concessione all’università che lo destinerà agli studenti e che il Comune potrà disporre della struttura per eventi sulla base di un calendario condiviso.
Molti personaggi importanti sono originari di Latina, come il cantante Tiziano Ferro, Calcutta o la scienziata Barbara Ensoli. Non pensa che sarebbe interessante valorizzarli di più, magari attraverso eventi, mostre, o iniziative dedicate a loro, rendendoli punti di riferimento culturali per la città?
E’ certamente una buona idea. Il Comune, però, non può fare tutto da solo. Per questa ragione, in occasione delle programmazioni degli eventi per le festività natalizie ed estive, viene pubblicato un avviso per manifestazioni di interesse a cui operatori culturali rispondono con una propria proposta. Speriamo che questa idea si trasformi in un progetto fattibile.
Attualmente a Latina sono presenti solo tre facoltà universitarie, come sedi distaccate della Sapienza. Non crede che sarebbe utile aprire nuove facoltà in settori molto richiesti come Psicologia o Giurisprudenza, o Agraria che ci coinvolge da vicino per il nostro particolare territorio e che è in corso d’attuazione? Quando sarà avviata?
Abbiamo messo a disposizione della Sapienza Università di Roma, oltre all’ex Garage Ruspi, anche l’ex Banca d’Italia allo scopo di un potenziamento dell’offerta di studi. Al contempo, ci stiamo interfacciando con lo stesso Ateneo, affinché si organizzino corsi universitari aderenti all’offerta di lavoro del nostro territorio. Si tratta di un obiettivo largamente condiviso con Sapienza. In quanto ai tempi, spero che ciò avvenga al più presto.
La città sta affrontando molte sfide, come la riqualificazione del quartiere Q4.Secondo lei, la cittadinanza può dare un contributo attivo, sia a livello finanziario sia umano, per sostenere questi cambiamenti e sentirsi parte di una comunità viva e partecipativa?
I principi di partecipazione e condivisione sono alla base della collaborazione tra cittadini e istituzioni e valgono in ogni ambito. Sono certa che la nuova visione che il progetto a Gonfie Vele darà al quartiere Q4, con l’abbattimento dell’ex Icos, possa sollecitare e sviluppare nuove forme di collaborazione rendendo gli abitanti della zona protagonisti del cambiamento.
Tra sette anni si celebrerà il centenario della città di Latina. Sta già pensando a un modo per festeggiare questa importante ricorrenza, o ha in mente un “regalo” simbolico o concreto alla città, magari valorizzando il fascino delle sue architetture razionaliste o rilanciandone l’identità?
Il centenario di Latina sarà un percorso culturale destinato a durare nel tempo. Sono già in atto una serie di step per preparare la città al 2032. A dicembre 2024, non a caso, abbiamo organizzato il Festival dell’Architettura del ‘900, un inedito del settore, e a maggio 2025 abbiamo organizzato lo Stori@Fest, con lo svolgimento di circa 40 eventi culturali. L’occasione del centenario, grazie allo stanziamento di fondi statali, ci darà la possibilità di realizzare un’offerta turistico-culturale duratura. Il programma dettagliato dei festeggiamenti sarà a cura della Fondazione 2032, all’interno della quale sarà rappresentato anche il Comune. Un regalo? Sarà una sorpresa. L’architettura razionalista è, comunque, uno dei caratteri identitari della nostra città e sicuramente nella programmazione del centenario avrà uno spazio importante.
L’autismo: un mondo ancora da scoprire
Il percorso di consapevolezza proposto dalla Frezzotti Corradini
“Autismo”: una parola che può suonare familiare a molti, ma quanti sanno davvero cosa significa? Per cercare di capirlo, la nostra redazione ha partecipato a laboratori e interviste, grazie al convegno “Percorso di consapevolezza autismo. Voci dalla Neurodiversità. Oltre gli stereotipi”, organizzato dalla Fondazione Irene Ets e dal gruppo di lavoro per l’Inclusione dell’ IC Frezzotti-Corradini. È stato un percorso arricchente, che ci ha permesso di conoscere da vicino una realtà spesso fraintesa.
L’autismo non può essere spiegato in poche parole, ma può essere descritto come un modo di guardare il mondo, anche se si pensa che siano "strani", che non parlino o che non siano all’altezza di una persona normale. Le persone autistiche sentono tutto il mondo in modo amplificato, le sensazioni, i suoni e persino le emozioni, infatti preferiscono svolgere le stesse azioni quotidianamente perché gli trasmette sicurezza, come per esempio andare negli stessi posti ogni giorno oppure mangiare sempre lo stesso cibo. Esistono diverse forme di autismo, ognuna con caratteristiche uniche. Tra queste, c’è l’autismo ad alto funzionamento, dove sono presenti capacità cognitive molto sviluppate insieme a tratti dello spettro autistico. Durante il convegno abbiamo avuto la possibilità di intervistare Fabrizio Acanfora, attivista autistico, autore di diversi interventi sull’inclusione e membro del Comitato Scientifico della Fondazione Irene ETS. Inizialmente ci ha parlato un pò della sua vita raccontandoci che quando ha ricevuto la diagnosi in età adulta, si è liberato di un peso, in quanto, durante il periodo dell’adolescenza, si sentiva fuori posto e strano rispetto agli altri. Subito dopo ricevuta la diagnosi ci ha raccontato che ha iniziato a studiare riguardo l’argomento e lentamente si è aperto con i suoi familiari e amici. Dopo gli abbiamo chiesto di parlarci del simbolo del “puzzle” per riferirsi all’autismo, e lui si è dichiarato contrario perché sembra che manchi qualcosa alla persona, mentre il simbolo migliore è quello dell' “infinito arcobaleno”, che rappresenta l’enorme varietà e complessità dell’autismo. Dopo gli abbiamo chiesto di spiegarci come noi persone non autistiche potremmo aiutarli e lui ha ribattuto subito dicendoci che non c’è bisogno di aiutare, ma di includere tutti in ogni ambito e anche di far parlare di più le persone autistiche, trovare un confronto con loro è importantissimo. In ambito lavorativo, Acanfora ci ha fatto riflettere su quanto spesso l’inclusione sia ancora lontana. La diversità va compresa e rispettata, non solo tollerata. E a scuola? L’inclusione vera, ci dice, nasce quando si capisce che ognuno impara in modo diverso. Solo allora la scuola diventa davvero un luogo per tutti. Come ultima domanda gli abbiamo chiesto cosa consiglierebbe ad un ragazzo autistico che si sente fuori posto e non accettato dalla società, e lui pensandoci un attimo ci ha risposto che può capitare a tutti di sentirsi fuori posto, che è una sensazione normale e che il modo migliore per superare questa sensazione è quello di trovarsi in un ambiente non giudicante, senza pregiudizi. In conclusione possiamo ribadire che l'autismo non è una singola realtà, ma un intero mondo completamente inesplorato, e che nella diversità, come ci ha insegnato Acanfora, siamo tutti uguali.
Acanfora e l’autismo:
«Non siamo enigmi» -
il dialogo con l’esperto
C'è un mondo che sente i colori più vividi, i rumori più acuti, le emozioni più intense. Un mondo dove la ripetizione non è rigidità, ma sicurezza. Dove il silenzio a volte parla più delle parole. È il mondo dell’autismo, ancora troppo spesso frainteso e raccontato attraverso stereotipi. Le persone con autismosentono tutto il mondo in modo amplificato, le sensazioni, i suoni e persino le emozioni, infatti preferiscono svolgere le stesse azioni quotidianamente perché gli trasmette sicurezza, come per esempio andare negli stessi posti ogni giorno oppure mangiare sempre lo stesso cibo. Esistono varie forme di autismo, quindi queste caratteristiche possono cambiare da persona a persona. A svelarcene le sfumature è Fabrizio Acanfora, scrittore e attivista autistico: "La mia diagnosi a 39 anni è stata una liberazione - confida - finalmente ho capito perché mi sentivo sempre come un extraterrestre tra gli umani". Una metafora potente che ribalta il pregiudizio: forse il problema non è nell'autismo, ma in una società che fatica ad accettare modi diversi di esistere. L'infinito arcobaleno sostituisce il tradizionale puzzle come simbolo: "Non siamo enigmi da risolvere - spiega Acanfora - ma espressioni di una neurodiversità ricca e variegata". La vera inclusione? "Non consiste nell'aiutare, ma nel rimuovere barriere fisiche e culturali". Nelle scuole come nei luoghi di lavoro, serve una rivoluzione copernicana: non chiedere alle persone autistiche di adattarsi al mondo, ma rendere il mondo capace di accoglierle. Perché come ricorda Acanfora: "La normalità è solo una convenzione statistica, non un valore assoluto". Gli abbiamo chiesto cosa consiglierebbe ad un ragazzo autistico che si sente fuori posto e non accettato dalla società, e lui ci ha spiegato che può capitare di sentirsi fuori posto e che il modo migliore per superare questa sensazione è quello di trovarsi in un ambiente non giudicante, senza pregiudizi.
Gli Steam Power, vincitori in Sudafrica: l'iniziativa che costruisce progetti, futuro e relazioni tra scuola e territorio
Dietro una maglietta colorata e un robot programmato con passione, si nascondono sogni, emozioni e tanta voglia di imparare. Abbiamo intervistato Francesca Tufli, una ragazza che partecipa al corso della Frist Lego Legue dell’istituto Frezzotti Corradini, che ci ha raccontato con entusiasmo cosa significa far parte di questa avventura speciale. Tra gare, viaggi, amicizie e tante scoperte, ci hanno aperto il cuore, spiegandoci com’è davvero la vita “dietro le quinte” di una squadra così unita.
Cosa ti ha spinto a intraprendere questo corso?
Ho deciso di intraprendere questo corso perché sin da piccola ho sempre amato la scoperta e sono sempre stata una ragazza curiosa. Grazie a questo corso sono riuscita ad ampliare le mie conoscenze."
Quali sensazioni ti ha suscitato? Ti sei sentita a tuo agio?
Mi sono sentita a mio agio fin da subito, perché tutti sono stati super accoglienti, nonostante fossi anche più piccola e meno esperta. Per questo, per me, la squadra è diventata come una seconda famiglia.
Da questa esperienza hai imparato qualcosa di nuovo?
Sono sicura che ho imparato tante cose nuove. Viaggiando senza i miei genitori, sono stata più responsabile e attenta. Stando lì ho anche migliorato il mio inglese conoscendo anche nuove persone.
Ti sei sentita pronta per questa esperienza?
Sì, sin dall’inizio ho sempre pensato di essere pronta e sono sempre stata entusiasta di aver avuto questa possibilità
Come avete dimostrato il vostro potenziale?
Il nostro potenziale è stato mostrato nella robotica, ma anche nel progetto scientifico. Soprattutto, quello che ci ha reso unici è stata la nostra unione come squadra. Grazie a questo siamo riusciti a coinvolgere molte persone, anche i giudici, con il nostro entusiasmo!
Come avete affrontato le sfide a Genova e Roma?
La sfida a Roma è stata la mia prima esperienza: c’erano solo 10 squadre, però è stata dura. Alla fine abbiamo vinto. Genova è stata un’esperienza fantastica. Solo quattro squadre potevano vincere, quindi l’ansia era tanta. Però, come sempre, siamo stati fortissimi! Abbiamo fatto una bellissima impressione ai giudici, anche grazie al discorso di Viola, che ha rappresentato perfettamente l’unione della squadra. Onestamente me lo aspettavo che saremmo passati, ma ero comunque agitatissima fino al momento delle premiazioni!" Anche altri hanno voluto parlare un po’ del loro percorso come ad esempio Mattia Parlapiano: «Abbiamo avuto il privilegio di poter dare voce al nostro progetto e alle nostre idee confrontandoci con altre nazioni, abbiamo vissuto con loro, gioito con loro, ballato con loro ed è proprio attraverso lo scambio con le loro culture che ho capito qual’e il vero regalo di tutta questa esperienza: aver fatto parte di questo splendido mondo che è la First Lego League. Questo progetto non racchiude solo scienza e robotica, ma abbraccia tanti aspetti che aiutano i ragazzi a scoprire loro stessi attraverso il lavoro di squadra. Ho imparato che i miei bisogni passano in secondo piano rispetto a quelli degli altri. Ringrazio i miei coach per aver creduto in me dandomi la possibilità di vivere questa esperienza e la mia squadra perché ognuno di loro ha dato il meglio di sé per far sì che quel riconoscimento arrivasse nelle nostre mani. Abbiamo lavorato sodo e abbiamo portato con onore la bandiera dell’Italia, siamo partiti emozionati e inconsapevoli e siamo tornati pieni di speranze e di voglia di fare,pronti per altre meravigliose avventure»
“L'indifferenza è più colpevole della violenza stessa. È l'apatia morale di chi si volta dall'altra parte: succede anche oggi verso il razzismo e altri orrori del mondo. La memoria vale proprio come vaccino contro l'indifferenza.”
“In memoria dei miei genitori e nonni che hanno sopportato l'ingiustizia dell'esodo e vissuto la triste esperienza del campo profughi, abbandonando la loro città, l'isola dell'Istria, per rimanere liberi e continuare ad essere italiani.”
Non penso ci siano molte spiegazioni da dare a queste due citazioni, che descrivono da sole l'orrore sopportato in due contesti e periodi diversi. A questo punto, vi chiederete giustamente a cosa si riferiscano… Ve lo spiego io.
La prima è della senatrice Liliana Segre ed è stata pronunciata in occasione della Giornata della Memoria, celebrata il 27 gennaio. La seconda, invece, è stata scritta da Marisa Colomban, testimone dell'esodo italiano dopo la Seconda guerra mondiale, quando l'Italia perse tutti i suoi territori istriani e dalmati. Queste parole racchiudono il significato della Giornata del Ricordo, che si celebra il 10 febbraio.
Per comprendere meglio le tragedie di questi due eventi storici, il Comune di Latina ha organizzato il Viaggio della Memoria e quello del Ricordo, destinati agli studenti più meritevoli delle classi terze di ogni scuola secondaria di primo grado del Comune. L'obiettivo di questi viaggi è sensibilizzare i ragazzi sugli orrori del passato per evitare che si ripetano in futuro, poiché niente di ciò che viene scritto sui libri può trasmettere le stesse emozioni che si provano di fronte ai luoghi della storia.
Il Viaggio della Memoria si è svolto nel mese di gennaio e ha portato gli studenti a Berlino, dove hanno visitato questa magnifica città e commemorato la tragedia della Shoah. Si sono recati al campo di concentramento di Sachsenhausen e in altri luoghi simbolo dell'Olocausto, esplorando gli ambienti delle torture e dei soprusi subiti dagli ebrei, considerati una "razza inferiore". Tra le atrocità ricordate, vi sono le camere a gas, le iniezioni letali al cuore, gli esperimenti scientifici su bambini e le impiccagioni con i ganci da macellaio.
Il Viaggio del Ricordo, invece, si è tenuto nel mese di febbraio e ha condotto i ragazzi a Trieste, città che celebra il 75° anniversario della sua annessione all'Italia. Hanno visitato il Carso, teatro di aspri combattimenti durante la guerra, e i resti di un ospedale di fortuna. Sono poi giunti alla Risiera di San Sabba, luogo di raccolta e smistamento dei prigionieri, dove si decideva chi dovesse essere giustiziato e chi deportato nei lager. Nei giorni successivi, gli studenti hanno partecipato alle celebrazioni della Giornata del Ricordo, dedicata alla strage perpetrata dagli jugoslavi sotto il regime comunista di Tito ai danni degli italiani. Chi non accettava di diventare jugoslavo veniva imprigionato, torturato e, in molti casi, gettato ancora vivo nelle foibe, cavità carsiche profonde centinaia di metri, dove moriva per fame, freddo o annegamento.
Il viaggio ha incluso anche la visita alla città di Fiume, che fu divisa tra Italia e Jugoslavia, e a Zara, dove la popolazione italiana fu sterminata con uccisioni in mare. Molti italiani furono costretti all'esodo per sfuggire alla persecuzione e trovarono rifugio in Italia nei centri di raccolta profughi. I loro beni vennero accatastati nei magazzini, tra cui il famoso Magazzino 26, luogo simbolico del dramma dell'esilio. Entrambi i siti sono stati tappe fondamentali del viaggio e testimoniano la speranza e il sacrificio di chi voleva rimanere italiano e vivere serenamente.
Questi viaggi hanno rappresentato un'importante opportunità per osservare da vicino il passato e comprendere meglio il presente. Sono stati un modo per rendere omaggio agli sforzi dei nostri antenati nella lotta per la libertà, come ricorda la targa della Risiera di San Sabba: “Per la nostra libertà qui caddero madri, spose, sorelle. Le donne di Trieste ricordano quale monito agli immemori”.
Facciamo quindi ammenda degli errori del passato, affinché l'umanità non debba più vivere simili tragedie!
L’emozionante concerto sulla “Giornata del rispetto”: coro scolastico Frezzotti Corradini e coro Lis
Il 21 gennaio nella nostra scuola si è tenuto un concerto davvero emozionante: il concerto nella “Giornata del Rispetto".
Durante questo concerto il Coro delle medie della Frezzotti Corradini e il coro Lis, ossia il coro della scuola primaria, hanno unito canto e lingua dei segni. Noi abbiamo cantato tre canzoni mentre il coro Lis ci accompagnava con la lingua dei segni diretta dalle maestre Marilena Boschin, Anna Maria Totaro, Manuela Bulgarelli, Romina Borelli, Maria Teresa Bencich e Aurora Parcesepe e invece il coro delle medie è stato diretto dalle Professoresse Nunzia Miani e Maddalena Rucco.
Abbiamo cantato “Heal the world" di Michael Jackson,
"Pensa" di Fabrizio Moro e “Così celeste" di Zucchero; inoltre tre coristi hanno recitato un monologo sul rispetto e sulla gentilezza, scritto dalla Professoressa Miani. Nella canzone “Heal the world" i bambini della scuola primaria ci hanno accompagnato per tutto il pezzo, hanno fatto la stessa cosa per "Pensa" e invece nella canzone “Così Celeste” ci hanno accompagnato solo nel ritornello. La Giornata del Rispetto è stata istituita in ricordo di un ragazzo di colore che è stato ucciso perché difese un amico. Ancora oggi purtroppo il rispetto e l’accettazione di chi è diverso da noi non sono scontati. La Giornata del Rispetto è un'iniziativa che promuove la sensibilizzazione verso il rispetto reciproco, l'inclusione e la non violenza. Può essere celebrata in vari contesti, come nelle scuole o nelle comunità, per sensibilizzare le persone sull'importanza di trattarsi con tolleranza e gentilezza, indipendentemente dalle differenze culturali, etniche, religiose o di altro tipo. Inoltre, è anche un'opportunità per educare le nuove generazioni a praticare il rispetto come valore fondamentale nelle relazioni interpersonali, sia nella vita quotidiana che nel mondo digitale, dove il bullismo e la discriminazione sono fenomeni ancora molto presenti.
Dieci buoni motivi per scegliere l’IC Frezzotti Corradini
Cari ragazzi delle quinte, alla fine di questo anno scolastico dovrete intraprendere un nuovo percorso e per farlo dovrete fare una scelta importante: scegliere la scuola che più è adatta a voi per le medie.
Ora vi diremo 10 motivi per cui potrete prendere in considerazione di scegliere la nostra scuola: l’ IC Frezzotti Corradini
1. Si fa il progetto DADA, e voi direte cos’è?
Sostanzialmente consiste in spostamenti da una classe all’ altra ogni ora, e ogni 2 ore si va all’ armadietto e si prendono i libri per le 2 ore successive. Questo secondo molti alunni fa passare più in fretta la giornata, perché non stando 6 ore consecutive seduti su una sedia sono più rilassati.
2. La scuola all’ interno è molto colorata e bella da vedere e la cosa che sicuramente salta più all’ occhio sono gli armadietti dai colori sgargianti.
Ma anche le porte delle aule non sono da meno, infatti ogni classe è dedicata ad un personaggio illustre a seconda della materia che si svolge all’ interno.
3. Ci sono dei particolari da sapere quando si fa l’ iscrizione, infatti, si può scegliere tra diversi indirizzi ad esempio: indirizzo sportivo, potenziato di inglese oppure l’ ordinario.
4. I numerosi corsi pomeridiani sono accessibili solo alle seconde ma da quest'anno alcuni di questi saranno accessibili anche alle prime vi consigliamo di vedere il sito della scuola per trovare informazioni in merito a questo.
5. Il personale scolastico è molto preparato e disponibile. Sicuramente verrete accolti e formati al meglio.
6. Le moderne risorse tecnologiche; la nostra scuola possiede microscopi, un'aula informatica con pc funzionanti ed aggiornati, ed un'aula immersiva collocata all'interno dell’aula magna dove è possibile fare una lezione ammirando con cura l’argomento trattato, e non meno importante lo zeta space con la quale attraverso un monitor si possono osservare elementi in 3D.
7. Inoltre la scuola ha un ampio spazio esterno,dove è possibile svolgere molte attività all'aria aperta.
8.La scuola organizza progetti sportivi non solo per chi sceglie,appunto,l’ indirizzo sportivo ma per tutte le classi.
9. La scuola possiede un palestra grande e due campi da pallavolo, basket e tennis all’ esterno.
10. Gli open day permettono ai ragazzi di svolgere attività molto carine e che noi studenti organizziamo per loro e soprattutto è un’ occasione per conoscere le professoresse/ori e come noi viviamo la nostra quotidianità.
Queste erano le dieci motivazioni necessarie per conoscere in generale la scuola, noi però vi invitiamo a visitarla per capire al meglio le sue potenzialità. Vedrete che non vi pentirete. Grazie per aver letto l’ articolo speriamo che vi sia piaciuto, alla prossima.
Ansie da interrogazione? No, grazie! 5 consigli per evitarle
Ormai il primo quadrimestre è terminato e finalmente i "giochi" si sono conclusi… Insomma, il momento di scherzare è passato, adesso bisogna mettercela tutta per concludere al meglio quest’anno scolastico. Ora che il primo quadrimestre è quasi giunto al termine, pensiamo che forse qualcuno di voi non abbia fatto delle buone verifiche e interrogazioni a fine gennaio (d’altronde, a chi non è mai capitato!), magari perché non si è preparato al meglio o, più probabilmente, a causa dell’ansia. Sappiamo bene che la fine di ogni quadrimestre è il periodo più stressante per ogni studente ed è molto frequente che un blocco possa compromettere il buon esito di un compito! Beh, oggi risolveremo ogni vostro problema dando 5 consigli per evitare l’ansia durante le interrogazioni e non ripetere gli errori del primo quadrimestre!
Bere acqua e fare un bel respiro Se durante l’interrogazione vi prende un po’ di ansia, la cosa migliore è bere un po’ d’acqua e fare un bel respiro. Ricordiamoci sempre: è un’interrogazione, non una condanna a morte! Terminerà e vi sarete tolti un gran peso!
Parlarne con il prof Ogni volta che stiamo male chiediamo aiuto, ed è bene farlo anche durante un’interrogazione. Comunicare al professore il vostro disagio potrebbe migliorare la situazione. Se non volete parlarne con il docente, potete sempre confidarvi con un amico, un genitore, un fratello… Magari vi state facendo paranoie inutili!
Preparare uno schema o una presentazione Avere uno schema o preparare una presentazione con immagini e parole chiave vi aiuterà a ricordare quello che avete studiato. Basterà qualche parola significativa, non dovete ovviamente scrivere tutto o preparare un discorso d'inaugurazione! Con descrizioni veloci e concise riuscirete a ricordare meglio e, inoltre, terrete alta l'attenzione dei professori.
Ordine, precisione e soprattutto… organizzazione! Sappiamo tutti che a fine quadrimestre verifiche e interrogazioni si accavallano creando confusione. Ecco un trucco per evitare l’ansia: suddividere gli argomenti da studiare e anticipare i compiti! Per fare mappe efficaci bisogna essere ordinati e precisi: anche se avete scritto le parole chiave, uno studio confusionario non sarà efficace. Un consiglio utile è creare schemi colorati con colori che vi piacciono, in modo da attirare la vostra attenzione e rendere lo studio più piacevole!
Prendere appunti in classe Uno dei motivi principali dell’ansia da interrogazione è non aver compreso appieno l'argomento o non averlo fatto proprio. Una soluzione c’è! Prendere appunti in classe è il modo più utile per capire meglio. Spesso i libri sono pieni di nozioni e questo può portarci al blocco! Se seguiamo la lezione e prendiamo appunti, avremo già svolto metà dello studio. Attenzione: ciò non significa scrivere ogni singola parola del professore, ma appuntare concetti chiave, magari con un brain storming!
Ovviamente ogni persona è unica, per questo è importante trovare il miglior metodo di studio per sé. Tuttavia, pensiamo che questi consigli possano essere utili per affrontare l’ansia da prestazione.
Ricordate comunque di studiare per conoscere e non pensare all’interrogazione come a una tragedia, perché, in qualsiasi modo vada, il voto non definisce la persona!
Un pomeriggio diverso ogni giorno: la magia dei corsi alla Corradini
Alla scuola Frezzotti Corradini apprendimento e divertimento non finiscono mai! Grazie ai tanti corsi pomeridiani offerti dal lunedì al venerdì, gli alunni delle classi della primaria e della secondaria hanno la possibilità di vivere esperienze uniche e creative. Tra le proposte spiccano: coro, giornalino scolastico “Il Gabbiano,” First Lego League, matematica in gioco, podcast, cantastorie, fumetto e microscopia digitale.
Coro scolastico: la magia della musica
Ogni giovedì, dalle 14:30 alle 16:00, il coro scolastico regala momenti di canto e recitazione guidati dalle professoresse Nunzia Miani e Maddalena Rucco. Quest’anno, gli alunni hanno interpretato brani emozionanti come “Heal the World”, “Così Celeste” e “Pensa”, sentendosi parte di un gruppo in continua crescita. Per i partecipanti, il coro è molto più di un’attività: è un’occasione per esprimersi liberamente, creare momenti di festa e vivere emozioni indimenticabili.
Il giornalino “Il Gabbiano”: raccontare il mondo a scuola
La redazione del giornalino scolastico si riunisce una o due volte al mese, di solito il mercoledì dalle 14:30 alle 17:00, per discutere e scrivere articoli su temi scelti insieme alle professoresse Giulia Mattei ed Elisa Mariani. Quest’anno, i giovani redattori avranno l’opportunità di visitare la redazione del quotidiano Latina Oggi, scoprendo come nascono le notizie e come si realizza una pagina di giornale.
First Lego League: robot e innovazione
Nel corso First Lego League, i ragazzi costruiscono robot, li programmano al computer e lavorano a progetti innovativi per partecipare a competizioni nazionali. Una sfida tecnologica che unisce creatività, logica e spirito di squadra.
Podcast: dare voce alle idee
Durante questo corso, che si svolge per circa un mese, gli studenti creano interviste originali a personaggi famosi, veri o immaginari, del passato e del presente.
Cantastorie: storie che uniscono
Il progetto “Cantastorie” si è tenuto dal 2 al 10 settembre e ha coinvolto cinque squadre di studenti nella creazione di racconti originali, ispirati alle proposte delle professoresse Giulia Mattei ed Elisa Mariani. Ogni giorno si votava la storia migliore, e alla fine ha trionfato il gruppo “I Coloro che Ridono”.
Matematica in gioco: imparare giocando
Ogni lunedì, dalle 14:30 alle 16:30, gli alunni scoprono la matematica in modo divertente, attraverso giochi e tornei, sotto la guida delle professoresse Cristina Campagnaro e Valeria Siciliano.
Microscopia digitale: alla scoperta del mondo invisibile
Il corso di microscopia digitale, tenuto dalle professoresse Francesca Grillini e Valeria Siciliano, si svolge il mercoledì dalle 14:30 alle 16:30. Qui gli studenti imparano a utilizzare il microscopio e gli strumenti di laboratorio per esplorare l’affascinante mondo del microscopico.
I corsi pomeridiani alla Frezzotti Corradini offrono esperienze straordinarie per divertirsi, imparare, stringere amicizie e scoprire nuove passioni. Ogni attività è un’occasione per crescere e vivere la scuola in modo unico.
Dietro le quinte: le passioni segrete delle docenti Siciliano e Bucci
Abbiamo avuto il piacere di intervistare due professoresse che, con passione e dedizione, arricchiscono il panorama educativo della nostra scuola. La professoressa Valeria Siciliano insegna matematica e scienze, mentre la professoressa Silvia Bucci è specializzata in disegno e storia dell'arte. Le loro risposte ci offrono uno sguardo unico sulle loro esperienze e visioni dell'insegnamento.
Le loro materie e il loro amore per l'insegnamento
Alla domanda su quale materia insegnassero e se piaccia loro, entrambe hanno risposto con entusiasmo. La professoressa Siciliano ha dichiarato: "Matematica e scienze, mi piace molto insegnarle." La professoressa Bucci, non meno appassionata, ha aggiunto: "Disegno e storia dell'arte, mi piacciono moltissimo."
Se non fossero insegnanti
Quando abbiamo chiesto quale carriera avrebbero intrapreso se non fossero diventate insegnanti, le risposte sono state altrettanto interessanti. La professoressa Siciliano ha confidato che svolge già la professione di agronoma oltre alla docenza, mentre la professoressa Bucci ha rivelato che probabilmente si sarebbe dedicata alla fotografia.
Percorsi di vita prima dell'insegnamento
Le loro esperienze lavorative precedenti sono state varie e arricchenti. La professoressa Siciliano ha lavorato come ricercatrice universitaria, cameriera, animatrice e ha impartito ripetizioni. La professoressa Bucci, invece, ha fatto la cameriera, l’insegnante al doposcuola, la barista e persino l’aiuto cuoco.
Perché scegliere questa scuola?
Secondo la professoressa Siciliano, "è la scuola più innovativa della città." Con un pizzico di ironia, la professoressa Bucci ha aggiunto: "Perché ci insegno io."
Preferenze e simpatie
Entrambe le professoresse sono state molto chiare nel dichiarare di non avere preferenze tra le classi o tra gli studenti. Quando abbiamo chiesto se avessero mai avuto piacere a mettere brutti voti a studenti antipatici, le risposte sono state altrettanto decise. La professoressa Siciliano ha risposto con un semplice "No," mentre la professoressa Bucci ha aggiunto: "No, lo reputo un insuccesso personale."
Momenti memorabili in classe
Alla domanda su episodi particolarmente curiosi o insoliti vissuti a scuola, la professoressa Siciliano ha raccontato che ci sono stati momenti che l'hanno colpita per l'imprevedibilità delle situazioni: "In questa scuola non ci si annoia mai, le sorprese sono sempre dietro l’angolo." La professoressa Bucci, invece, ha sorriso, affermando che non ricorda episodi particolari, ma che ogni giorno a scuola è ricco di piccoli aneddoti divertenti e stimolanti.
Curiosità e segreti personali
Abbiamo voluto indagare su come reagirebbero se la loro classe conoscesse le targhe delle loro automobili. Entrambe hanno dichiarato che la cosa non costituirebbe un problema. Sulla questione della sincerità con gli studenti, le risposte sono state diverse. La professoressa Siciliano ha ammesso candidamente: "Praticamente ogni giorno," mentre la professoressa Bucci ha dichiarato di non aver mai mentito per motivi personali.
Amori e scelte personali
Parlando di relazioni sentimentali, la professoressa Siciliano ha dichiarato di non aver mai avuto interessi per colleghi. La professoressa Bucci ha invece risposto con un secco "No." Per quanto riguarda eventuali tradimenti amorosi, le risposte sono state altrettanto nette: la professoressa Siciliano ha affermato, ma solo ironicamente: "Spesso e volentieri," mentre la professoressa Bucci ha negato fermamente.
Pensieri sul futuro
Infine, abbiamo chiesto loro se avessero mai pensato di lasciare questa scuola. La professoressa Siciliano ha ammesso: "Prima o poi sì, magari per insegnare alle superiori." La professoressa Bucci, invece, ha risposto: "Dipende."
Queste due professoresse, con i loro percorsi diversi e le loro personalità uniche, dimostrano quanto sia variegato e appassionante il mondo dell’insegnamento. Pur insegnando materie molto diverse, condividono la stessa dedizione per la crescita dei loro studenti e l’amore per il proprio lavoro.
Open Day: una giornata indimenticabile
Che noia andare a scuola anche durante il fine settimana, vero? Eppure, immaginate di farlo trascorrendo una giornata divertente e super emozionante. Alla Frezzotti Corradini, infatti, non mancano le occasioni per sorprendere i suoi futuri studenti con attività formative e coinvolgenti, pensate per mostrare le potenzialità della scuola ai bambini e alle loro famiglie. Questi eventi, comunemente noti come Open Day, meritano davvero di essere vissuti. Oggi ve ne raccontiamo uno!
All’inizio della giornata, sarete accolti dalla nostra amata preside, che darà il benvenuto a tutti gli ospiti con un caloroso augurio di trascorrere momenti speciali e sorprendenti. Subito dopo, le armoniose voci dei ragazzi del coro si alzeranno in un’esibizione di canti e recitazioni che emozionerà grandi e piccini.
Concluso il momento musicale, le nostre guide, sempre gentili e preparate, vi accompagneranno in un tour della scuola. Vi mostreranno le numerose aule, le attività che si svolgono al loro interno e i progetti che rendono unica la nostra scuola. Potreste perfino scoprire nuove passioni, come attività pomeridiane che vi ispireranno o interessi che non pensavate di avere!
Durante il percorso, incontrerete gli studenti della Frezzotti Corradini, pronti a raccontarvi le storie e le caratteristiche di ogni aula. Vi illustreranno i corsi collegati alle materie, vi mostreranno i modellini realizzati e risponderanno con piacere a ogni vostra domanda. Non siate timidi: chiedete pure tutto ciò che vi incuriosisce! Siamo qui per voi e… tranquilli, non mordiamo!
Un aspetto particolarmente innovativo della nostra scuola è il progetto D.A.D.A. (Didattica per Ambienti di Apprendimento). Siete stanchi di restare seduti nella stessa aula per ore? Con questo progetto, a ogni cambio d’ora vi sposterete in diverse classi, ognuna dedicata a una specifica materia.
E se state pensando al peso dello zaino, nessun problema! La scuola ha previsto degli armadietti personali, pensati per agevolarvi e offrirvi la possibilità di socializzare. Potrete lasciare lo zaino negli armadietti al mattino e cambiare il materiale ogni due ore. Questo sistema vi permetterà di muovervi durante la giornata, evitando la noia di stare sempre nello stesso posto.
Uno dei punti di forza della Frezzotti Corradini è l’ampia scelta di corsi e attività extra-curriculari. Eccone alcuni:
Coro: Perfetto per chi ama la musica, il canto e la recitazione.
Il Gabbiano: Ideale per chi adora scrivere e documentare eventi.
Podcast: Super creativo, adatto a chi ama intervistare, registrare notizie e dare spazio alla propria voce.
Questi sono solo alcuni esempi, ma c’è molto altro da scoprire! Ricordate: queste attività non sono riservate solo a chi è già bravo o portato, ma rappresentano un’occasione per imparare, crescere e magari migliorare in qualcosa che inizialmente vi sembrava difficile.
Non abbiate paura di provare: ogni corso potrebbe essere l’occasione per scoprire una nuova passione o stringere nuove amicizie. Dopo il tour della scuola, siamo certi che uscirete con il sorriso e penserete: “Perfetto, questa scuola fa proprio per me!”.
Quindi, preparatevi: qui alla Frezzotti Corradini, la curiosità non manca mai!
Scuole Superiori: un passaggio cruciale tra passione e futuro
La scelta delle scuole superiori è un po’ come entrare in una pizzeria: davanti all’infinito elenco delle pizze, per compiere una scelta consapevole devi valutare diversi elementi come gli ingredienti, la farcitura e la popolarità. L’unica differenza? La pizza riguarda una semplice serata, mentre la scelta della scuola superiore influenzerà ben cinque anni della tua vita. Per questo motivo è essenziale prendere una decisione ponderata, che favorisca lo studio e al tempo stesso tuteli le tue passioni.
È proprio compito dell’amministrazione scolastica delle medie aiutarci in questa scelta, fornendo una panoramica dei vari istituti superiori disponibili nella nostra provincia. Partendo da questa premessa, il nostro amato istituto Frezzotti Corradini, lo scorso 23 novembre, ha ospitato le principali scuole superiori del territorio in un evento chiamato Orientafest.
Durante questa mattinata, molte delle aule del nostro istituto si sono trasformate in spazi dedicati ai gruppi di rappresentanza di ciascuna scuola superiore. Noi studenti delle classi terze abbiamo così avuto l’opportunità di parlare direttamente con i ragazzi di ogni liceo, istituto tecnico e professionale. È stato un momento prezioso per informarci sui vari indirizzi e specializzazioni offerti dalle scuole e per comprendere meglio le opportunità che ciascun percorso può aprire per il nostro futuro.
Da parte nostra, in qualità di studenti di terza media, possiamo offrirvi alcuni consigli semplici ma fondamentali: innanzitutto, segui sempre le tue passioni senza lasciarti influenzare dai giudizi altrui, siano essi di parenti o amici. Le amicizie sono importanti, ma non devono condizionare la tua scelta: ricorda che alle superiori avrai l’occasione di conoscere nuove persone, e potrai comunque continuare a frequentare gli amici delle medie.
Inoltre, tieni conto delle materie verso cui hai dimostrato interesse e inclinazione. Questo può aiutarti a individuare la scuola o l’indirizzo più adatto a te. Non scegliere basandoti esclusivamente sui voti o su ciò che gli altri considerano “il percorso giusto”: considera questa scelta come un’opportunità per scoprire te stesso.
In conclusione, scegliere la scuola superiore è un po’ come creare la tua pizza perfetta, quella che racconta i tuoi gusti e le tue preferenze. Può capitare di incontrare qualche difficoltà lungo il cammino, ma ricorda: sarà il tuo percorso, unico e irripetibile.
Farfalle nello stomaco: l’ABC delle cotte alle medie
Se c’è un periodo in cui le cose iniziano a farsi serie, sono le scuole medie. Insomma, alle elementari si poteva scherzare, ma adesso è il momento di fare sul serio. Noi, Claudio e Stefano, siamo qui per istruirvi con efficacia sulle strategie per conquistare finalmente la vostra crush.
Ammettetelo: è impossibile che non abbiate mai avuto una cotta per qualcuno. Probabilmente avete tentato un approccio con qualche occhiata furtiva o strizzatina d’occhio, ma la persona speciale che occupa un posto nel vostro cuore potrebbe nemmeno sapere che esistete. È per questo che scriviamo: per educarvi, una volta per tutte, su come fare davvero colpo.
Dalle nostre menti (e dalle nostre non poche esperienze) abbiamo sfornato una serie di 10 consigli utilissimi.
Se sei uno di quei maschi un po’ distratti, magari fortunati nel gioco ma non in amore, questi cinque consigli sono pensati per te.
Sii te stesso.
Un errore comune è fingere interessi che non hai, come appassionarti improvvisamente all’ultima linea di profumi di L’Oréal Paris. Invece, parla di ciò che ti piace davvero, anche se si tratta di videogiochi o dolci napoletani. La sincerità paga sempre.
Mostra interesse e usa il senso dell’umorismo.
Cerca di essere naturale e, se puoi, spiritoso. Sappiamo che l’umorismo dei ragazzi d’oggi può essere... discutibile, ma evita battute ambigue o forzate. Essere autentico è la chiave.
Cura il tuo aspetto.
Questo è fondamentale: non sottovalutare il potere di una doccia e di un taglio di capelli decente. L’obiettivo è presentarti al meglio, senza esagerare. Ricorda, un aspetto curato parla per te.
Fai il primo passo.
Se sei riuscito a creare un po’ di familiarità con lei, chiedile di uscire. Fallo con garbo, senza diventare rosso come un peperone. Preparati anche ad accettare un eventuale rifiuto con dignità: non tutte le storie iniziano al primo tentativo.
Confessa i tuoi sentimenti.
Se le cose stanno andando bene, è il momento di essere diretto. Dichiarati, ma senza cadere nei cliché. Evita frasi da soap opera come: “Non sei solo un’amica per me, ma molto di più.” Piuttosto, preparati con una frase semplice e sincera che venga dal cuore. Se tutto va bene, il bacio arriverà spontaneamente.
Se invece siete ragazze in cerca del vostro principe azzurro, questi consigli vi aiuteranno a mostrarvi per ciò che siete davvero.
Sii autentica, anche nei tuoi difetti.
Non sentirti obbligata a seguire gli standard che impongono di essere sempre perfette. Anche i piccoli difetti possono renderti unica. L’importante è mostrarti per quella che sei, senza nascondere la tua personalità.
Cura il tuo aspetto senza esagerare.
I ragazzi possono essere distratti, ma di fronte a capelli disordinati o vestiti trascurati potrebbero notarlo. Prenditi cura di te stessa, ma senza trasformarti in una caricatura. Un aspetto equilibrato e naturale è sempre vincente.
Trova punti in comune.
Ridi alle sue battute (anche quelle squallide, se ti va), ma cerca soprattutto un dialogo sincero che possa interessare entrambi. Se c’è un feeling autentico, lo sentirete entrambi.
Usa la tua astuzia.
Hai un’arma che spesso i ragazzi non possiedono: l’intuizione. Usa gesti sottili o allusioni per fargli capire il tuo interesse. Se lui reagisce positivamente, saprai che è il momento di passare al passo successivo.
La strategia dell’inverso.
Se lui è indeciso (e lo sarà, fidati), prendi tu l’iniziativa. Chiedigli di uscire o proponi un momento a due in cui possa sentirsi libero di esprimersi. A volte, serve solo un piccolo incoraggiamento per superare la timidezza.
Ecco fatto! Seguendo questi consigli, siamo sicuri che sarete più preparati per affrontare il mondo delle cotte e delle prime relazioni. E se qualcosa andasse storto, ricordate che noi decliniamo ogni responsabilità: in caso di fallimento, date la colpa al Gabbiano.
Perché fare i temi a scuola è importante: Pro e Contro
Oggi parleremo del perché si fanno i temi a scuola, dei pro e dei contro.
Secondo noi fare i temi è molto utile, ma alcuni non la pensano così. Quindi oggi diremo le nostre opinioni. Iniziamo!
PRO
Scrivere un tema richiede di riflettere in modo approfondito sull'argomento, analizzando diverse prospettive e formulando argomentazioni. Questo aiuta a sviluppare un pensiero critico.
Fare temi permette di esercitarsi nella scrittura in modo strutturato, migliorando la grammatica.
Un tema richiede di esporre le proprie idee in modo chiaro e logico, imparando a organizzare i pensieri in un'introduzione, un corpo centrale e una conclusione.
Scrivere temi offre l'opportunità di esprimere le proprie opinioni, riflessioni e creatività su un determinato argomento, stimolando la propria voce individuale.
La pratica della scrittura è fondamentale non solo per il percorso scolastico, ma anche per il mondo del lavoro, dove la capacità di scrivere chiaramente è un'abilità molto apprezzata.
CONTRO
Scrivere un tema può essere un'attività stressante, soprattutto quando le scadenze sono vicine o quando l'argomento è difficile.
A volte i temi possono sembrare troppo rigidi limitando la creatività degli studenti. Le regole su come strutturare il tema possono impedire agli studenti di esprimere le proprie idee.
In molte scuole, gli studenti sono già sottoposti a una grande quantità di lavoro, con compiti e attività extracurricolari. I temi possono aggiungere un ulteriore carico di lavoro.
Noi abbiamo espresso le nostre opinioni sul fare temi a scuola. E per noi fare i temi è veramente piacevole.
La forza di dire NO: un futuro libero dalla violenza sulle donne
Non si può più tacere: la violenza di genere è purtroppo un tema centrale che deve essere affrontato, anche nelle scuole, per sensibilizzare ragazze e ragazzi.
Proprio per questo, lo scorso mercoledì, in occasione della Giornata Mondiale contro la Discriminazione di Genere, il Centro Donna Lilith ha organizzato un incontro presso la Frezzotti Corradini. L’obiettivo era parlare agli studenti delle terze medie dell’importanza di combattere la violenza contro le donne, partendo da un cambiamento della mentalità sia dei ragazzi sia delle ragazze. Queste ultime, infatti, devono imparare a riconoscere e rifiutare gli stereotipi che la società spesso impone loro.
In aula magna, le rappresentanti del Centro Donna Lilith hanno spiegato come, ancora oggi, anche nei Paesi più sviluppati, le discriminazioni di genere non siano scomparse. L’incontro si è concentrato in particolare sulle relazioni tossiche, un problema diffuso soprattutto tra giovani e adolescenti. Attraverso la visione di un video tematico, abbiamo riflettuto su quanto sia radicata l’idea della donna come un oggetto, qualcosa che può essere posseduto senza tenere conto dei suoi desideri e della sua volontà.
Un ulteriore spunto di riflessione è arrivato dal video #Seiononvogliotunonpuoi, proposto da alcuni docenti. Attraverso le testimonianze di figure celebri del mondo dello spettacolo, il video sottolinea che una donna non è e non sarà mai un oggetto appartenente al fidanzato o al marito.
Il Centro Donna Lilith è nato proprio con questa missione: aiutare le donne a evitare di cadere in relazioni malsane, in cui l’uomo cerca di dominarle, controllando ogni loro azione o addirittura il loro modo di vestirsi.
A confermare l'importanza di questa tematica è intervenuta una delle professoresse presenti all’incontro. Con grande coraggio, ha condiviso la sua esperienza personale, raccontandoci di come sia riuscita a liberarsi in tempo da una relazione tossica, scomparendo completamente dalla vita del suo ex.
Questi incontri, secondo noi, sono fondamentali per sensibilizzare noi studenti e aiutarci a prevenire comportamenti spiacevoli, ora e in futuro.
In conclusione, la lotta contro la violenza sulle donne non è solo una questione di giustizia, ma un imperativo morale che coinvolge l'intera società. Ogni voce conta, ogni azione può fare la differenza. È fondamentale che tutti noi ci uniamo per creare un ambiente in cui il rispetto e la dignità siano la norma, non l’eccezione.
Solo attraverso l’educazione, la sensibilizzazione e il sostegno reciproco possiamo spezzare il ciclo della violenza e costruire un futuro in cui ogni donna possa vivere libera dalla paura. La vera forza risiede nella nostra capacità di unirci e di dire “basta” a ogni forma di violenza.
È tempo di agire, è tempo di cambiare. STOP.
Il Debate, un modo per dibattere divertendosi
Quante volte avreste voluto dibattere a scuola di un argomento che vi stava a cuore e quindi conoscere le opinioni degli altri? Oppure portare i vostri amici dalla vostra parte? Pensiamo moltissime.
E se vi dicessimo che questa cosa è possibile? Infatti la nostra scuola ha organizzato un torneo di “Debate”, che ci permette di metterci in gioco e di scoprire le nostre qualità. Ma che cos’è e come la scuola lo sta svolgendo? Scopriamolo insieme.
Il Debate è una vera e propria metodologia didattica che serve a dibattere su vari argomenti. Nel corso di questi anni di scuola media con gli insegnanti ci siamo allenati in classe, lo abbiamo utilizzato più volte ma ora è arrivato il nostro momento, siamo pronti, è il momento del torneo tra le classi terze che quest'anno è stato chiamato “Pensieri e parole” . Il Debate può av ci sono tre o quattro speaker che parlano e sono divisi in squadra Pro e squadra Contro in base al claim, cioè l'argomento, dopodiché le due squadre studieranno, faranno ricerche su cosa dire e dovranno anche pensare a delle possibili obiezioni della squadra avversaria e si alleneranno in classe. La cosa particolare è che, anche se non si è d'accordo con il claim, bisogna comunque difenderlo cercando di essere il più convincenti possibile! Tutto sarà giudicato da vari professori e in alcuni casi assisteranno le classi quinte della scuola primaria una prima media e se vogliono anche la preside e il vicepreside. È diviso tra quarti di finale,semifinale e finale.
Sembra difficile e fa paura, invece è divertente ed è un buon modo per comunicare con persone nuove. Anche le nostre squadre parteciperanno e si sfideranno lunedì, perciò siamo molto emozionate e non vediamo l'ora di metterci alla prova.
Allora, siete curiosi di scoprire chi vincerà? Discorsi alla mano e buon Debate a tutti!I
Prof.ssa Campagnaro: quando l'insegnamento diventa ispirazione
Ogni insegnante ha una storia unica, fatta di scelte, passioni e momenti che li hanno portati a salire in cattedra. Oggi abbiamo avuto l'onore di incontrare la professoressa Campagnaro, una delle figure più amate dell'IC Frezzotti Corradini. Con entusiasmo e un pizzico di emozione, ci ha raccontato della sua vita, del suo lavoro e delle sue passioni. Curiosi di scoprire chi si nasconde dietro il sorriso della prof di matematica? Ecco cosa ci ha svelato!
Perché ha scelto di fare l’insegnante di matematica?
"Ho scelto di diventare insegnante dopo una lunga esperienza nell'ambito sportivo come allenatrice di ginnastica. Durante quegli anni, ho scoperto quanto mi piacesse lavorare con i giovani, aiutarli a tirare fuori il meglio di loro stessi e vederli crescere. La matematica è arrivata naturalmente, perché è la materia nella quale mi sono specializzata. Quindi, unendo passione e competenza, sono approdata all'insegnamento!"
È sempre stata brava nella sua materia?
"Direi proprio di sì! La matematica mi ha sempre affascinata. È una materia che mi piaceva tantissimo fin da piccola, e questo ha sicuramente aiutato a mantenermi sempre motivata."
Da quanto insegna?
"Ho iniziato nel 2007, quindi sono 17 anni che vivo questa bellissima avventura come insegnante!"
Le piace insegnare?
"Sì, moltissimo. È un lavoro che mi appassiona ogni giorno."
Qual è la cosa che le piace di più del suo lavoro?
"La parte più bella? Senza dubbio vedere nei vostri occhi il piacere della scoperta, quella luce speciale quando capite qualcosa di nuovo o trovate la soluzione a un problema. Guidarvi in questi momenti è davvero gratificante."
Quando andava a scuola, qual era la materia che odiava di più? E quella in cui andava peggio?
"In realtà non odiavo nessuna materia: mi piacevano tutte, e non ce n’era una in cui andassi male. Credo di essere sempre stata curiosa e desiderosa di imparare."
Quale delusione scolastica le è rimasta più impressa?
"Alle medie, un'insegnante di matematica mi mise 5 a un compito non perché avessi sbagliato, ma perché non aveva condiviso il modo in cui avevo risolto gli esercizi. La cosa che mi colpì di più fu che non mi diede neanche la possibilità di spiegarmi. Mi insegnò però un'importante lezione: ascoltare sempre i ragazzi, perché possono avere un punto di vista originale e valido."
Qual era la sua passione da piccola?
"La ginnastica ritmica e la danza. Sono state parte fondamentale della mia vita e mi hanno insegnato disciplina, dedizione e il piacere del movimento."
Con quali professori/professoresse non riesce a lavorare bene?
"Faccio fatica a collaborare con chi non è disponibile o non è onesto. La collaborazione è fondamentale, e chi non la pratica rende tutto più difficile."
Ha mai voluto bocciare un alunno ma non ha potuto?
"No, non mi è mai capitato. Preferisco sempre cercare di aiutare gli studenti a recuperare e a superare le difficoltà."
C’è una professoressa di matematica con cui non va d’accordo?
"No, cerco sempre di trovare un modo per lavorare con tutti. È importante mantenere un buon clima di collaborazione."
Ha mai pensato di lasciare questa scuola?
"Non proprio lasciare, ma in futuro mi piacerebbe fare un'esperienza alle scuole superiori, per affrontare una sfida diversa e lavorare con studenti più grandi."
La professoressa Campagnaro è un esempio di passione e dedizione, non solo verso la sua materia, ma soprattutto verso i suoi studenti. La sua storia ci insegna che dietro ogni insegnante c’è molto di più: una persona con sogni, esperienze e voglia di lasciare un segno nel cuore di chi ha davanti.
Grazie per aver condiviso con noi un pezzetto della sua vita!
La Pressione dei Buoni Voti
Il copiare a scuola è una pratica diffusa tra gli studenti di tutto il mondo e le ragioni dietro questo comportamento sono molteplici. Prima di tutto, c'è la pressione di ottenere buoni voti. In un sistema educativo che spesso premia il risultato finale più che il processo di apprendimento, gli studenti possono sentirsi costretti a cercare scorciatoie per raggiungere il successo accademico. La paura di fallire, la competizione accanita e le aspettative elevate da parte dei genitori possono contribuire a creare un ambiente in cui il copiare diventa una soluzione attraente.
Mancanza di Preparazione e Tecnologia
Un altro motivo comune è la mancanza di preparazione. Gli studenti che non riescono a gestire efficacemente il loro tempo o che hanno difficoltà a comprendere il materiale di studio possono vedere nel copiare l'unico modo per superare un esame o completare un compito. Inoltre, la tecnologia ha reso il copiare più facile e meno rischioso rispetto al passato. Con l'accesso a internet, gli studenti possono trovare risposte e materiali di studio con pochi clic, aumentando la tentazione di copiare.
Tecniche di Copiatura
Per quanto riguarda le tecniche di copiatura, ce ne sono molte che gli studenti utilizzano con varia efficacia. Una delle più comuni è il "bigliettino", piccoli pezzi di carta su cui vengono scritte informazioni cruciali e che vengono nascosti in tasche, maniche o sotto il banco. Un'altra tecnica popolare è l'utilizzo di dispositivi tecnologici come smartphone e smartwatch per cercare risposte o comunicare con altri studenti durante un esame.
Codici Segreti e Impersonation
Un metodo ingegnoso ma rischioso è il "codice segreto" con un compagno di classe, in cui gli studenti sviluppano un sistema di segnali visivi o gesti per comunicare risposte durante un esame. Alcuni studenti più avanzati utilizzano l'"impersonation", dove un compagno più preparato si presenta all'esame al posto loro, oppure l'"eye drop", che consiste nello scambiare informazioni tramite foglietti che cadono "accidentalmente" da un banco all'altro.
Conseguenze del Copiare
Il copiare, nonostante possa sembrare una soluzione facile e temporanea, porta con sé conseguenze negative a lungo termine. Gli studenti che copiano regolarmente tendono a non sviluppare abilità di studio e problem-solving essenziali, il che può influenzare negativamente il loro rendimento accademico e professionale futuro. Inoltre, c'è sempre il rischio di essere scoperti, il che può portare a sanzioni severe, dalla squalifica dall'esame alla sospensione o espulsione.
Promuovere l'Integrità Accademica
È essenziale che le istituzioni educative e i genitori lavorino insieme per creare un ambiente che promuova l'apprendimento autentico e scoraggi il copiare. Questo può essere fatto attraverso l'educazione all'integrità accademica, il supporto agli studenti con difficoltà e l'implementazione di metodi di valutazione che valutino realmente la comprensione del materiale piuttosto che la mera capacità di memorizzazione. In questo modo, si può sperare di ridurre la pressione sugli studenti e incentivare un approccio più etico e sostenibile allo studio.
Evoluzione delle Tecniche di Copiatura
Con il progredire della tecnologia, anche le tecniche di copiatura sono diventate più sofisticate. Ad esempio, esistono applicazioni che permettono di scansionare rapidamente libri di testo e trovare risposte online, oltre a programmi che possono generare risposte automatiche durante gli esami. È fondamentale che le scuole rimangano aggiornate sugli strumenti tecnologici a disposizione degli studenti per prevenire il copiare e promuovere l'integrità accademica.
Frezzotti-Corradini: esperienze, amicizie
ed emozioni
in “movimento”
In ogni luogo, in ogni situazione, anche la più particolare, si possono provare emozioni uniche e indimenticabili. Un posto speciale per questo è la scuola, e la nostra, la Frezzotti Corradini, è un esempio perfetto di come un ambiente possa essere molto più di un semplice luogo di studio.
Grazie al metodo DADA, in cui ci si sposta da un’aula all’altra a seconda della materia, ogni giornata diventa un’occasione di scoperta, amicizia e condivisione.
Gli armadietti sono un simbolo del metodo DADA, che rende la scuola un luogo dove possiamo sentirci un po’ come nei film americani. Non dover portare tutto nello zaino, avere il proprio spazio dove sistemare i libri e i quaderni, rende il movimento tra le aule meno faticoso e, allo stesso tempo, più pratico. Certo, durante i cambi di aula può capitare di trovare qualche intoppo: magari una classe intera è ferma proprio davanti al tuo armadietto! Ma anche questi sono momenti per fare amicizia e conoscersi meglio, tra una chiacchiera e un sorriso.
I corridoi sono il cuore del metodo DADA, dove la socializzazione è spontanea e naturale. Qui ci si incontra tra una lezione e l’altra, si condividono emozioni e si creano legami importanti. Può bastare un semplice “ciao” detto mentre si cammina verso la prossima aula, ed ecco che nasce un'amicizia, oppure si cammina con i propri amici, scherzando e ridendo prima di separarsi per seguire materie diverse. In questi spazi, ci si sente davvero parte di una comunità, sempre in movimento ma sempre vicina.
Se vogliamo parlare di momenti leggeri e meno seri, allora i bagni non possono mancare. Anche se sembrano un semplice luogo di necessità, diventano spesso punto di ritrovo per un veloce gossip o per aggiornarsi sulle ultime novità della scuola. La classica scusa “vado in bagno” si trasforma nel modo ideale per incontrare qualcuno senza destare sospetti e fare una pausa. Sì, può darsi che questa abitudine non piaccia sempre agli insegnanti, ma a volte è proprio quello che serve per rilassarsi un attimo e tornare in aula con la mente più fresca.
La scuola, e in particolare la nostra Frezzotti Corradini, è davvero molto più di un luogo di studio. Grazie al metodo DADA, è un luogo pieno di energia, di esperienze uniche, di momenti condivisi e di ricordi che porteremo con noi. Naturalmente, questi sono solo alcuni degli aspetti che rendono speciale la nostra scuola. Quindi, prendete il vostro zaino, lasciate i libri nel vostro armadietto, e preparatevi per un'altra giornata alla Frezzotti Corradini: si va a scuola, ma anche alla scoperta di molto di più!
Dietro la cattedra:
i segreti delle Prof.sse Mariani e Mattei
Dietro ogni insegnante c’è una storia fatta di sogni, passioni e un pizzico di ironia. Abbiamo avuto il piacere di fare due chiacchiere con le Prof.sse Mariani e Mattei, per svelarvi chi sono davvero e cosa rende così speciale il loro modo di insegnare. Curiosi? Continuate a leggere per scoprire di più su di loro!
Perché avete scelto di diventare insegnanti? E perché proprio di italiano?
Prof.ssa Mariani: Ho sempre avuto una passione immensa per la lettura e la scrittura. Sin da bambina, ogni libro era un’avventura nuova, una finestra su mondi sconosciuti. Con il tempo, ho capito che la cosa più bella che potessi fare era condividere questa passione, aiutando gli altri a scoprire la meraviglia delle parole e a usare la scrittura come strumento per esprimersi.
Prof.ssa Mattei: Anche per me la passione per l'insegnamento è nata presto, ma inizialmente avevo scelto un'altra strada: volevo diventare professoressa di matematica! Tanto che mi ero iscritta alla facoltà di matematica all'università. Poi, però, l’amore per le lettere è stato più travolgente e ho capito che la letteratura era la mia vera vocazione.
Da quanto tempo insegnate?
Prof.ssa Mattei: Sono già dieci anni che insegno! La metà di questo tempo l’ho trascorsa in questa scuola, e devo dire che ogni anno è una nuova esperienza, ricca di sfide e soddisfazioni.
Prof.ssa Mariani: Io insegno da sedici anni, di cui ben tredici in questa scuola. Ogni giorno mi rendo conto di quanto il lavoro dell’insegnante sia importante per la crescita dei ragazzi. È un percorso lungo, ma ogni traguardo, anche il più piccolo, vale ogni sforzo.
Qual è stata la nota più divertente che abbiate mai messo?
Prof.ssa Mariani: Ah, le note... a dire il vero, non ne metto molte. Però ricordo una nota scritta da una mia collega che mi ha fatto sorridere: "L’alunno miagola in classe". Trovo sia una delle note più surreali e spassose che abbia mai letto!
Prof.ssa Mattei: Anche a me ha sempre fatto sorridere quella nota! Io, però, non ho particolari aneddoti divertenti riguardo alle note. Preferisco affrontare le situazioni direttamente con gli studenti, così evito di metterne molte.
Qual è la cosa che vi piace di più del vostro lavoro? Perché?
Prof.ssa Mariani: I ragazzi, senza dubbio! Vedere come crescono, come si aprono al mondo e scoprire giorno dopo giorno le loro passioni, i loro sogni. L’insegnamento è molto più di una trasmissione di conoscenze: è un viaggio che si fa insieme.
Prof.ssa Mattei: Sono pienamente d’accordo! Stare a contatto con voi studenti dà energia e dà senso a tutto il lavoro. Costruire un rapporto autentico, di fiducia e rispetto, è una delle esperienze più gratificanti che esistano. Ed è bello sapere che, anche anni dopo, molti di voi non dimenticano questi legami.
Se foste un poeta, chi vorreste essere e perché?
Prof.ssa Mariani: Non riesco a scegliere un solo poeta. Amo spaziare, mi piace lasciarmi ispirare da voci diverse in base al mio stato d’animo o al periodo che sto vivendo. La poesia è un po’ come un rifugio, una fonte di consolazione o di ispirazione.
Prof.ssa Mattei: Anche per me è difficile rispondere. Ci sono momenti in cui sento più vicini alcuni poeti rispetto ad altri, ma non credo di averne uno solo che mi rappresenti. Credo che ogni poeta offra una prospettiva unica e preziosa, e leggere poesia è come fare un viaggio in se stessi.
Com’era essere una studentessa?
Prof.ssa Mariani: Ho dei ricordi meravigliosi degli anni di liceo! Ero una studentessa curiosa e appassionata, mi piaceva molto studiare, ma senza rinunciare a divertirmi e a godermi le amicizie. Erano anni spensierati, pieni di sogni e aspettative.
Prof.ssa Mattei: Ho un ricordo bellissimo del mio periodo scolastico. Mi piaceva studiare, ero molto curiosa, ma adoravo anche le uscite con gli amici, i momenti di spensieratezza. Di recente, la mia scuola ha organizzato una cena di ex-studenti, e rivedere i miei vecchi compagni è stato emozionante. È bello scoprire che certi legami resistono al tempo.
Qual è la delusione scolastica che vi è rimasta più impressa?
Prof.ssa Mariani: Senza dubbio, l’esame di maturità. Mi ero preparata tanto e avevo grandi aspettative, ma alla fine non mi sono sentita soddisfatta del risultato. Forse è anche per questo che capisco bene i ragazzi durante gli esami, so quanto possano essere emotivamente impegnativi.
Prof.ssa Mattei: Per me è stato lo stesso! Ho preso il massimo dei voti, ma lo stress e l’ansia mi hanno segnata. Capisco quanto possano essere difficili i periodi di esame per voi ragazzi, e cerco sempre di incoraggiarvi ad affrontarli con serenità.
Qual era la materia che odiavate di più quando eravate studentesse?
Prof.ssa Mariani: Fisica! (Non Educazione Fisica!) Non riuscivo proprio ad apprezzarla, non era fatta per me.
Prof.ssa Mattei: Per me, invece, era l’inglese. Ho sempre trovato difficile entrare in sintonia con la lingua, anche se col tempo ho imparato ad apprezzarla.
Qual è il progetto extracurriculare in cui vi rispecchiate di più e perché?
Prof.ssa Mattei: Non c’è un corso in particolare, ma mi piacciono moltissimo i corsi che trattano materie umanistiche, soprattutto se posso renderli digitali e innovativi per coinvolgere maggiormente gli studenti. Credo che anche voi ragazzi apprezziate molto questo approccio.
Prof.ssa Mariani: Anch’io preferisco i corsi che uniscono tradizione e innovazione. Ogni anno cerco di trovare modi nuovi per rendere gli argomenti accattivanti, e mi piace sperimentare e adattarmi ai vostri interessi.
Vi piace seguire la redazione del giornalino scolastico “Il Gabbiano”?
Prof.ssa Mattei: Assolutamente sì! Il Gabbiano è un’opportunità fantastica per conoscere meglio le vostre passioni, le vostre idee e anche i vostri stili di scrittura. È una finestra su come vedete il mondo e su ciò che vi interessa veramente.
Prof.ssa Mariani: Anche per me è così. Amo questo progetto, che ormai è una tradizione della Corradini!
Grazie per aver letto fino in fondo! Un ringraziamento speciale va alle Prof.sse Mariani e Mattei per aver condiviso con noi piccoli segreti e grandi passioni: con pazienza e simpatia, ci hanno aperto le porte del loro mondo. Speriamo che anche voi lettori vi siate divertiti e abbiate scoperto un lato inedito delle nostre insegnanti!
Restate sintonizzati… chissà chi intervisteremo la prossima volta!
Alla prossima intervista!
Il Cantastorie: la sfida di racconti che unisce!
Quando parliamo di scuola non intendiamo solo le sei ore di matematica e italiano, ma anche i progetti pomeridiani ed estivi. Uno di questi è il “Cantastorie”, un corso estivo davvero speciale organizzato dalla scuola Frezzotti-Corradini, che si è svolto dal 2 al 10 settembre 2024, una settimana prima dell’inizio ufficiale delle lezioni.
Oggi noi, da alunni partecipanti a tale progetto, vi racconteremo questa avventura che ci ha immersi per otto giorni nel mondo della fantasia, delle narrazioni e dell’amicizia.
Il progetto, ideato dalle professoresse Giulia Mattei ed Elisa Mariani, si è svolto in questo modo: gli alunni, divisi in squadre, dovevano creare delle storie inerenti all’argomento proposto dalle insegnanti. Ma non solo: oltre a scrivere racconti, disegnavamo e realizzavamo modellini in carta.
All’inizio l’idea poteva sembrare poco intrigante, ma con l’avvio delle attività di gruppo abbiamo scoperto quanto fosse divertente!
Eravamo alunni delle classi prime e seconde della Scuola Secondaria di I Grado, e un aspetto davvero speciale di questa iniziativa è che abbiamo potuto conoscere altri studenti e stringere nuove amicizie.
Ogni giorno esponevamo i nostri racconti insieme ai compagni del gruppo, alla fine di ogni prova ciascuna squadra doveva votare le storie degli altri, assegnando una o due stelline in base alla preferenza.
Le stelline venivano attaccate su un cartellone con i loghi e i nomi di ogni squadra, e al termine della votazione si stilava una classifica provvisoria giornaliera.
Nell’ultima giornata abbiamo registrato un’intervista ai nostri compagni di gruppo, un vero e proprio podcast, poi l'abbiamo pubblicato sul sito della scuola: è stato un momento molto divertente in cui abbiamo raccontato di noi e del nostro lavoro di squadra.
Alla fine della settimana è stato decretato il vincitore: vinceva chi aveva raccolto più stelline. La vittoria è stata annunciata dalla Preside, che ha premiato con una coppa la squadra migliore, il gruppo dei “Coloro che ridono”.
Questo progetto è stato magnifico, divertente ed emozionante e ci ha permesso di stringere tantissime amicizie e di conoscere professoresse molto simpatiche che ci hanno fatto amare ogni momento di questa esperienza.
Note di gioia: il coro scolastico della Corradini
Quest’anno, come nei precedenti, la Frezzotti Corradini ha offerto ai ragazzi la possibilità di arricchire il loro percorso scolastico con il canto. Le direttrici del Coro della Corradini, che da tempo seguono gli studenti, sono la professoressa Nunzia Miani e la professoressa Maddalena Rucco.
Scopriamo insieme le attività che si possono svolgere!
Il coro è un’esperienza unica e divertente, riservata agli studenti delle classi della scuola secondaria. Non si tratta solo di un corso di canto, ma di un luogo in cui si impara, si cresce e ci si diverte, attraverso modalità originali e coinvolgenti.
Lo spettacolo principale si tiene nel mese di maggio, al termine dell’anno scolastico. Tuttavia, durante l’anno ci sono diversi eventi che aiutano i ragazzi a diventare più sicuri di sé. Ad esempio, il 31 ottobre prossimo si canterà l’Inno di Mameli in onore delle Forze Armate della Marina Italiana.
Le lezioni di coro non iniziano subito con il canto; prima le professoresse ci fanno svolgere esercizi vocali di riscaldamento. Successivamente, ci forniscono indicazioni sul comportamento da mantenere. Una volta completate queste fasi, si passa all’ascolto e al canto dei brani, e si procede così fino al termine della lezione.
Il riscaldamento può sembrare noioso all'inizio ma, una volta superato, inizia il vero divertimento. Sarebbe bello se non finisse mai!
Le nostre professoresse hanno anche pensato di aggiungere una parte di recitazione. Recitare è molto difficile, ma anche divertente; perciò solo alcuni studenti hanno questo ruolo.
Gli orari del coro sono i seguenti: ci riuniamo il giovedì dalle 14:10 alle 16:30. All'inizio, c’è un momento di pausa e di pranzo tutti insieme, a seguito delle 6 ore di lezione, e poi iniziamo le prove.
Consigliamo vivamente questa esperienza, perché è un’attività che apre la mente e dà ai ragazzi la possibilità di scoprire un talento nascosto! Inoltre, è un’occasione per fare nuove amicizie e vivere nove mesi di scuola con un pizzico di entusiasmo in più, che non guasta mai!
Al termine del percorso, avrai acquisito una maggiore conoscenza dell’arte del canto e del teatro.
Bene, ora prendete il microfono perché lo spettacolo sta per iniziare!
Il Gabbiano: giovani penne sulle ali dell’informazione
Quando qualcuno nomina la parola “giornale”, molti di noi arricciano immediatamente il naso, come per dire: “Giornale?! Nemmeno fossimo nella preistoria!” Devo confessare che io ho un po’ di nostalgia per quella “preistoria”. Vi è mai capitato di vedere film con anziani alle prese con un giornale, intenti a leccarsi le dita per sfogliare le pagine? I giornali erano, infatti, l’unico mezzo che avevamo per conoscere tutto ciò che accadeva all’interno o all’esterno della nostra città. Questo è quanto ci hanno raccontato i giornalisti di “Latina Oggi”, a cui abbiamo fatto visita noi ragazzi de “Il Gabbiano”.
Ma andiamo per ordine. Prima di tutto vi chiederete: cos’è “Il Gabbiano”? È il nome del giornalino scolastico dell’Istituto Comprensivo Frezzotti-Corradini di Latina. I ragazzi delle classi seconde e terze della scuola secondaria, selezionati dagli insegnanti di italiano, possono partecipare a questo progetto pomeridiano e cimentarsi nella scrittura di articoli di giornale. Ma com’è nato il nostro giornale?
Tutto ha avuto inizio nell’anno scolastico 2016/17. Al progetto hanno partecipato i ragazzi del quinto anno della scuola primaria e le classi prime della secondaria, guidati dal Professor Baldi e dalla Maestra Netto. In quell’anno, i redattori hanno elaborato un vero e proprio giornalino cartaceo e per la loro innovazione e creatività hanno ricevuto il premio “Penne Sconosciute” dall’Emeroteca nazionale di giornalismo scolastico. Sempre in quella prima edizione, ai giornalisti è stato affidato un altro compito importante: la scelta del nome. Il “Gabbiano” è stato scelto perché, come il gabbiano vola su un mare vastissimo per trovare cibo, i ragazzi dovevano “pescare” le notizie migliori da offrire ai lettori. I nostri primi articolisti hanno sicuramente creato delle fondamenta onorevoli!
Con il passare degli anni, il progetto ha subito alcune modifiche: i redattori sono ora gli alunni della scuola secondaria, e il giornalino ha cambiato formato, passando dalla versione cartacea a quella digitale. In particolare, quest’anno le Professoresse Campagnaro, Mattei e Mariani ci hanno accompagnato nel progetto e tutta la redazione desidera ringraziarle calorosamente per il supporto fornito.
Abbiamo svolto otto incontri, di cui i primi sette a scuola e l’ultimo presso la redazione del quotidiano “Latina Oggi”. Dopo una prima lezione introduttiva, ci siamo concentrati sulla scrittura di numerosi articoli e sulla creazione del sito web del giornalino, accessibile tramite il sito della scuola.
Ad ogni incontro, dopo aver gustato i nostri panini alla mortadella, procedevamo alla scelta delle tematiche per ciascun articolo, con l’aiuto delle professoresse. Successivamente, passavamo alla stesura vera e propria dei pezzi. La scelta degli argomenti non è stata casuale: potevamo parlare di tematiche legate alla nostra scuola, come ad esempio l’intervista alla nostra dirigente, oppure affrontare argomenti di attualità e curiosità.
Negli ultimi due incontri a scuola, abbiamo avuto il piacere di ospitare due giornalisti del quotidiano “Latina Oggi” i quali ci hanno fornito preziosi consigli sulla scrittura di articoli e interviste, e ci hanno assegnato nuovi temi riguardanti la città di Latina, candidata a Capitale italiana della Cultura 2026, e il triste ma attuale problema della violenza contro le donne. Durante queste occasioni, i giornalisti ci hanno illustrato il loro affascinante ma impegnativo mestiere, fornendoci importanti suggerimenti per la nostra “carriera di futuri scrittori”.
Purtroppo il divertimento non è eterno: con l’avvicinarsi della fine della scuola, noi ragazzi del “Gabbiano” abbiamo svolto l’ultimo incontro presso la redazione di “Latina Oggi”. Sono certo che ognuno di noi abbia fatto un super upgrade dopo questa visita. Più carichi che mai, abbiamo imparato il mestiere del giornalista nei minimi dettagli e, attraverso la correzione dei precedenti articoli assegnatoci, ci sono stati dispensati nuovi importanti consigli. Sempre più curiosi, abbiamo rivolto ai giornalisti alcune domande, anche curiose, e siamo rimasti soddisfatti dalle loro risposte. C’è stato anche tempo per una pausa con pizzette e l’immancabile foto di gruppo. Prima di andare via, ci è stato mostrato il giornale di un tempo in bianco e nero. A quel punto anche a me è venuto da pensare in che “preistoria” scrivevano i nostri articolisti.
Il percorso del “Gabbiano” per quest’anno scolastico è terminato, ma ci ha regalato incredibili emozioni.
“Ho deciso di accettare di partecipare al Gabbiano perché mi piace scrivere e ho pensato fosse una bella opportunità per fare amicizia con altre persone, ma anche per imparare nuove cose”: così scrive Roberta della redazione, e quest’idea è stata condivisa da tutti i redattori. Ognuno di noi ama molto scrivere ed ha visto “Il Gabbiano” come un progetto bello e creativo. Le esperienze che abbiamo provato sono state positive: dallo scrivere articoli a visitare la redazione ed imparare tante cose nuove.
Le proposte di miglioramento per gli anni a venire sono poche: alcuni di noi hanno espresso il desiderio di poter incontrare maggiormente i giornalisti di “Latina Oggi” per salire ancora più di livello, anche se i feedback raccontano principalmente la sete di iniziare nuovamente questo progetto il prossimo anno.
Spero che questa iniziativa continui a brillare più a lungo possibile, anche all’interno di un mondo così tecnologico, e che il nostro “Gabbiano” voli per sempre sulle ali della conoscenza.
Un viaggio durato 6 anni: finalmente sul tetto d’Italia
Dopo tanti anni di allenamento, di vittorie e di sconfitte, finalmente, dopo tanti sacrifici, ecco che la squadra Steam Power della Frezzotti Corradini l’ha spuntata, quel sogno che sembrava irraggiungibile, è diventato realtà.
Oggi abbiamo l’onore di intervistare uno dei coach che ha partecipato a questo progetto da ben sei anni e che non si è mai arreso, il vicepreside Marco Torella a cui faremo delle domande.
Vicepreside qual è stato il motivo che lo ha spinto a partecipare con gli alunni a tale iniziativa?
“Sei anni fa con gli alunni abbiamo iniziato a partecipare a questa iniziativa, avevamo un campionato interno alla scuola chiamato “Robots League”, agli studenti piaceva molto e partecipavano classi intere. Poi, su suggerimento della preside, abbiamo deciso di passare ad un campionato esterno, la “First Lego League”. Io ho accettato e insieme alla mia squadra abbiamo partecipato e ci siamo subito qualificati e ciò ci ha incoraggiato a proseguire questa avventura, veramente molto bella sia per noi coach sia per gli studenti”.
Quale sono state le maggiori difficoltà e soddisfazioni durante la competizione finale?
“La finale nazionale è sempre difficile perché ci si ritrova a gareggiare contro le migliori squadre d’Italia. Prima della gara, sapendo già la difficoltà che avremmo dovuto affrontare, ci siamo preparati e abbiamo approfondito al meglio il progetto innovativo che volevamo presentare, riprogrammando il robot da capo rispetto alla prima a Roma e alla seconda a Salerno. E’ stato un grosso rischio perché potevamo non riuscire a finire la programmazione in tempo ma, nonostante ciò, i ragazzi della squadra ci sono riusciti ed hanno fatto un buon lavoro. La soddisfazione più grande è stata il riconoscimento non solo nel punteggio finale del lavoro con la robotica, ma anche del nostro atteggiamento, lo spirito che deve rispondere ai valori della competizione e in quello siamo stati molto bravi. Di fatto il nostro punteggio ci ha fatto arrivare secondi nella classifica generale su quaranta squadre e,in totale, le scuole iscritte erano più di trecento”.
Qual è stata la sua reazione per l’importante risultato raggiunto?
“Quando ho sentito che eravamo stati selezionati per andare in Norvegia sono scoppiato a piangere di gioia. Non sono riuscito nemmeno ad alzarmi perché mi sono venuti tutti addosso e io ridevo, piangevo perché ci tenevamo molto a questo risultato e non pensavamo di raggiungere il podio ed essere selezionati. Io e la professoressa Isone, con cui collaboro e mi trovo benissimo a lavorare, poiché è una persona molto umana e carismatica, ci siamo commossi, perché abbiamo lavorato tanto per raggiungere questo obiettivo”.
Nei suoi progetti c’è ancora il desiderio di far partecipare le sue classi ad esperimenti così importanti?
“Sì, il desiderio c’è eccome. Mi piace molto stare vicino ai ragazzi e lavorare con loro. Come sai ora svolgo un lavoro diverso che è quello di vicepreside e per me significa occuparsi delle questioni burocratiche, gestionali e amministrative”.
Per concludere, noi speriamo che la Frezzotti Corradini, che rappresenterà l'Italia insieme ad altre squadre, possa vincere o almeno arrivare sul podio e speriamo anche che il vicepreside Torella possa continuare a lavorare con noi ricoprendo il ruolo di coach.
Preparate le valigie Steam Power perché si vola in Norvegia, a Bodo.
Brrr… Che freddo! Solo pensando all’Antartide mi si congela il naso!
Mi fa piacere però raccontarvi tutto quello che ho scoperto sul Progetto Antartide. Scommetto comunque che ne avete già sentito parlare girando tra le classi. Non c’è gossip che resti nascosto!
Tutto è iniziato a novembre. Le classi terze, non conoscendo fino in fondo questo desolato continente, hanno intrapreso questo progetto sotto il consiglio dei nostri docenti. Dividendosi in gruppi hanno trattato i vari aspetti dell'Antartide, sotto forma di presentazione o di video. Hanno inoltre presentato i loro progetti agli open day e agli alunni della scuola elementare.
Ma ecco che arrivano gli esperti! In questo caso esperienza è sinonimo di eccellenza!
Eh già, i futuri liceali, mercoledì 27 marzo in aula magna, hanno potuto approfondire le loro conoscenze sulle regioni polari con i due ricercatori dell’Enea (Ente per le Nuove tecnologie, l'Energia e l'Ambiente), Virginia Ciardini e Claudio Scarchilli.
L’Enea è un ente che si occupa dello studio del clima e dell’atmosfera, dell’astronomia, della geologia, della vulcanologia e dell’ecosistema.
Dopo aver presentato i loro successi e studi scientifici e fisici, i due ricercatori hanno iniziato la presentazione facendo distinzione tra Polo Nord, Polo Sud, aree polari e calotte polari. A tal proposito ho appreso che le calotte polari sono masse di ghiaccio continentali che coprono grandi aree terrestri. Nel mondo ne esistono solo due: Groenlandia al Polo Nord e Antartide al Polo Sud. In realtà il Polo Nord, esclusa la Groenlandia, è caratterizzato da grandi blocchi di ghiaccio che galleggiano sul mare. Ecco perché sarebbe meglio definire l’Artide, o Polo Nord, una regione polare. Soprattutto in inverno le regioni polari tendono ad ingrandirsi grazie al pack ice, il ghiaccio marino, detto anche banchisa, che si forma in grandi quantità sulla distesa marina a causa del congelamento della parte superficiale del mare.
Confusi? Non siete i soli… Ma allora facciamo chiarezza! I ricercatori ci hanno aiutato in questo: hanno parlato dell'Antartide senza trascurare l’Artide. Anche l’Italia è coinvolta nelle spedizioni nelle regioni polari.
Il Programma di Ricerca in Artico ed il Programma Nazionale di Ricerca in Antartide sono organizzazioni con il fine di promuovere la ricerca scientifica nelle aree polari. Quest’ultimo segue le regole del Trattato Antartico del 1959 in cui si afferma che l’Antartide è una terra di scienza e pace e non destinata ad esperimenti militari o chimici. Hanno esordito parlando brevemente dell’Artide: ci hanno raccontato che la scienza italiana in Artide opera principalmente nelle isole Svalbard, a nord della penisola scandinava, e nella località di Pituffik, nella Groenlandia nord-occidentale. Pituffik in particolare è sede di un importante osservatorio condiviso tra Italia e Stati Uniti d’America. Lo sapevate che in Artide gli orsi bianchi sono una specie comune che si può incrociare? Bene, adesso che lo sappiamo abbiamo un buon motivo per scappare dal Polo Nord e dirigerci verso l’Antartide!
Iniziamo con qualche notizia grossa. Oltre ad essere quasi il doppio dell’Europa contiene quasi l’80% dell’acqua dolce del pianeta! Detiene anche molti record. E’ il continente più isolato, freddo, arido e ventoso. Arido? Anche io sono rimasto stupito. L’acqua, anche essendoci in grandissime quantità è pur sempre inutilizzabile a causa del suo stato solido. Ecco perché gli incendi sono frequenti e molto temuti dai ricercatori.
Che l’Antartide fosse freddo lo sapevamo: ma siete a conoscenza del record di temperatura sottozero verificatosi nel continente? Se vi dicessi -89° rimarreste stupefatti? In queste circostanze il vento antartico, caratteristico di questa regione e simile alla nostra bora, non aiuta affatto a mitigare il clima; può arrivare anche a 250 km/h.
Per arrivare in Antartide si utilizzano mezzi aerei o navali e i punti di ingresso principali sono tre, l’Italia entra dalla Nuova Zelanda o dall’Australia. I ricercatori, che arrivano nel continente sempre dopo i logisti, possono stabilirsi presso le due sedi italiane nel continente. La base Concordia è l’unica base in Antartide condivisa tra due Stati. I ricercatori italiani e francesi infatti si sono uniti per condividere le loro ricerche.
La base Mario Zucchelli è invece interamente italiana. I ricercatori ci riferiscono che questa base, a differenza della stazione Concordia, è situata in un ambiente più variegato.
Tra le varie metodologie di studio troviamo il cosiddetto carotaggio: “La carota di tre km contiene all’interno informazioni che si sono stratificate…” racconta la dott.ssa Ciardini.
Attraverso l’analisi di queste carote ricavano informazioni sul clima date dalle molecole di aria di diverse epoche storiche intrappolate nel ghiaccio. Queste informazioni sono uniche poiché possiamo ricavarle solo in Antartide.
Nelle basi i ricercatori condividono con i colleghi momenti di lavoro e di vita quotidiana. Rispetto a qualche anno fa, quando le comunicazioni verso l’esterno erano lente, oggi si riesce a stare in contatto con le famiglie grazie a connessioni più veloci. Questo da una parte ha fatto sentire i ricercatori più vicini alle loro famiglie, dall’altra ha penalizzato il senso di comunità e di condivisione del tempo libero fra gli studiosi come ha raccontato il dott. Scarchilli: “Quelle poche ore in cui la sera riuscivi a socializzare, a giocare a biliardino, a chiacchierare… Adesso internet, whatsapp sta distruggendo anche quel piccolo ecosistema”.
E’ davvero incredibile come la globalizzazione stia raggiungendo anche i luoghi più remoti del pianeta in modo negativo. Io penso che un mondo omologato non abbia più novità né divertimento. Allora cerchiamo di far rimanere unici posti come l’Antartide. Che se ne parli ancora tra tanto tempo con un alone di curiosità e mistero e che rimanga uno di quei territori in cui l’uomo non sovrasti la natura.
Troppo sdolcinato? Qui si tenta di infondere un messaggio profondo…
Ah mi raccomando: se vi capita di fare una gita in Antartide, mandatemi una cartolina!
Per chi non lo sapesse 26 ragazzi delle classi terze degli istituti comprensivi “Frezzotti Corradini”, “Emma Castelnuovo”, “Alessandro Volta”, “Giovanni Cena” e “Vito Fabiano”, giovedì 21 marzo 2024 sono partiti, insieme a cinque docenti e una delegazione del Comune di Latina composta dall’ assessore delle Politiche giovanili Andrea Chiarato e dai consiglieri Giuseppe Corridi, Claudio Di Matteo, Serena Baccini e Simona Mulé, per vivere un viaggio indimenticabile che rimarrà come un segno profondo nei loro cuori, nel complesso del campo di sterminio di Auschwitz.
“Abbiamo patito molto dolore, paura e vergogna nel sapere ciò che è stato fatto a tutti i poveri prigionieri costretti a lavorare in condizioni disumane, solo perché avevano il colore della pelle, degli occhi e dei capelli più scuri rispetto alla cosiddetta “razza ariana”, un termine che per tutti noi non doveva neanche esistere e che per colpa della propaganda insistente dell’ epoca si è diffuso come il pane. Torniamo cambiati. Finalmente abbiamo imparato a non dare per scontato i nostri diritti, a porci le domande giuste e interrogativi profondi, che, tra l'altro, non sapevamo nemmeno noi di poterci chiedere.”
E ancora.
“Abbiamo visto cose che ci hanno fatto riflettere e anche piangere: capelli brutalmente tagliati alle vittime, oggetti personali lasciati lì come indumenti, valigie, scarpe, fotografie e tante altre cose che non ci mettiamo nemmeno ad elencare. Speriamo di poter dare un esempio giusto attraverso le nostre testimonianze, condividendo con altri ciò che noi abbiamo percepito”.
Questo è ciò che affermano alcuni ragazzi, nostri compagni di scuola, che hanno avuto la possibilità di capire meglio ciò che realmente è accaduto in quei Lager, attraverso un viaggio da non dimenticare.
Si tratta infatti di argomenti di cui spesso parliamo a scuola, specie in determinati momenti dell’anno, come ad esempio il giorno della memoria; facciamo progetti, lavori, tesine per esami, riflessioni e visioni di film. Ma quanta realtà c’è dentro tutte queste parole? Spesso tutto resta solo “teoria scritta sui libri”, fin quando noi o qualche nostro amico dice di essere stato lì, di aver testato con mano, di poter affermare che purtroppo è stato tutto brutalmente vero.
Ma è nella brutalità di questi momenti e nei racconti di chi ha potuto realmente vedere che arriva la più grande di tutte le consapevolezze, la stessa di cui parla Primo Levi: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre”.
Sapevate che la Frezzotti Corradini ha partecipato di nuovo ai Campionati studenteschi?
Se volete saperne di più siete nel posto giusto!
Innanzitutto le gare si svolgono sempre al campo Coni e iniziano la mattina presto durante l’orario scolastico e quando terminano si rientra normalmente all’interno dell’istituto. L’ultima gara dei campionati studenteschi del 19/03/2024, è avvenuta martedì e sono le cosiddette gare comunali. Ora vi spiegheremo come si svolge la giornata. Appena giunti a destinazione, ogni ragazzo si informa sull’orario della specialità alla quale dovrà poi partecipare per un massimo di due; le specialità sono salto in alto, salto in lungo, corsa a ostacoli, gare di velocità, gare di resistenza, lancio del peso e lancio del vortex. Al termine di una specialità c’è la premiazione di quest’ultima, e alla fine di tutte le gare, c’è la classifica e la premiazione della scuola in base al numero di medaglie prese. Di seguito i risultati raggiunti in queste gare:
Classi terze:
1°a lungo femminile: Benedetta Benetazzo
2°a lungo maschile: Matteo Toselli
3ºad alto femminile: Matilde Quattrociocchi
1°a lancio del peso femminili: Aurora Turrin
1°ai 800m maschili: Thomas Campoli
3º ai 800m maschili: Stefano Gaudino
1º ai 60 HS maschili: Sebastian Budas
2º lancio del peso maschile: Alessandro Martufi
1º a lancio del vortex maschile: Riccardo Garofano (record dei campionati studenteschi con 60,5m)
3º ai 60m femminile: Noemi Caputi
2º ai 60 HS femminile: Noemi Caputi
3º ai 600m femminile: Aurora Turrin
Classi seconde
3°ad alto femminile: Emma Zicarelli
1º a lungo maschile: Jephtè Calvi
2º ad alto maschile: Gianluca Mazza
1º a lancio del peso maschile: Matteo Ravieli
2º a lancio del vortex maschile: Jephtè Calvi
1º ai 60 HS femminili: Maria Pia Finestra
2º ai 600m femminili: Aurora Di Maria
Classi prime
2º ai 60m femminili: Melissa Luccone
2º ai 60 HS femminili: Melissa Luccone
1º a lancio del peso femminili: Livia Zappone
2º a lancio del peso femminile: Civiero
1º a lancio del vortex femminile: Sofia Fusaro
2º a lancio del vortex femminile: Civiero
1º ai 600m maschili: Matteo Moro
2º ai 600m maschili: Alessandro De Martin
2º a lungo maschili: Marco Montoro
1º a lancio del vortex maschile: Mattia Mariani
2º a lancio del vortex maschile: Alessandro Panella
Cosa ve ne pare? Risultati straordinari! Non avete più scuse, provateci anche voi!
First Lego League: un sogno chiamato Norvegia
E’ un sogno che si realizza dopo tanti anni la partecipazione dell’Istituto Frezzotti Corradini all’Open European Championship di Bodo in Norvegia.
La squadra Steam Power della nostra scuola ha infatti conquistato la finale dei campionati europei della First Lego League dal 13 al 17 maggio, un evento incredibile in cui rappresenterà l’Italia.
Le porte dell’Europa si sono aperte grazie al team guidato dai coach Marco Torella e Valentina Isone che si è classificato al secondo posto nella finale nazionale a Salerno grazie al progetto ‘SmartShield’ pensato per proteggere le opere d’arte dagli atti vandalici.
Adesso arriva il bello e mentre aspettiamo e tifiamo per la nostra scuola intervisteremo uno degli alunni della Steam Power per farci spiegare il loro percorso in questi mesi e farci raccontare cosa si prova a conquistare un traguardo del genere da una piccola città a una grande nazione.
Emiliano che emozioni hai provato quando avete vinto? Pensavi di raggiungere questo livello?
“Sono stato molto felice, non mi aspettavo per niente di raggiungere questo traguardo.
Cosa ti ha spinto a partecipare alla squadra scolastica di robotica?
“Mi ha spinto molto il fatto della presenza della robotica e della programmazione che mi interessano molto
Voi siete un team, c'è stato spirito di squadra durante lo svolgimento delle gare?
“Esatto! C'è stato un grande spirito di squadra durante lo svolgimento di tutte le gare con gente che tifava, chi esultava, ecc”.
C'è stato un momento di difficoltà o scoraggiamento che ti ha fatto dubitare il buon esito del risultato finale?
“I momenti che mi hanno fatto dubitare di più sono stati le fasi iniziali delle gare di robotica, ma una volta superate ero convinto della vittoria”.
Oltre ai bei viaggi e le esperienze, questa attività ti ha fatto scoprire nuovi interessi?
“Più che farmi trovare nuovi interessi ha confermato i miei interessi, quindi la programmazione, il problem solving, la scienza e la tecnologia”.
In conclusione il fatto che la Steam Power sia giunta alle gare internazionali in Norvegia ci fa capire tutto l'impegno degli alunni e dei professori che hanno dato sempre il massimo e anche nei momenti di sconforto hanno costantemente trovato la forza di andare avanti.
Una gita "indimenticabile"
E rieccoci qui, pronti a raccontarvi cosa veramente è accaduto in Sicilia e se le nostre aspettative corrispondono alla realtà!
Il viaggio in Sicilia è stato un viaggio che certamente non dimenticheremo mai!
Di esso ne ha parlato anche un giornale della nostra città.
E’ diventata una gita così famosa non tanto per la bellezza dei luoghi che abbiamo visitato e per le attività svolte, ma purtroppo a causa di uno spiacevole avvenimento che ha colpito i ragazzi del primo turno di partenza.
A causa di una presunta intossicazione alimentare e, forse, di un virus influenzale il viaggio di ritorno sulla nave da Palermo a Napoli si è trasformato in un vero e proprio incubo!
Molti ragazzi infatti si sono sentiti male e hanno avuto bisogno dell'intervento dei medici di bordo e di ambulanze, non appena arrivati al porto di Napoli.
E’ stato un momento difficile che ha reso necessaria l’unione e la collaborazione di alunni e professori, per aiutare chi aveva bisogno di sostegno e conforto.
I professori hanno tranquillizzato gli alunni e noi ragazzi abbiamo cercato di non creare ulteriore disordine ed essere il più d’aiuto possibile per tutti.
E’ stato difficile ma sicuramente costruttivo, formando parte della nostra esperienza e facendoci capire che a volte tutto non è così semplice come sembra e l’unico modo per resistere è combattere l’uno affianco all’altro e sostenersi a vicenda.
Escludendo questo spiacevole avvenimento, però, la gita in Sicilia è stata veramente bella e abbiamo avuto modo di ammirare opere d’arte che rappresentano le vittime della Mafia, assaggiare alcune specialità del luogo e visitare città immerse nella storia.
Ricorderemo le risate del viaggio di andata, con la nave che faceva su e giù per il mare mosso.
Quindi, giungendo in conclusione, molte delle aspettative positive sono diventate realtà e, per ciò che di triste è accaduto, vi ricordiamo che in ogni cosa c’è sempre il lato positivo: seguitelo.
Quest'anno alle classi prime della nostra scuola è stato proposto di partecipare al progetto "Alla ricerca dei tesori pontini" in collaborazione con l'editoriale "Latina oggi". Si tratta di un progetto ludico - didattico che racconta la cultura popolare del territorio pontino attraverso un album di figurine, e lo fa conoscere agli alunni nei suoi aspetti mitologici, folcloristici ed enogastronomici.
Nell'album, a raccontare i fantastici viaggi nella nostra provincia, ci sono gli esploratori Enea e il suo fidato cane Orazio, che ormai ci accompagnano da più di cinque edizioni e la new entry, Claudia Lisa, ricercatrice appassionata di mitologia.
L'album con le sue tante illustrazioni e numerose figurine, accompagnate da brevi ma ricche didascalie, racconta delle bellezze dei 33 comuni della provincia di Latina, rivisitando i miti e le leggende nella prima parte e scoprendone gli usi, le tradizioni e l'enogastronomia nella seconda parte.
Terminata la fase di compilazione e il completamento degli album, gli alunni della nostra scuola parteciperanno ad un avvincente contest a prova multipla insieme agli studenti degli altri istituti partecipanti, in una location del territorio interessato all'iniziativa, il museo di Piana delle Orme.
La vera novità di questo anno è poi la prova gastronomica fuori dal concorso nella quale a ogni istituto verrà assegnato un gazebo con all’interno alcuni prodotti e piatti tipici del territorio. Lo scopo della prova è preparare dei piatti tipici del territorio o realizzare delle ricette particolari per i giudici, proprio come dei novelli Masterchef. Non ci sarà chef Bruno Barbieri a giudicarci, ma ci accontentiamo!
Anche quest’anno la Corradini punta alla vittoria, ci stiamo preparando per sbaragliare tutte le scuole. Seguiteci durante la finale!
Matematica: un gioco da ragazzi… e ragazze!
Come la maggior parte di noi sa, a Novembre si sono svolti nel nostro istituto i Giochi matematici d’autunno dell’Università Bocconi di Milano, ovvero delle competizioni matematiche dove serve logica, un pizzico di fantasia e voglia di mettersi in gioco.
A febbraio inoltre è stato possibile iscriversi ai Campionati internazionali di matematica. Questi campionati prevedono quattro fasi:
23 Febbraio 2024: quarti di finali;
16 Marzo 2024: semifinali;
25 Maggio 2024: finale Nazionale;
25 e 26 Agosto: finale internazionale che si svolgerà a Parigi.
Ora intervisteremo Benedetta Benetazzo, una ragazza della 3°H che è riuscita a passare le selezioni e che tra pochi giorni dovrà affrontare i quarti di finale.
Ti senti pronta ad affrontare i quarti di finale?
“Sì, penso di essere pronta anche se sono un po' preoccupata del risultato della prova che farò”.
Come ti sei sentita quando hai saputo che saresti passata ai quarti di finale? Te lo aspettavi?
“Mi sono sentita fiera di me stessa, perché nonostante io avessi una buona preparazione in matematica, non mi aspettavo comunque questo grande risultato”.
Come ti sono sembrati i test svolti per la selezione?
“Io penso che i quesiti della prova siano stati abbastanza difficili, ma fattibili con un po' di impegno”.
Pensi che riuscirai a passare anche i quarti di finale?
“Di questo non sono certa, però sono sicura che mi impegnerò al massimo per cercare di superare le prove che mi verranno date”.
Quali sono le tue aspettative?
“Spero di arrivare fino alla fine di queste prove per poi arrivare a Parigi, fare anche lì una bella esperienza e ritrovarmi con altri ragazzi e ragazze che hanno affrontato questa gara”.
Vorresti dare qualche consiglio a chi come te affronterà i quarti di finale?
“Uno dei consigli che vorrei dare è quello di affrontare i quesiti senza ansia, così da poter concentrarsi al massimo, ma anche seguire sempre il proprio istinto e dare retta ai nostri ragionamenti”.
Ecco come si è conclusa l’ intervista di Benedetta. Speriamo che vi sia stata d’ aiuto e buona fortuna!
Vi terremo aggiornati sulle fasi successive dei Giochi.
Se volete sapere di più riguardo a questo argomento vi consigliamo di scriverci sul sito del Gabbiano!
Alla scoperta di nuove materie: la Frezzotti Corradini e gli Istituti superiori
Insomma, quest’anno ci sono gli esami e la scelta della scuola superiore per noi alunni di terza media, e alcuni di noi sono ancora in alto mare: magari abbiamo deciso di scegliere il liceo seguendo fedelmente i nostri amici o magari ci siamo separati da loro con non poco rammarico per seguire le nostre passioni… Fortunatamente, il nostro Istituto ha organizzato diversi progetti, sia con noi alunni di terza che con le altre classi, e perfino con i bambini della scuola primaria, per farci conoscere tante realtà e così orientarci fino alla scelta della scuola superiore.
Noi ragazzi di terza media abbiamo potuto svolgere un incontro con degli alunni del liceo linguistico A. Manzoni, dove abbiamo approfondito l’inglese, lo spagnolo e anche il francese grazie a dei giochi e alle interazioni con gli studenti che ci hanno raccontato la loro esperienza, sia con le lingue che con il liceo in generale. Coordinatrice di questa attività è stata la professoressa Nati, che ha gestito l’incontro con gli studenti e con i loro professori.
Alcune classi stanno incontrando gli studenti del liceo musicale “Manzoni” e vari sono stati gli incontri con i ragazzi di vari istituti superiori di Latina. Così hanno fatto anche i bambini della scuola primaria e le classi prime della secondaria con gli studenti dell’I.I.S. San Benedetto, con i quali hanno potuto realizzare un orto e una coltura idroponica.
Insomma, la scelta della scuola superiore è sicuramente una delle più importanti nella vita di un adolescente, ma fortunatamente, anche grazie a queste attività, abbiamo la possibilità di fare la scelta più giusta per noi!
Avete mai sentito parlare della Sicilia?
Ebbene, noi terze medie della Frezzotti Corradini quest’anno andremo a visitare proprio quest’isola italiana tra le più belle del Mediterraneo, tra gustosissimi cibi siciliani, tanta storia e bellissime esperienze.
Insomma: la classica “gita di terza media” che creerà un ricordo indelebile prima degli esami!
Noi terze medie la aspettavamo dall’8 Settembre e quando ci hanno comunicato che dal 5 al 10 Marzo saremmo andati in Sicilia siamo stati felicissimi.
Ma cosa ci aspettiamo e quali esperienze faremo?
Innanzitutto si tratta di una gita d’istituto e non ci recheremo lì per caso, andremo infatti a visitare luoghi che ricordano la lotta contro la mafia di Falcone e Borsellino; sicuramente sarà un’esperienza toccante e impareremo moltissime cose che ci potranno anche aiutare in vista della tesina e soprattutto nel fatidico giorno dell’esame.
Dopo un lungo viaggio in autobus, arrivati a Napoli potremmo certamente visitare qualche dintorno di questo fantastico luogo, stando però sempre attenti ai portafogli!
Da qui ci sposteremo in nave dal porto di Napoli dritti verso la nostra meta, la Sicilia, in particolare la città di Palermo.
Qui avremo modo di assaggiare moltissime specialità culinarie e piatti tipici siciliani, tra arancini (o arancine per i palermitani che leggono), cannoli e cassate, certamente mangeremo gustosi cibi molto conosciuti e amati!
Inoltre conviveremo in stanza per una settimana con alcuni dei nostri compagni di classe, quindi prepariamo kit di sopravvivenza contro bagni intasati e camere perennemente sporche o puzzolenti!
Giungendo in conclusione, questa gita speriamo di viverla al meglio e soprattutto di farla diventare veramente memorabile, un bel ricordo a cui ripensare negli anni futuri.
Detto questo ci rivediamo nel prossimo articolo nel quale vi racconteremo com'è andata questa meravigliosa esperienza!
Stay tuned!
Quando vi parlano di “First Lego League”, specialmente se frequentate questa scuola, conoscerete sicuramente di cosa tratta, ma c’è qualcuno che magari non ne ha mai sentito parlare.
Con questo articolo intervisteremo l’alunno della 3ªG Alessio Lombardo e la Professoressa di Tecnologia Ilenia Roscioli che partecipano entrambi a questo progetto. Saranno loro a spiegarci com’è organizzato e ci racconteranno della gara che si è svolta di recente.
Iniziamo con le domande per Alessio Lombardo. Buona lettura!
Ciao Alessio, come siete organizzati nella FLL?
La sfida è basata su due campi: quello della robotica e quello del progetto innovativo, quindi a inizio anno ci siamo divisi in due gruppi e io faccio parte di quest’ultimo.
Sappiamo che avete fatto una gara, dove e quando si è svolta?
La gara si è svolta sabato 10 febbraio a Roma, all'istituto Marymount. Competizione che è durata dalla mattina fino a pomeriggio tardo.
Come ti sei sentito prima di iniziare la gara?
Ero abbastanza tranquillo, forse perchè avevo già partecipato ľanno prima. Un pò d'ansia è salita prima di esporre il progetto innovativo.
Quali sono stati i risultati? Sei soddisfatto del tuo lavoro e di quello dei tuoi compagni?
Abbiamo ottenuto il premio campione che ci porterà a Salerno il 16-17 Marzo. Sono molto soddisfatto sia del lavoro ma soprattutto del mio gruppo, che grazie al nostro affiatamento ha ottenuto la vittoria.
Passiamo alle domande per la Professoressa Roscioli.
Salve professoressa, ci spiega che cos’è la
First Lego League?
La First Lego League è una competizione a livello internazionale, dove diversi team si sfidano non solo nella gara di robotica ma devono realizzare un progetto innovativo che cambia ogni anno.
Queste sfide si dividono in 4 parti:
I robot creati dal team devono compiere una serie di missioni.
Il progetto innovativo, che deve avere alla base un'idea originale e ogni anno viene cambiato. Quest'anno è la macchina del tempo che hanno utilizzato per ridare vita a degli edifici di Latina andati distrutti.
Progetto tecnico dove vengono spiegati i procedimenti e il perché è stato realizzato questo progetto.
I corevalues che valuteranno i valori presenti nel gruppo.
Da quanto tempo insegna nella Lego League?
Per me questo è il primo anno che insegno all'interno della First Lego League.
In che gruppo lavora lei?
Io faccio parte del gruppo dei “Coreminds”, “Core” significa Corradini mentre “minds” significa menti.
A chi consiglia di provare l’esperienza della FLL?
Consiglio di provare quest’esperienza soprattutto a chi ha voglia di mettersi in gioco e chi vuole imparare tante cose nuove mettendoci molto impegno.
Ringraziamo la Professoressa Roscioli e il nostro compagno di scuola Alessio Lombardo per aver risposto alle domande. Speriamo che la lettura di questo articolo sia stata utile per far capire, a chi non lo conosceva, il progetto della “First Lego League” e auguriamo alle nostre squadre un grande in bocca al lupo per la prossima competizione.
“Abbiamo deciso di assegnare la vittoria alla squadra…” .Probabilmente leggendo questa frase, avrete pensato che fosse riferita al verdetto di una competizione sportiva di danza, di karate oppure di equitazione. Ma se vi dicessi che questa frase è una porzione di un verdetto finale di uno sport che non è uno sport?
Mi spiego meglio. Questa frase è stata pronunciata da uno dei giurati del Campionato Italiano di Debate Middle School, a cui sta partecipando una delle classi del nostro istituto, la 3°G, assistiti dal coach e docente di lettere il professor Carlo Baldi. Per chi non lo sapesse, il Debate è una metodologia didattica che consiste in un dibattito tra due case, di opposizione e di governo, che discutono su una mozione assegnata da una commissione. Il Campionato Nazionale è suddiviso in Middle School per i ragazzi delle scuole medie, e L’High School per i ragazzi che frequentano le scuole superiori. All’interno di entrambe le sezioni, le squadre che decidono di partecipare, vengono suddivise in gironi dove in ognuna ne sono presenti cinque ( il girone della 3°G si chiama Eutropia). Ogni squadra può scegliere un massimo di sei debater che possono alternarsi o fungere da riserve.
A rappresentare la 3°G ci sono Cristiana Notarantonio e Noemi Caputi prime speaker, Marta Ranieri e Mattia Sciaudone secondi speaker, Leonardo Fiaschetti e Andrea Sanseverino terzi speaker. Alle semifinali e alle finali si qualificano le prime quaranta squadre, le tre migliori terze ed eventualmente alcune squadre rimesse in gioco grazie al ripescaggio. Nella fase a gironi, ogni squadra deve disputare quattro incontri a testa e, attualmente, la squadra della Corradini chiamata I Dadaisti (in onore del progetto DADA), conta tre incontri su quattro, una vittoria e due sconfitte. Ma a metà Febbraio, i nostri Dadaisti faranno il loro ultimo Debate, quello che potrebbe costargli un posto nelle fasi finali.
In bocca al lupo ragazzi e fateci onore!
P.S. Per chi non lo sapesse il P.O.I. (Point of information), è un’ espressione che viene usata dai debater per indicare che si vuole fare una domanda allo speaker che sta parlando per chiedergli un chiarimento o per metterlo in difficoltà.
10 anni! Ben 10 anni di dirigenza!La nostra preside ha raggiunto un grande traguardo: un decennio di dirigenza nella nostra scuola! Cosa ne pensate? Siete curiosi di sapere cosa ha da dire la nostra cara preside?
Come è nata la passione per l’insegnamento?
Questa passione è nata perché mi piace stare a contatto con gli alunni. Ho iniziato con una scuola privata e mi sono appassionata. Da qui ho fatto un concorso per la scuola pubblica.
Aveva in programma di fare la dirigente?
No, ho lavorato per molti anni in diverse scuole e non lo avevo in programma.
Come si è sentita quando le hanno dato l’occasione definitiva di diventare dirigente?
Ero molto emozionata, soprattutto perché c’erano pochissimi posti e molti candidati; per me è stato un bel traguardo.
Una volta ottenuto l’incarico di dirigente, ha pensato subito a dei progetti per questa scuola?
Quando sono arrivata, ho dovuto lavorare tanto per la scuola media, c’erano pochissime classi, era in via di chiusura. L’infanzia e la primaria godevano invece di una buona reputazione.
Essendo oggi dirigente scolastica, se dovesse fare un paragone, come le sembravano i dirigenti incontrati nelle scuole in cui ha lavorato?
La figura del dirigente, in realtà, nasce nel 2000, infatti prima c’erano 2 figure: i direttori didattici per l’infanzia e la primaria, presidi per le scuole medie e superiori. Poi ci hanno uniformato e siamo diventati dirigenti scolastici.
Nella nostra scuola ci sono due indirizzi: lo sportivo e l’inglese potenziato. E’ stata una sua idea?
Sì, è stata mia l’idea di organizzarli. Ho conosciuto una scuola ad indirizzo sportivo della Sardegna e mi ha appassionato molto, in quanto ho visto molti effetti benefici sui ragazzi.
Per l’inglese potenziato invece, avendo una laurea in lingue, ho voluto darvi una possibilità diversa, e i risultati positivi sono presenti nelle prove invalsi e nelle certificazioni.
Quest’ anno ha compiuto ben 10 anni di dirigenza, è fiera di questo traguardo?
Sì, molto fiera. Ci sono stati anni difficili, soprattutto nella scelta degli indirizzi che potevano non essere accettati, invece siamo stati premiati.
C’è stato un momento in cui ha pensato di lasciare tutto?
Si, quello che faccio è un lavoro che dà molte soddisfazioni, d’altra parte però noi dirigenti passiamo dei momenti di sconforto dove poi ci riprendiamo subito poiché è troppo bello stare con voi alunni.
Ci racconta un episodio divertente che è accaduto in questi anni?
Quando riusciamo a ritagliarci degli spazi nostri anche se stiamo lavorando.
Qual è il suo collaboratore scolastico o insegnante preferito?
Nessuno, perché non mi piace avere preferenze, creano un ambiente lavorativo non sano.
Sappiamo che ha accompagnato alcuni ragazzi allo stage linguistico di Malta. Ci racconta qualcosa in merito?
Lo stage è stata una bellissima esperienza perché mi ha dato l’opportunità di stare con i ragazzi.
Questa intervista andrà pubblicata sul giornalino della scuola, vuole mandare un messaggio e/o dei consigli agli studenti che lo leggeranno?
Il messaggio che mi sento di dare è sicuramente quello di studiare, io e tutto il personale ce la stiamo mettendo tutta per creare una scuola sempre più vicina ai vostri bisogni, ma in cambio ci aspettiamo tanto anche da parte vostra.
Con quest’ultima domanda concludiamo l’intervista alla nostra preside, dal giornalino scolastico è tutto, alla prossima!
Che cos’è la realtà? Qual è il significato della vita? Che cos’è la moralità? Cosa c'è dopo la morte? La filosofia si pone alcune di queste domande ed è sicuramente una disciplina importante perché insegna a vedere le cose da altri punti di vista, il cosiddetto "pensare fuori dalla scatola”. Come insegnarla a dei ragazzi di terza media?
All’IC Frezzotti Corradini ci ha pensato il progetto “Filosofiamo”, una attività organizzata dalle professoresse Elisa Mariani e Giulia Mattei che hanno coinvolto le classi 3C e 3E. Le due professoresse, in Aula Magna, ci hanno spiegato il lavoro da fare; hanno formato dei gruppi unendo tutte e due le classi e ci hanno fatto preparare delle domande e risposte per i filosofi, usando anche chat GPT. Una volta esposte le nostre domande, le prof hanno selezionato alcune di esse per utilizzarle nella realizzazione di podcast e interviste.
La realizzazione dei podcast è stata un’esperienza bellissima, divertente e formativa, ci siamo sentiti i veri protagonisti e questa è stata una delle cose più belle; è stata una esperienza fantastica!
Secondo noi (che abbiamo partecipato) è stato un bellissimo progetto per avvicinarci alla filosofia, una materia nuova e “da grandi”. Abbiamo imparato a conoscere filosofi come Freud, Kierkegaard e Nietzsche, a capire l’inconscio e cosa ci spinge a scegliere una strada anziché un’altra. In questo progetto la filosofia non è stata per niente una materia pesante ma l’abbiamo affrontata in modo divertente e dinamico. Ad esempio scrivere le domande per le interviste ci hanno aiutano a conoscere meglio il filosofo anche in altri aspetti, oltre a quelli che riguardano il suo modo di pensare e la realizzazione di podcast ci ha aiutati a sviluppare la sicurezza nel parlare.
Come si può trasformare un grande e difficile salto di vita come il passaggio dalle scuole medie alle superiori e la scelta del nostro futuro in un momento informativo e di confronto che fa apparire tutto più chiaro? Semplice, basta una parola: l’Orienta Fest. Si tratta dell’evento speciale che si è svolto sabato 25 Novembre presso l’ Istituto Comprensivo Frezzotti Corradini di Latina: tutte le scuole superiori di Latina si sono presentate agli studenti delle classi terze medie con video e documenti google riferiti ai programmi delle scuole. Ci sono state anche spiegazioni da parte di professori e di studenti che hanno espresso il loro parere sulla scuola e hanno raccontato le loro esperienze personali. Gli istituti presenti erano: A.Manzoni, G.Marconi, G.B.Grassi, San Benedetto, Vittorio Veneto, E.Majorana, Galilei-Sani, Dante Alighieri, Michelangelo Buonarroti ed Einaudi Mattei. L’evento si è aperto con un concerto musicale realizzato da alcuni studenti del Manzoni dove si sono esibiti circa 8 studenti del quarto e del quinto anno suonando vari generi musicali con voci e strumenti . Tra gli istituti che si sono ‘sponsorizzati’ per cercare nuovi iscritti c’erano il liceo scientifico G.B.Grassi e il liceo classico Dante Alighieri: nell’aula riservata allo scientifico ci hanno fatto visionare un video orientativo che ci mostrava gli spazi del liceo con aule complete di Lim, aule specifiche molto fornite e attrezzate come i laboratori di fisica, scienze e matematica, le due palestre e un bar. Invece nell’aula riservata al liceo classico gli studenti ci hanno parlato di come si erano ambientati negli anni, di cosa si studia, come ad esempio le materie per noi nuove di greco e latino, e delle attività che hanno svolto. Anche loro ci hanno fatto visionare un video che mostrava spazi e lezioni con aule molto colorate e ricche di lavori fatti dagli studenti. Lo scopo di questa giornata era radunare tutte le scuole superiori di Latina per aiutare noi studenti della Corradini a orientarci nella scelta del nostro futuro. Qualcuno potrebbe pensare che questa è una fase superflua perché oggi abbiamo la possibilità di partecipare agli open day delle singole scuole che si tengono tra dicembre e gennaio, ma noi invece pensiamo sia un momento diverso e utile perché ci consente di confrontarci direttamente con gli studenti delle superiori e di farci un’idea più precisa già prima di aver visitato i vari istituti che ci interessano. Questa idea è importante perché attraverso la riflessione su quale scuola frequenteremo per i prossimi cinque anni scopriamo anche chi siamo, cosa ci piace fare, i nostri interessi e la nostra vocazione. Non proprio una cosa da niente! Insomma, la scelta è tosta e affascinante e averla avviata con questa giornata di festa nella nostra scuola media è stato un ottimo inizio!
Per noi ragazzi di terza media la scelta più difficile che dovremmo fare a fine anno è sicuramente la scelta della scuola superiore, ma ancora prima di questa, quando frequentavamo la classe quinta della primaria, abbiamo dovuto scegliere la scuola media, o meglio, la scuola secondaria di primo grado.
Per voi giovani ragazzi alle prese con questa stessa difficile decisione, sabato 16 Dicembre è stato organizzato l’Open Day del nostro istituto, Frezzotti-Corradini in via Amaseno, a cui ha partecipato anche la Redazione del Gabbiano. Ma andiamo con ordine.
Le attività di orientamento si sono aperte verso le undici del mattino con l’esibizione del coro natalizio e i saluti e la presentazione del programma da parte della nostra Dirigente, la prof.ssa Roberta Venditti, e il vice preside, il prof. Marco Torella. Successivamente il tour ha toccato diverse aule, ognuna dedicata ad una materia, dove sono state illustrate numerose attività laboratoriali presentate direttamente da noi studenti (pensate un po' quanto siamo in gamba!). Ad esempio nell’aula 36, dedicata al poeta Cecco Angiolieri, si è svolto il laboratorio di geografia dedicato alla Terra Australis Incognita, ovvero l’Antartide, con incredibili modellini e presentazioni super professionali; l’aula 54 invece è stata dedicata alla speciale sezione di inglese potenziato. Il nostro istituto, infatti, possiede due sezioni speciali: quella di inglese potenziato, e quella ad indirizzo sportivo. Ma naturalmente c’era anche una classe dedicata alla filosofia e alla nostra Redazione. Noi giornalisti siamo rimasti davvero molto sorpresi del riscontro ricevuto dai ragazzi e dai genitori accompagnatori che ci sono venuti a trovare. Un’ attività che non ha fatto parlare solo noi della redazione, ma che ha reso anche voi protagonisti. La giovane giornalista, Marta Ranieri ha effettuato numerose interviste e così, oltre a mostrarvi una delle tipologie più comuni di articoli di giornale, ci ha fatto capire i vostri sogni, speranze e aspettative sulle scuole medie.
Dunque, se leggendo questo articolo vi siete amaramente pentiti di non aver partecipato a questa giornata, non vi preoccupate! Il 13 Gennaio dell’anno nuovo potrete rivisitare la scuola dalle mille meraviglie.
Hai fatto un salto in libreria un mesetto fa? Beh, probabilmente avrai notato molti tuoi compagni della Corradini! Non ti sei chiesto perché? Sicuramente li hai visti uscire senza un libro sotto braccio, e la cosa potrebbe esserti sembrata strana, ma vi assicuriamo che loro un libro l’hanno acquistato.
Stiamo infatti parlando del progetto #ioleggoperché, una vasta iniziativa nazionale per la promozione della lettura fra i ragazzi. Si è svolta nei giorni compresi fra il 4 e il 12 novembre 2023, periodo in cui tutti gli studenti della Frezzotti Corradini hanno potuto recarsi nelle tre librerie coinvolte in questo progetto ed acquistare un libro a loro scelta da donare alla biblioteca scolastica Sibilla Aleramo.
Per contribuire a questo progetto è stato necessario recarsi in una delle tre librerie aderenti a #ioleggoperché: Feltrinelli in Piazza del Popolo, Mondadori presso il Centro Commerciale LatinaFiori e A testa in giù in Via Cialdini (vicino al Teatro Moderno).
Per farvi capire meglio il funzionamento del progetto, vi facciamo un esempio.
Sei un fan accanito dei libri gialli e hai intenzione di arricchire la biblioteca donando un romanzo di Agatha Christie. Una volta in libreria, appena scovato il volume che ti interessa, puoi procedere normalmente all’acquisto. Il commesso, dopo avergli esposto di voler donare il libro alla tua scuola (in questo caso la nostra spettacolare Frezzotti Corradini), ti consegnerà un foglio da allegare al volume dove dovrai sottoscrivere nome e cognome e, facoltativamente, una dedica. Successivamente il commesso inserirà il libro donato all’interno della scatola da destinare alla Frezzotti Corradini di Via Amaseno, insieme ad altri volumi donati da altri ragazzi con la tua stessa passione.
Questo è ciò che è accaduto a noi appena un mesetto fa, ma in realtà sono anni che il progetto funziona sempre nel medesimo modo e quindi ci auguriamo che il prossimo anno l’iniziativa possa coinvolgere ancora più studenti della nostra scuola. Dai, ora che sai come funziona non puoi tirarti indietro!
Coloro che quest’anno hanno donato un libro, e sanno quindi quanto la lettura possa essere un’attività remunerativa per la mente, parteciperanno all’unboxing, un incontro che si terrà nell’ Aula Magna della scuola dedicata a tutti i “donatori di libri” che avranno modo di spiegare la loro scelta.
Speriamo che, come noi, abbiate apprezzato l’iniziativa perché può essere lo spunto di nuove letture nella biblioteca Sibilla Aleramo.
P.S. Non a caso abbiamo citato i libri gialli, perché siamo entrambi appassionati di questo genere e vi consigliamo calorosamente di provare l’esperienza della lettura di un buon romanzo giallo. Anche noi abbiamo donato un volume di Agatha Christie alla scuola, ma questa è un’altra storia…
Anche voi avete donato un libro alla scuola? Fatecelo sapere con un messaggio alla redazione, magari specificando che libro avete scelto, la vostra passione e le vostre attitudini letterarie, così da poter diffondere le vostre idee ed ispirare altri su quella straordinaria esperienza che è la lettura!
Anche quest’anno, il 25 novembre, si è celebrata la Giornata contro la violenza sulle donne, e noi dell’IC Frezzotti- Corradini abbiamo ricordato questa data organizzando un convegno dedicato alle classi terze, nominato “Il silenzio non è un sì”. In questa occasione abbiamo potuto ascoltare vari interventi di esperienze passate, ma anche i modi in cui possiamo riconoscere e prevenire i vari tipi di violenze.
Quello che forse non sappiamo è: perché è stata scelta la data del 25 novembre per commemorare la lotta contro la violenza sulle donne? Perché il rosso è il colore di questa giornata?
E’ stata scelta la data del 25 novembre per ricordare tre sorelle, Patrizia, Maria Teresa e Minerva Mirabal, che hanno combattuto per la libertà del proprio paese d’origine. Durante gli anni ‘40 e ‘50, la Repubblica Dominicana era sottomessa dalle leggi del generale Rafael Trujilo. Le tre sorelle decisero di denunciare i crimini della dittatura. Ma il 25 novembre 1960 le Minerbal vennero torturate e uccise dai sicari di Trujillo e i loro corpi furono gettati in un dirupo per simulare un incidente. La ribellione per la loro morte catturò l’attenzione internazionale sul regime dominicano e sulla cultura machista che non tollerava l’idea di dover riconoscere alle donne l’ occupazione di uno spazio politico. Pochi mesi dopo la loro morte, Trujillo fu ucciso e il suo regime cadde.
L’unica sorella sopravvissuta, Belgica Adele, ha dedicato la sua vita a mantenere viva la memoria delle sorelle.
Invece per quanto riguarda il colore rosso e i simboli contro la violenza sulle donne sappiamo che sono le scarpe e panchine rosse. Le scarpe rosse rappresentano la battaglia contro i maltrattamenti e femminicidi e la loro storia nasce in Messico da Elina Chauvet che nel 2009 posizionò in una piazza della città 33 paia di scarpe rosse per ricordare le donne vittime di violenza. Da quel momento il colore rosso è stato usato per simboleggiare il contrasto alla violenza di genere. La panchina rossa, invece, oggi viene utilizzata per dire no alla violenza domestica e per sottolineare come la violenza sulle donne avvenga anche in contesti familiari.
Al convegno “Il silenzio non è un sì” sono intervenuti: la dirigente scolastica Roberta Venditti, il garante per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza della regione Lazio dott.ssa Monica Sansoni, la psicologa Gabriella Marano, l’avvocato Pasquale Lattari, la dirigente della squadra volanti della Questura di Latina Anna Tocci, il Questore Raffaele Gargiulo e il prefetto Maurizio Falco. Il convegno ha parlato delle diverse vittime di femminicidio, della violenza in generale e soprattutto dell’importanza della prevenzione.
Al termine del convegno, crediamo che tutti siano rimasti colpiti dalle parole dette in ciascuno degli interventi che hanno riguardato esperienze e vittime di femminicidio. Convegni come questo sono occasioni per farci aprire gli occhi su ciò che sta succedendo intorno a noi e per farci riconoscere i segnali sbagliati, ma soprattutto far sì che episodi come questi non si ripetano più!
Il 4 dicembre presso il campo Coni di Latina si sono svolte le gare Campestri che hanno avuto come protagoniste tutte le scuole Medie e Superiori della provincia di Latina.
Anche noi giornalisti abbiamo partecipato alle gare ottenendo un buon risultato.
Alla fine della competizione siamo andati ad intervistare i due ragazzi della nostra Scuola, Matteo Moro 10° classificato e Sebastian Butas 3° classificato. Partiamo con Matteo:
Buongiorno Matteo, pratichi sport? Se si ti ha aiutato ad arrivare tra i primi posti?
Buongiorno a voi. In passato ho praticato tanti sport tra cui nuoto, tennis e atletica ma adesso pratico pallanuoto. Secondo me quest'ultimo mi ha aiutato molto perché gli allenamenti sono molto duri e allenano tutto il corpo.
A chi dedichi in particolare questa vittoria?
Io dedico in particolare questa vittoria a mia madre, ma in generale a tutta la mia famiglia perché in ogni competizione e attività che faccio mi sostengono sempre e per questo li ringrazierò per sempre.
Secondo te gli altri concorrenti con cui hai gareggiato erano alla tua altezza?
Secondo me i ragazzi con cui ho gareggiato erano molto forti e preparati fisicamente mentre quelli dell IC Frezzotti Corradini non erano alla mia altezza perché nessuno è arrivato tra i primi dieci tranne me.
E’ stata la tua prima volta ad una gara campestre?
No, non è stata la prima volta. Sono venuto anche l'anno scorso e sono arrivato undicesimo. Però lo scorso anno ho avuto più difficoltà rispetto a quest’anno e ho notato molta differenza tra i gareggianti.
Che sensazione hai provato quando hai capito di essere arrivato tra i primi dieci?
E’ strano da descrivere, perché durante la gara ho provato sensazioni di stanchezza ma adesso sono molto felice del mio risultato.
Secondo te il tuo professore di educazione fisica e i tuoi compagni saranno fieri di te?
Secondo me il mio professore e tutti i miei compagni saranno fieri di me perché comunque sono stato il miglior ragazzo dell'annata 2011 dell' IC Frezzotti Corradini
Ora passiamo ad un altro atleta: Sebastian Butas, alunno della 3*A
Buongiorno Sebastian, vorrei chiederti per prima cosa a chi dedichi quest’ottima posizione?
A mia madre e a tutto il resto della mia famiglia, loro sono ogni giorno vicino a me sostenendomi e aiutandomi.
All’inizio ti aspettavi questa terza posizione?
Assolutamente no. Appena arrivato al campo volevo arrivare tra i primi dieci per ricevere la medaglia che da tanto desideravo, ma mai mi sarei aspettato di arrivare terzo.
Che sport fai?
Pratico calcio sin da quando ero piccolino.
Pensi che questo sport ti abbia aiutato in questa tua straordinaria performance?
Sì molto, il nostro Mister richiede molto da noi e per questo ci fa correre ogni settimana per tenerci in forma e non perdere lucidità in partita.
Ti sei allenato per vincere?
Oltre agli allenamenti che faccio a calcio, no
Pensi che gli altri concorrenti erano alla tua altezza?
Penso che tutti i concorrenti siano stati bravi ma ritengo che gli unici alla mia altezza siano stati quelli che si sono classificati dalla 5* alla 1* posizione
Hai già partecipato precedentemente a queste gare?
Si, ho già partecipato nel 2021 dove non sono andato benissimo.
Pensi che ti ripeterai nelle finali che si svolgeranno il 13 dicembre?
Speriamo, io mi sto impegnando per ottenere risultati ancora più alti.
Abbiamo concluso la nostra intervista, grazie ai nostri ragazzi e un grande in bocca al lupo!
Pausa didattica, da voi la praticano?
La pausa didattica consiste nell'avere una settimana di sospensione del programma scolastico “per fare attività di recupero, potenziamento e approfondimento”, perciò i docenti non possono né spiegare né fare alcun tipo di valutazione.
Tuttavia, nella nostra esperienza, abbiamo visto che alcuni professori non la rispettano, perché credono che sia più opportuno continuare con il programma, ma molti studenti non lo ritengono giusto.
A nostro parere, la pausa didattica, se rispettata da tutti i docenti, sarebbe molto benefica perché ci permetterebbe di fare una pausa dagli impegni scolastici e concentrarci di più sui nostri impegni personali, come lo sport.
Inoltre, questa pausa, può permettere ai docenti di effettuare un ripasso generale per tutta la classe e, magari, aiutare gli studenti a comprendere meglio gli argomenti svolti nell’ultimo periodo, quindi prendere una “boccata d’aria” ci permetterebbe di avere la mente più concentrata e di assimilare al meglio tutto ciò che manca del programma.
Nella nostra scuola è già stata effettuata una pausa didattica, alcuni docenti si sono rifiutati di lasciarci una settimana di riposo e sono andati avanti con programma e interrogazioni, mentre altri hanno aderito all’iniziativa lasciandoci liberi di ripassare o di chiedere una seconda spiegazione degli argomenti non capiti in precedenza.
Per cui, cari professori e professoresse, la pausa didattica sarebbe una pratica utilissima all’interno del mondo scolastico. Facciamola!