Finalborgo è un borgo storico situato nel comune di Finale Ligure, in Liguria, Italia. Il nome "Finalborgo" deriva dal latino "Burgum Finarii", che significa "terra di confine" o "centro amministrativo del marchesato dei Del Carretto" tra il XIV e il XVI secolo . Fu fondato infatti alla fine del XII secolo e per secoli fu la capitale del marchesato di Finale, governato dalla famiglia Del Carretto. Durante questo periodo, il borgo fu circondato da mura medievali, che ancora oggi sono ben conservate e presentano porte di accesso all'abitato .Le mura medievali, che circondano il borgo, sono state erette sugli alvei dei torrenti Pora a ponente e dell'Aquila a levante, e sono state utilizzate per difendere il borgo dalle minacce esterne. Il borgo noto per la sua architettura medievale, con edifici costruiti in pietra del Finale, un tipo di ardesia locale che è stato utilizzato per creare portali, colonne, diamanti, e ornamenti. Il centro storico del borgo è caratterizzato da stretti vicoli e piazze, che offrono scorci affascinanti e una sensazione di protezione e raccoglimento.
Finalborgo conserva ancora gran parte della sua cinta muraria medievale, costruita intorno al 1447 da Giovanni I Del Carretto dopo le distruzioni genovesi successive alla Guerra del Finale (1447-1450). Le mura sono intervallate da torri quadrate o semicircolari e interrotte solo in corrispondenza delle quattro porte di accesso al borgo: Porta Testa, Porta Reale, Porta Romana (o del Mulino) e Porta della Mezzaluna . La cinta muraria è caratterizzata da un percorso di ronda dotato di merli quadrati, in parte tamponati in epoca moderna per ricavare delle feritoie . Secondo il modello difensivo di molti borghi liguri medievali di fondovalle, le mura di Finalborgo si raccordavano originariamente su una torre posta più in alto, sulla collina del Bechignolo, inglobata nel XVII secolo dalla fortezza spagnola di Castel San Giovanni.
La cinta muraria di Finalborgo, fatta erigere da Giovanni I Del Carretto a metà del XV secolo dopo le distruzioni genovesi successive alla guerra del Finale (1447-1449), ha subito forti rifacimenti nel corso delle epoche seguenti. Porta Testa è uno dei varchi d’acceso al borgo ancora oggi utilizzata e ben visibile nel tessuto urbano. Questa porta deve forse il nome attuale al fatto che al suo esterno si trovava il patibolo per l’impiccagione dei condannati a morte a cui, una volta constatato il decesso, veniva tagliata la testa poi appesa all’interno di una gabbia sopra la porta quale monito per il popolo.
In occasione dei lavori eseguiti nei primi mesi del 2017 per il rifacimento della piazza antistante la Porta, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della Liguria, prevedendo il ritrovamento di antichi resti, ha richiesto un’assistenza archeologica che ha permesso di documentare strutture distrutte in passato e recuperare reperti. In sintesi, lo scavo archeologico, seppure con una difficoltà di lettura dovuta alle numerose asportazioni attuate in epoca contemporanea per l’alloggiamento di sottoservizi, ha permesso di mettere in luce importanti testimonianze relative a un antico avancorpo con bastione semicircolare, distrutto nel 1827. Non si conosce la data esatta della costruzione di queste strutture ma, verosimilmente, si può ipotizzare che sia avvenuta tra il 1619 e il 1642 per proteggere la porta medievale dal tiro diretto dell’artiglieria durante la dominazione degli Asburgo di Spagna. Infatti, a partire dalla seconda metà del XVII secolo, e fino alla stesura del Catasto Napoleonico del 1813, la cartografia storica rappresenta, davanti alla porta, un avancorpo, rivolto a nord e disallineato rispetto a Porta Testa, munito di bastione con accesso fiancheggiato da due corpi di guardia. Inoltre, è sempre riportato un ponte, anch’esso chiaramente non in linea con il varco della porta medievale, che, attraversando il torrente Pora, conduceva alla piazzetta antistante l’avancorpo.
A chi proveniva da Finalmarina, Finalborgo si presentava con le possenti difese di Porta Carretta, in corrispondenza della quale s'innestava direttamente il medievale "ponte dei pesci" del quale rimangono tracce sul greto del torrente a fianco della torre. In epoca spagnola l'accesso medievale fu sostituito dall'attuale arco di Porta Reale, decorato da una finta architettura dipinta ottocentesca con lo stemma dei Savoia e l'immagine della Vergine . Porta Reale è decorata da una finta architettura ottocentesca con lo stemma sabaudo e l’immagine della Madonna posta a protezione dell’antico Borgo. Del precedente varco si intravvedono le tracce dell’arco di un passaggio coperto alla base della torre, ora trasformata in residenza privata, che si vede sul lato destro della porta. è sempre stata l'entrata principale a Finalborgo per chi veniva dalla Marina. Ubicata anticamente poco più a monte, subito dopo la torre, ha visto nei secoli il transito di mercanti, soldati, qualche volta anche di re e principi. Fu proprio in occasione del passaggio del re di Spagna Filippo V, nel 1702, che l'antica apertura venne ampliata trasformandosi nella "Porta Reale" giunta fino a noi. Le sue decorazioni risalgono al secolo scorso. Da questo varco si entrava in un borgo che controllava lo sbocco a mare delle vie di transito tra Liguria e Piemonte. Per secoli fu questa la funzione di Finalborgo, così come la pianificò alla fine del XII secolo il suo fondatore, il marchese Enrico II Del Carretto, quando si ritirò da Savona e Noli facendo di Finale il nuovo centro del suo potere. Nel 1449, dopo un lungo assedio, Finalborgo venne espugnato e subì gravi danni da parte dei Genovesi. Ma già l'anno dopo Giovanni I Del Carretto avviò un'opera di ricostruzione che diede un volto nuovo alla città. Lo stesso che nonostante le trasformazioni compiute poi durante le dominazioni spagnole, genovesi e soprattutto sabaude possiamo, in molti tratti, vedere ancora oggi.
La Basilica di San Biagio è un'importante chiesa cattolica situata nel centro storico di Finalborgo. Questa basilica, dedicata a San Biagio di Sebaste, è stata elevata alla dignità di basilica minore da Papa Pio XII nel 1949. La costruzione della basilica iniziò nel 1372 e si concluse nel 1650, con un design architettonico di stile barocco. La chiesa è stata costruita per sostituire un precedente edificio gotico, che era stato danneggiato durante le invasioni della Repubblica di Genova nel tardo Cinquecento. L'attuale struttura, progettata dall'architetto Andrea Storace, è nota per la sua facciata incompiuta e per la ricchezza dei materiali utilizzati, inclusi marmi pregiati e opere d'arte significative . La basilica è caratterizzata da un interno decorato con altari barocchi e opere d'arte, tra cui dipinti di artisti locali. La chiesa è anche un importante luogo di culto per la comunità locale, fungendo da parrocchia per il vicariato di Finale Ligure-Noli della diocesi di Savona-Noli. San Biagio è considerato il protettore dei cardatori di lana, un'attività tradizionale nella regione, e il culto per questo santo è uno dei più antichi del Finale. La basilica non solo serve come luogo di culto, ma è anche un importante sito turistico, attirando visitatori per la sua storia e la sua bellezza architettonica.
L'interno a tre navate colpisce per la grandiosità e la ricchezza delle decorazioni barocche. Tra le opere d'arte principali:
Mausoleo di Giovanni Andrea Sforza Del Carretto, ultimo marchese del Carretto, morto nel 1604
Balaustra in marmo di Carrara con quattro figure di angeli che reggono una tovaglia eucaristica, attribuita a Francesco Schiaffino
Pulpito con la visione di Ezechiele, attribuito a P.Bocciardo.
Affreschi della volta di Luigi Gainotti e Antonio Bertolotto (1911) e della cupola e presbiterio di Francesco Semino e Domenico Buscaglia (1878). Nelle cappelle laterali si trovano anche il Trittico della Madonna delle Grazie (1416), il Polittico di Santa Caterina (inizio XV secolo) e la tela di San Carlo Borromeo del Guercino.
Il Palazzo Burnengo, situato nel suggestivo borgo di Finalborgo, è un edificio storico di notevole importanza, caratterizzato da elementi architettonici distintivi e una ricca storia. La sua costruzione risale alla fine del XV secolo, periodo in cui il borgo stava vivendo un notevole sviluppo sotto il dominio dei Del Carretto. Questo contesto storico arricchisce ulteriormente il valore architettonico del palazzo, rendendolo un simbolo della storia e della cultura locale. L'edificio si trova in Piazza Aicardi, una posizione centrale a Finalborgo, conosciuta per la sua architettura medievale e il suo significato storico. Si distingue per la sua doppia loggia con archi, nota come Loggia del Ramondo, e un prominente stemma di famiglia, sebbene quest'ultimo sia diventato meno visibile nel tempo. Questa loggia è decorata con eleganti archi che conferiscono al palazzo un aspetto maestoso. Sulla facciata è presente un grande stemma di famiglia, sebbene con il tempo sia diventato meno visibile. Questo elemento rappresenta l'importanza storica della famiglia Burnengo nella regione. Il palazzo è costruito principalmente in pietra di Finale, un materiale locale che conferisce all'edificio un aspetto robusto e caratteristico. Questa pietra è utilizzata anche in molte altre costruzioni storiche della zona, contribuendo a un'armonia architettonica nel borgo. La storia del palazzo è legata alle commendae e alle proprietà ecclesiastiche del Medioevo, evidenziando il ruolo che queste istituzioni hanno avuto nello sviluppo della regione. Attualmente (2024), il Palazzo Burnengo è di proprietà privata ed è tutelato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Imperia e Savona. Sebbene il palazzo sia di proprietà privata, la sua posizione in una piazza pubblica consente ai visitatori di ammirarne l'architettura dall'esterno.
Il Castel San Giovanni, situato sopra Finalborgo, è una storica fortezza costruita dagli spagnoli nel Seicento. E' situato infatti su un crinale che domina l'abitato di Finalborgo ed è facilmente raggiungibile tramite l'antica Strada Beretta, che collega il borgo alle fortificazioni circostanti. Nel medioevo in questo punto si trovava una torre difensiva (menzionata già nel 1390) che era collegata alle mura del borgo. Gli spagnoli nel costruire Forte San Giovanni la inglobarono nella nuova fortificazione. Il castello è stato infatti costruito attorno a questo torrione medievale pentagonale, che costituisce la base della fortificazione attuale. Costruito tra il 1642 e il 1643 su progetto dell’architetto militare lombardo Francesco Prestino, al servizio della Spagna, per fronteggiare le incursioni barbaresche che raggiungevano improvvise la costa ligure tra XVI e XVIII secolo; sui capi proiettati sul mare tra la Caprazoppa e il promontorio di Varigotti fu costruito un sistema di torri di avvistamento e difesa, che ancora oggi costituiscono un elemento caratteristico del paesaggio del litorale Finalese. La fortezza è caratterizzata da spettacolari mura a tenaglia, che offrono una robusta protezione del borgo sottostante. Questo elemento storico è stato integrato nel progetto di ampliamento della fortezza. La fortezza fu abbandonata dagli spagnoli nell’anno 1707 e dopo la sottomissione a Genova nel 1713, venne parzialmente distrutta. Nel 1822 fu adattata a penitenziario. Dal 1960 fu incamerata dal demanio e fu oggetto di un attento restauro che si è concluso nell’anno 1999.
Riscontriamo spesso un errore quando viene citata l’antica porta del Becchignolo, la quarta porta di accesso al Borgo, che si incontra risalendo la strada Beretta verso Castel San Giovanni e Castel Gavone. Molto spesso, infatti, troviamo la definizione di “Mezza Luna”, come se ci si riferisse alla fase lunare detta della “luna falcata”, cioè illuminata per metà, ma non è così. Quella porta non ha nulla ha a che vedere neppure con il simbolo della bandiera della Turchia, e men che meno con il coltello a due mani usato nella preparazione degli alimenti per triturare o sminuzzare cipolla o prezzemolo. In realtà questo varco nelle mura del Borgo prende il nome dalla soprastante opera militare che incombe sul Borgo stesso. Nell’architettura militare rinascimentale, per Mezzaluna (o anche detta “Lunetta”) si intendeva quell’opera che si poneva innanzi agli angoli fiancheggiati dei bastioni; era in sostanza un baluardo, solitamente posto agli angoli di mura fortificate. Inizialmente a forma di mezzaluna (da qui il nome dato alla struttura), queste costruzioni presero nel tempo forme sempre più geometriche nelle cosiddette fortificazioni “alla moderna” e, con l’aggiunta di corti fianchi, divennero delle cosiddette opere esterne, in qualche modo simili a bastioni isolati costruiti per scopi difensivi e in particolar modo a difesa di città. Nel XVI sec. il termine passò a indicare un Rivellino a pianta triangolare, ma semicircolare nella parte interna, che era rivolto verso il nemico; successivamente finì per indicare qualsiasi Rivellino anteposto alla cortina di un sistema bastionato. Fino al 1642, epoca di costruzione di Castel San Giovanni, la porta era chiamata “di Bechignolo”, perché dava accesso alla strada che, prima di giungere a Castel Gavone, passava davanti alla Torre di Bechignolo. Con l’edificazione del nuovo castello assunse, appunto, il nome di “Mezzaluna”.
Castel Gavone fu menzionato per la prima volta nel 1188 e servì non solo come rifugio e difesa, ma anche come residenza signorile. La sua costruzione iniziale era di tipo "caminata", una dimora fortificata su più piani, dotata di camini e logge. Costruito intorno al 1172, il castello fu la residenza principale dei marchesi Del Carretto, che governarono la zona fino al 1715, quando il castello subì una distruzione significativa a causa dell'occupazione genovese. Castel Gavone fu menzionato per la prima volta nel 1188 e servì non solo come rifugio e difesa, ma anche come residenza signorile. Durante il Medioevo, il castello subì vari ampliamenti e ristrutturazioni, specialmente sotto il dominio dei Del Carretto, che lo trasformarono in una residenza principesca. Il castello giocò un ruolo cruciale durante la Guerra del Finale (1447-1450) contro Genova, quando fu occupato dai mercenari genovesi. Galeotto Del Carretto, allora marchese, riuscì a fuggire e a riprendere il controllo del castello poco dopo. Tuttavia, la situazione cambiò drasticamente nel 1713, quando la Repubblica di Genova acquisì il marchesato e ordinò lo smantellamento della fortezza nel 1715, riducendola a ruderi. Oggi, Castel Gavone è noto per la sua Torre dei Diamanti, caratterizzata da un particolare bugnato piramidale. Nonostante le distruzioni, il castello conserva ancora elementi architettonici significativi, come le mura perimetrali e alcuni ambienti sotterranei, tra cui una grande cisterna con un sistema di raccolta e filtraggio delle acque ancora funzionante . Molti materiali originari del castello, travature, pietre e colonne, furono utilizzati nel corso del tempo per l'edificazione di chiese, portali e ville finalesi. Il castello noto come Castel Gavone è anche chiamato Castel Govone, e questo cambio di nome riflette una variazione storica. Entrambi i nomi sono attestati nei documenti medievali, con "Govone" che sembra essere prevalente fino alla fine dell'epoca spagnola. Negli ultimi due secoli, il nome "Castel Gavone" è diventato il più comune, ma recentemente, grazie a una riscoperta della storia locale, il nome "Castel Govone" è tornato in uso.