Era ormai più di un anno che cercavamo, fra impegni personali e pandemia, di organizzare un'uscita lunga di un giorno in bicicletta.
Finalmente ci siamo, è il momento di partire per un giro sul nostro territorio con 2 obiettivi: il monte Vignola ed il campo di lavanda.
Il tempo in settimana di disegnare il percorso, fra le applicazioni Wikiloc, Viewrangers e Strava, ed organizzare lo zaino da giornata fuori.
Disegnare il percorso è un misto fra le applicazioni e street view per evitare le strade private, capire le curve altimetriche, e nonostante tutto... non è mai abbastanza...
Arriva la vigilia dell'uscita, bisogna mettere in carica ciò che servirà, il contachilometri, la actioncam, la luce posteriore. Ma anche acquistare l'occorrente per i panini. E, per non correre al mattino, avere lo zaino e la bici pronta dalla vigilia.
Suona la sveglia, non rimane che fare colazione, vestirsi, ed essere pronti per le 09:30. Vestirsi? Ma come? La giornata è prevista calda, ma il mattino inganna sempre un po', siamo solo ai primi di aprile. Lo zaino è pronto con tutte le alternative possibili, togliere e mettere non sarà un problema, quindi classica partenza vestiti a cipolla!
Il famoso quarto d'ora accademico ci fa partire alle 09:45, avvertiamo il terzo biker che arriveremo a Monteveglio verso le 10:00, arrivando lui da Castelletto. Siamo tutti a Monteveglio, il tempo di salutarci, valutare la giornata che ci aspetta e... partiamo!
Prendiamo via Ca' Agostini, sotto la Piccola Cassia, che oggi non prenderemo, l'altimetro sarà sufficientemente alto anche senza salire via Serra. Il passaggio da Fagnano ci regala il famoso ciliegio completamente bianco in mezzo al campo, il primo a salutare la primavera, e l'ultimo a perdere le foglie per gli arrivederci prima dell'inverno in autunno.
A Fagnano la domanda che non manca mai, facciamo il lungo Samoggia? E sia, il pensiero di quei 20 minuti di divertimento vincono molto spesso! Da notare però che il divertimento è maggiore in senso inverso, molto probabilmente perché affrontato in discesa. Oggi invece lo risaliamo questo nostro Samoggia!
Un sentiero single track che parte tranquillamente con qualche saliscendi, curve destra sinistra di seguito, un passaggio sopra il Samoggia che resiste ancora all'erosione fino ad iniziare con dei passaggi molto più tecnici, dove le curve diventano strette, sassi sui passaggi, qualche tronchetto da saltare, discesine con curve strette a seguire, insomma quando arriviamo fuori da questa prima tratta, e ci accoglie il pacifico asino nel suo campo, sappiamo di averlo ormai completato con grande soddisfazione!
Dopo rimane solo da attraversare il tratto franato ma recuperato con tutti i sassi del Samoggia, ed arriviamo a Tintoria!
Sospetto che Gianmarco pensi di salire da via dei Serretti per arrivare a Merlano, ma lo rassicuro, oppure dovrei dire raffreddo, precisando che saliremo da Mongiorgio, meglio lasciare agli atleti della Savigno Race l'accoppiata Serretti/Filippi!
La salita di Mongiorgio non scherza, ma è su asfalto, questo aiuta molto. Poi ormai la conosciamo molto bene, sappiamo dove sono i punti più difficili, dove possiamo recuperare un po'. Nelle prime curve vedo un ragazzo del gruppo Green Team che raccoglie lungo la strada le bottiglie di vetro buttate dai soliti mascalzoni. Da una parte ammiro questi gruppi come Green Clean e Valsa’Clean che hanno deciso di pulire il territorio, ma da un’altra ne trovo triste l’esistenza che confermano la decadenza sociale di molte persone senza rispetto per la natura ed in fondo, loro stessi…
Arriviamo in vetta e subito giriamo a destra verso Merlano iniziando subito con un nuovo strappo, corto, ma sufficiente per ricordarci che oggi le salite non ci mancheranno! L'asfalto lascia il posto ad una strada bianca che offre un bellissimo panorama sia sulla valle del Samoggia che su quella del Lavino, con in angolo il dominante Monte Vignola che ci aspetta! Questa strada è molto bella, da un punto di vista panoramico, in discesa (ma poi quale strada non è bella in discesa quando siamo in bicicletta?). Oggi però anche questa è da fare in salita, un piccolo break alla fine della strada bianca prima di proseguire sull'asfalto verso Merlano. Una barretta o un panino e si riparte.
Passiamo sotto la bella chiesa di Merlano per arrivare su Via Lame che affrontiamo prima in discesa, sorpassati da 3 persone con la Gravel, scelta a dir poco azzardata su questa strada che inizialmente è bianca, ma nell'ultimo pezzo diventa una salita su sassi, ed infatti avranno molte difficoltà e spingeranno a mano le bici.
Al bivio con via Anzella ci salutano scendendo verso Savigno salvo vederli risalire, li avvisiamo che avranno sicuramente molte difficoltà ad affrontare la salita fra i solchi dei trattori, ma accettano la sfida!
Lato nostro scendiamo dal sentiero di Franco del Casone che offre un meraviglioso panorama verso l'Appennino e, sotto di noi, le Gardelline. Questa vista mi fa sempre impressione, siamo già molto in alto e ci tocca scendere per affrontare nuovamente la salita della Gardelline, sono proprio matti questi bikers! Ops, ma anche noi allora!
La discesa per arrivare alle Gardelline è veloce ma ci vuole attenzione per via dei sassi, e mentre si scende velocemente il mio pensiero torna verso le Gardelline, da salire quando invece ero già molto in alto, che sia un motivo per provare a fare una prossima volta come i bikers con la Gravel? Mai dire mai anche se non è una salita che mi tenti molto.
Un problema alla volta, adesso c'è da salire l'ultima parte delle Gardelline, quella sullo scassato, ed insieme a Nic ci rendiamo conto che la prima parte verso Merlano ci ha già un po' sgonfiati e quindi pedaliamo un po' e camminiamo molto, ma non è assolutamente un problema. Poi davanti al monumento al ciclista facciamo i soliti ganzi per la posterità passando pedalando mentre Giamma ci fotografa!
La cima è lì dietro a sinistra, pausa altamente (in tutti i sensi) meritata, con barrette ma soprattutto un bel panino. Alle spalle le Gardelline, di fronte Montepastore, a destra il monte Vignola, che aspetta di vederci!
Arrivati al bivio con la provinciale imbocchiamo a sinistra una strada con le indicazioni della Piccola Cassia ma anche della Savigno Race, prendiamo uno nuovo sterrato in discesa che porta su via Varsellane, confesso, è un nome nuovo per me e anche adesso sono tornato su Google Maps per scriverlo bene. Un po' di salita ed ecco il sentiero che indica Monte Vignola e Marzabotto, interessante, ma per ora accontentiamoci di Monte Vignola. Peccato però che si, seguiamo la traccia disegnata, ma il sentiero in realtà non è indicato, bah, intanto saliamo, anche qui un po' in bici, un po' camminando, poi non l'ho detto ma il buon Giamma penso abbia camminato poco, le gambe lui le ha, e molto buone, e non per niente parteciperà alla Savigno Race!
Ma una cosa bella oggi la dirà nei nostri confronti, ovvero che apprezza molto la nostra concezione della bici, ed il nostro spirito di come viverla, non potevamo ricevere complimento più bello, grazie Giamma!
Ma ecco l'inganno più forte della giornata, non una barriera, ma un recinto e 2 cancelli veri e seri che chiudono la nostra progressione, impossibile proseguire. Mai avremmo immaginato che la vetta del monte Vignola potesse essere irraggiungibile, chiusa, interdetta...
Amaramente torniamo giù e ci fermiamo dopo poco in uno spazio aperto dal disboscamento in corso e scattiamo foto verso il lato che guarda San Luca, in fondo, e chiaramente scatta anche il selfie ufficiale della giornata!
Speravamo di scendere dall'altro versante ed invece torniamo indietro sui nostri passi, anche se il sentiero verso Marzabotto poteva essere una valida alternativa, da rifare anche lui. Ci tocca nuovamente percorrere un tratto della Savigno Race, e questo compensa molto la delusione, altroché! Arriviamo così, dopo un cartello divertente ma di cui ci fidiamo con moderazione verso la casa con "cani liberi ma buonissimi": verdetto? Sono effettivamente buoni anche se fanno il loro lavoro.
Inizia adesso la discesa delle maestre, siamo sempre su una traccia della Savigno Race.
Che dire? Complimenti a chi gareggerà, guardando il nostro video in cui manco le curve e vado piano non posso che provare ammirazione per chi invece scenderà senza badare troppo ai freni.
La parte finale si apre sulla valle del Venola verso Marzabotto, e qui il percorso si fa difficile, speriamo che prima della gara venga pareggiato perché la vedo dura per tutti con quei canaloni di scorrimento per l’acqua.
Passiamo il ponte sul Venola ed arriviamo sull'asfalto per salire verso Vedegheto. Ahia, eccolo, un crampo alla coscia, eppure non ho difficoltà a fare questa salita, ma qui ho pagato la tensione in discesa e la camminata forzata sull'ultima parte del percorso. Ma basta una fermata, la gamba un po' in tensione e riparto senza problemi, ma non prima di uno nuovo stop ristoro. L'acqua scarseggia, il caldo è sempre presente, per fortuna ci danno la possibilità di riempire le nostre borracce nel lavatoio di un cortile.
La salita su strada continua e giriamo a sinistra su Vedegheto, un piccolo borgo carino e qui affrontiamo una nuova salita, direi piuttosto un muro... Piccola pausa e parliamo con una signora che ci conferma che per Rodiano dobbiamo seguire la strada, mentre per il campo di lavanda sarà la strada a sinistra al prossimo bivio che dovremo prendere, in ogni caso ci sarà da salire.
Regola numero 1 del buon tracciatore, valutare bene le curve altimetriche, posso confermare di non avere rispettato la regola. Quando siamo arrivati al bivio con la strada da prendere in discesa ci è venuto un forte dubbio e decidiamo così di proseguire per la strada. Probabilmente un grande errore, intanto perché a posteriori rivedendo il percorso la strada sale diritta fregandosene delle percentuali, e con rari momenti di pausa, e per di più da un certo punto in poi torna ad essere una salita del Savigno Race, e loro le salite le inseriscono proprio perché dure!
Invece per arrivare al campo di lavanda le curve altimetriche sono più dolci perché la salita è più lunga, a parte un piccolo tratto. Anche qui dovremo assolutamente tornarci per salvare il nostro onore.
Arrivati miracolosamente a Rodiano, proprio al bivio che si congiunge con il sentiero proveniente dal campo di lavanda, nuovo stop ristoro, è sempre caldo ma tira vento, cerchiamo di non rimanere troppo fermi a lungo. Anche qui dobbiamo fare una scelta, sentiero verso Tolè oppure ritorno da Ca' Bortolani?
Facendo un po' di conti valutiamo più giusto tornare verso casa, direzione Ca' Bortolani. Discesa prima, salita poi, che ricordavo in macchina e temevo un po' in bici ma invece nulla di che.
A Ca' Bortolani non ci rimane che coprirci per affrontare la discesa, mandare messaggi per aggiornare i nostri cari della nostra posizione, e valutare le varie indicazioni di Piccola Cassia che troviamo alla rotonda, un mondo da affrontare in futuro.
La discesa inizia, dobbiamo arrivare al bivio per via Archettina poco prima di San Prospero per arrivare a Goccia senza fare la strada provinciale, e provare un altro po' di piacere in una discesa sterrata. Una piccola vipera sul ciglio fa vedere i muscoli, ormai con questo caldo si sente rinvigorire anche lei!
Continua la discesa fino a Goccia, ormai il giro è in fase di conclusione. Sotto il ponte sul Samoggia Nic ci fa provare il mini single track che ci fa arrivare poco prima di Savigno, peccato solo sia corto. A Savigno cosa fare? Bere un caffè al chiosco, un rituale per tutti i bikers.
Ormai il giro giunge alla sua fine, non facciamo il lungo Samoggia ma arriviamo a Fagnano dalla strada normale, salutiamo Gianma che sale verso Zappolino per tornare a casa, mentre noi raggiungiamo tranquillamente Bazzano.
Fine del giro, 9 ore fuori, oltre 70 km, circa 1700 m di dislivello, il tutto a ritmo di passeggiata e scoperte, e divertimento sempre e comunque!