L a storia urbanistica di Lecco è l'evoluzione di un insediamento che, da sistema di piccoli villaggi sparsi (insediamento policentrico), che si è trasformato in un borgo fortificato e, infine, in un polo industriale e amministrativo moderno. I primi insediamenti risalgono alla Cultura di Golasecca (Età del Ferro). Il toponimo "Lecco" ha radici celtiche (Lech o Loch), a testimonianza del forte legame con il lago. In epoca romana, l'area non formava una vera città, ma un insieme di nuclei rurali e militari situati lungo importanti arterie commerciali che collegavano la pianura padana con i territori transalpini. Nell'Alto Medioevo Lecco divenne un castrum (area fortificata) strategico per la difesa di Milano contro le invasioni dal nord. In epoca carolingia fu sede di un'importante Contea. Nel XIV secolo, dopo essere stata distrutta da Matteo I Visconti (1296), la città fu ricostruita per ordine di Azzone Visconti. In questo periodo venne creata la cinta muraria a forma triangolare e il ponte fortificato (Ponte Vecchio o di Azzone Visconti), che diedero a Lecco l'assetto urbano che avrebbe mantenuto per secoli. Sotto il dominio spagnolo (XVII secolo), Lecco era un borgo strettamente fortificato, descritto fedelmente da Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi. L'urbanistica era chiusa e militare, focalizzata sul controllo dei confini e dei dazi. Con l'arrivo degli Austriaci e l'abolizione dello status di piazzaforte (1782), le mura vennero progressivamente abbattute, permettendo al borgo di espandersi. L'urbanistica cambiò radicalmente con lo sviluppo dell'industria siderurgica e tessile. Sorsero opifici e fabbriche lungo i corsi d'acqua (come il Gerenzone), trasformando i borghi rurali (come Castello e Belledo) in quartieri industriali e operai. Fino al 1923, Lecco era divisa in numerosi piccoli comuni indipendenti. La creazione della "Grande Lecco" unificò questi centri (come Pescarenico, Maggianico, Acquate) in un unico organismo urbano. Dopo un'espansione massiccia e talvolta disorganica legata alla crescita industriale novecentesca, il primo Piano Regolatore Generale fu adottato solo nel 1963. Nel 1992 Lecco è diventata capoluogo di Provincia, consolidando il suo ruolo di centro servizi, culturale e universitario (sede del Politecnico di Milano). Oggi l'urbanistica di Lecco punta alla riqualificazione delle aree industriali dismesse e alla valorizzazione del lungolago in chiave turistica e sostenibile.
L'area fu abitata dai Celti, come dimostrano i ritrovamenti archeologici. I Romani riconobbero la sua importanza strategica, costruendo un castrum (accampamento fortificato) per controllare i trasporti sul Lago di Como. Il nome stesso potrebbe derivare da termini celtici o latini legati al lago (Loch) o al bosco (Lucus). La città di Lecco “appare” per la prima volta in un documento scritto, ossia il testamento di un diacono a favore dei canonici di Monza, nell’845 d.C., dove viene indicata col nome di Leuco (“Leucum”). I ritrovamenti archeologici d'Età romana sono tanto scarsi e sporadici da far escludere l'esistenza, all´epoca, di un abitato di una certa consistenza. Questo tende ad escludere l´ipotesi paventata da alcuni storici che hanno individuato in Lecco la città romana fondata nel 95 a.C. da Licinio Crasso nell´area lariana. Anche la principale arteria militare proveniente da Aquileia, attraverso Bergamo, diretta a Como, non transitava da Lecco ma più a sud, sul ponte romano di Olginate. Il castrum del colle di Santo Stefano (CASTRUM LEUCI), individuato da Bognetti, e sul quale condusse i primi scavi archeologici il padre di Alessandro Manzoni, Pietro, risale al periodo Tardoantico -Altomedivale e faceva parte delle possenti fortificazioni del limes, poste a difesa di Mediolanum, che circondavano tutto il Lario Orientale da Monte Barro a Lavello. Per tutto il medioevo e in larga misura per l’Età Moderna il nome di Lecco non indica un particolare centro abitato, ma comprende tutta la zona tra il lago e la Valsassina. Lecco era un abitato policentrico, in cui i vari rioni erano strettamente interdipendenti, ognuno con una specializzazione funzionale ed economica.
Colle Santo Stefano
il Castello bizantino sul Colle di Santo Stefano, caposaldo di una linea fortificata sul Lario dove si ritirarono i Bizantini attaccati dai Longobardi e ai quali resistettero per 20 anni. Il perimetro della fortificazione di età romano-bizantino era di forma pentagonale, costruito in pietre calcaree locali legate con malta. Un secondo muro interno delimitava la parte alta del colle dove, al centro, ci sono i ruderi di una torre rettangolare.
Il Castello di Lecco - Atti di Governo, Militare, Parte antica, b. 334 (all'incirca 1780-1830)
Il disegno mostra i resti delle antiche fortificazioni di Lecco, che includevano anche un castello in riva al lago e il porto fortificato. La struttura visibile nell'immagine, in particolare l'arco, è identificata come la "Porta chiusa", parte integrante di questo complesso difensivo. L'impianto originale del borgo fortificato e del castello fu voluto da Azzone Visconti (1336), signore di Milano, che riconobbe la posizione strategica di Lecco sul lago. La cinta muraria racchiudeva il centro abitato e il maniero. Nel corso dei secoli, in particolare sotto il dominio degli Sforza (dal 1466 circa), il castello fu ampliato e rinforzato con nuove tecniche belliche, inclusa l'aggiunta di postazioni cannoniere. L'imperatore Giuseppe II abolì la piazzaforte nel 1782. Il castello fu venduto a privati e sistematicamente smantellato per consentire l'espansione urbanistica della città. Oggi, il centro di Lecco sorge sopra e intorno ai resti del castello originario. L'unica struttura del maniero ancora ben conservata e visibile in superficie è la Torre Viscontea, situata in Piazza XX Settembre. Gran parte dell'antico complesso, inclusi i sotterranei e porzioni delle mura, sono ancora presenti sotto gli edifici moderni e sono accessibili tramite visite guidate organizzate, che permettono di esplorare la storia nascosta della città.
Nel 1117 scoppiò una lunga guerra, durata 10 anni, che vide contrapposti molti paesi dei laghi di Como e di Lugano contro Milano, di cui Lecco era inizialmente alleata. Successivamente nel tentativo di staccarsi dal dominio milanese, durante la contrapposizione tra Milano e l’imperatore Federico II – nipote del Barbarossa – Lecco sostenne quest’ultimo, ma alla sua morte i milanesi attaccarono il castello che sorgeva sulla collina di S. Stefano e nel 1250 lo rasero al suolo. Le lotte portarono Matteo I Visconti a distruggere il borgo dando ordine che non risorgesse mai più (1296). Nonostante la distruzione Lecco venne però ricostruita e successivamente riconquistata da Azzone Visconti. Questi fece edificare il ponte tuttora esistente che da lui ha preso il nome e, considerando l’importanza strategica della zona posta al confine con il territorio di Venezia, ne fortificò il borgo con un primo giro di mura. Per tutto il periodo la Comunità Generale di Lecco, che comprendeva tutto l’attuale territorio comunale si eresse a libero Comune con propri Statuti e, fino al 1757, fu de facto un piccolo Stato autonomo, ma inserito nel più grande Ducato di Milano.
"Decretum super flumine Abduae reddendo navigabili", 1520
Antica incisione in legno del 1520 intitolata Decretum Super Flumine Abduae, che illustra un decreto relativo alla navigabilità del fiume Adda fino a Milano. La stampa raffigura una cerimonia con un vescovo, identificato come Sant'Ambrogio, circondato da funzionari e nobili dell'epoca, come suggerito dal testo in latino in alto e dalla scritta "AMIRI" in basso a destra (probabilmente un errore di battitura per Ambrosii). La storia di Lecco per immagini inizia quando a Milano è pubblicata la seguente incisione accompagnata da un’illustrazione del fiume Adda. La stampa ritrae il re di Francia Francesco I, Sant’Ambrogio e i tecnici incaricati del progetto. Il paesaggio sullo sfondo ricorda il territorio lecchese, dove riconosciamo il lago, le montagne, il ponte e le fortificazioni della città. L’illustrazione è stata probabilmente realizzata da Carolus Pagnanus.
Ambito Lombardo - Battaglia di Lecco (post 1544) - Sala delle Battaglie, Castello Mediceo di Melegnano
Il dipinto in questione, che fa parte di un ciclo di affreschi di ambito lombardo, rappresenta la Battaglia di Lecco, un evento storico avvenuto intorno alla metà del XVI secolo. L'opera è conservata nel Castello Mediceo di Melegnano, in provincia di Milano. L'affresco mostra una veduta paesaggistica del Lago di Como con la città fortificata di Lecco e le montagne circostanti, dove si svolge la battaglia navale e terrestre. Si tratta di un affresco realizzato su intonaco, datato tra il 1544 e il 1555. La Battaglia di Lecco non fu un conflitto isolato, ma piuttosto uno degli episodi cruciali delle più ampie Guerre di Musso che si svolsero all'inizio del XVI secolo. Le Guerre di Musso ebbero luogo tra il 1525-1526 e poi nuovamente nel 1531-1532. I conflitti videro contrapporsi il Ducato di Milano (all'epoca sotto Francesco II Sforza, alleato degli Svizzeri e dei Grigioni) e Gian Giacomo Medici, noto come il Medeghino, che tentò di crearsi una propria signoria sul Lago di Como partendo dal suo castello di Musso. L'obiettivo del Ducato di Milano era riconquistare i territori strategicamente importanti del Lario e della Valtellina che il Medeghino controllava. La città fortificata di Lecco fu un obiettivo militare chiave durante queste guerre, subendo un assedio da parte delle forze del Medeghino.L'affresco offre una veduta topografica e dettagliata dell'area del Lago di Como. Al centro domina la città fortificata di Lecco, circondata da mura che si estendono fino al lago. Le montagne calcaree (probabilmente il Resegone e le Grigne) incorniciano il paesaggio sullo sfondo. L'intento principale dell'artista è descrittivo e documentaristico, con una precisa ambientazione geografica.La scena raffigura attività belliche sia a terra che sull'acqua. Si possono distinguere piccole imbarcazioni (navi) sul lago, soldati e insediamenti sparsi nel paesaggio circostante. L'azione si concentra sull'assedio e la presa del campo ducale situato sopra Lecco, un evento avvenuto nella notte tra il 4 e il 5 dicembre 1531.Durante l'assedio, Gian Giacomo Medici, detto il Medeghino, riuscì a stabilire una testa di ponte e bombardò la città dalle sue barche. Il suo intento non era distruggere Lecco, ma farne una propria fortezza sul lago. Nonostante la resistenza, un evento inaspettato o la superiorità delle forze del Medeghino portarono alla cattura della città. Il successo iniziale spinse il Medeghino a coniare una moneta celebrativa dopo la vittoria. Tuttavia, questo successo fu solo un episodio delle più ampie Guerre di Musso (1531-1532). La guerra si concluse con la sconfitta finale del Medeghino, che fu costretto ad abbandonare Lecco e tutti i suoi possedimenti sul Lago di Como e nel Ducato di Milano in seguito a trattative di pace e pressioni svizzere.
Nel 1535, Francesco II Sforza muore senza lasciare alcun erede, e il Ducato di Milano finisce sotto l’egida spagnola per rimanervi fino all’inizio del Settecento. Questo particolare periodo storico è narrato anche nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, l’opera che più di tutte “scatta una fotografia” del territorio di Lecco, della sua storia e della sua cultura. sotto Carlo V, Lecco venne trasformata in una piazzaforte militare. Gli Spagnoli procedono alla realizzazione di un secondo giro di mura attorno alla città, a cui si aggiungono un fossato e un torrione che funge da postazione cannoniera. L’intento è, ovviamente, quello di migliorare il sistema difensivo della città. Ad oggi quel torrione ha dismesso qualunque intento bellico o di difesa e ha un’applicazione totalmente diversa: quella di base del campanile della Parrocchiale di San Nicolò.
Larius Lacus. [Karte], in: Epitome Theatri Orteliani, 1595
https://www.oldmapsonline.org/it/maps/efe2e560-a215-4dae-aff3-5c958d61d0d9?year=1595&gid=0b6f7cc1-535f-4eb9-93da-059772d2e6f1#position=10.3707/45.8983/9.4418/-55.63&year=1850Ricostruzione in Pianta delle mura fortificate di Lecco, come apparivano presumibilmente intorno al XVII secolo, quando la città era un borgo fortificato sotto il dominio spagnolo. La mappa, simile a quelle conservate nei musei civici locali e in vari archivi storici, illustra il sistema difensivo medievale originario, con successivi adeguamenti alle tecniche belliche del tempo. Le mura e il castello furono fatti costruire nel 1336 da Azzone Visconti, Signore di Milano. La pianta mostra la sagoma triangolare delle mura che si affaccia sul lago e include elementi difensivi come il rivellino, il fossato, gli spalti, il torrione e la Torre Viscontea.Sono indicate le posizioni delle antiche porte, tra cui la Porta S. Stefano, la Porta del Castello, la Porta Nuova o del Soccorso e la Porta di Milano. Nel corso del XVI secolo, le fortificazioni furono rinforzate, in particolare dagli Spagnoli, per includere difese contro l'artiglieria. Oggi, del complesso fortificato rimangono visibili solo alcuni resti, tra cui la Torre Viscontea (simbolo della città) e parte del vallo delle mura, dove ora si trova la Biblioteca Civica.
LICHO 1660
Pianta storica della fortezza e della città di Lecco, originariamente denominata "Licho" o "Leucum". Nel 1660, Lecco era una piazzaforte militare strategica sotto il controllo spagnolo. Questo status fu mantenuto fino al 1782, quando gli austriaci la abolirono, permettendo l'espansione urbana al di fuori delle mura. L'immagine mostra chiaramente l'assetto difensivo, caratterizzato dalla cinta muraria triangolare e dai bastioni angolari, progettati per resistere agli assedi con armi da fuoco. La Torre Viscontea (visibile oggi in Piazza XX Settembre) era parte integrante di questo sistema difensivo medievale e rinascimentale.
Piotti da Vacallo - Lecco - 1577
La cartografia di Lecco inizia probabilmente con questo disegno di Giovanni Antonio Piotti da Vacallo (1577) nel quale il tracciato delle mura appare ben delineato e compare anche il fiume Fiumicella, che attraversa tutto il borgo.
Lecco 1600 c.ca
La "Dichiaratione della Piazza, e Castello de Lecco", un'antica incisione calcografica che ritrae la fortezza di Lecco e la sua legenda esplicativa. Risale al XVII secolo (1600 circa) ed è attribuita all'incisore Giuseppe Agnelli. La mappa raffigura il borgo fortificato di Lecco, che all'epoca era un importante punto strategico-militare sotto il dominio spagnolo nel Ducato di Milano, controllando i passaggi verso la Valsassina e oltre. La fortificazione ha una caratteristica pianta triangolare e l'incisione include una legenda (la parte a sinistra) che identifica vari elementi della struttura difensiva. Sebbene i nomi leggibili sulla mappa siano "Zirinzon T." e "Coldon T.", l'incisione è storicamente attribuita a Giuseppe Agnelli e datata a un periodo intorno o poco dopo il 1707, probabilmente come parte di una pubblicazione più ampia di mappe di città fortificate. La cornice esagonale di questa Dichiarazione permette infatti di ascrivere la stampa esaminata all'edizione delle "Piante delle città, piazze e castelli fortificati in questo Stato di Milano" del 1711 (Perego D./ Riva M./ Perego D., 2000, p. 15).
Topografia della Pieve di Lecco 1608
Mappa disegnata in occasione della visita pastorale del Cardinale Federico Borromeo del 1608. La mappa raffigura l'area attorno a Lecco, inclusi il lago (in basso, di colore rosato) e le montagne circostanti, come il gruppo del San Martino e il Resegone (quest'ultimo con i suoi caratteristici "denti" che lo fanno sembrare una sega). L'immagine è una stampa antica che mostra l'orografia del territorio in modo convenzionale, evidenziando le valli e i percorsi d'acqua che furono cruciali per lo sviluppo industriale della zona nel tempo.
Mappa di Lecco di Giacomo Tensini , 1642
Dettaglio del Castello, Porto Fortificato e Torre Viscontea
La mappa del Tensini con indicazione dei punti strategici della cinta muraria e delle fortificazioni e la foto con la visione aerea attuale di Lecco con la sovrapposizione della mappa, indicando i punti di interesse storico e turistico. Il castello, con la sua torre di vedetta, faceva parte del sistema difensivo che caratterizzava il borgo lecchese con una cinta muraria a forma triangolare così caratterizzata:
la base lungo la riva del lago
vertice sinistro della base la porta di Santo Stefano (E e 5) in prossimità dell’attuale Basilica di San Nicolò il cui campanile sorge proprio sul torrione della cinta muraria, una volta postazione cannoniera (D).
vertice destro della base la porta di Milano (F) in prossimità della Torre Viscontea (A e 3) e del castello e porto fortificato (B)
il vertice in alto in corrispondenza della Porta di Vianova (C e 1), attuale inizio di Via Bovara, alla cui destra è ancora visibile un tratto delle mura, il cosiddetto vallo delle mura, ed il palazzetto dei Governatori Spagnoli, oggi sede della Biblioteca Civica, che è stato soggetto ad una rivisitazione architettonica da parte del’architetto lecchese Giuseppe Bovara. Scendendo da via San Nicolò si può vedere un tratto delle mura (6) nel parcheggio sotterraneo di via san Nicolò (sulla sinistra a scendere poco prima dell’ingresso laterale della Basilica).
Pianta della città di Lecco di Vincenzo Coronelli , 1693 c.ca
Anonimo, Piante delle fortificazioni [...], città di Lecco, [XVII-XVIII secolo] (AST, Biblioteca Antica, J. b. III. 2)
VEDUTA DEL LAGO DI COMO (stampa smarginata) di Scoto Francesco (seconda metà sec. XVII). A destra il borgo di Leccco.
G. Chafrion, PLANTAS de las FORTIFICACIONES [...] DEL ESTADO DE MILAN. LECCO, 1687
Lecco è nuovamente funestata dai conflitti a partire dal 1700, quando muore l’ultimo re di Spagna legato alla casata degli Asburgo e inizia la sanguinosa guerra di secessione spagnola: bisognerà attendere fino al 1706 perché l’Austria, affermando la propria signoria sulla Lombardia, inizi un nuovo dominio che durerà circa un secolo e mezzo. Nel 1784 Giuseppe II d’Asburgo-Lorena visita Lecco e decide la definitiva soppressione della cinta muraria e del Castello: è quindi in questo preciso momento storico che il centro di Lecco assume l’estetica che ancora oggi conosciamo.
Pianta della piazzaforte di Lecco, Catasto teresiano
DICHIARATIONE DELLA PIAZZA E CASTELLO DI LECCO, 1734
A Castello e B Torre: Si riferiscono al castello visconteo e alla sua torre, l'unica parte significativa rimasta oggi in Piazza XX Settembre.
C, D, E, F Porte: Indicano le diverse porte di accesso al borgo fortificato (Porta del Castello, di Milano, San Stefano, del Soccorso).
K Porto: Mostra l'antico porto sul lago.
Moro Pietro (incisore), Lecco, 1706
LECCO prima dell'abbattimento delle mura - 1730
Plan du Chateau et des fortifications de la Ville de Lecco. Avec Renvoi, fol. 1 Mss. (fine XVIII sec.)
G.P. Bagetti, Prise du pont de Lecco - 6 giugno 1800 - Stampa del 1850 - Galerie Historique de Versailles
Bisi, Michele (o Giuseppe) - Battaglia di Lecco - inizio sec. XIX
Marco Gozzi, Veduta del lago di Lecco, 1829
Lecco, 1830. Prime espansioni fuori dalle mura (pianta di G.C.Perego )
L. Neureuter - Veduta di Lecco e sue Vicinanze - 1813/15
Moja Federico - Lecco - (post 1830)
J.J. Meyer- LA VILLE DE LECCO AVEC LE PONT SUR L'ADDA - (post 1831)
J.J. Falkeisen - Lecco. Veduta prospettica - 1840
Massimo D'Azeglio, porto di Lecco (olio su tela) - 1831
veduta di Lecco (incisione) - 1800-1830 c.ca
Giacomo Mattarelli, veduta di Lecco (acquaforte) - post 1836
Giuseppe Elena, veduta di Lecco (litografia) - 1838
La veduta cattura il punto in cui il Lago di Como si restringe per formare il fiume Adda. Il soggetto principale è il Ponte Vecchio (Ponte Azzone Visconti), un ponte in pietra con archi che attraversa il fiume in primo piano e al centro dell'immagine. Sullo sfondo si ergono imponenti montagne, con una grande vetta rocciosa che domina il paesaggio a destra. La città di Lecco si estende lungo le rive, con edifici e vegetazione rigogliosa che incorniciano la scena.
Carlo Pizzi, Lecco (olio su tela) - post 1850
Alcuni comballi approdano in riva al lago, al porto di Lecco. Sulla destra si vedono le abitazioni della città e, sullo sfondo le montagne. Il dipinto proviene dalla collezione di don Franco Longoni (1907-1980), la cui acquisizione fu così motivata negli atti dell'Amministrazione comunale: "in quanto tale raccolta costituisce documentazione iconografica della città e del suo territorio degli ultimi decenni del secolo scorso [XIX] e nei primi di questo.
planimetria della città di Lecco (1830)
J.J. Wetzel - Vue de Lecco - 1832
L'opera faceva parte di una serie di vedute pubblicate nel volume "Voyage pittoresque au lac de Come" intorno al 1822. La veduta raffigura la città di Lecco sul Lago di Como, con una prospettiva che include il Ponte Azzone Visconti al centro e le montagne circostanti (Monte San Martino e Monte Moregallo). La stampa è considerata rara e offre uno spaccato storico della città prima della demolizione della torre d'accesso al ponte, avvenuta tra il 1833 e il 1834.
J.J.Meyer - Lecco - 1831 c.ca
La stampa fa parte di una serie più ampia di vedute del Passo dello Stelvio, della Valtellina e del Lario orientale. Rappresenta il ponte di Lecco ancora dotato della torre di accesso che venne abbattuta nel 1833-1834.
Lecco 1849 - mappa dettagliata
Costantino Rosa - Veduta di Lecco (olio su tela) - 1849
Franz Lauterbach - Lecco, am Comer See (incisione)- 1850
Giuseppe Elena - VEDUTA DI LECCO - post 1852
M.Guesdon, Lecco, sur le lac de Come (stampa) - 1859
Veduta di Lecco - Angelo Protti, 1872
Veduta del nuovo ponte ferroviario di Lecco (foto) - 1888
Il territorio comunale di Lecco viene infine ampliato nel 1923 perché ormai insufficiente a contenere la crescente espansione urbana: vengono quindi aggregati i comuni di Acquate, Castello sopra Lecco, Germanedo, Laorca, Rancio di Lecco, San Giovanni alla Castagna e successivamente anche quello di Maggianico. Da questo momento in poi, la città continua ad espandersi e a crescere in piena armonia con il boom economico che caratterizza praticamente l’Italia intera, attestandosi sulla popolazione di circa cinquantamila abitanti che continua a caratterizzarla ancora oggi. Tale crescita si associa anche a una progressiva espansione urbanistica che interessa l’intero territorio a partire dagli anni Settanta (ossia all’impennata della popolazione e delle industrie locali, attive specialmente nel settore tessile).
Edoardo Fumagalli, Lecco (tempera su tela) - post 1940
Lecco, 1932 (foto Archivio ETH ZURIGO)